Label : Gravedancer Records
Year : 2012
Genre : Post Black Metal
Sentence : In Waves [7+]
Chi?? Il nome è nuovo ma chi sta dietro è ben noto nella scena Black e Post Black Metal: Bob Fouts, Jeff Wilson e Stavros Giannopoulos; attuali membri dei vari Nachtmystium, The Gates of Slumber, The Atlas Moth e Twilight.
Potete quindi immaginare come il carico emotivo sia elevato e la classe compositiva idem, peccato per un minutaggio che non arriva nemmeno alla mezz'ora perchè dei pochi minuti proposti non si può proprio fare a meno. E' un Black Metal poetico, leggero, ritmicamente marcato hardcore e post hardcore per lasciare ai synth l'onore di evocare trame spaziali e viaggi mentali intergalattici.
Height Of The Rifles e Light Behind A Shadow sono le miglior del lotto, i loro 12 minuti complessivi valgono più di molti cd che durano ore (sempre dello stesso genere).
La proposta è matura ma può tendere la mano ancora a diversi rami per evolversi, ruvidi e sofisticati, un super gruppo da tenere d'occhio.
Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Melodic Hardcore
Sentence : Totla Mad! [7.0]
I Periphery hanno fatto un errore da dilettanti : non hanno fatto una cernita del materiale che avevano. Avranno composto 230 canzoni e sicuramente avranno fatto una selezione ma ancora non ci siamo, c'è troppo avanzo, c'è tanto di non necessario in questa ora e 10 di musica, troppi momenti non vanno, troppi momenti semplicemente stanno li e aspetti che finiscano per la gioia del tuo apparato uditivo.
La ricerca di un certo mood progressive ha finito per sfiancare il lato tecnico che è andato bello filato nella stanza della noia, pochissimi tra l'altro anche gli assoli degni di nota (quello di Luck As A Constant è l'unico che fa piangere dalla gioia). Un po troppo incollate le parti, a volte mancano di organicità, c'è qualche riciclo qua e la durante il cd ma niente di grave. Nonostante le idee ci siano, e pure tante, il paradosso è che finiscano per sembrare troppe.
Poi però porco di quel Dio infame ci si mette anche il cambio di sound verso un più moderno Melodic Hardcore, pochissime le virate puramente Djent. Un Melodic Hardcore personale e sicuramente innovativo, d'altronde sono i Periphery, distante dal sound del primo capitolo e anche distante dai soliti clichè del genere.
Però porco di quel Dio infame, e 2, ci stanno delle canzoni che sono una bomba, quelle che diventano Hit dell'Estate 2012 e volendo anche dell'Inverno 2012, ovvero : Ji, Scarlet,The Gods Must Be Crazy! e Make Total Destroy. Queste canzoni tengono sicuramente su i valori del cd, sopra la media mondiale, poche scuse, quando i Periphery fanno i Periphery hanno pochissimi rivali.
Oltre ad aver cambiato registro strumentale anche Spencer ha dato una bella virata alle sue coordinate andando meno nel Growl e cercando sempre di più l'emozione gay ma mai frivola, quella sugli arpeggi di Ji per farvi una idea.
Costante l'uso dei synth e di certi movimenti più Industrial, non che la solita batteria campionata, elemento se vogliamo spesso distintivo di certe atmosfere dei Periphery sono proprio certi suoni, come non dimenticare gli arpeggi di Jetpack Was Yes!
Carine per l'incedere mutevole e mai scontato Erised (anche se lavora un po troppo ai fianchi dell'ascoltatore nel mezzo della canzone) e Ragnarok (che da il meglio di se nell'apertura melodica posta nel finale) non che Luck As A Constant per l'assolo liberatorio.
Quello che però manca è, ribadisco, una vera scrematura delle parti, tante sezioni, se tolte, non se ne sarebbe addolorato nessuno, avere tantissime idee in testa è un'ottimo segnale di salute ma vanno anche sapute gestire in maniera ottimale. Volevano fare le cose in grande e ci sono riusciti, il cd è bello e coinvolgente nonostante qualche momento in cui vien voglia di grattarsi le palle; c'è n'è per moltissimo, è un cd che si fa conoscere poco alla volta ma che arriva dritto al punto quando è strettamente necessario, è sia per palati fini che per ascoltatori di mode, spero si capisca quello che voglio intendere.
Si sanno reinventare, hanno ispirazione, personalità, grinta, appeal, un'ottima immagine non che una grande disponibilità col pubblico, denominati in modo affettuoso pure i fan in Peripherals da loro stessi. Una band che sa far vendere la propria musica mantenendo gli standard alti, non siamo all'esplosione del primo capitolo ma c'è tanto tempo per riagganciare quegli standard qualitativi.
Label : Contraszt!/Trujaca Fala/La Humanidad Es La Plaga
Year : 2012
Genre : D-Beat
Sentence : A good smell of heavy Punk [7.0]
Ci troviamo tra le mani questo Failure, un buon lavoro dei polacchi Drip Of Lies, band dedita a un punk oscuro e pesante ma con tanta, tanta melodia, ma lungi da me a storcere il naso, anzi ben dosata e resa non ripetitiva da intrecci armonizzati e buone aperture che ci accompagnano per tutta la durata di questo lp. Insieme ad una sezione ritmica ben calibrata dalle esigenze del genere,senza lode nè infamia i ragazzi fanno della melodia il loro punto di forza, ascoltando le loro precedenti fatiche, una demo del 2008 e alcune partecipazioni in compilation locali ci si rende subito conto che il tiro in questo loro ben più maturo lavoro è leggermente meno caustico dei precedenti, ma non c'è da preoccuparsi le sfuriate ci sono, forse non abbastanza ma ci sono.
Cambiare, non è mai semplice, ma quì abbiamo un piccolo e buon salto di qualità, rimanere intrappolati ,e scusate il ''neologismo'', nel tupatupa perenne non fà mai bene, e ci precluderebbe spazio per quell'alone di malinconia con quella vena a fior di pelle di humour nero che pervade il disco. Questi punk moderni non ci fanno mancare niente, c'è pure un intro parlata del compianto comico americano George Carlin, che in poche parole ci spiega le figura del divino nella sesta traccia, ''Salvation'' , è già questo dovrebbe essere più che esplicativo.
Morale della favola: tempi punk, melodia, momenti riflessivi a botte di cassa e rullante con voce monocorde d'elite. Impossibile non goderselo.
[Paolo]
Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Metalcore/Post Hardcore
Sentence : Nice work [6.5]
I ragazzi sono veramente bravi. Tecnicamente ben preparati ed anche a livello di song writing non scherzano, hanno un buon feeling progressive e denotano una buona capacità interpretativa. Unico limite della proposta è la staticità di esse che ci regala 11 canzoni molto simili tra loro, vuoi anche perchè il cantate non ha grande dinamicità dietro il microfono e l'uso delle clean vocals appare un po' forzato.
Una proposta buona e ben costruita ma che sembra troppo macchinosa, tutte le canzoni sicuramente sono ispirate ma viaggiano sempre con gli stessi clichè e modelli. Outsider Heart è forse l'unica canzone che veramente esce dal coro per un modo di fare molto più Metalcore e meno Hardcore.
Consigliato agli amanti del genere.
L'hardcore in chiave moderna ha subito tante storpiature e mai nessuna, o quasi, è riuscita a prendere trademark distintivi. Il cantato italiano per un italiano è un trademark alla fine dei conti e questo è forse il punto di maggiore forza dell'EP degli Enempidi che se si dovessero privare di questo atteggiamento probabilmente rimarrebbero per sempre underground. Con l'uso della madre lingua sicuramente hanno buone possibilità in territorio nazionale nonostante la proposta musica non sia ne originale o "fresca" di moda. Per un promo va più che bene, echi panteriani e qualche assalto più in your face aiutano a digerire il lavoro che fa della varietà uno dei suoi punti di forza (Buio è praticamente Rapcore). In sostanza è un lavoro interessante e con delle buone prospettive, sperando che non finiscano a fare i Linea 77!
Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Melodic Death Metal/ Post Hardcore
Sentence : Melodic Apocalypse [7.0]
La nomenclatura è una forte componente del metal e dei metallari che classificano e definiscono tutto come se fosse una ragione di vita. Ci sono state tante band che hanno lasciato i nomenclatori nel dubbio, tante di queste band accorpano nel sound quello che è normalmente definito Post Hardcore, ossia un uso di ritmiche o riff hardcore in chiave più lenta e atmosferica. Fin qui penso nessuno abbia qualcosa da ridire, poi arrivano band come gli italici The End of Six Thousand Years ed incominci a nutrire seri dubbi su quanto precedentemente affermato. Semplicemente musica di qualità, senza alcun schema rigido, senza nessun punto cardine, nessun eroe da emulare o fan da compiacere, musica genuina. Questo è quello che maggiormente colpisce di un cd scritto con intelligenza e con la dovuta accortezza tecnica. Un cd capace di smuovere gli animi ed entrare veramente solo dopo qualche ascolto, punto che ne determina una certa complessità. Nei suoi 40 minuti il cd scorre molto bene senza particolari sostenute accelerazioni o marcati rallentamenti. Le canzoni hanno strutture fluide che non seguono un riff o uno schema ma si lasciano trasportare, questo purtroppo non spesso viene accompagnato da un punto finale, o semplicemente un acme, nella canzoni. L'unico difetto ,se così si può chiamare, sta nel non mettere mai una vera parola fine ne all'album ne alle canzoni. Forse era l'effetto desiderato, comunque resta l'amaro in bocca perchè dopo un certo peregrinare l'orecchio vorrebbe capire a cosa deve andare in contro.Finito l'ascolto esso stesso ti invita a ripercorrerne un'altro alla ricerca della fine, fine che per vari motivi non si trova, e per questo il cd rincomincia, ogni volta. E' un classico cd di insieme, se per esempio si prende Andromeda essa fa da perfetta "intro" a quello che è la seguente Cygnus la quale si sfoga nel finale assalto Death Metal, assalto che viene subito ripreso da Hydra.
Ditemi voi come non fate a riascoltare un cd che finisce con Eridanus. Provando ad ascoltare il cd in loop trovo che l'inizio e la fine possano essere benissimo collegate tra loro, quindi se vi trovate ad ascoltare ciclicamente questo lavoro date la colpa ai loro compositori.
Label : Roadrunner Records
Year : 2012
Genre : Screamo/Post Hardcore
Sentence : The Secret of Richness [6.5]
Anche con la dovuta severità da recensore non mi sento di buttare nelle fiamme questa band. Il loro successo forse è sensato, sicuramente disumanamente ampliato e pompato ma non così immeritato.
Trai pochi nei presenti il più evidente è la mancanza di coesione tra le parti delle canzoni, a livello di song writing la band vive di trovate ma non pone mai veri bridge. Il song writing difetta anche nell'articolazione dei pezzi che sembra caotica e poco naturale. Poco naturale è anche la produzione che ovviamente bombarda di steroidi una proposta così soft.
Dove stanno i meriti? Beh, la band è preparata tecnicamente è c'è da dire che non latita di idee, anche nelle parti più gay trova un suo perchè con ritornelli catchy ma non ripetitivi, non originali, ma almeno non copia-incollano parti già usate. La band come detto è ispirata e le chitarre più volte nei Breackdown sfornano qualche scala con buona velocità d'esecuzione, ottimo l'inizio di 143 Princess per dire. Sono sicuro che se la band facesse a meno dell'elettronica e degli artifici da studio saprebbe sfornare cd di caricatura ben maggiore.
Inaspettatamente bravi.
Label : I.Corrupt.Records
Year : 2012
Genre : Post Metal/Post Hardcore
Sentence : Lock Thunder [7.0]
Sono stato veramente fulminato dalla genuinità di questo Post Hardcore per niente artefatte o etereo. I suoi 25 minuti di Ep li spende bene e le canzoni da 10 minuti non propongono vuoti fini a loro stessi. Membri dei Men as Trees hanno creato questo side project ma si vede che tanto side non è o comunque ci si sono impegnati il giusto. Le composizioni rispondono ad un buon orecchio tale che i cambi non risultino mai forzati e i giri dei riff essenziali per rimanere in testa ma non stancare, gli arpeggi non fanno altro che adornare le strutture di una certa irregolarità visto che stiamo sempre parlando di Hardcore. Niente roba stramba o altamente prog, forse risiede qui l'efficacia del lavoro. Se avete da spendere 25 minuti per ascoltare qualcosa di nuovo il mio consiglio sono i Locktender.
Label : Relapse Records
Year : 2011
Genre : Post Hardcore/Doom/Black Metal
Sentence : Extremely Dark [7.5]
I Tombs oramai sono membri fissi del Metal più sperimentale e contaminato,il loro Doom sporcato di Black Metal si accentua su una versione ancora più Post come a ribadire che cambiare può fare solo bene.
Il song writing ha raggiunto livelli inumani, le strutture perdono una qualsivoglia logica e l'unico filo conduttore è l'emotività proposta. Le linee ritmiche si destreggiano in mantelli complessi segno di una grande inventiva, la chitarra di Hill costruisce un fortino oscuro ed ipnotico da cui è difficile uscirne e il cantato unisce questi elementi sotto una unica cornice. L'ascolto non è dei più facile ed anzi più volte subisce degli affossamenti, affossamenti che vengono superati con parti grandiose e trovate di alta classe ma più di una volta viene la voglia di lasciar perdere salvo poi redimersi una volta affrontato il cambio di atmosfera.
Nonostante Vermillion e Silent World siano canzoni molto buone il cd è costituito da canzoni di pari livello e con una omogeneità qualitativa quasi allarmante. Tale è che non si riesce a cogliere una canzone su tutte ma ogni particolare attimo potrebbe essere citato come esplicativo del sound dei Tombs. Il lavoro è ottimamente curato e la produzione aiuta il tutto con suoni corposi e caldi, spettrali e tenebrosi non lasciando nessuno in secondo piano. I suoni sono perfettamente calibrati per mostrare tutta l'atmosfera che sono in grado di concepire. C'è il rammarico per una canzone che esca veramente fuori dal coro vista l' eccessiva omogeneità, omogeneità che stanzia il lavoro su livelli più che buoni e quindi non fa gridare nessuno allo scandalo.
Label : Metal Blade Records
Year : 2010
Genre : Post Metal/Post core
Sentence : So Pefcet and so Underrated [9.0]
Uno degli album migliori degli ultimi 10 anni. Insieme a Mastodon e Gojira sicuramente la band più rivoluzionaria del mondo del metal. Unendo filosofia, pianoforte, orchestra al Post Metal la band tedesca riesce a creare in questo Heliocentric un sound personale e fondamentalmente diverso da quanto proposto in Precambrian (se pur anche in esso son presenti grandi elementi di orchestrazione). Una rivoluzione sonora che non sminuisce minimamente l'opera ma che anzi ne aumenta il potere catchy, canzoni come Ptolemy Wa Wrong ed Epiphany sono delle ballate di pianoforte di una delicatezza indescrivibile, così ben studiate e soffici da non poter scontentare nemmeno chi di di metal non ha mai sentito niente, insomma, musica per tutti.
Ma non solo, la ricercatezza nelle liriche di canzoni The Origin of Spieces rende merito al song writing elaborato e di palato fine di essere accompagnato in modo adeguato ed altrettanto intelligente. Incentrato ovviamente sulla teoria Eliocentrica tutto l'album affronta i problemi di Giordano Bruno sul sistema aristotelico-tolemaico e sulla relativa posizione della chiesa andando poi a parare in una personale intuizione con l'arte della Maieutica che pone il quesito finale "Who made your Architect?".
Poesia, musica raffinata e colta, ballate per chi di metal non se ne intende, il lavoro fatto su Heliocentric esula dal concetto di Metal o Rock, questo cd è un patrimonio internazionale della musica (come d'altronde ogni uscita della band). Purtroppo la musica colta non viene spesso ben accettata da chi è abituato al metal duro e grezzo e chi ama quello classico troverà troppo solenne e noiosa l'interpretazione vocale. Ascolto dopo ascolto però per quelle buone anime che ci si cimenteranno si aprirà un mondo ai limiti della perfezione.
Provare per credere.