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The Ocean - The Grand Inquisitor


Label : Pelagic Records
Year : 2012
Genre : Post Metal/Sludge
Sentence : The Grand Return [7.0]

Il rivoluzionario cambio di stile intrapreso del doppio -centric ha permesso ai The Ocean di fare un grandissimo salto di qualità e popolarità. Rossetti riesce ad interpretare in modo perfetto le atmosfere dei nostri sia in scream che in pulito e anche qui dimostra le sue grandi qualità. Questo EP prende le due canzoni di Anthropocentric e ne aggiunge una parte intermedia e di fine, parte 2 e 4 insomma, per un totale di 13 minuti di nuova musica. The Grand Inquisitor II: Roots & Locusts è un ottimo singolo con un ritornello possente e ben studiato dove le chitarre armonizzano creando un ottimo tappeto. Il lavoro risulta di gran qualità e mette ancora di più l'acquolina in bocca per il prossimo lavoro che stando a questo EP non si dovrebbe scostare di molto dagli ultimi due grandi lavori. The Grand Inquisitor IV: Exclusion from Redemption invece segue la falsa riga dell'altra traccia ma con dei riff ancora più Sludge oriented e marcatamente Mastodon in certi tratti. Buoni un paio di stacchi, specialmente quello che divide la canzone a metà con cui si introduce una specie di seconda parte inizialmente più soft.
I temi trattati non sto qui a spiegarli, ancora una volta l'intelligenza musicale va di pare passo con quella lirica.
In pochi (Gojira) sono riusciti a reinventare un genere così profondamente, ottimi, ottimi, ottimi!


Giant Squid - Cenotes


Label : Translation Loss
Year : 2011
Genre : Post Metal/Progressive Rock
Sentence : Per mille balene! [7.0]

Assurdo pensare che venga concepito del "metal" così, violoncello e chitarre semi acustiche accompagnano il canto di Aaron Gregory e Jackie Perez incentrato su organismi marini delle più svariate famiglie.  Già qui si potrebbe smettere di scrivere ma qualche parola va spesa su questo EP.
Nei 35 minuti la band estranea il concetto normale di Metal, alla fine rimane del genere qualche chitarra più heavy e passaggi di batteria ben robusti. Quando il violoncello prende il sopravvento come lo definite? Ritmiche progressive in continua espansione per voi cosa sono? Si può nomenclare?
Il concetto della musica dei Giant Squid sicuramente non è rivoluzione ma quanto meno personale si, senza veri ritornelli o passaggi chiave i riff si susseguono nella maniera migliore possibile. Dal profilo quasi romantico il sound concentra su di se l'attenzione del pubblico più aperto mentalmente, non è musica per tutti poichè proprio non centra un cazzo ne col Metal ne con la concezione essenziale di Prog rock, forse un po col Post Metal, è proprio il fatto di stare in mezzo a tutto e a niente è il fatto che rende la realtà dei Giant Squid underground per la maggior parte del pubblico.
Sbavo per il prossimo Full Lenght.


Black Sheep Wall - No Matter Where it Ends


Label : Season of Mist
Year : 2012
Genre : Sludge/Post Metal
Sentence : Like a stonehenge stone on your head [6.5]

Uscire con il debutto per Season of Mist è cosa rara e da pochi, la label ha sempre un roster in ampliamento e il carattere d'investimento non gli manca. Questi statunitensi Black Sheep Wall si presentano con un cd lungo ed articolato ma che si basa tutte le volte sulla stessa storia. Con la prima impressione si rimane bene, specialmente nella prima metà del cd abbiamo un duo di tracce molto forte ,Black Church/Torrential e Agnostic Demon/Liminality, il seguito non stenta ma ricalca un po troppo quello che già è stato fatto. Il fattore sorpresa su un cd così Sludge e Post è essenziale visto che non propone niente di nuovo o originale. La produzione sono quelle delle grandi occasioni, niente stratagemmi o suoni moderni, il tutto suona potente e calibrato, spesso e denso come una roccia. E' un cd da sentirsi una volta e via senza forzare l'ascolto, un bel monolite da spararsi in faccia, chi si tirerebbe pietre in continuazione in faccia?



Sleep Maps - Fiction Makes The Future


Label: Indipendent
Year : 2012
Genre : Post Metal/Post Rock
Sentence : Who Sleeps amongst the stars plays this ... [6.5]

Il Post disegnato dai Sleep Maps è derivato essenzialmente dallo space rock settantiano e dal Post Metal moderno di Isis e company. Discreta influenza dei God is an Astronaut ,poi, arricchisce il sound con elementi più rock oriented. La produzione non è ottimale e si notano diverse sbavature in The Eternal Wanderer, a volte i suoni si saturano troppo e la compressione delle chitarre non fa uscire il necessario equilibrio per creare atmosfera. Errori evidenti e grossolani che vengono compensati con un song writing di buona qualità e un concept carino. L'uomo sulla Luna e il progresso tecnologico dove ci porteranno? Quello che era impensabile 20 anni fa ora è quotidianità e su questi interrogativi la band scaturisce il suo sound.
Niente di estremamente originale ma vale la pena vedere come ogni canzoni si adagi su un concetto diverso, il "black metal" di  Forbidden Light verso i 3 minuti e 30 o i momenti completamente Space Rock di  Last Future. C'è poliedricità e un buon senso del Progressive, elementi sicuramente su cui la band mette delle ottime basi per il futuro, aggiungete poi un buono studio del song writing ed una migliore produzione e forse in futuro potremmo assistere a lavori di gran livello!


Tombs - Path of Totality


Label : Relapse Records
Year : 2011
Genre : Post Hardcore/Doom/Black Metal
Sentence : Extremely Dark [7.5]

I Tombs oramai sono membri fissi del Metal più sperimentale e contaminato,il loro Doom sporcato di Black Metal si accentua su una versione ancora più Post come a ribadire che cambiare può fare solo bene.
Il song writing ha raggiunto livelli inumani, le strutture perdono una qualsivoglia logica e l'unico filo conduttore è l'emotività proposta. Le linee ritmiche si destreggiano in mantelli complessi segno di una grande inventiva, la chitarra di Hill costruisce un fortino oscuro ed ipnotico da cui è difficile uscirne e il cantato unisce questi elementi sotto una unica cornice. L'ascolto non è dei più facile ed anzi più volte subisce degli affossamenti, affossamenti che vengono superati con parti grandiose e trovate di alta classe ma più di una volta viene la voglia di lasciar perdere salvo poi redimersi una volta affrontato il cambio di atmosfera.
Nonostante Vermillion e Silent World siano canzoni molto buone il cd è costituito da canzoni di pari livello e con una omogeneità qualitativa quasi allarmante. Tale è che non si riesce a cogliere una canzone su tutte ma ogni particolare attimo potrebbe essere citato come esplicativo del sound dei Tombs.
Il lavoro è ottimamente curato e la produzione aiuta il tutto con suoni corposi e caldi, spettrali e tenebrosi non lasciando nessuno in secondo piano. I suoni sono perfettamente calibrati per mostrare tutta l'atmosfera che sono in grado di concepire.
C'è il rammarico per una canzone che esca veramente fuori dal coro vista l' eccessiva omogeneità, omogeneità che stanzia il lavoro su livelli più che buoni e quindi non fa gridare nessuno allo scandalo.




The Ocean - Heliocentric




Label : Metal Blade Records
Year : 2010
Genre : Post Metal/Post core
Sentence : So Pefcet and so Underrated [9.0]

Uno degli album migliori degli ultimi 10 anni. Insieme a Mastodon e Gojira sicuramente la band più rivoluzionaria del mondo del metal. Unendo filosofia, pianoforte, orchestra al Post Metal la band tedesca riesce a creare in questo Heliocentric un sound personale e fondamentalmente diverso da quanto proposto in Precambrian (se pur anche in esso son presenti grandi elementi di orchestrazione). Una rivoluzione sonora che non sminuisce minimamente l'opera ma che anzi ne aumenta il potere catchy, canzoni come Ptolemy Wa Wrong ed Epiphany sono delle ballate di pianoforte di una delicatezza indescrivibile, così ben studiate e soffici da non poter scontentare nemmeno chi di di metal non ha mai sentito niente, insomma, musica per tutti.
Ma non solo, la ricercatezza nelle liriche di canzoni The Origin of Spieces rende merito al song writing elaborato e di palato fine di essere accompagnato in modo adeguato ed altrettanto intelligente. Incentrato ovviamente sulla teoria Eliocentrica tutto l'album affronta i problemi di Giordano Bruno sul sistema aristotelico-tolemaico e sulla relativa posizione della chiesa andando poi a parare in una personale intuizione con l'arte della Maieutica che pone il quesito finale "Who made your Architect?".
Poesia, musica raffinata e colta, ballate per chi di metal non se ne intende, il lavoro fatto su Heliocentric esula dal concetto di Metal o Rock, questo cd è un patrimonio internazionale della musica (come d'altronde ogni uscita della band). Purtroppo la musica colta non viene spesso ben accettata da chi è abituato al metal duro e grezzo e chi ama quello classico troverà troppo solenne e noiosa l'interpretazione vocale. Ascolto dopo ascolto però per quelle buone anime che ci si cimenteranno si aprirà un mondo ai limiti della perfezione.
Provare per credere.

Preview

Tacoma Narrows Bridge Disaster - Exegesis


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Progressive Metal
Sentence : Really Interesting [7.0]

Questi Inglesi sono di poche parole ma di buona qualità. Esordiscono con Exegesis il quale rappresenta un'ottimo punto di partenza ed un buon punto di arrivo tecnicamente parlando. La band sviluppa un song writing sulle melodie e gli intrecci di chitarra andando a proiettarsi verso un Prog Metal dalle tinte Post Metal.
Cercando l'atmosfera a volte interferiscono proprio con quel Post Metal che piace ai The Ocean e Isis, ma non si calano mai completamente nella parte andando a costruire un ibrido interessante e personale.
Suoni e produzione risultano ben curati nonostante l' uscita sia senza Label il che denota un investimento ed il fatto di credere veramente in quello che si fa.
Non una band di stolti o arrivata a caso, hanno un obiettivo e credono in quello che fanno. Si esprimo poco a parole, ci saranno 4-5 minuti cantato nell'ora e passa di musica proposta ma così va bene, poche parole ma buone insomma. Ci vuole un po di attenzione ed orecchio per captare qualche armonizzazione più sofisticata ma per il resto l'album prende con Black Iron Prison e la title track.
Disco completo e studiato, non si può non promuovere questi ragazzi, avanti così!



Skyharbor - Blinding White Noise: Illusion & Chaos


Label : Basick Records
Year : 2012
Genre : Djent/Progressive Metal/Post Metal
Sentence : MOTHER OF SHIVA. [8.0]



Preparate gli altari, accendete le candele, mettetevi in un angolo e pregate. Pregate per Misha Mansoor e Keshav Dhar, pregate che le loro opere superino il tempo, pregate per la loro prolificità e buona salute.
Gli Skyharbor sono quanto di meglio l'orecchio moderno Metal vorrebbe sentire. Ricercatissimi arpeggi e strutture poco lineari, ritmiche blande che stendono degli ottimi tappeti su cui le chitarre si adagiano a volte come una piuma ed a volte come una montagna. Interpretazione a dir poco mostruosa da parte di Dan Tompkins e  Sunneith Revankar, due ugole che con estrema grazia infondono un alone superiore e mistico a canzoni come Celestial(Sunneith) e Maeva (Tompkins). Dell'India si sente poco, qualche passaggio in clean guitars ma niente più, il tutto suona americano al 100%. L'approccio è personalissimo, lo stesso guitar working non cade mai troppo facilmente nel djent cercando sempre la soluzione "Post". Se avete amato i Vaura e siete fan dei Periphery potreste trovare in questi Skyharbor i vostri nuovi Dei da venerare.
Anche l'orecchio più stolto si accorge dello studio e della bellezza di certi passaggi, niente è lasciato al caso e il lavoro è diviso in due cd dal nome appunto di Illusion e Chaos.Un lavoro senza difetti, perfetto.
E' l'inizio di una lunga ascesa? Col tempo e coi cd sapremmo valutare meglio il lavoro qua proposto ma per ora l'impressione rimane più che ottima.


In Mourning - The Weight of Oceans


Label : Spinefarm Records
Year : 2012
Genre : Progressive/Melodic/Post Metal
Sentence : Like the Holy Mess....boring [4.0]

La noia che pervade il cd è di quelle bibliche, assoli per nulla pungenti, progressioni blande ed assalti ridicoli. Il growl non incide e non c'è un riff che fa la differenza. Nella loro interezza le canzoni non hanno niente da dire. Per quanto siano lunghe ed abbastanza articolate non si giunge mai ad un culmine portando a degli stacchi banali come quello in A Vow To Conquer The Ocean che sa di Mathcore. Idee chiare? Non so, sicuramente le idee ci sono ma messe in questo ordine ed in questo contesto perdono di colpo e potenza.
La cosa più scandalosa è che nemmeno dopo un brackdown la ripartenza t mette voglia di andare avanti nell'ascolto.
A tratti risulta peculiare e ricercato, l'alone Post Metal fa la sua figura con delle buone armonizzazioni ma l'ora e 10 di musica è decisamente troppa da sopportare.


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