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Bloodshot Dawn - Bloodshot Dawn



Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Progressive Death/Thrash
Sentence : [6.0]

Pur avendo solo questo full-length,un ep e un demo risalente al 2007 direi che questo è un bel punto di inizio per i Bloodshot down, freddi e chirurgici nell’esposizione delle tracce. 
L’album si apre con un intro da colossal movie con ottimi intrecci di chitarre che tessono belle melodie, Josh McMorran è decisamente il punto forte del gruppo, con i suoi assoli di chitarra riesce a trascinare l’ascoltatore in un'altra dimensione, tecnico e dinamico.
Per essere un lavoro autoprodotto la produzione è ben pulita ed offre una buona nitidezza su tutti gli strumenti.
L’ascolto però risulta noioso a tratti, figlio di una scolarità eccessiva dei nostri che non riescono a proporre nulla di personale o innovativo lasciando che il cd passi senza che cambi la vita a nessuno, esempio massimo di questo è la batteria che fa il suo dovere senza regalarci mai un qualcosa per cui ricordare il ragazzo dietro le pelli.
[Giacomo Spike Cipollaro]



Cryptopsy - Promo 2012


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Progressive Deathcore/Death metal
Sentence : They are Back! Stronger than before [S.V.]

Sono tornati e con le idee chiare i canadesi Cryptopsy, alfieri del Death Metal più tecnico e progressivo del Quebec.Sua maestà Flo Mounier ha rattoppato la band caduta a pezzi nel 2008 con il ritorno molto gradito di Lavasseur alla chitarra solista e l'arrivo di Oliver Pinard dei Neuraxis al basso.
In questo promo, ricordo uscito in modo indipendente per cercare una etichetta, la band presenta due nuovi brani che raccolgono a piene mani gli ultimi 7-8 anni della band, dal 2005 ad oggi, quindi troviamo stacchi, grandi esempi di virtuosismo, trovate jazzy e assalti Brutal al limite delle umane capacità.
In tutte e due i brani ma sopratutto nel primo Red-Skinned Scapegoat lo stacco Deathcore è più che presente ma ad esso viene accompagnato l'inserimento di un'altro tipo di stacchi, questa volta di matrice jazz, come se si facesse per accontentare tutti. Red-Skinned Scapegoat è un brano ricco di riff e stravolgimenti repentini, dotato di una buona forza d'impatto sul finire della canzone. Two-Pound Torch riprende l'anima melodica di None so Vile ma ci aggiunge tutto quello che in futuro hanno appreso e quindi anche qui troviamo breakdown e passaggi cadenzati, a mio modo di vedere meglio il secondo che il primo.
Inutile fare paragoni perchè si sente ancora a manetta l'interferenza dei Job for a Cowboy in diversi passaggi non che dei Beneath the Massacre. Una band che ha perso una sua personalità in un qual modo ma ne ha ritrovata sotto altri aspetti, i soliti trademark melodici e progressioni jazzy.
Evoluzione-involuzione, tra il baratro e la ritrovata stabilità, i Cryptopsy non perdono occasione per far rimanere col fiato sospeso



PS : un'altra band a cui assomigliano molto sono i romani Hastur, chissà se non si abbiano veramente plagiati??


The Faceless - Autotheism


Label : Sumerian Records
Year : 2012
Genre : Progressive Deathcore
Sentence : Faceless are the new gods of Extreme Metal [10/10]

Gli Obscura sono delle nullità, gli Opeth posso pure continuare a fare prog e i Necrophagist a non fare album.
Tutto questo messo a paragone con l’ultimo lavoro dei The Faceless, assoluta perfezione degli ultimi 15 anni di musica. Keene, la macchina, ha scoperto maggiormente il suo lato emotivo e sinfonico costruendo un cd perfetto, senza difetti, completo ed estremamente emozionante dal primo all’ultimo secondo, assolutamente divino ed estasiante in ogni sua parte. Ogni secondo trasuda pathos e fa palpitare perché il numero di cambi e progressioni è disumano e l’ascoltatore non può fare a meno che essere trascinato un cambio dietro l’altro verso le stupende atmosfere dei nostri.
Nuova veste e nuova line up, Keene è assolutamente quello che si può definire un Guitar Master, il Chuck Schuldiner dei nostri giorni, geniale nel sapere collimare gli ultimi 10 anni di Technical Death Metal con gli ultimi 5 anni di Deathcore e Djent, l’assoluto artista, l’apice massimo della scala evolutiva musicale del Metal.
Nessuno ora può sentirsi al sicuro, nei i Gorguts ne tantomeno gli Atheist, il tempo saprà dirci se veramente questo cd rimarrà nei secoli e nei secoli a venire, ma mi sento già di dire in questo frangente che Autotheist è uno degli album più mai scritti nella storia della musica metal, al pari di Incurso segna la storia e il confino tra presenta, passato e futuro.
Non c’è niente che oggi possa arrivare minimamente a toccare i livelli di Autotheism se non Incurso e quindi mi pare doveroso dare lo stesso identico voto che significa eccellenza e perfezione in ogni singolo minuto, scala, assolo, passaggio.
Autotheism è il coronamento di un epoca, è il riassunto personale ma devoto a Opeth, Gorguts, Necrophagist, Atheist, Cynic e Death. Autotheism è tutto quello che ci si aspettava e finalmente è arrivato. Autotheism segna indelebilmente il futuro di tutto il metal estremo, sarà retorica, ma niente sarà più come prima, provare per credere.
Citare tracce o passaggi mi sembra un affronto nei confronti di cotanta maestosità e bellezza, prendere un pezzo di un monumento per esplicitarne la bellezza, ridicolo.
Lode a te, Micheal Keene, nuovo Re del Death Metal, prima di te c’erano John Gallagher, Luc Lemay e Suicmez, lode a te.



Between the Buried and Me - "Telos" (OFFICIAL)


ENSLAVED - RIITIIR 28/9/2012


Baroness - Yellow & Green : Green


Label : Listenable Records
Year : 2012
Genre : Progressive Sludge
Sentence : a Grey work [6.5]

La necessità di quest'altra fatica cromatica non la riesco a capire, il cd regge solo con le due The Line Between e Board Up the House. I 30 minuti di questa seconda ed ultima parte della nuova release dei Georgiani propone ritmi molto più blandi, atmosferici e rilassati, un po meno ispirati ed energici rispetto la parte Gialla. Non vedo come 10-15 minuti in più ad un cd di 40 minuti possano destabilizzare il risultato finale. Comunque non c'è da preoccuparsi, sicuramente il valore non è altissimo ma si fa rispettare, 30 minuti un po più scanzonati dopo l'esplosione ricevuta dal lavoro precedente sono benissimo sopportabili in più come dicevo possiede un paio di Hit niente male.
Come fisiologicamente ci si aspettava il secondo lavoro è un po più sottotono e i detrattori ben presto innalzeranno la bandiere del "ma non potevano aspettare un po?". Effettivamente c'è da chiedersi se era strettamente necessario ma a questa domanda mi viene il sospetto che non centri tanto la band quanto l'etichetta che pressa il gruppo per rispettare il numero di cd concordati da fare, che i Baroness si stiano apprestando a cambiare etichetta finito il contratto con Listenable? Caso strano poi che i singoli estratti siano tutti della parte Gialla?
Ai posteri l'ardua sentenza.



Baroness - Yellow & Green : Yellow


Label : Relapse Records
Year : 2012
Genre : Progressive Sludge
Sentence : Yellow Submarine [8.5]

Ritengo inopportuno recensire i due lavori insieme perchè escono in un solo formato ma in cd differenti, sono due opere diverse con titoli diversi accomunate soltanto dalla data uscita e dal pacchetto che li contiene.
La band ha definitivamente sciolto ogni nodo sui detrattore del "sono uguali ai Mastodon" mettendo in piedi con il Blue Record una macchina praticamente perfetta lanciando perle del valore di A Horse Called Golgotha e Jake Leg, col senno di poi vien da dire che sono i Mastodon che si sono accomodati alla formula dei Baroness con un The Hunter fortemente caratterizzato da Sludge e Prog 70's. Quindi in questa parte Gialla troviamo sempre più Prog e Sludge e molto meno Southern, più dediti al candore dei ritmi blandi e degli assalti 70's che al vero e proprio mecenatismo tributario alla Rays On Pinion.
Sea Lungs è un perfetto esempio della evoluzione intrapresa dai Georgiani che sempre accomodanti con l'ugola del buon John Baizley riescono ad inserire con buona maestria synth ed effettistica tipica del prog 70's. Il cd apre con un duo da bomba atomica, Take My Bones Away e March to the Sea, i due primi singoli, sono un vero tiro assassino da mettere come apripista dopo l'intro, catturano, bellissimi, non un solo secondo di musica sprecato. Dopo di ciò troviamo un poco di affaticamento dovuto al fattodi voler un po troppo cercare la soluzione dilatata e atmosferica, Little Things e Twinkler non mantengono altissimi gli standard ma si fanno ascoltare.
Cocainium rialza l'asticella dell'attenzione con delle ottime suite, super il finale che come l'inizio da una scarica di energia non indifferente. Back Where I Belong si fa notare per dei bellissimi passaggi acustici e una parte solista mozzafiato, Sea Lungs come già citata è una canzone che incorpora come la successiva Eula tutto l'alone 70's possibile dove i Synth sono i veri padroni della scena.
CD da applausi a scena aperta, ovazione e bis, il cd si fa ascoltare e regala attimi di grande classe, picchi di genialità e gusto nella scelta melodica. Pochissimi lavori possono dirsi oggi come oggi al pari di questo Yellow per ispirazione e capacità interpretativa, commozione istantanea per la bellezza di certi passaggi.
Baizley genio indiscusso della scena non che artista di primo piano anche nel settore grafico (gli artwork sono tutti suoi).



VOIVOD - Target Earth


BARONESS - March to Sea


Ihsahn - Eremita


Label : Candlelight Records
Year : 2012
Genre : Extreme Progressive Metal
Senence : A new kind of Prog [7.5]

Ihsahn procede per la sua strada col quarto parto solista, ad accompagnarlo in questo cd ci sono i componenti dei sorprendenti Leprous, Devin Townsend,Jeff Loomis e Munkeby dei Shining norvegesi. Ancora una volta le canzoni cercano vie differenti proponendo molte soluzioni toccando l'avanguardia in The Grave e The Eagle and the Snake, che tra l'altro sono le miglior del lotto. Ottima prova per Einar Solberg che più di una volta riesce ad azzeccare il momento miglior per comparire, la sua prova in contrasto col cantato di Ihshan convince e regala la canzone più catchy del lotto ovvero l'apripista Arrival.
Inutile dilungarsi sull'esecuzione tecnica o il livello di arrangiamento generale dei pezzi, siamo al cospetto di uno dei più bravi chitarristi Norvegesi oggi giorno esistenti, gran gusto nella melodia, il re della armonizzazioni black metal.
Il cd è fortemente consigliato anche se ha diversi punti ostici e un ballerini, appesantimenti dovuti alla progressioni che i fan del genere sapranno apprezzare meglio di me.
Se Jazz, Black Metal e Prog stanno nelle vostre corde Eremita è il cd dell'anno.



Gojira - L'enfant Sauvage


Label : Roadrunner Records
Year : 2012
Genre : Progressive/Groove Metal
Sentence : The Big Return [8.0]

Dopo ben 4 anni i francesi Gojira tornano sul mercato, questa volta per Roadrunner Records, con L'Enfant Sauvage, CD che senza alcun dubbio dividerà i fan della band e gli ascoltatori Metal in generale.
Gojira è sinonimo di innovazione e sperimentazione, sfuggono a qualsiasi classificazione da almeno 3 cd dei quali gli ultimi due entrano nella top 100 dei più belli di sempre, punto e basta.
Ancora una volta quindi troviamo un song writing che acquista nuovi trademark e nuovi stili ampiamente apprezzabili durante tutto il cd quali armonizzazioni sugli ultimi tasti (14-22) di 5a e 4a corda, uno stile vocale più evocativo, più Mastodon oserei dire e un uso di strutture più snelle e dirette ma di certo non meno progressive, meno tecniche si, la title track si impara in 20 minuti con la chitarra.
Gli umori di questo L'enfant Sauvage sono più malinconici rispetto i passati lavori, se su From Mars To Sirius trovavamo barlumi di speranza quali World To Come e Where Dragons Dwell alternati a rabbia pura (From The Sky) qui le canzoni si standardizzano su mood molto eclettici. Rabbia, rassegnazione, frustrazione e appunto malinconia pervadono tutto il cd senza lasciare segno di una qualsivoglia speranza. Eppure The Way of All Flesh ci aveva avvertito "the way I see things is so sim ple, the fact I'm living dying on this land, exhausted is the realm of nature, friends are dying".
L'enfant Sauvage non presenta cali, propone come al solito molte soluzioni e punta sulla dinamicità, picchi assoluti del cd la title track, traccia che per me va sul podio delle loro più belle di sempre, Liquid Fire e Planned Obsolescence. E' un cd appunto dinamico che quasi mai fa due volte la stessa cosa a parte qualche incertezza dovuta ad un sentimento di autocitazione. In generale presenta un livello medio sugli standard di qualità Gojira senza mai però eccellere veramente ad eccezione dei due singoli. Tutte le canzoni vincono ed hanno un loro perchè ma manca quel tocco catchy alla To Sirius. Si punta sull'atmosfera a questo giro, manca del tutto l'irruenza di canzoni come Adoration of the None, vuoi per l'entrata nel roster della Roadrunner vuoi perchè i Gojira sono degli sperimentatori a 360°.

Questo però non è a discapito ne della qualità ne della quantità di idee, basta sentirsi Born In Winter per capire come sia cambiato l'approccio dei nostri ad una canzone.



Non è un cd perfetto, purtroppo qualche autocitazione ,dicevo, di troppo corre, The Wild Healer è praticamente uguale per significato ed approccio a 04 di Terra Incognita. Alcuni riff percorrono un incedere troppo classico con usi di bending, pinch, e slide che oramai propongono da anni, va bene così eh ma certi passaggi li ho già sentiti (vedi a 1 e 10 Pain Is A Master).

There is light in this world 

 I fight for the reason you won't leave this cage 
[...]

Forgot to create your own life 


Tiriamo le somme sui Gojira : liricamente parlando la band ha attraverso diverse fasi, Duplantier è un fermo sostenitore di Green Peace, ecologista attivo e attento scrutatore del mondo. La sua visione è sempre stata di carattere pessimistico, ovvero vede il mondo in decadenza, nota una perdita di valori generali e il rispetto per madre natura. Col tempo però è subentrata una parte esoterica nei suoi testi andando a parlare di quello stretto legame che c'è tra anima ed energia, ben chiaro in Esotheric Surgery e Oroborus.
Musicalmente parlando non si può mettere una parola fine alla storia di questa band essendo in continua mutazione e rinnovazione, il punto raggiunto con questo ultimo capitolo segna un movimento verso lidi sempre più progressivi ed atmosferici e meno Death-oriented (ma dov'è il Death Metal nei Gojira?). I francesi spostano l'accento sull'emotività delle canzoni e sul cantato in particolare, il lavoro strumentale è spesso basato sul creare ottime trame su cui poi Duplantier possa interpretare alla perfezione il sentimento che vuole esprimere.C'è una maggiore attenzione al pathos in generale sia dal punto di vista delle vocals che strumentale.Più volte i pezzi, sia nel finale che nelle intro presentano attitudini ipnotiche e trovano nella ripetitività e nei contro-tempi le loro armi di maggior forza.
L'enfant Sauvage è l'ennesima conferma che il miglior metal oggi giorno passa ancora per le mani dei Gojira, purtroppo non sia ai livelli titanici di The Way of All Flesh (che tra l'altro propone 20 minuti di musica in più) in cui i nostri riassumono tutto quello che possono essere, sono e sono stati. Per me va un pelo sotto a From Mars To Sirius sopratutto per il lavoro strumentale ma stiamo sempre parlando di uno dei migliori cd che oggi giorno voi possiate sentire.



Zippo - Maktub


Label : Subsound Records
Year : 2011
Genre : Sludge/Post Metal/Progressive
Sentence : Fuckin' epic! [7.5]

L'Italia è un territorio fertile per il metal estremo ma sempre più va aumentando il numero di gruppi Post degni di nota (Sunpocrisy, Three Steps to the Oceans, ecc). Ebbene si, questo Maktub, mixato da James Plotikin già produttore di Sun O)))  e Isis, è uno di quei classici cd riusciti, punto e basta.
Nella sua brevità, meno di quaranta minuti, riesce a trattenere l'ascoltatore con una grande varietà di suoni e soluzioni.Dal più classico Sludge dell'opener alla "psichedelia" progressiva di Simum la band riesce ad interpretare ogni angolo sonoro perfettamente, le chitarre a volte un po suffuse disegnano arpeggi e linee che sanno quasi di Math metal. La sezione ritmica d'altro canto è un terremoto costante con una batteria intenta a disegnare mantelli ritmici con accenti in ogni dove.
Una proposta che suona moderna per l'interpretazione data al genere molto più diretta ma comunque complessa, come oggi tanto piace, pochi minuti e pochissimi ripetizioni.
Gli Zippo sono la specie di mezzo tra il Post Metal "vecchia maniera" e il progressive di nuova generazione, una proposta se vogliamo di nicchia ma destinata a vincere se gli sarà data la possibilità.
Avanti così.



Algebra - Polymorph


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Thrash Metal/Progressive
Sentnece : Damn Good! [7.0]

Gli Svizzeri Algebra debuttano con Polymorph in questo 2012 dimostrando di poter avere ottime potenzialità per il prossimo futuro. I nostri non si rifanno specificatamente ad una band, anzi, sono un bel miscuglio di Coroner, Exodus e Forbidden più controllati. Perchè sono diversi da molte band stile Revival? Prima di tutto per la presenza di cori in pulito veramente coinvolgenti, vedi Tim's Cavalry, niente di originale ma quanto meno personale nell'interpretazione. Per le ottime le strutture che si rifanno allo stile più Coroner way possibile con ampie sezioni di intrecci ritmici, solistici e studiate suite progressive. La parte solista non è mai troppo caciarona e riesce a creare un certo pathos. Lo stesso riffing nella sezione ritmica impasta bene il suono dimostrandosi vario e poliedrico, toccando a volte anche lidi Death Metal.
La variante Exodus è ben servita in Away From Us All ed in un'altro paio di canzoni ma non si cade mai troppo nella citazione, qualche riff un po scontato lo si può rintracciare ma la dinamicità delle strutture aiuta a diluire il tutto facendolo sembrare sempre nuovo e vario, insomma non ripetono mai troppe volte di seguito un riff se sanno che esso è troppo vecchia scuola. Strateghi ed ottimi interpreti!



Lykaion - Nothin' But Death


Label : Bakerteam Records
Year : 2012
Genre : Heavy/Thrash Metal/Progressive
Sentence : Nothin' but a good Work [7.25]

La Bakerteam Records ha occhio. I Lykaion sono una interessante band italiana attiva dal 2003 con sede a Roma, i nostri propongono un Heavy/Thrash Metal costruito con modi di fare Progressive, queste tinte variopinte non riescono a far inquadrare precisamente la proposta del gruppo.
Sicuramente i Sentenced più commerciali hanno dato una mano ai nostri nel modo di proporsi aggressivo ma comunque catchy, le influenze però non sono così evidenti vista la già citata bravura a costruire un sound peculiare.
Il cd non solo gode di una buona produzione ma anche la sua realizzazione è decisamente sopra la media.  Empty e The Dance sono le tracce che maggiormente hanno catturato la mia attenzione e anche la conclusiva Dimenticherai non è da meno. Segno che è un cd che riesce a mantenere gli stessi standard per quasi 40 minuti, il che è cosa rara in generale figuriamoci nell'underground.
Il punto che maggiormente mi preme sottolineare è che c'è passione dietro questo cd, c'è l'anima. E' un cd che ha qualcosa da dire e che trasmette emozioni, la sterile musica progressiva incentrata sul clonare i grandi nomi può anche morire, lo stesso vale per ogni genere che sempre più sforna band senza motivo di esistere. Ogni volta che poi escono band come i Lykaion  vien bello pensare che il metal, tutto sommato, non è così defunto.



DaCast - Dédale


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Mathcore/Progressive/Jazz/Metalcore/Noise
Sentence : Insane. [7+]

35 minuti di Jam Sassion Mathcore piena di progressioni e virati Jazzistiche non che di ampi richiami al mondo del Noise e del Metalcore. I Francesi DeCast pongono le basi per essere i veri estremizzatori del concetto musicale dei Dillinger Escape Plane. I due lati del cd comprendono rispettivamente una canzone, la prima da quindici e la seconda da venti minuti. Non ci sono soste e ripensamenti, attimi di riflessioni e barlumi di luce ogni tanto ma la follia musicale si stampa bene in testa lasciando dopo l'ascolto sensazioni di vertigini e spossatezza. Il cervello esplode nel cercare di capire dove finiscono le complicatissime trame dei DeCast, non c'è speranza e luce in fondo al tunnel e se per di più i loro stacchi vi sembrano psichedelici non state avendo abbagli ma vi siete resi conto dell'ipnotismo che generano.
Una proposta annichilente e distruttrice che non ha bisogno di assimilazioni per essere compresa, va vissuta durante l'ascolto.
La voglia di morire però sale col passare dei minuti rendendo il lavoro non solo ostico da digerire ma persino da ascoltare, il concetto molto Jam è purtroppo l'unico concetto presente, la band non richiama per niente il concetto di canzone, strofa, bridge ecc ma lascia libero sfogo al suo sound con i rispettivi pro e contro.

Aerodyne Flex - Transmissions


Label :Indipendent
Year : 2012
Genre : Progressive Metalcore
Sentence : Why do they play Metalcore? WHY? [4.5]

Io, umile recensore che si fa i cazzi suoi, perchè mai se un cd mi fa schifo dovrei continuare ad ascoltarlo? Sento le prime due tracce e sono una roba inascoltabile, scorro le tracce ed arrivo alla fine, la solfa è sempre la stessa. Non ci prendiamo in giro. Questa è l'ennesima band formata da gente preparatissima e con le palle quadrate ma che come inventiva e personalità sta sotto lo zero. Il Metalcore è quello che è, inutile diluirlo col prog e qualche trovata con le tastiere, sembra di sentire una copia amorfa dei Tesseract (band che mi piace assai). C'è una certa ricercatezza di stile, Transmissions II: Lose non è affatto male ma troppi episodi sono classici e scontati. I nostri senza riff stoppati e altre schifezze sarebbero una buona band Prog, qualche influenza Djent non ci starebbe male eh, ma così non va proprio.
Ragazzi, vi prego, fate Prog ed abbandonate il Metalcore.



Tacoma Narrows Bridge Disaster - Exegesis


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Progressive Metal
Sentence : Really Interesting [7.0]

Questi Inglesi sono di poche parole ma di buona qualità. Esordiscono con Exegesis il quale rappresenta un'ottimo punto di partenza ed un buon punto di arrivo tecnicamente parlando. La band sviluppa un song writing sulle melodie e gli intrecci di chitarra andando a proiettarsi verso un Prog Metal dalle tinte Post Metal.
Cercando l'atmosfera a volte interferiscono proprio con quel Post Metal che piace ai The Ocean e Isis, ma non si calano mai completamente nella parte andando a costruire un ibrido interessante e personale.
Suoni e produzione risultano ben curati nonostante l' uscita sia senza Label il che denota un investimento ed il fatto di credere veramente in quello che si fa.
Non una band di stolti o arrivata a caso, hanno un obiettivo e credono in quello che fanno. Si esprimo poco a parole, ci saranno 4-5 minuti cantato nell'ora e passa di musica proposta ma così va bene, poche parole ma buone insomma. Ci vuole un po di attenzione ed orecchio per captare qualche armonizzazione più sofisticata ma per il resto l'album prende con Black Iron Prison e la title track.
Disco completo e studiato, non si può non promuovere questi ragazzi, avanti così!



In Mourning - The Weight of Oceans


Label : Spinefarm Records
Year : 2012
Genre : Progressive/Melodic/Post Metal
Sentence : Like the Holy Mess....boring [4.0]

La noia che pervade il cd è di quelle bibliche, assoli per nulla pungenti, progressioni blande ed assalti ridicoli. Il growl non incide e non c'è un riff che fa la differenza. Nella loro interezza le canzoni non hanno niente da dire. Per quanto siano lunghe ed abbastanza articolate non si giunge mai ad un culmine portando a degli stacchi banali come quello in A Vow To Conquer The Ocean che sa di Mathcore. Idee chiare? Non so, sicuramente le idee ci sono ma messe in questo ordine ed in questo contesto perdono di colpo e potenza.
La cosa più scandalosa è che nemmeno dopo un brackdown la ripartenza t mette voglia di andare avanti nell'ascolto.
A tratti risulta peculiare e ricercato, l'alone Post Metal fa la sua figura con delle buone armonizzazioni ma l'ora e 10 di musica è decisamente troppa da sopportare.


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