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Every Knee Shall Bow - Slayers Of Eden



Year : 2013
Genre : Melodic Death Metal, Metalcore
Record Label : Rottweiler Records
Sounds Like : Unearth, Heaven Shall Burn
Reviewed by : Edoardo De Nardi
Sentence : mmmmmm...

Mi trovo a recensire "Slayers Of Eden", uscita discografica dei misconosciuti Every Knee Shall Bow from USA e sinceramente, fatico a trovare parole adatte a descrivere in maniera originale la proposta del gruppo. Basterebbe infatti una rapida scorsa alle ultime releases di band conterranee come Killswitch Engage o Unearth per capire immediatamente con quale tipo di musica abbiamo a che fare. Gli Every Knee Shall Bow infatti non fanno altro che riproporre in toto i canoni di decine di altre band del settore, senza inserire fondamentalmente alcuna significativa novità capace di far drizzare le orecchie persino agli ascoltatori più scafati del genere. Riffs nervosi ma costantemente votati alla melodia, vocals alternate tra growl iper-compressi e posticci screams insieme a tempi di batteria indirizzati perennemente su dei soporiferi mid-tempos sono gli ingredienti utilizzati dai ragazzi per il loro cd, senza privarsi di un paio di break down in ogni pezzo, tanto per gradire. Il limite più vistoso insomma risiede nella scarsa inventiva posta da questi americani nei brani di “Slayers Of Eden”, che nonostante i difetti suddetti, riesce comunque a strappare qualche lieve consenso in fase di songwriting: certo, si tratta di elementi stra-abusati ed ormai un po’ obsoleti, tuttavia i brani del cd propongono delle strutture comunque studiate e abbastanza scorrevoli, proponendo in alcuni frangenti ritornelli e strofe che non faticano ad entrare nella memoria dell’ascoltatore, senza però mai levarsi di dosso quel fastidioso senso di “già sentito” che aleggia su tutto il disco, inficiandone come già detto la resa finale. In fase di missaggio e produzione le cose sono state fatte in grande, “Slayers Of Eden” non sfigura in questo senso di fronte alla pasta sonora dei “big” del genere, ed anche l’artwork del lavoro sembra curato quanto serve, riportando alla mente certe atmosfere post-apocalittiche piuttosto inusuali per questo tipo di musica. In ultima analisi, possiamo affermare che gli Every Knee Shall Bow hanno realizzato un cd formalmente ineccepibile, curato e realizzato secondo gli standard odierni con professionalità ed attenzione per i dettagli: ciò che manca realmente in questo cd, è la musica, le canzoni, la sostanza vera e propria, che mi impedisce di porre un voto anche appena superiore alla risicata sufficienza. Probabilmente i fan più accaniti delle sonorità moderne d’Oltreoceano potranno passare una mezz’oretta divertente grazie a queste canzoni: per tutti gli altri, il consiglio è quello di passare oltre, andando ad ascoltare magari le uscite recenti di Soilwork, Killswitch Engage e compagnia melodica.


Mark : 6/10



Within The Ruins - Elite


Year : 2013
Genre : Metalcore
Record Label : Good Fight Entertaiment
Sounds Like : A Meteorite over the Urals
Reviewed by : Edoardo
Sentence : They are the Elite

Creature ed Invade hanno dato una buona fama ai Within The Ruins, fama che sta tendendo ad esplodere a pochi giorni dal rilascio del nuovo Elite.
La band forte di una personalità solida può permettersi ora il lusso di sperimentare e viaggiare su diversi livelli del proprio sound gestendo gli Shred e aumentando il numero di Breakdown. A conferma maggiore di non voler mai ripetersi c'è la perdita totale dei cori Hardcore che avevano accompagnato le uscite precedenti a favore di linee vocali più acide e taglienti.
Elite come i precedenti lavori ha bisogno di una immensità di ascolti per essere assimilato e compreso, questo è un grande ostacolo perchè a prima impressione solo Feeding Frenzy riesce a sfondare.
Dopo svariati e perpetui ascolti del lavoro posso dire che questa nuova fatica si mette bene in scia coi precedenti lavoro ma non li eguaglia o sorpassa. A livello di produzione c'è un leggero passo indietro con dei suoni troppo tondi e grassi che tagliano il potenziale delle chitarre. A livello del songwriting troviamo un uso più quadrato dei riff, essi però son sempre contorti e vorticosi, il tasso tecnico è sempre alle stelle.
In generale però l'ispirazione sembra essere lievemente calata.
Allorchè non vi preoccupate, Elite rimane anni luce avanti qualunque uscita del genere, non c'è proprio confronto con altre band, i migliori nel metalcore tecnico sono senza dubbio loro.
New Holy War e I, Blaspheme si attestano come i migliori episodi dopo il singolone Feeding Frenzy, un po' sotto tono The Charm e la title track che avrebbe meritato un ritornello di ben altra entità.
Son partito per scrivere dei poemi a riguardo ma penso che la sintesi sia il migliore modo di far capire come è un cd, speriamo che tornino a decollare e ad assestarsi sulle vette del precedente Invade, caposaldo titanico per ora della loro discografia e già album culto tra gli amanti del genere. Sicuramente la popolarità già acquisita farà passare questo Elite come perfetto e senza macchia ma son sicuro che i Die Hard Fan noteranno una leggera introflessione rispetto gli standard mastodontici precedentemente acquisiti.


Mark : 7.0/10




Terminal Sick - Nothing More


Year : 2012
Genre : Metalcore
Record Label : To React Records
Sounds Like : As a Lay Dying, Sonic Syndicate, Miss May I
Reviewed by : Edoardo
Sentence : ed invece ci voleva qualcosa in più...

Non manca la conoscenza dello strumento, non manca l'attenzione all'elettronica (dosata perfettamente) e non manca nemmeno l'ispirazione a Nothing More, debutto su To React Records per i Bolognesi Teminal Sick, manca in modo evidente un'anima. Troppo comune e senza forza è la loro proposta, convincente ed esaustiva di tutto quello che ci sarebbe da dire in un cd Metalcore o Metal Hardcore (si, sono due cose diverse) ma priva di una propria natura, imprigionata tra schemi e canoni che ne limitano troppo l'evoluzione.
I binari e i clichè nel cd a tratti sono quasi insopportabili perchè dopo l'ennesimo break con la tastiera non può venire sempre il ritornello in clean. Potrebbe essere un discorso particolare se fatto solo al Metalcore ma quando tutti i massa fanno la stessa cosa risulta più evidente che per esempio in un genere come il Death Metal in cui ci sono molti gruppi (Fleshgod Apocalypse es) che si sforzano di fare le cose in modo quantomeno diverso.
E' un bel ritornello da recensore ma se fossero usciti 6-7 anni fa sarebbero suonati freschi e potenti, oggi grazie ad una produzione a prova di bomba atomica risultano musicalmente ineccepibili, formalmente e canonicamente dentro quello che oggi è il mainstream della musica metal ma in questo maelstrom a patto che non cambino le cose non si noteranno mai...
Scegliere anche una canzone su tutte diventa arduo, mi sento di bocciare Everlasting e Red Eyes per la vera mancanza di potenza delle canzoni che non riescono a trovare una dimensione, non graffiano, non stupiscono, non emozionano. Egregia la finale Iridiscence, curata sotto il profilo ritmico e con qualche stacco in meno a favore di una scorrevolezza maggiore. E' un classico semi mid tempo che carbura piano piano partendo lenti e finendo in grande stile. Buone anche Broken Family e Alive in Memory.
Un cd consigliato solo ai fan del genere.

Mark : 6/10



We Butter the Bread With Butter - Projekt Herz


Label : Redfield Records
Year : 2012
Genre : Industrial Metalcore
Sentence : FUCKIN' EPIC! [7+]

Se si potesse definire la demenza come un fattore attrattivo i WBTBWB sarebbero al top...anzi...sono al top.
Mai sentiti prima ma andando a scovare la pagina facebook dei tipi pare che abbiano circa 230.000 contatti, non pochi. Cosa propongono? Dal 2007 lo stile della band è incentrato sul collaudatissimo Metalcore Elettronico, pieno di effetti, tastiere, pochi riff, un po di doppia cassa ed alternanza di scream e clean vocals.
Il nuovo EP della band ci propone 8 tracce incluse intro e outro abbastanza varie, solide nei propri recinti ma spesso stravaganti per la strumentistica e l'effettistica usata, Western Beta infatti inizia come una specie di colonna sonora con Sax e chitarre in clean a far trasparire tutta la "magia" dei film Western, il chorous centrale con quel "hey hey hey" è poi un bel colpo sullo stomaco ma il top viene dopo con una parte solista in chitarra classica tutto meno che facile, anzi ne si evince un'ottima tecnica, tecnica che nelle altre tracce si intravede e basta.
La demenza su musica è un'arte ma i WBTBWB ci sanno fare, hanno un gran carisma e personalità, li sai riconoscere e gli sai attribuire dei trademark, imprevedibili come l'intro Cyber Mansoniana di Soldat o l'incedere totalmente industrial di Euphorie ed allo stesso tempo rassicuranti nella loro semplicità. Insomma, nonostante non propongano scale virtuose o contro tempi riescono a stupire e non è poco visto il trend esattamente al contrario che vede di dover accelerare i ritmi e imbottire di tecnica i pezzi per renderli personali. I WBTBWB invece non credono che sia questa la strada e sfoggiano una charme tutto loro ed altrettanto gustabile.



CIRCLE OF CONTEMPT - Entwine The Threads


Label : Sumerian Records
Year : 2012
Genre : Progressive Metalcore
Sentence : Nice Work [6.5]

La Sumerian Records ha l'occhio lungo, ha scovato i Periphery e i The Faceless ed altre moltissime realtà moderne ora icone dei vari settori, ci prova con i Circle of Contempt, lo stile della band è un misto del classico Metalcore industrializzato con le movenze progressive del Djent. Niente di nuovo, riconducibili a quanto fatto da parte di The HAARP Machine o Between the Buried and Me ma in modo molto più semplice.
Se vogliamo la forza del gruppo risiede in una semplicità tecnica, semplicità rispetto altri nomi, che veramente ora ci si scorda, si punta sull'efficacia e sulla immediatezza. I pezzi dell'EP scorrono tutti molto bene e lasciano un ben ricordo di se, un ricordo però poco nitido e sbiadito, non c'è infatti nelle loro strutture un riff portante che puoi ricordare, non c'è quel Quid che ti faccia esaltare durante un brano. Se amate molto l'industriale potreste trovare ottimi punti cardine nel lavoro eccellente delle tastiere in Transient Belief, brano che si pone un gradino sopra gli altri proprio nell'insieme per l'ispirazione.
Per il resto siamo nella media da Label, siamo nei margini in cui il lavoro può diventare propositivo per il futuro, non un armageddon rivoluzionario, ma un lavoro ben svolto.



Damnation Defaced - Slaughter Race


Label : SAOL
Year : 2012
Genre : Melodic Death Metal/Metalcore
Sentence When Dismember meets Heaven Shall Burn [7.0]

Di tutto rispetto questo EP dei crucchi Damnation Defaced. Intelligenti nell'unire lo Swedish Death Metal di Dismember ed In Flames con il Metalcore più duro mettendo però nel tutto anche quel pizzico di Entombed ti che fa esaltare, ti manda in fibrillazione per esempio in tutta in Forsaken. Una miscela esplosiva che i 4 brani riescono pienamente a cogliere, dopo un inizio del tutto Death/Metalcore con Warlord la traccia muta forma e da li anche tutto l'Ep con passaggi chiave come lo stacco melodico finale di Born in Blood o le ritmiche spezza collo di Golden Mountain, un insieme di brani diversi tra loro che danno ottima varietà al tutto, nei circa 20 minuti a disposizione si cerca di fare il meglio possibile dando il più ampio spettro d'azione delle proprie potenzialità.



Love and Death - Between Here and Lost


Label : Tooth and Nails Records
Year : 2012
Genre : Nu Metal
Sentence : Are you did it Again???? [3.0]

Brian Welch ci riprova, ancora una volta con un suo progetto post Korn, ancora una volta Nu Metal.
Canta e suona oramai da diversi anni ma pare che le reminiscenze della sua passata band non siano mai sparite. Lo stile alla fine è quello, molto vicino a quello di Untitled (anche se la già non faceva più parte dei vecchi Korn) oserei dire, non che praticamente uguale alla matrice Mnemic-fai-da-te che ha contagiato molti. Inserti industriali qua e la, trovate melodiche che definire stupida è un eufemismo insieme ad un insieme di riff stoppati aberranti. Di una scontatezza fragorosa, le strutture e le metriche vocali sono il vuoto assoluto essendo già state sentite in mille altri modi ed in mille altre canzoni, tutti i ritornelli non fanno altro che affossare l'ascolto e in particolare quello di The Abandoning è sconcertante, un Master Master! che non ha niente dell'epicità di Master of Puppets ma che invece prende a piene mani da quello stile un po Metal-Hardcore, crossover diciamo, che generalmente andava di moda a fine anni 90.
Arriva decisamente tardi, ogni soluzione pare terribilmente prevedibile e già sentite come se si stesse facendo un sunto delle puntate precedenti. Il modo il nostro caro Head si sta vendendo è a dir poco penoso e ridicolizzante difronte la storia che esso stesso ha scritto nel Metal...quanta amarezza.



August Burns Red - Constellations


Label : Solid State Records
Year : 2009
Genere : Metalcore
Sentence : An Epic Win [8.5]

E' facile parlare del Metalcore come un genere che ha tante band inutili, di massa, privo di un perchè.
Bisogna trovare però anche chi il genere lo ha plasmato e gli ha dato una identità, bisogna riconoscere lo sforzo di alcune persone che per il Metalcore hanno dato l'anima e sfornato capolavori, poco si sottolinea infatti come ci siano dei Masterpiece anche in questo genere.
Se vogliamo mettere i puntini sulle I il Metalcore non è il Metal-Hardcore di Suicidal Tendecies ne tanto meno quello dei Raised Fist,  è quello di Trivium, Killswitch Engage, Atreyu ecc, insomma, l'ondata che va dal 2000 ad oggi con capostipite se vogliamo le melodie di In Flames e gli stacchi dei Pantera.
Fatto questo ampio preambolo è ora di parlare di Constellations, gli ABR sono uno di quei classici gruppi dati come meteore ma poi diventati delle vere icone del genere, band da cui non si può fuggire, capolavori su capolavori.
Gli August Burns Red iniziano la loro carriera martellandoci di Hardcore e sferzate melodiche in armonizzazione, proseguono i loro intenti abbandonando sempre più il richiamo all'Hardcore ed abbracciando uno stile più tecnico e maggiormente Swedish Oriented. Constellations rappresenta uno dei punti più alti del Metalcore, al pari col suo successore Leveler anche se esso presenta diversi cambiamenti ed un tasso tecnico ancor maggiore. Constellations dal canto suo è molto equilibrato e sa dosare perfettamente ogni parte, non eccede mai ed è composto da una tracklist di canzoni non tanto perfette perchè stupende ma quanto perchè l'una è funzionale all'altra.
Per quanto Existence e Thirty and Seven siano un bel pugno in faccia, il primo vero cazzotto nello stomaco si prende con Ocean of Apathy in cui vari arpeggi veloci e qualche rapido blast annientano ogni possibilità di staccarsi dall'ascolto, il chorous finale poi attacca in modo selvaggio ed è facilmente cantabile già dal secondo ascolto.
White Washed è un mid tempo geniale per stabilizzare l'ascoltatore che si è troppo fomentato, gioca sulle armonizzazione ed anche essa punta su arpeggi ma in chiave più lenta e malinconica, ci trasporta con grande facilità senza stupire, ma divertendo, a Marianas Trench che si presenta in modo ancor più pacato della traccia precedente. Ottima per il gioco ritmico e l'incastro tra cantato e riffing stoppato, devastante quando decide di voler pestare l'acceleratore, delicata quando invece vuole distendere i nervi con una parte solista molto classicista, scale neomelodiche e riffing Swedish non sono mai andati così d'accordo.
The Escape Artist risveglia anche i morti, è una scarica di adrenalina necessaria per rimettere le cose in chiaro, qui si vuole far del male, non solo carezze e coccole, stacchi spezza collo e growling profondo caratterizzano il pezzo che si presenta come uno dei più acidi ed aggressivi mai scritti dal gruppo, peccato solo si perda un poco nel finale.
Indonesia è l'antipasto di Paradox, il riffing disegna ritmiche melodeath e aggiunge stacchi corposi, non una traccia spaziale ma essenziale per mantenere alta la concentrazione.
Paradox segue le medesime linee della canzone precedente ma con un pizzico di ispirazione in più, questo sopratutto grazie ad un cantato energico e ottimamente spartito nelle varie sezioni della canzone lasciando alle chitarre il giusto spazio.
Con la successiva Meridian si torna a frenare gli istinti animaleschi dati dalle canzoni precedenti. L'ottimo gusto melodico e il gioco tra chitarre in clean e distorte vince e anche i brevi pezzi in clean vocals sono una boccata d'aria, la traccia non accelera mai ma si lascia gustare così, con le armonizzazioni a far da cardine lasciandosi assaporare nei giri.
Il cd conclude con un trittico di canzoni che metterebbe al tappeto chiunque, dopo questo niente può essere meglio, la degna chiusura per un cd, il meglio è giustamente arrivato ed alla fine come coronamento di un cd. Rationalist si presenta con uno dei riff metalcore più belli nella storia posto proprio dopo la prima strofa, anche il chorous viaggia su altissimi standard con un retrogusto neomelodico decisamente azzeccato.
Di seguito si fa largo la traccia più nota da tutti del cd, Meddler, carica da morire con una intro che ti fa venir voglia di prendere a cazzotti a qualcuno ed esplode solamente nella strofa dopo vari riff incastrati tra loro.
La scelta melodica è divinamente azzeccata, tutti i riff sono messi nel giusto ordine, non una nota è sbagliata, meglio di così la canzone non poteva venire fuori. Punto cardine del brano è lo stacco centrale che presenta ancora una volta un gusto melodico che in POCHISSIMI hanno.
Chiude Crusades che come White Washed alterna arpeggi a varie scazzottate, un ottima ending song, non una Hit ma l'alternarsi delle ritmiche mette a tacere lo stomaco, sazi di tutto quello che si poteva aspettare dalla band, osservati tutti i tipi di stacchi possibili, apprezzati i passaggi, le armonizzazioni, niente in più può essere aggiunto, questo cd è IL metalcore, prendetelo come una bibbia.



Parkway Drive - Atlas



Label : Epitath Records
Year : 2012
Genere: Metalcore/ Post Hardore
Sentence : [8.0]

I Parkway Drive sono una di quelle band che una volta conosciute, difficilmente vengono dimenticate.
Il quintetto Australiano infatti, mantiene alta la bandiera del metalcore anno dopo anno grazie a tour feroci, con esibizioni live per "veri uomini da pit"!
Dopo l'enorme successo di "Deep Blue", la band torna all'attacco con il nuovo "Atlas", album sul filone del suo predecessore, ma con qualche sfumatura "melodica" in più, sfociando quasi nel posthc in certi passaggi.
Si inizia con "Sparks", intro acustica leggermente malinconica, che ben ci prepara all'inizio del disco, poichè dopo il primo minuto e mezzo, il nostro Winston Mcall si scatena in una parte vocale degna del miglior Randy Blithe.
Terminata l'intro ci troviamo avanti "Old Ghosts/New Regrets", il cui inizio fa un po' spaventare, per le sonorità che riconducono parecchio a "Unrest", seconda traccia dell'album precedente, spaventando l'ascoltatore e inducendolo a pensare che "Atlas" sia solo un clone di "Deep Blue".
Ma appena terminata la seconda traccia, ci si tuffa letteralmente in questo spettacolare e malvagissimo album.
Il primo singolo estratto dall'album, "Dark Days" è la rappresentazione perfetta di come dovrebbe essere un pezzo metalcore: riff taglienti, un lavoro di batteria assurdo, un breakdown spezzacollo e... uno dei ritornelli più coatti della storia!
Segue subito "The River", in cui scopriamo un lato più dolce della band, infatti avrebbe un po' l'aria di un pezzo post hc se non fosse per l'oscuro e malvagio growl del nostro caro Winston.
Il resto dell'album scorre senza intoppi, fino alla finale "Snake Oil And Holy Water", pezzo spettacolare che sembra quasi uscito da un album dei "Carcass" in certi passaggi, grazie al furioso blast beat e ai riff di chitarra in tremolo picking! Non potevano scegliere pezzo migliore per chiudere l'album!
In conclusione, un album da ascoltare, avere, esporre e amare.
Chi già conosce i Park resterà soddisfatto, chi ancora no... si affretti ad accaparrarsi Atlas (e tutto il resto della loro discografia)!!!
[Albero Musso]



AweWound - Vultures


Label : Search and Destroy Records
Year : 2012
Genre : Metalcore/Alternative Metal
Sentence : Epic, fucking, WIN [7.5]

Hanno vinto, vaffanculo agli Haters, vaffanculo ai puristi del Death Metal, ai puristi del Metal in generale e di chi disprezza una cosa soltanto dalle targhette. Gli AweWound sono : Liam Cormier (Cancer Bats) Matthew Tuck ( Bullet For My Valentine) Mike Kingswood (Glamour Of The Kill) Joe Copcutt (Rise To Remain) e Jason Bowld (Pitchshifter) .
Cosa ci propone quindi questo super combo? Si prendono influenze da tutti i gruppi dei rispettivi membri e li si mischia in una formula ovviamente vicina la Metalcore, ma alto là a definirlo il classico metalcore. Post Apocalyptic Party è una composizione molto panteriana e che vive di un ritornello hardcore melodico da pelle d'oca, una bomba atomica. Cold invece è il singolo rock/metal con il ritornello bello caldo e vincente, banale nella sua composizione ma vincente perchè pregno di buone idee.
Exochrist invece ci propone la versione più targata Bullet degli AweWound con un po di buona autocitazione nell'inizio ma che col passare di minuti si trasforma in un mid tempo in pieno stile In Flames.
Collide si presenta come l'acme, l'assoluto, l'episodio vincente, la teatralità posta sulla canzone è veramente notevole, l'uso dei synth non ha del riempiticcio ma sfrutta l'asse ritmico creato tra tutti gli strumenti. Una buona marcia in stile 30 Seconds to Mars ( di quelli vecchio stile) che si fa notare per la grande interpretazione di Liam Cormier.
Cosa c'è di Cancer Bats allora? Destroy,Victim Of The System e Burn Alive (anche se leggermente più thrasheggiante) e in queste la figura di spicco del combo è sempre il caro Liam anche se l'aiuto di Tuck in certe backing vocals risulta veramente azzeccato.
Insomma, un cd coi fiocchi che si sente suonato da 5 musicisti e non costruito a tavolino. Magari dovremo aspettare diversi anni prima di un secondo album ma in vista della qualità esposta ci si può accontentare per un annetto, via...
Un cd divertente e con belle idee, non un capolavoro ma dico a tutti che vale la pena veramente di sentirlo, sempre se non avete 30 anni ed odiate il Metalcore/Nu Metal/Alternative Metal/Cazzi vari.



Sylosis - Monolith


Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Thrash Metal/Metalcore
Sentence : Boring [5.0]

Sylosis, band troppo presto etichettata come astro nascente del Metal UK nonostante le prove sotto Nuclear Blast pare non avere i valori necessari a pubblicare cd su una grande label. La preparazione tecnica del combo è realmente eccellente, tutti gli strumentisti si comportano in modo egregio e sfornando riffing anche di difficoltà sopra la media del Thrash.
Quello che i Sylosis continuano a non riuscire a fare è staccarsi dall'alone Metallica/Machine Head delle loro composizioni, troppo derivata pare ancora la prova anche a questo giro, troppo ancora c'è da imparare. Monolith si presenta come un album estremamente complesso ed architettato a dovere, ricco di sezioni e tantissimi cambi, riff e atmosfere. Purtroppo tutta questa quantità di materiale viene veramente dosata male e sfocia nelle pessime e scialbe Fear The World,What Dwells Within, Behind The Sun e All Is Not Well, ma potrei benissimo aggiungerci The River e la title track se non fosse per un paio di passaggi da pelle d'oca. Cosa si salva di questo Monolith e perchè? Out From Below è la composizione più lunga e quella che detiene i migliori riff del cd, le migliori armonizzazioni e la migliore struttura. Peccato che non si ripetano molto alcuni bridge veramente devastanti ma sta di fatto che la traccia funziona molto bene.
Dalla 1 alla 8, dobbiamo aspettare così tanto per trovare qualcosa che possa far presa, A Dying Vine a parte l'intro e la sua successiva ripetizione è una buona canzone dal tiro cinico e grooveggiante, architettata veramente in modo sublime ne esalta la parte solista. Born Anew chiude il cd in modo canonico ma convincente, nonostante qualche richiamo di troppo ai Machine Head riesce a colpire per immediatezza e scorrevolezza.
Cosa non va quindi nelle altre tracce? I tempi del cd sono estremamente pacati per la maggior parte della sua durata, fa veramente fatica ad esplodere, i colpi che dovrebbero dare il KO ti sfiorano a malapena, non si intravede la cattiveria nemmeno lontano un miglio nei riff di Fear The World per dire. La struttura di alcune di esse poi non rende giustizia alle reali potenzialità, tante sezioni lanciate e mai riprese, staticità in certi tratti veramente inopportuna e per finire un cantato quasi totalmente inespressivo tant'è che le parti migliori del cd sono senza esso, sembra messo perchè ci deve stare ed a tratti risulta fastidiosamente copiato nello stile ai cari Machine Head.
Un dato che rende bene l'idea del cd, 4 intro su 10 sono composte da arpeggi : Out From Below, Fear The World, What Dwells Within (queste persino di fila) e poi Monolith. Un cd che offre canzoni ricchissime ed articolatissime ma che tra di loro sgomitano e rendono il risultato finale stoppaccioso non che annoiante in alcune sezioni.



Texas in July - Texas in July


Label : Equal Vision Records
Year : 2012
Genre : Metalcore
Sentence : Horrible artwork but good music [7.0]

Si sa che ripetersi spesso è una vera sfida sopratutto visto che i livelli di One Reality erano veramente da top band. Oggi i nostri ci riprovano senza la sponsorizzazione europea della Nuclea Blast ma convinti ancora della loro formula. Troviamo inalterata la formula del combo, stessi trademark ed atmosfere. Magari possiamo dire che è leggermente meno ispirato e sincero, meno studiato. Godibile in tutto il suo minutaggio ma non stupisce (colpa dell'effetto sorpresa del debutto?) come il primo fortunato cd.
La band della Pennsylvania si trova comunque in acque decisamente tranquille, nonostante il passo indietro esso non è poi così evidente e lascia buoni margini di ripresa.
Tutte le canzone con Ft. hanno dato ottimi risultati, sopratutto C4 in cui troviamo Dave Stephens dei We Came As Romans.
Un cd praticamente perfetto sotto il punto di vista stilistico, non manca nulla e nulla in più serve, sicurezze nel metalcore ce ne sono poche ma pare che i Texas in July potrebbero diventare una di queste!



Dorothy - Basta



Label: Indipendent
Year : 2012
Genere: Metalcore/Nu Metal
Sentence: Finalmente il bel tempo a Roma (8.5)

La scena italiana si sà, è sempre stata strana; il nu metal è infatti è un genere ormai obsoleto e superato da anni..ma, nonostante il pensiero diffuso, dai castelli romani, arrivano all'attacco i Dorothy.
I componenti della band castellana si presentano con un buona esperienza all'interno dell'underground romano, capitanati dal colossale Davide Caroccia, cantante dalla voce melodica e potente, capace di rappresentare perfettamente tutti i sentimenti e le emozioni che si sentono attraverso i testi della band, passando da parti vocali melodice a stacchi in scream.
Si autodefiniscono "Nu Metal", ma le influenze Metalcore sono parecchio presenti: prendiamo per esempio "Set Me Free", la traccia presenta una apertura con arpeggi in pulito, una strofa in perfetto stile Limp Bizkit, e a metà pezzo ci si scontra con un breakdown figlio dei Parkway Drive, da perfetto headbanging in slowmotion.
Le influenze della band sono notevoli, partendo dai classici del nu come Limp Bizkit e Deftones (senza disdegnare gli Slipknot, figli comunque di quell'era), ai portabandiera del metalcore Killswitch Engage, Parkway Drive e Threat Signal.
Al contrario di quello che si può pensare, i testi (rigorosamente rappati ed in italiano) trattano perlopiù di amicizia, amore e rabbia, sentimenti comuni e abbastanza diffusi tra i ragazzi che compongono la maggioranza dei fan della band: per esempio pezzi come "Basta" e "Paralleli e Catene" fanno capire quanto l'amore possa essere, nel primo caso, una cosa terribile e, nell'altro, a dir poco meravigliosa, mentre "Troppa Pressione" o "Strana Malattia" esternano sopratutto il lato rabbioso, furioso e rancoroso che molti di noi hanno dentro.
Il songwriting è semplice ma efficace, cosa gradita (che solitamente nel nu metal è totalmente assente) sono gli assoli di chitarra di Juan Pablo, mentre l'altro uomo alla 6 corde, Davide Bastianelli, si occupa perlopiù di reggere ritmiche incalzanti e incazzate.
La batteria è a dir poco mostruosa, probabilmente una delle parti più importanti del sound dei Dorothy, infatti le pelli creano una base solidissima per le ritmiche dei pezzi con un grandissimo groove, pesantemente influenzate dal metal moderno in stile Lamb Of God.
Il bello dell'album è che non esiste canzone skippabile, infatti ogni pezzo è diverso dall'altro, finita una traccia ne inizia una ancora più bella e particolare.
Insomma, gruppi come i Dorothy fanno capire quanto sia strana la scena italiana e sopratutto quanto sappia essere ricca e bella a volte.
Un consiglio spassionato che mi sento di darvi.. se capitate in zona Roma e venite a sapere che si esibiranno, fate il possibile per andare a sentirli!
Assisterete a uno spettacolo a metà tra il delirio e la perfezione, vedendo un cantante di 100 e passa kg seminudo intento a rompere specchi, prendere a cazzotti il pavimento e scendere dal palco per pogare, accompagnato da un plotone di strumentisti che lo seguono con precisione a dir poco inumana!
Non fatevi scappare il loro disco, musica del genere non esce spesso dalla scena italiana.
[Alberto Musso]



Between The Buried And Me - The Parallax II: Future Sequence



Label: Metal Blade Records
Year : 2012
Genere: Metalcore/ Mathcore/Progressive/Technical Death Metal
Voto: [9.0]

Mettiamo subito in chiaro una cosa: la prima volta che ho sentito i B.T.B.A.M. con attenzione è stata un mese fa, grazie al mio amico e bassista Gianmarco, che tra un pezzo di Marcus Miller e l'altro, mi ha fatto sentire una loro traccia.
Da quel momento è stato puro amore, infatti appena il "boss" mi ha incaricato di recensire il loro nuovo album, avevo la bava alla bocca.
Ma ora bando alle ciance!
La band del North Carolina ritorna all'assalto con questo "The Parallax II: Future Sequence", album che definire spettacolare è riduttivo.
Vi chiederete voi: "come suona?" Bene, prendete i Protest The Hero e uniteli agli Obscura, otterrete qualcosa che gli si avvicina.
Ok, come paragone fa schifo, ma è giusto per rendere un minimo l'idea.
Infatti questo disco è molto particolare, ultra articolato, con passaggi che sfiorano la malattia.
Prendiamo "Extremophile Elite": la traccia al minuto 4.24 presenta uno stacchetto di.. Xilophono!
Cioè cristo, uno Xilophono in un album del genere non me lo sarei mai aspettato, tantomeno il Sitar che attacca intorno al minuto 8.03!!!
L'album è ricchissimo di sfumature, un piccolo capolavoro mi verrebbe da dire.
E cazzo, ho preso in esempio solo una traccia! Qualcuno si sta ancora chiedendo "perchè 'sto fesso li ha paragonati agli Obscura??".. bene, prendiamo i primi 2 minuti di "Telos" e ditemi se non sembra una traccia uscita fuori da "Omnivium", ultima fatica dei 4 tedeschi! Che i Between fossero una band con i controcazzi era risaputo, ma questo album li innalza ancor più nell'olimpo del metal, grazie a parti strumentali spettacolari, senza fronzoli e che nonostante la durata, riescono ad entrare subito in testa.
Il tutto unendo le più varie influenze, dal death metal più brutale al prog di stampo Theateriano.
Come al solito i più TRVE diranno "ma il death metal con le parti in pulito non è vero death metal! buuuh!", ma io in pronta risposta dico "esticazzi!"; se non fosse per band come i B.T.B.A.M., i Periphery, i Protest The Hero, i Faceless, o i cari Meshuggah (tanto per citarne qualcuno), il metal sarebbe il genere più idiota e noioso del mondo, poichè è grazie a band come queste che la tavolozza dei colori di questo grandioso genere si fa sempre più grande e varia, rinnovandolo e rielaborandolo ogni volta grazie ai loro album.
Questo nuovo periodo che parte dalla metà dell'ultimo decennio si sta mostrando molto prolifico, e i B.T.B.A.M. stanno dando un grande mano per fare in modo che questo periodo duri ancora lungo!
[Alberto Musso]


Becoming the Archetype - I Am


Label : Solid State Records
Year : 2012
Genre : Metalcore
Sentence : God save the BTA [7.0]

Celestial Completion è probabilmente uno dei top 5 cd Metalcore di sempre non che uno dei migliori cd Metal usciti nella scorsa decade, un cd visionario e stupefacente che faceva delle ritmiche Blues e Jazzy il suo punto forte, sapeva cogliere l'attimo con dei suoni di Synth stupendi e molto teatrali, deviava improvvisamente con strumenti non consoni, dalle trombe al Sax ed inoltre mostrava una interpretazione vocale da 1000 e lode. Ma è il passato, i membri fondatori se ne vanno e lasciano il povero Seth a guidare la barca dei BTA. Assoldati membri di band minori e locali e sopratutto sempre di profilo Cristiano il nostro caro si cimenta nella scrittura del quinto capitolo discografico della band. I risultati? Diciamo che l'ultimo cd è stato in gran parte merito suo e quindi alcuni degli stili si sono congelati e mantenuti. Per cui troviamo un File Rouge con Celestial Completion ma molto meno rispetto i primi 3 (essenzialmente più grezzi e metalcore US).
I AM quindi che cd è? E' un gran bel cd che riesce a trovare una sua via senza snaturare il sound della band ma andando a parare verso strutture più easy e meno progressive. Ci troviamo difronte dei BTA molto Metalcore e per niente sperimentali, i synth fanno da contorno e anche la ballata singola non regge il confronto con quella del passato. Meno ispirazione ,si, senza ombra di dubbio anche perchè le teste che pensavano erano in più e i vecchi componenti era tecnicamente più preparati, l'assenza che più si sente è quella di Jason Wisdom che ricopriva il doppio ruolo di voce e basso, qua le clean vocals sono drasticamente ridotte e da quello che mi pare di sentire è proprio Seth l'autore di esse. Un impoverimento musicale che però non danneggio la qualità media del cd che con canzoni quali The Sky Bearer e The Sun Eater può sicuramente dirsi ancora molto avanti rispetto le tante band metalcore che girano oggi giorno ma il voto deve essere raffrontato anche col cd precedente (che prese 8.5). E' un 7 fasullo da un certo punto di vista poichè gli amanti del Metalcore sapranno sicuramente trovare in esso uno dei migliori cd dell'anno ma se posto ancora a confronto con il predecessore perde miseramente. Un'altra cosa da aggiungere è

l'immagine immutata dei ragazzi che nonostante i cambi si conciano e vestono sempre in stile "bravo ragazzo di campagna". Se alla domanda "il miglior metal cristiano è ancora loro?" pensiate io risponda di si, ebbene avete ragione, poche seghe mentali, sanno ancora il fatto loro!



Miss May I - At Heart


Label : Rise Records
Year : 2012
Genre : Metalcore
Sentence : Too Much Songs [6.5]

Dopo un po' basta no? Per quanto mi riguarda le prime 4 canzoni di questo At Heart sono da Oscar, perfette, ineccepibili e personali, forti di melodie intelligenti e buoni breakdown. Dopo ciò ,per me, si è fatto il grande errore di perseverare, le seguenti 9 tracce, si, avete letto bene, sembrano veramente eccessive messe difronte alla varietà ed alla qualità proposta. Sarebbero bastate canzoni 3-4 in meno far alzare il lavoro di almeno 1 punto ma è difficile mantenere alta la tensione per tutto il cd non che l'attenzione perchè dopo il 14esimo breakdown uno ne ha le palle piene no? Ed un cd che finisci a stento non è un gran cd.
La band però si conferma, e questa è la nota più importante, nati e dati come meteore si sono saputi conquistare il proprio mercato con sudore e talento e va dato atto ai ragazzi di sapersi mantenere sempre a galla non che di dimostrare sempre freschezza nella propria musica. La maturità si misura anche su questo settore.
Testa in spalla e chitarre thrasheggianti mai troppo Hardcore, a noi i Miss May I ci piacciono così.



For Today - Immortal


Label : Sumerian Records
Year : 2012
Genre : Metalcore
Sentence : Not for Tomorrow [6.5]

Trai maggiori esponenti del Metalcore filo Metal-Hardcore, i For Today se ne escono a due anni di distanza da Breaker con Immortal.
I For Today sembrano sempre più convinti che l'Hardcore sia la scelta giusta e lasciano le lunghe scale armoniche metalcore a poche canzoni, il finale tagliente ed accattivante di My Confession ne è la prova come d'altronde una maggiore presenza di ritornelli improntati su uno stile Melodic Hardcore. Il gruppo comunque dimostra sempre una maturità invidiabile dietro gli strumenti, perfetti padroni dei propri mezzi e buoni interpreti. Breaker d'altra parte risulta ancora più completo e maturo ma segna un punto d'arrivo per i "vecchi" For Today ed un punto d'inizio per quelli "nuovi". Se poi lo confrontiamo col primo Ekklesia ci accorgiamo in modo netto come le dosi di metal siano drasticamente diminuite.
Si può benissimo dire che c'è una parte dei For Today sempre meno metal ed un'altra che è rimasta tale.  Band in stato di transizione ma rigorosamente fedele ai trademark del genere. In attesa del prossimo passo.



Reflections - The Fantasy Effect


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Djent/Metalcore
Sentence : Good Pusher [7.0]

In America è noto oramai che il Djent abbia soppiantato il Deathcore nell'ultimo anno e dopo un dominio di 6 anni ha lasciato definitivamente il trono del trend USA. Realtà come i Reflections sono il sintomo di perfetta salute della scena, la band è indipendente ma la qualità compositiva e studio è altissima, questo conferma quanto le band puntano su se stesse. Prende un po di virtuosismi alla The Human Abstract e qualche riflessione più Periphery in alcuni stacchi, marcatamente progressivi in alcuni frangenti e totalmente monocorde in altri. L'ottima varietà è il punto di maggior forza del combo statunitense, una capacità di non ripetersi non comune, una grande abilità nel non ripetere in generale niente nelle proprie strutture, intervallare suite con momenti ambient elettronici, catturare il momento adatto per fare aperture melodiche. La band è linfa grezza senza un sound definito ma ha tante strade davanti su cui incamminarsi e siam sicuri che basterà sceglierne una per ritrovarci davanti ancora ottimi lavori, di livello si spera maggiore rispetto The Fantasy Effect.
Se volete puntare 100 euro su un nome che diventerà grosso puntate sui Reflections.



The Korea - Chariots of the Gods


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Metalcore/Djent
Sentence : Mother of Gods [8.0]

Si, dai, voi un debutto così non lo farete nemmeno nel momento di maggiore grazia spirituale, paghereste per scrivere una canzone di questo cd.
Appello rivolto a tutti coloro che credono di poter sfondare nel Djent semplicemente perchè fanno Djent.
I The Korea vengono da San Pietroburgo e tutto il loro cd è scritto in russo, lingua improvvisamente diventata versatile ed abile per il genere, il cantante riesce a destreggiarsi bene e a creare ottime atmosfere, sublime interpretazione, specialmente in Waterline (si le ho tradotte) e  I Understand What You're Waiting For, la migliore del cd.
Bellissimo l'incrocio tra un certo rock alla 30 seconds to Mars e la freddezza Djent in stile Periphery, la proposta dei The Korea è riconoscibilissima sin dal primo atto, dalla prima canzone e dal primo minuto.
Hanno tanti punti su cui poter evolvere, atmosfere orientaleggianti, ritmiche deathcore, spunti melodici e progressioni, insomma, un gruppo che ha un potenziale veramente alto e che ha conquistato già dal primo atto.
Quando il talento non è acqua.



Between the Buried and Me - "Telos" (OFFICIAL)


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