Kreator - Phantom Antichrist


Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Speed/Thrash Metal
Sentence : The Big One [6.5]

La storia dei Kreator è una di quelle da raccontare ai propri figli. Dopo il passato difficile degli anni 90 la band ha progressivamente rincominciato a trovare nuovi stimoli, da Enemy of God i crucchi hanno ripreso in mano il thrash granitico e potente di cui si erano fatti principali interpreti. Con Hordes of Chaos invece la band spostava il baricentro verso lidi più melodici con un riffing più arioso e un maggior numero di cori. In questo Phantom Antichrist si può dire che i Kreator prendono una svolta ancora più marcata. La band abbraccia totalmente uno stile più Heavy/Speed lasciando il thrash metal a poche canzoni. La massiva presenza di cori è un elemento che contraddistingue questo lavoro da qualunque precedentemente fatto . La band trova un nuovo sound, si reinventa e vince. Il riffing armeggia soluzioni più tecniche (notare il miglioramento progressivo della band negli ultimi 3 lavori) e aumenta l'arsenale di soluzioni in maniera spaventosa, le armonizzazioni ancora una volta svolgono un ruolo importantissimo nei ritornelli (title track e Victory Will Come su tutte).
La band si lascia sfuggire anche qualche incursione puramente classica con un paio di intro in chitarra acustica e una finale Until Our Paths Cross Again composta come una semi-ballad, si vede anche nelle scale scelte l'intento di migrare verso territori meno duri ma comunque energici.
Petrozza è ispiratissimo e svolge bene come non mai la parte interpretativa del cantato, vuoi anche perchè il riffing gli permette di andare a parare in lidi fino ad ora sconosciuti per i nostri.
Purtroppo è molto altalenante come lavoro, anche dopo la title track Death To The World non riesce a mantenere quei livelli ed anzi scende, come d'altronde tutto il cd. E' un classico da diversi anni il fatto che i cd dei Kreator non viaggiano mai sugli stessi livelli della title track.
Death To The World sarebbe da buttare se non fosse per l'assolo, poco riuscite anche Civilisation Collapse, Your Heaven, My Hell e The Few, The Proud, The Broken. Ottimo lavoro invece su Until Our Paths Cross Again, Victory Will Come, United In Hate, title track e From Flood Into Fire dove la breve parte in clean vocals fa venire la pelle d'oca, stupenda.
Questi almeno sono i miei pareri, a voi la degustazione di questo rosso d'annata.



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