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Circles - Infinitas


No dai,non si fa cosi.Non potete fare capire cosi palesemente,che siete una band da EP.
Poveri Circles.Mi aspettavo un grande album da voi e,invece ,siete caduti nel djent più anonimo e imbarazzante.Peccato.
Il primo EP,”The Compass” aveva fatto rizzare le orecchie a tutto lo scenario djent con il suoi groove catchy e le melodie sognanti,e ovviamente ci si aspettavano gran cose da questi australiani.Adesso arriva il primo album “Infinitas” e,le alte aspettative,vengono spazzate via sin dal primo ascolto.Una vera delusione.Riff già sentiti dai Periphery,dai Monuments e da non so quante altre band,melodie che non riescono ad essere propriamente tali,una produzione che non rende giustizia alle chitarre.Non vi sto nemmeno a dire quali riff sono palesemente copiati perché,sono talmente tanti,che farei fatica ad elencarli.Scoprite anche la spudorata copia di un riff di New Millemium Cyanide Christ dei Meshuggah in “Responses”,cioè vabbè cose proprio imperdonabili.Il cantante poi,ha tentato di accentuare certe componenti growl,fallendo miseramente in quanto,non c’entrano veramente niente con il loro stile.
Si capisce subito che si farà fatica ad arrivare in fondo alla tracklistanche se,le tracce che raggiungono la sufficienza,sono state scelte (apposta?)come singoli per presentare l’album.
“The Compass”,invece, era brillante,energico ed emotivo cosa che “Infinitas” non di degna nemmeno di rasentare.Se questo album fosse uscito un paio di anni fa,forse avrebbe avuto qualche possibilità di far risuonare il nome “Circles” nello scenario djent,ma niente.
Davvero un gran peccato.M’avete deluso.Con voi non ci parlo più.Non avete retto il peso di un full-lenght. Tornate a fare EP.

Year:2013
Genre:Progressive/Djent
Record Label:Basick Records
Sounds Like:Corelia,Skyharbor
Reviewed By:Francesco Tinella
Mark:5.5/10


Vildhjarta - Thousand Of Evils [EP]


Oscuri e taglienti.Nessuno riesce a proporre questo mix di groove meshugghiano e ambient tranne che i Vildhjarta,giovanissima band svedese,pioniera insieme a TesseracT,della tanto amata e odiata corrente musicale “Djent”,figlia dei Meshuggah e dell’album “Nothing”.
Li avevamo lasciato con l’eccellente debutto “Måsstaden” del 2011,uscito sotto Century Media,label che,da un paio d’anni a questa parte,sta accogliendo sotto il proprio tetto,tutti i maggiori esponenti di questo neonato genere,come Tesseract,Monuments e Periphery.
Il debutto,permise alla band di avvalersi del titolo di migliore band emergente dell’anno da parecchie riviste e siti metal e,di conseguenza,si cominciò a tenere d’occhio questao giovane e promettente gruppo svedese.
Band quasi di culto tra gli amanti del genere,con la parola THALL come un motto  messo in circolazione dalla stessa band fin dagli inizi della sua carriera musicale con l’EP “Omnislash”,creato per descrivere il proprio genere musicale.
Dopo “Måsstaden”,cominciò a circolare sul web una frase:”Thousand Of Evils”.Un album?Un EP?Una canzone?
Subito dopo,piccoli teaser che mostravano nuovo materiale,apparvero su Youtube facendo crescere in modo esponenziale la curiosità per questa nuova release.Poi arrivò la conferma:”Thousand Of Evils”sarebbe stato un EP di 8 tracce.Fu cosi che il nuovo pezzo estratto dall’EP,”Dimman” venne rivelato e,al contrario di quanto ci si aspettasse,si presentò come una canzone in versione acustica del caratteristico “THALL” proposto dai Vildhjarta.Io,personalmente fui incuriosito in maniera enorme e,onestamente,fui anche un pò dubbioso sulla qualità dell’EP.
Poi ascoltai per intero “Thousand Of Evil” e,le mie orecchie,eiacularono.La prova del 9 per i Vildhjarta,è stata ampiamente superata.L’EP è fino ad ora,insieme ad Altered State dei TesseracT,uno dei migliori concentrati di musica djent del 2013.
C’è groove,atmosfera,breakdown a dir poco memorabili e originalissimi,sperimentazione e nessuna paura di proporre quello che i Nostri hanno ben chiaro in mente.
Tutto l’intero Ep è degno di nota:un continuo fluire di ottima musica che non lascia mai spazio alla monotonia e alla banalità.Produzione  sempre a cura del chitarrista e compositore principale Daniel Bergström,al pari dei più moderni studi di registrazione con un tocco cupo sulle chitarre secondo me voluto apposta per accentuare la componente “oscura” del disco.
I due cantanti,si alternano in modo molto ben misurato,introducendo anche delle clean che non guastano assolutamente la furia dissonante proposta dalle chitarre.
Una grande e piacevolissima riconferma,superata a pieni voti, da una delle band del panorama moderno che ha veramente qualcosa da trasmettere e da esprimere e che con questa piccola nera ma preziosa gemma ce ne da la prova definitiva.
THALL

Year:2013
Genre:Djent/Progressive/Ambient/THALL
Label:Century Media records
Sounds Like:Meshuggah,Ion Dissonance
Reviewed by:Francesco Tinella
Sentence:7.5/10


Humanity's Last Breath - Humanity's Last Breath


Year:2013
Genre:Djent/Deathcore/Progressive
Record Label:RogueRecords America
Sounds Like:Vildhjarta,Ion Dissonance
Reviewed by:Francesco Tinella
Sentence:Heaviness is the way

Riguardo l’uscita dell’omonimo album degli Humanity’s Last Breath,la label della band,dichiara in maniera molto modesta:“Just gonna say this once:the new Humanity's Last Breath IS the best metal album that will come out this year.Don't believe me? Then LISTEN.
It is better than ANY album ANY mainstream band or major label act will put out.”
Beh,ho ascoltato e non è assolutamente il miglior album metal dell’anno,ma nemmeno l’album metal più brutto dell’anno.
Nati come una band Technical Deathcore,gli HLB hanno pubblicato 2 EP davvero niente male,che mi hanno fatto avvicinare parecchio alla band fino a desiderare con tanta ansia questo debut..Sapevo che il sound della band era stato radicalmente sostituito da un approccio molto djent ,groove e dissonante come quello adoperato dai Vildhjarta,la cui influenza si nota fin dalle prime tracce.La cosa non mi dispiacque affatto,in quanto amo i Vildhjarta ma,a dir la verità,ho provato un pò di dispiacere nel constatare che avevano abbandonato quell’ottimo deathcore che padroneggiavano.Ne è la prova la perfomance per la canzone “Righteous Death” del batterista Buster Odeholm,discepolo di Peter Wildoer,finita su Sickdrummermagazine.com.
Il disco,registrato in maniera completamente casereccia da  Buster,risulta letteralmente PESANTE.La produzione è nitidissima,curatissima e monolitica anche se,le chitarre,in qualche punto del disco mi sono sembrate come se fossero campionate…poi boh!
La formula musicale proposta della band,gira intorno a groove,breakdown,dissonanze e growl.Punto.Da premiare,c’è la fantasia di alcuni riff a dir poco tuonanti ma per il resto,fa capolino l’elemento che fa abbassare drasticamente il voto finale:la monotonia.
Infatti,se ad un primo ascolto,il disco potrebbe sembrare qualcosa di sensazionale,complice la produzione,i riff serratissimi ed  il groove perpetuo,dopo un ascolto attento,l’album,a tratti,fa sbadigliare.
Attendendo l’EP dei Vildhjarta,il debut degli Humanity’s Last Breath,è un ottimo antipasto da gustare sperando che in futuro,questa band dalle ottime potenzialità,possa stupire con un lavoro ugualmente pesante ma molto più dinamico.

MARK:7+

Element Of Chaos - Utopia


Year: 2013
Genre: Progressive Metalcore, Djent, Crossover
Record Label : Independent
Sounds Like: Protest The Hero, Periphery, Born Of Osiris
Reviewed by: Alberto Musso
Sentence: Muffin Killers

Dritti dritti dalla periferia romana, arrivano gli Element of Chaos, giovane band che pianpianino tra un live e l'altro, nel giro di qualche anno ha iniziato a farsi un nome.
Questo nuovo "Utopia" è il loro primo full-lengh, una semplice "cernita" dei pezzi sfornati in questi 6 anni di attività live, rivisti e perfezionati.
Le influenze della band sono evidenti, si sente benissimo il peso della nuova ondata di prog moderno/djent e deathcore.
Le tracce nel complesso non sono male, l'unico problema è che il disco pecca seriamente di una produzione che non è niente di particolare, e la cosa colpisce sopratutto la voce, molto "secca", "asciutta", che non risulta affatto incisiva.
Ma nonostante questa (grave) pecca (a quanto pare "voluta" dal gruppo poichè volevano mantenerla più "pura" possibile, contrariamente a come fanno spesso tante altre band), il disco fila liscissimo una traccia dietro l'altra, notevoli sopratutto "The butterly effect", "Utopia" e la fantastica "Muffin Killer", che mostra il lato più ironico e "folle" della band, che mischia passaggi tipicamente Mathcore/hardcore a degli stacchetti vagamente jazz e palesemente scherzosi.
Quindi, salvo questo "problema" della produzione, Utopia è un disco niente male, considerando comunque che i ragazzi cercano di proporre uno stile che nella zona da cui provengono non viene preso molto in considerazione.


Voto 6.5/10



Soraya's Fallacy - Ages In Ashes


Year:2013
Genre: Metal/Djent
Record Label: Unsigned
Sounds Like: Veil Of Maya,Elitist
Reviewed:Francesco Tinella
Sentence: Ages Of Clones

Ormai si sa:le band che portano avanti il djent propriamente detto,sono pochissime. Periphery,TesseracT e Animal As Leaders,nonostante appartengano allo stesso filone musicale,propongono un djent estremamente personale e distinguibile.
Ma non dimentichiamoci di loro,per favore.Non dimentichiamoci dei Meshuggah.
All’ombra dei creatori di questo “genere”,una caterva di band ha cercato di proporre una musica che non era altro un clone musicale (mal riuscito) del classico suono onomatopeico djentoso di una 8 corde.
I Soraya’s Fallacy,purtroppo,rientrano in questa categoria.
Ma oltre al classico djent stereotipato,in questa band canadese,si nota la preponderante presenza dei Veil Of Maya.Un bene o un male?
Beh,diciamo una via di mezzo.E’ la loro influenza infatti a “spezzare” la monotonia del disco.Ma non più di tanto.
La produzione è la tipica del genere,con un tono delle chitarre che si rifà appunto alle tonalità usate dai Veil Of Maya,specialmente dalla produzione Mansooriana dell’ultimo album Eclipse.
Il cantato è efficace anche se abbastanza anonimo.Nel complesso il disco,scorre uniforme per tutta la sua durante senza individuare picchi di qualità o cali di prestazioni ed è proprio questo a confermare la monotonia accennata prima.
Di certo,i Soraya’s Fallacy,raggiungono la sufficienza,premiamo la loro grinta,e rimandiamo una loro rivalutazione in un prossimo lavoro che speriamo possa essere meno “clonato” del precedente.


Mark 6.5/10



Northlane - Singularity


Year:2013
Genre: Progressive Metalcore/Djent
Record Label: UNFD/Warner/Distort
Sound Like: Erra,Mureau,Elitist
Reviewed by: Francesco Tinella
Sentence: Riconferma di grandi qualità

Essendo la mia prima recensione,sarò breve e (cir)conciso.
Aspettavo da molto un nuovo lavoro Dei Northlane,in quanto,il loro primo full-lenght, lo avevo letteralmente amato.
Dall'Australia ultimamente molte band stanno facendo sentire l'eco dei propri strumenti come ad esempio i Karnivool,Dead Letter Circus e tanti altri,ma I Northlane oltre a proporre uno stile diverso,ci vanno un po più sul pesante.Il Metalcore non è affatto il mio genere preferito,ma se ad esso ci aggiungi elementi molto progressive,atmosfere melodiche e un pizzico di djent, il risultato mi stuzzica non poco.Quindi i Northlane con "Singularity" mi hanno stuzzicato parecchio.
Una produzione molto limpida e ben adatta al loro genere,una batteria sempre in evidenza e un pattern complessivo molto fluido.
Rispetto al precedente lavoro,qui i Northlane rivelano una vena più emozionale(vedi quantum flux) che si sposa benissimo con l'impatto complessivo del disco.
Il Metalcore è in rovina ma ci sono band sempre una spanna sopra le altre che a prescindere dal genere perseguito tentato sempre di iniettare nelle loro canzoni una dose di personalità che nel bene o nel male alla fine viene sempre premiata con attenzione e riverenza.
Con "Singularity" i Northlane si riconfermano una band capace,attiva e senziente della loro potenzialità che speriamo possa solo aumentare nei loro lavori a venire.


 Mark : 7.5/10



Tesseract - Altered State


Year : 2013
Genre : Progressive Metal, Djent
Record Label : Century Media
Souns Like : Skyharbor
Reviewed by : Edoardo
Sentence : This is not Metal

Non voglio fare il rompi palle della situazione, ma si può veramente considerare ancora questa musica Metal? Metal è quella roba nata con i Black Sabbath, Iron Maiden e soci, evoluta, estremizzata, distrutta in tutto quello che poteva significare con l'avvento di una band chiamata Meshuggah. Probabilmente nemmeno loro si sarebbero aspettati di poter demolire il concetto di Metal aprendo le porte ai mondi dell'elettronica, pop e altre influenze che mai prima della band svedese, nemmeno per sbaglio,avevano toccato il genere. Persino il Metalcore dei Trivium sembra a distanza di anni molto più "true" di quanto proposto da Tesseract, Periphery e mille cloni vari.
Quindi Metal è semplicemente avere chitarre distorte? Se si, allora possiamo ancora confermare che se pur odiate il genere, i Tesseract fanno Metal. Anche se non ce ne frega un cazzo di quello che fanno però è utile cercare di capire dove porta la strada presa dalle menti, le influenze, insomma, antropologia spicciola.
Comunque, il secondo cd dei Tesseract si è fatto aspettare, cambi di line up, specialmente dietro il microfono, tante preview, assaggini, EP, singoli. Il pasto bello pronto, servito e completo ce lo mettono su Youtube e quindi non ho potuto fare a meno di mettere in play tale video più e più volte.
Innanzitutto è un cd organico, forse omogeneo a tal punto da poterlo considerare come un'unica immensa traccia suddivisa in capitoli. Canonicamente non si sposta da quanto fatto in precedenza, sono più maturi, molto meno matematici, molto più melodici...molto Skyharbor...Anche se è facile intuire chi ha influenzato chi.
I 50 minuti saziano, completano il giro e non sembrano inaccessibili, molte parti è ovvio vanno assimilate con pazienza ma se preso come dicevo io, tutto d'un fiato, come una unica traccia, senza lo stancante stress di ricordasi ogni traccia di nota in nota, Altered State regala grandissimi momenti d'enfasi. O'Hara non fa rimpiangere Tompkins, si, in diversi tratti ci sento un po' di manomissione a livello di studio con una voce un po' "compiuterizzata" ma si tratta di pochi tratti. Ottima la trovata non più rivoluzionaria ma sempre vincente del Sax.
Se proprio vogliamo fare i precisi il singolo Nocturne ed Ecplise non che Singularity e Calabi Yau (non me la sono inventata) regalano i momenti più confortanti e vivi del cd che mai punta all'offendere, accarezza lievemente i momenti più duri per tornare sempre sui propri passi. Nonostante una produzione veramente potente che esalta il basso e magari un po' troppo il rullante l'atmosfera palpabile è riflessiva e distensiva, emotiva e catartica in ogni suo passaggio.
I Tesseract hanno distrutto il concetto di riff, hanno disintegrato qualsiasi prassi di "struttura" e regalato ancora una volta un gran CD.Instancabile ed imperterrito sono sicuro che la creatura regalerà ai fan ancora momenti di grande gioia. A differenza dei Periphery che si in se hanno concetti di struttura, riff, ritornelli, assoli ecc i Tesseract tendono a farne a meno essendo classificabili essenzialmente come una band Progressive e basta, Metal? Ma si dai.
Il processo di implosione della macchina inglese è veramente un fenomeno da seguire con ansia ed angoscia, trepidanti aspettative e sogni. Come sapranno distruggere i concetti musicali che per ora abbiamo avuto nel futuro? Già oggi sembrano molto più vicini per come intendono la musica agli ultimissimi Cynic che al vero e proprio Djent, quindi più che una band sono una creatura in evoluzione che va studiata e seguita poichè è forse da qua che passa il futuro di quello che noi oggi ci ostiniamo a chiamare Metal.


Mark : 8.5/10



The Nortern - Imperium


Year : 2013
Genre : Progressive Metalcore, Djent
Record Label : Independent
Sounds Like : The HAARP Machine, Contortionist, Periphery without Growl
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Nice work

Di certo nel panorama musicale creato dal Djent non mancano adepti più o meno bravi e competenti, tutti strumentisti paurosi e grandi menti alla fine dei conti. In molti si dilettano a mischiare sonorità più elettroniche con quelle che alla fine dei conti sono basi di chitarra e non veri e propri riff e giri.
I The Northern sfogano con questo Imperium una voglia di esprimere le proprie capacità molto evidente, più che il lato emotivo, più che la rabbia, più che qualsiasi cosa la prima cosa che questo Imperium mostra è la bravura tecnica del combo, anche del cantante che andando solo in growl dimostra un fiato decisamente prepotente con lunghi vocalizzi senza interruzione.
Da Alpha a Midori le componenti strumentali hanno la meglio, sezioni con synth e magheggi vari sono praticamente la base della loro proposta, se a questo uniamo poi chitarre sempre più tappeto che attori il risultato potrebbe finire nell'autocompiacimento dell'artista che ha creato l'opera e per larga maggioranza del tempo è così.
5 Purgatory e il risultato poteva essere un capolavoro, troppe pippe, poca concretezza.


Mark :6/10



Fallujah - Nomadic [EP]


Year : 2013
Genre : Progressive Deathcore
Record Label : Unique Leader Records
Sounds Like : Vaura, Cynic, Contortionist, Vildhjarta
Reviewed by : Edoardo
Sentence : A dramatic Sleep...

Beh, sarò curioso di vedere durante il tour US con i Suffocation la faccia dei fan Old School agli echi dei sempre più Djent Fallujah. In luce dopo un primo album decisamente entro i ranghi del Deathcore più tecnico e arzigogolato la band pare voler puntare sempre più sulle mode del momento accostando le loro atmosfere all'ambient puro e duro. Tutto questo vuoto lasciato tra gli schemi di una canzone e l'altra, 3 di cui una praticamente vuoto in se, Silent dal nome stesso si erige come spettro di quello che nessun ascoltatore del genere vorrebbe mai sentire.
Troppi Synth, poca energia, pochissima voce, nemmeno uno stralcio di cattiveria, come un cavallo sedato la macchina da guerra oramai diventata ex, un militare in pensione diciamo, dal nome Fallujah stanzia in riva alla desolazione. Il vuoto presto incomberà e si troveranno difronte, sia per una fama da cattivi sia per una etichetta molto poco avversa a certe sonorità, a dover sloggiare e farsi indipendenti se non che la Sumerian Records li preservi dall'anonimato dandogli un ceffone per svegliarli.
Sarò tornato da una giornata un poco dura ma qui gli sbadigli si susseguono all'infinito, vedete un po' voi se riuscite ad apprezzare meglio.


Mark : 5.5/10




Astral Display - Prometheus


Year : 2013
Genre : Mathcore/Djent
Record Label : Indipendent
Sounds Like : Periphery, Tesseract, Meshuggah, Textures, Monuments, Volumes, Mnemic
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Fotocopie

Da Mosca arrivano i paladini del Djent più freddo del pianeta, non musicalmente parlando eheh.
Gli Astral Display sono un bel gruppetto che ha in se le perfette doti tecniche e vocali per fare ottimamente il genere, quello che li frena è una totale scopiazzatura di tutto l'operato. Impossibile che non vi vengano in mente i Periphery o gli Mnemic, per non parlare degli ultimi arrivati Skyharbor e i Tesseract, band accomunate da Mr. Tompkins e anor di cronaca questa band possiede un cantante che ha le palle quadrate per emulare in degno modo La voce del Djent.
Prometheus in poco più di 28 minuti diverte e fa passare bene il tempo, tutti i secondi a disposizione sono sfruttati per il meglio e anche l'ispirazione è ad alti livelli.
Come dicevo c'è il freno a mano in alcuni tratti poichè è troppo marcata l'influenze di una o dell'altra band, mi verrebbe da dire che gli ultmissimi Mnemic sono la band più vicina per il sound proposto a questi Russi.
Beh, un piacevolissimo intermezzo tra un disco dei Periphery ed un'altro...


Mark : 6.5/10



The Tony Danza Tapdance Extravaganza - Danza 4 - The Alpha/The Omega



Year: 2012
Label: Black Market Activities
Genere: Deathcore/Djent
Voto: [9.0] (REST IN PEACE)

I Tony Danza sono tornati!... Anzi, lo erano..
Infatti subito dopo la pubblicazione di questo nuovo e magnifico album, a 2 anni di distanza dal fantastico e leggendario "Danza 3 - The Series Of Unfortunate Events", la band ci ha annunciato l'evento più sfortunato di tutti, ovvero il loro scioglimento.
A testimonianza del termine della loro carriera, i 4 ci hanno lasciato un "testamento musicale" che mette invidia a un buon 90% del materiale deathcore/djent uscito e creato fino ad ora.
Dimenticate le atmosfere semi-grindcore presenti nel suo predecessore, "Danza 4 - The Alpha/The Omega" è stato battezzato nelle acque del Post-hc, donando una incredibile cupezza al sound già malvagio e oscuro della band.
Josh Travis (conosciuto anche come "il cugino grasso di Tosin Abasi") continua a macinare riff carichi di cattiveria sulla sua 8 corde ibanez, e il suo lavoro con i Glass Cloud ha avuto un certo impatto sullo stile delle composizioni di questo nuovo album, infatti si nota un sound più "delicato", ricercato, meno cacofonico rispetto a quello dei lavori precedenti.
Il disco presenta 12 canzoni, pura furia e riflessione, musica da disadattati e per persone che odiano il mondo, pezzi come "Rudy X3" su quanto le amicizie a volte possano rivelarsi delle trappole, o la brutale "Hold The Line" dedicata alle famiglie e a tutti i militari della "U.S. Airforce" con estratti di comunicazioni radio militari e discorsi del presidente Obama, fanno capire la totale maturità ormai raggiunta dalla band.
La strumentale "Death Eater" ci prepara alla perfezione a "Canadian Bacon", dove in certi tratti sembra di sentire un pezzo degli Emmure sotto steroidi, fino a giungere a "Paul Bunyan And The Blue Ox", puro pezzo Deathcore/Djent, con tanto di stacchetto in pulito che ci fa pensare di aver terminato l'ascolto di cotanta distruzione, di cotanto macello, di cotanto dolore, ma che invece serve solo a farci capire che, invece, siamo appena arrivati al dolce di questa enorme cena che la band ci sta offrendo..
Infatti "Disconnecting Pt:1" e "Disconnecting Pt:2" ci introducono all'ultima parte del disco, dove la band sembra ritrovare la brutalità dei loro primi lavori, grazie a pezzi come "This Cut Was The Deepest" e a quello che probabilmente è il miglior dell'album, la titletrack "The Alpha / The Omega", dove troviamo ospiti Alex Erian degli Obey The brave e Phil Bozeman dei Whitechapel, che qui ci offre una prestazione a dir poco spaventosa (roba che MAI sentiremo nella sua band!), dove il suo incisivo e bastardissimo growling ci fa tremare, riesce a contorcerci le budella e, allo stesso tempo, riesce quasi a commuovere.
La titletrack conclude l'album purtroppo...
I TTDTE non potevano lasciarci un testamento migliore, questo album è probabilmente uno dei migliori prodotti del mercato estremo di quest'anno.
Io so solo che, una volta tolte le cuffie e dopo aver realizzato che i Danza non torneranno più, mi sono scese le lacrime.
[Alberto Musso]



The Algorithm - Polymorphic Code


Label : Basick Records
Year : 2012
Genre : ????
Sentence : Fuck Metal [8.5]

Remi Gallego ha forse messo in luce uno degli antri più oscuri di alcuni metallari nel mondo, già odiati essi per ascoltare metal impuro come Djent e Mathcore, questi verranno ancora più discriminati nel momento in cui si faranno paladini di Polymorphic Code. Polymorphic Code non è un cd per tutti, può essere un cd per il vicino truzzo, non per un metallaro fan dell'Heavy Metal. Lasciate a casa gli stereotipi, solo un po di chitarra non fa di questo un album rock o metal, per carità, lontano anni luce. E' un cd di musica elettronica che si avvicina per il modo di essere concepita alla Dubstep ma che nelle sue strutture ritmiche richiama appunto il Djent. Inclassificabile per lo più, musica non da discoteca ma per rilassarsi, magari da mettere quando si studia, è quindi inclassificabile anche l'uso. L'ascolto va fatto tutto di un fiato, vanno assaporate le sfumature e i cambi timbrici, le evoluzione più acide e i passaggi al limite del noise.
Non c'è spazio per ripensamenti, o si ama o si odia, non si possono scrivere parole ambigue a riguardo, gli haters possono dire giustamente quello che gli pare ma se questo cd ha una branca di pubblico amante dei Periphery un motivo ci sarà, ci sarà pure un motivo per cui le denominazione di origine controllata e protetta del classico "metallaro" non sono più attendibili, ci sarà un motivo per cui erano presenti all'Euroblast di quest'anno? Hanno pubblico, ed hanno un pubblico metallaro. Bravo Remi Gallego a farci scoprire la musica elettronica d'autore, no remix, no cover, questa è musica, CIAO.
Ps : il suo live drummer è il batterista dei Monuments



The HAARP Machine - Disclosure


Label : Sumerian Records
Year : 2012
Genre : Modern Metal/Djent/Progressive
Sentence : Conspiracy in Silence... [7.5]

L' HAARP http://www.haarp.alaska.edu/ è per tutti un centro di controllo elettromagnetico e spaziale che ha sede in Alaska. Controlla la ionosfera e i cambi climatici, un bollettino meteo particolare, registrare aurore e da informazioni riguardo lo scudo magnetico terrestre. Per i complottisti è la macchina usata dagli Illuminati per controllare il clima del mondo ed influenzare quindi i mercati mondiali, un'arma usata per creare tempeste e terremoti e tramite le scie chimiche alterare l'atmosfera e quindi le sinapsi nervose del nostro cervello inalando questa aria "artefatta".
The HAARP Machine per gli appassionati di musica metal moderna è invece un'altro gruppo da tenere fortemente d'occhio, si son fatti desiderare tramite video e promo dal 2009 e solo nel 2012 è arrivato il cd.
Mi aspettavo di più di 33 minuti di musica ma tant'è che la qualità non delude. Fortemente ispirati da Veil of Maya, Born of Osiris e The Human Abstract il loro sound però si particolarizza per un uso di melodie più orientaleggianti e space, synth meno invasivi rispetto i Born of Osiris ma sicuramente più incisivi e curati. La finale Machine Over è l'unica in cui le tastiere vengono poste in primo piano e comunque il risultato è eccezionale. Pleiadian Keys e The Escapist Notion le migliori del cd ma tutto il resto non è da meno, la quantità di ritornelli vincenti e facilmente memorizzabili è veramente elevata, non si fanno prendere la mano dai cambi ma lasciano che la melodia si assimili e diventi omogenea, un tutto bel amalgamato con niente che stona.
Il cd infatti non ha praticamente nessun difetto se non la brevità, trascurabile se guardiamo la qualità.
Un cd veramente coi fiocchi, produzione perfetta, chitarre e batteria hanno un'ottimo sound e la cura dei suoni in generale è meticolosa e puntigliosa tale che ogni nota di chitarra si faccia ben distinguere, l'effettistica usata è di alto livello e il lavoro dietro la consolo meritevole di un plauso.
Possono già puntare su una sicura e ferrea personalità senza inventare niente ,e magari lasciando intravedere un po troppo le influenze dei loro idoli, ma tant'è che siamo al primo cd e son sicuro che sapranno riservarci nuovi emozionanti capitoli.



Deathmole - Advances



Label: Indipendent
Year : 2012
Genere: Djent-ProgDeath
Sentence: ha le capacità ma non si impegna, (cit.) [5.0]

Ormai si è capito, il nuovo decennio è dominato dal djent, genere tanto amato dal sottoscritto e, allo stesso, tempo tanto odiato.
è facile infatti notare come le band di questo genere stiano spuntando come funghi, e i Deathmole non fanno eccezione.
La band (anche se sarebbe più corretto dire "OnemanBand", ma noi parleremo comunque di band) di Jeph Jacques, si propone al pubblico con Advances, album autoprodotto che offre un'oretta di Djent-Prog Death di stampo "classico"; i riferimenti infatti alle band "madri" come Periphery, Contorsionist e sopratutto Meshuggah non mancano... anzi, sono fin troppi.
Infatti l'album consiste in 51 minuti di tracce che potrebbero tranquillamente essere state partorite dalle menti di Mr. Mansoor o di Mr. Thonderdal, poichè i richiami alle band dei rispettivi chitarristi non mancano: prendiamo "Resource Crisis", dall'inizio al minuto 3.00 sembra una traccia uscita da "Nothing" dei Meshuggah, fino a quando non si evolve in un passaggio in perfetto stile Bulb, che richiama parecchio alla mente "Logical", per poi risfociare in una parte melodic death di stampo Carcassiano per certi punti, con stacchetti di doppia cassa qua e là.
Se poi prendiamo la traccia immediatamente seguente, "Ghouls", ci troviamo avanti a un pezzo in perfetto stile Monuments, anzi, sembra quasi essere uscito da Gnosis, l'ultimo album della band.
Poche le tracce che si salvano insomma, una di queste è "Corruption", di stampo parecchio prog, che delinea un minimo di stile personale all'interno della band.
Niente di esaltente comunque, alla fine si tratta di djent di stampo Meshugghiano in chiave strumentale, un po' 'na palla dopo un po'.
Purtroppo una cosa che sono in pochi ad aver recepito è che il saper usare chitarre a 7 (o ancora peggio ad 8) corde, non da in automatico la possibilità di poter sviluppare trame sonore "originali", poichè è molto facile cadere nella "maniera", ripercorrendo terreni già battuti; Jacques non è ancora riuscito a sviluppare un proprio stile, restando un epigono nell'accezione negativa del termine.
Il brutto alla fine è che le capacità ci sono, ma non c'è uno stile personale.
Maledetto e benedetto sia quel carpentiere svedese che decise di farsi costruire una 8 corde!
[Alberto Musso]

Monuments - Gnosis


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Djent/Mathcore/progressive
Sentence : 70% Static [7.0]

Anche la Century Media sembra arrendersi al Djent e promuove anche lei una realtà non più underground del genere. I Monuments vengono da Londra ed il loro background è puramente progressive, improntato sul moderno ma comunque ricordando a volte un po i cari Dream Theather, la band dimostra una discreta maturità e sicuramente un talento tecnico invidiabile ma manca di costanza. Le prime due canzoni Admit Defeat e Degenerate segnano l'apice del cd, apice che viene sfiorato poi solamente in Regenerate e Empty Vessels Make The Most Noise. Alcune uscite in Doxa e 97% Static lasciano un po l'amaro in bocca per una certa impersonalità, a volte sembrano un po smarrire il senso del proprio essere progressivi. In Denial sembrano poi prendere a piene mani dalla discografia dei Periphery.
Insomma, i cari Monuments non azzeccano proprio tutto ma bisogna riconoscere che il sound nella maggior parte delle canzoni è personale e ben riconoscibile, ricchi di idee e ben studiati i brani non potranno non piacere alla miriade di fan del djent sparsi per il pianeta terra. The Contorsionist e Periphery risultano lontani ma non irraggiungibili.



Wayfarer - Fragments


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Djent
Sentence : Matematico [6.5]

I Wayfarer decidono di lasciare alle chitarre il ruolo della "voce" poichè privi di cantante, le matematiche evoluzioni della band si susseguono senza vere soste, intermezzi di piano e momenti ambient ma son sempre boccate d'aria. I nostri sono affascinati dal mondo degli Indiani d'America e lo si rintraccia dai titoli delle canzoni come dalla copertina, un tratto distintivo della proposta. Purtroppo musicalmente parlando non c'è niente di essenzialmente nuovo e il fatto di proporre musica molto matematica non aiuta a far emergere questo EP. Purtroppo i momenti migliori sono proprio quelli non Djent e questo la dice tutta sul carattere del cd che alla lunga annoierebbe se non ci fossero sterzate in altri territori, più melodici e catchy. Fare Djent in modo strumentale è coraggioso e va dato atto ai nostri di non aver fallito ma sicuramente rimarrà una proposta di nicchia.



Reflections - The Fantasy Effect


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Djent/Metalcore
Sentence : Good Pusher [7.0]

In America è noto oramai che il Djent abbia soppiantato il Deathcore nell'ultimo anno e dopo un dominio di 6 anni ha lasciato definitivamente il trono del trend USA. Realtà come i Reflections sono il sintomo di perfetta salute della scena, la band è indipendente ma la qualità compositiva e studio è altissima, questo conferma quanto le band puntano su se stesse. Prende un po di virtuosismi alla The Human Abstract e qualche riflessione più Periphery in alcuni stacchi, marcatamente progressivi in alcuni frangenti e totalmente monocorde in altri. L'ottima varietà è il punto di maggior forza del combo statunitense, una capacità di non ripetersi non comune, una grande abilità nel non ripetere in generale niente nelle proprie strutture, intervallare suite con momenti ambient elettronici, catturare il momento adatto per fare aperture melodiche. La band è linfa grezza senza un sound definito ma ha tante strade davanti su cui incamminarsi e siam sicuri che basterà sceglierne una per ritrovarci davanti ancora ottimi lavori, di livello si spera maggiore rispetto The Fantasy Effect.
Se volete puntare 100 euro su un nome che diventerà grosso puntate sui Reflections.



The Korea - Chariots of the Gods


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Metalcore/Djent
Sentence : Mother of Gods [8.0]

Si, dai, voi un debutto così non lo farete nemmeno nel momento di maggiore grazia spirituale, paghereste per scrivere una canzone di questo cd.
Appello rivolto a tutti coloro che credono di poter sfondare nel Djent semplicemente perchè fanno Djent.
I The Korea vengono da San Pietroburgo e tutto il loro cd è scritto in russo, lingua improvvisamente diventata versatile ed abile per il genere, il cantante riesce a destreggiarsi bene e a creare ottime atmosfere, sublime interpretazione, specialmente in Waterline (si le ho tradotte) e  I Understand What You're Waiting For, la migliore del cd.
Bellissimo l'incrocio tra un certo rock alla 30 seconds to Mars e la freddezza Djent in stile Periphery, la proposta dei The Korea è riconoscibilissima sin dal primo atto, dalla prima canzone e dal primo minuto.
Hanno tanti punti su cui poter evolvere, atmosfere orientaleggianti, ritmiche deathcore, spunti melodici e progressioni, insomma, un gruppo che ha un potenziale veramente alto e che ha conquistato già dal primo atto.
Quando il talento non è acqua.



The Contortionist - Intrinsic


Label : Season of Mist
Year : 2012
Genre : Djent/Post Metal/Deathcore
Sentence : The Secret [8.0]

Non ho dubbi che la proposta dei The Contortionist diventerà un must tra gli amanti del Djent. Arrivati come appunto band di mezzo tra il Djent e il Deathcore la band di Indianapolis corre veloce e dopo 2 anni fa sbucare questo Intrinsic. Riconosciute le doti tecniche del gruppo va dato atto ad esso di aver creato un sound peculiare e personale, un Deathcore che non si lascia mai andare allo stacco pachidermico senza una ragione, un Deathcore aperto, pulito ed atmosferico, sinergico e potente, se vogliamo può ricordare qualche atmosfera di One dei Tesseract ma l'interpretazione data è maggiormente Post.
Il punto chiave del cd è appunto un modo di fare più Post rispetto a molti altri colleghi ,si matematico e ragionato, ma spesso l'arpeggiare in modo fluido e l'uso dei Synth ridà molto al quel contesto, chitarre crunchy, sezioni dilatate, momenti puramente ambient ed ipnotici. Il growl è personale ma è un punto bianco in un mare di nero, Johnatan Carpenter riesce col suo pulito a far trasparire grandi emozioni, sicuramente in stile Tompkins ma nella sua semplicità traspare un buona naturalezza, cosa che spesso viene trascurata da effettistica varia e tune up.
Il cd è lento e rilassante, ma non stancante, molto tranquillo e mai eccessivamente brodoso, psichico ed ipnotico. Un cd da mettere quando si studia o magari ci si vuole rilassare, uno dei migliori parti Djent dell'anno!


Periphery - Periphery II : This Time It's Personal


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Melodic Hardcore
Sentence : Totla Mad! [7.0]

I Periphery hanno fatto un errore da dilettanti : non hanno fatto una cernita del materiale che avevano. Avranno composto 230 canzoni e sicuramente avranno fatto una selezione ma ancora non ci siamo, c'è troppo avanzo, c'è tanto di non necessario in questa ora e 10 di musica, troppi momenti non vanno, troppi momenti semplicemente stanno li e aspetti che finiscano per la gioia del tuo apparato uditivo.
La ricerca di un certo mood progressive ha finito per sfiancare il lato tecnico che è andato bello filato nella stanza della noia, pochissimi tra l'altro anche gli assoli degni di nota (quello di Luck As A Constant è l'unico che fa piangere dalla gioia). Un po troppo incollate le parti, a volte mancano di organicità, c'è qualche riciclo qua e la durante il cd ma niente di grave. Nonostante le idee ci siano, e  pure tante, il paradosso è che finiscano per sembrare troppe.
Poi però porco di quel Dio infame ci si mette anche il cambio di sound verso un più moderno Melodic Hardcore, pochissime le virate puramente Djent. Un Melodic Hardcore personale e sicuramente innovativo, d'altronde sono i Periphery, distante dal sound del primo capitolo e anche distante dai soliti clichè del genere.
Però porco di quel Dio infame, e 2, ci stanno delle canzoni che sono una bomba, quelle che diventano Hit dell'Estate 2012 e volendo anche dell'Inverno 2012, ovvero : Ji, Scarlet,The Gods Must Be Crazy! e Make Total Destroy. Queste canzoni tengono sicuramente su i valori del cd, sopra la media mondiale, poche scuse, quando i Periphery fanno i Periphery hanno pochissimi rivali.
Oltre ad aver cambiato registro strumentale anche Spencer ha dato una bella virata alle sue coordinate andando meno nel Growl e cercando sempre di più l'emozione gay ma mai frivola, quella sugli arpeggi di Ji per farvi una idea.
Costante l'uso dei synth e di certi movimenti più Industrial, non che la solita batteria campionata, elemento se vogliamo spesso distintivo di certe atmosfere dei Periphery sono proprio certi suoni, come non dimenticare gli arpeggi di Jetpack Was Yes!
Carine per l'incedere mutevole e mai scontato Erised (anche se lavora un po troppo ai fianchi dell'ascoltatore nel mezzo della canzone) e Ragnarok (che da il meglio di se nell'apertura melodica posta nel finale) non che Luck As A Constant per l'assolo liberatorio.
Quello che però manca è, ribadisco, una vera scrematura delle parti, tante sezioni, se tolte, non se ne sarebbe addolorato nessuno, avere tantissime idee in testa è un'ottimo segnale di salute ma vanno anche sapute gestire in maniera ottimale. Volevano fare le cose in grande e ci sono riusciti, il cd è bello e coinvolgente nonostante qualche momento in cui vien voglia di grattarsi le palle; c'è n'è per moltissimo, è un cd che si fa conoscere poco alla volta ma che arriva dritto al punto quando è strettamente necessario, è sia per palati fini che per ascoltatori di mode, spero si capisca quello che voglio intendere.
Si sanno reinventare, hanno ispirazione, personalità, grinta, appeal, un'ottima immagine non che una grande disponibilità col pubblico, denominati in modo affettuoso pure i fan in Peripherals da loro stessi. Una band che sa far vendere la propria musica mantenendo gli standard alti, non siamo all'esplosione del primo capitolo ma c'è tanto tempo per riagganciare quegli standard qualitativi.



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