Leprous - Coal


Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Record Label: InsideOut Music
Sounds Like: Devin Townsend, Ihsahn
Reviewed by: Edoardo De Nardi
Sentence: The Gift Of Synthesis

Tornano a cadenza regolare i norvegesi Leprous, che dopo due anni dal precedente “Bilateral” rilasciano il nuovo, ambizioso “Coal” sempre per InsideOut Music e sempre patrocinati dal loro padrino artistico Ihsahn, geniale mastermind dei mai troppo compianti Emperor. Se le gesta soliste del compositore di “In the Nightside Eclipse” rappresentavano per le releases precedenti un ottimo metro di paragone con il quale misurare la musica dei Leprous, oggi le cose sono parzialmente cambiate, a partire dal mood generale che permea l’album: abbandonate quelle derive schizofreniche che caratterizzavano i brani di “Bilateral”, con repentini passaggi da parti aggressive ad altre dal cuore tenero e melodico, oggi la band sembra aver decisamente incupito il proprio songwriting, sviluppando allo stesso tempo il loro lato più morbido ed orecchiabile. Le strutture dei brani rimangono certo imprevedibili e cervellotiche in alcuni frangenti, tuttavia è stato notevolmente attutito quell’estro smaccatamente “progressivo” che rendeva il cd precedente di difficile ascolto iniziale. I Leprous di oggi invece propongono melodie soprattutto vocali che rimangono impresse sin dai primissimi ascolti, senza che questo renda prevedibili o scontate le stesse. Talvolta le sbilenche armonizzazioni del cantante possono risultare alquanto stucchevoli, è innegabile tuttavia l’indubbia maestria che dimostra nel creare sempre vocals ricercate e mai banali, come nel caso dell’intrigante singolo “The Cloak”. Chitarristicamente, Tor Oddmund Suhrke e Oystein Landsverk giocano molto con l’alternanza di pieni e vuoti musicali, creando in più occasioni delle ritmiche suggestive ed avvolgenti (“Foe”, “The Valley”), facendo la voce grossa in rari frangenti, come in “Chronic”, e prediligendo per il resto dei brani un tono misterioso ed enigmatico che dona alla formula dei Leprous nuovi ed inattesi sviluppi, già in realtà fiutati in “Bilateral”, ma che rischiavano di rimanere schiacciati dalla mole di materiale presente allora.
Canzoni come “Echo” e soprattutto “Salt” chiariscono egregiamente il concetto, dichiarando apertamente l’abbandono di strutture complesse a tutti costi in favore di canzoni più lineari, di pezzi più compatti, scanditi dal drumming quasi tribale di Andersen. Probabilmente questa nuova evoluzione dei Leprous potrà non convincere quelli che più avevano amato l’eclettismo musicale dimostrato in precedenza, l’unione così audace di generi così distanti tra loro: sulla lunga distanza però, questo “Coal” dimostra una coerenza ed un’unità di intenti che simboleggiano esplicitamente una crescita artistica innegabile per i cinque norvegesi. A volte il troppo stroppia, e capire questo limite rappresenta certamente un evoluzione per un gruppo come questo.


Mark: 7.5/10



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