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Protest The Hero - Volition


E' più complicato di quanto pensassi.
Pronunciarsi su Volition è arduo, è un cd che ad un ascolto superficiale sembra perfetto ma che tremendamente col passare degli ascolti ti affonda con una idea che non avresti voluto mai sapere.
Partiamo coi dati tecnici : nel cd ci sono delle varie guest ma non ci è dato sapere quali semplicemente perchè sono persone normali che hanno comprato i pacchetti su indiegogo (vedersi la storia precedente su news varie). Troviamo quindi una ragazza con una voce cazzutissima in Drumhead Trial (forse anche su Plato's Tripartite) ed un tipo terrificante e raccapricciante su Underbite. Su Animal Bones troviamo un WE ARE, WE ARE, WE ARE STILL LIFE che richiama prepotentemente Sequoia Throne. C'è un buon riuso del growl ma continua giustamente a predominare un clean fortissimo. Non c'è dubbio che i più naturali eredi dei vecchi The Human Abstract siano a conti i fatti i Protest ed ancora una volta la band canadese da sfoggio di una tecnica veramente unica e praticamente scarna di qualsivoglia forma di "Metal".
La band ha deciso di buttarsi totalmente su quello che oggi è definito Post Hardcore ma inquadrandosi prepotentemente sotto la cerchia di Dance Gavin Dance e A Lot Like Birds, quella ristretta elite di band che utilizzano parti funky, blues e jazz intercalate nel contesto Hardcore. Poco male, anzi, questo progressivo cambio di direzione mi sta piacendo veramente molto portando i lidi di personalità del gruppo oltre qualsiasi aspettativa, poppettizzando i loro trademark ma allo stesso tempo mantenendo la loro complessità di fondo.
Per i nostalgici rimane A Life Embossed, la canzone che più rimanda al vecchio Fortress con progressioni maniacali e parti Mathcore da cardiopalma.
I Protest The Hero sono sempre loro ma ogni album ha una sua precisa identità, quest'ultima trasformazione della band ci regala un cd veramente facile sotto molti aspetti, forse anche troppo.
Mi spiego, lo spessore, la forza che si celava su Fortress non c'è. A parte C'est la Vie, dal 2008 la band non riesce a bissare i propri standard, per quanto ad un ascolto tutto risulta bello, melodico, vincente però non lascia 1/10 di quello che lasciavano canzoni come Spoils.
Nei Trivium lo vediamo con canzoncine come In Waves, scarne ma funzionanti, i Protest stanno facendo la stessa cosa ma con tonnellate di scale ed armonizzazioni in più. La tecnica e la bravura sopraffine di ogni componente purtroppo non leva il fatto che i pezzi dei PTH non rimangono. La gente parlerà tra 15 anni ancora di Bloodmeat, di Clarity rimarrà il bel ricordo quel mese e mezzo all'uscita del cd. La gente si ascolta la canzone "oh figo" "dai ganzo" "che bomba". Passato il mese e mezzo nessuno più si inculerà la canzone ma il fan medio dei PTH ancora si cerca Bloodmeat e si vede quella cazzo di figata di video. Cerco di spiegarmi al meglio che posso per rendere l'idea di quello che sento e provo perchè nonostante l'oggettiva bellezza di tutto, TUTTO il cd non c'è niente che mi trascina agli stessi livelli di quel cazzo di capolavoro inarrivabile di Fortress. Qui, anzi, non c'è manco una canzone al livello di C'est La vie ma almeno non ci sono gli orrori in stile Moonlight e Termites.
Tutto questo per dire che hanno pareggiato i conti con Scurrilous, bene o male. Ora, tirando le somme si può continuare ad essere stupiti per i PTH che pare abbiano già raggiunto l'apice al secondo cd e sembrano impossibilitati a fare altrettanto una seconda volta?
Non oserei mai dire che i Protest fanno canzoncine stupide ma stanno provando a strapparmelo dalla bocca...

Year : 2013
Genre : Progressive, Hardcore, Post Hardcore
Record Label : Independent
Sounds Like : A Lot Like Birds, The Human Abstract, Between The Buried And Me
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7/10



Anteater - Oxygen


Prova muscolare e di carattere quella proposta per il debutto degli Anteater, quintetto tedesco fiero porta bandiera dello stile coniato da Young And In The Way. Come sempre va più di moda al microfono troviamo una donzella e la prestazione non è deprecabile, anzi, in molti tratti riesce a sollecitare spiriti animaleschi, una giusta profondità, un graffio simile al JohnTardy dei migliori tempi.
22 minuti sono pochi ma c'è una discreta varietà che aiuta a degustare il tutto più e più volte senza problema, abili nel mischiare saggiamente e mai eccessivamente il blast beat e tutte le parti più Black a favore di un non-so-che di oscuro non ben identificato. Proposta comunque lontana dalla personalità ma decisamente incline alla strapotenza live, molti tratti basterebbe immaginarli in un contesto d'attività live per renderci conto che per quanto la produzione sia ottima, molte di queste parti riescono a dare la vera botta solo una volta sul palco e col gain a palla.
Lavoro egregio e senza sbavature, giusto un paio episodi di assestamento per riflettere e respirare (Never Seen A Sailor e Costa Del Sol - Silhouettes) per tutto il resto troviamo una ampia gamma di modi di dare ceffoni agli ascoltatori senza stancarsi mai. Perfetti i bilanciamenti tra i mid tempo e le parit più sostenute, e le parti marcatamente black ,come detto, sono funzionali e funzionanti.
Da seguire con interesse.

Year : 2013
Genre : Hardcore, Black Metal, Screamo
Record Label : Farblos Records, Phobiact Records
Sounds Like : Young And In The Way, Touchè Amorè
Reviewed by : Edoardo
Mark : 7/10


Oathbreaker - Eros|Anteros


Le folle si stanno strappando i capelli, le ragazzine urlano, cartelloni in ogni città.
Non è esattamente così ma il nuovo cd dei Oathbreaker risulta uno di quei cd da segnarsi l'uscita nel calendario e festeggiarla ogni anno, anzi, un cd che va ricordato ogni giorno ascoltandoselo sino alla nausea.
Eros|Anteros ci regala i momenti più alti del genere dagli ultimi rilasci degli Young And In The Way, la band si può praticamente sentire seconda solo al titano di mamma Deathwish Inc. La label oramai è la detentrice di tutti i migliori newcomers riguardo l'hardcore più blackettone e in visione futura si prospettano estati ed inverni siderali con band come Deafheaven, Reain, Harm's Way a dar slancio e linfa nuova, assistiti dai grandi padri Converge.
Questo nuovo parto di casa Deathwish è un maledetto capolavoro. Pecca di ingenuità con una intro evitabile ed una outro bella ma interminabile a spezzare la magia e la potenza lasciata dalle tracce precedenti. La varietà è l'elemento che più colpisce con una struttura base Hardcore si lasciano traviare da uscite Thrash (Nomads), alcune più Sludge (Offer Aan De Leegte) e ovviamente le più black No Rest For The Weary, Condor Tongue.
La potenza della varietà durante la tracklist viene unita ad una ispirazione non secondaria che accompagna ogni singola traccia musicata e cantata. Roba che ti alzi ed applaudi ed in particolare modo il duo nichilistico As I Look Into The Abyss-The Abyss Looks Into Me rappresenta una delle vette del genere con un enorme dispendio di pathos che colpisce il tuo sistema nervoso e lo fanno a pezzettini.
Un cd semplicemente clamoroso dotato anche di una intrinseca personalità data essenzialmente da una voce che definire acida è semplicemente riduttivo, uno degli scream più taglienti mai sentiti.
Roba forte.

Year : 2013
Genre : Hardcore, Black Metal
Record Label : Deathwish Inc.
Sounds Like : Young And In The Way, Jungbluth
Reviewed by : Edoardo
Mark : 8+/10


Baptists - Bushcraft


Le mode viaggiano in lungo ed in largo e questa volta il sound Hardcore dei moderni The Secret, Converge ecc proviene dal Canada. I Baptists avevano già raccolto pubblico e la consacrazione avviene con l'ultimo Bushcraft. Il sound si conferma il medesimo mischiaticcio di un sound debitore al southern ed allo stesso tempo all'hardcore più dark oriented. I riff di chitarre sono i principali componenti dei vari act, il gruppo non brilla ne di personalità ne di originalità ma conquista con una scelta stilistica improntata sull'easy listening, molto Cancar Bats come attitudine.
Solo due episodi (Soiled Roots e Bullets) collimano la furia Hardcore con qualcosa di più ragionato e Sludge ma il più delle volte c'è un tripudio di up tempo e menate in faccia dall'inizio alla fine. La tracklist non è vastissima di soluzioni ed anche qui ci si rammarica ma non passerà veramente molto dall'inizio dell'ascolto ad amare la band tale è la semplicità di comprensioni ed assimilazione dei vari brani.
Se vogliamo gli episodi migliori si trovano appunto in apertura ma senza stare a scavare la tracklist anche il resto merita e viaggia sui medesimi livelli anche con un eccesso di omogeneità tipica di un certo Hardcore ma senza farci troppo caso e senza fare i puntigliosi Bushcraft è un ascolto divertente e ben calibrato per accontentare vecchi e nuovi del genere.

Year : 2013
Genre : Hardcore
Record Label : Southern Lord
Sounds Like : The Secret, Converge, Cancer Bats
Reviewed by : Edoardo
Mark : 6.5/10




Touchè Amorè - Is Survived by


Year : 2013
Genre : Hardcore, Screamo, Melodic Hardcore
Record Label : Deathwish Inc.
Sounds Like : Defeater, Jungbluth, La Dispute
Reviewed by : Edoardo
Sentence : When September Starts

Potrebbero essere descritti semplicemente come uno dei gruppi più personali usciti negli ultimi anni nell'Hardcore. Le loro chitarre così melodiche ma fredde, con quei clean taglienti e quel lieve distorto che crea un muro di suono soave ma sofferto. Sentimenti contrastanti splendidamente interpretati a livello vocale. I Touchè Amorè non inventano nulla, intendiamoci, anzi, prendono a piene braccia dai grandi maestri sino alla radici del più primordiale Hardcore Punk ma c'è tutta questa scelta, emotiva, caratterizzante, imprevedibile, che segna e marchia ogni loro lavoro. Meno di mezz'ora per assaporare un nuovo tributo al misticismo ed al caotico senza perdere di vista il lato più sensibile e quello più felino e selvaggio, il tutto racchiuso in canzoni perfette (non trovo altri aggettivi) come la title track DNA e Non Fiction.
Se facciamo attenzione ai particolari, se notiamo le sfumature, gli arrangiamenti e le armonizzazioni se proviamo a seguire l'album tutto di un fiato capiamo che la band oramai può campare di rendita. Intelligenti architetti di una formula che riesce ogni volta a stupire senza cambiare se stessa.
Chiamasi talento.


Mark : 7.5/10



Stray From The Path - Anonymous


Year : 2013
Genre : Hardcore
Record Label : Sumerian Records
Sounds Like : Rage Against The Machine, Converge
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Famous

Mancava nella storia un gruppo che sapesse prendere l'eredita dei Rage Against The Machine,ora con questo Anonymous ce l'abbiamo.
Gli Stray From The Path finalmente fanno il salto di qualità per l'olimpo della musica hardcore con un cd che se sentito di pari passo con le liriche ti dona qualcosa di unico. La solita irriverenza del gruppo questa volta ha delle mire alte e chi è sotto torchio a questo giro lo si può benissimo intendere dal titolo dell'album.
Ancora più crossover, hardcore e marcatamente Tom Morello la chitarra si destregga
in una resurrezione di certi pattern iperbolici da incorniciare. L'attitudine ACAB, una formula divertente e la sensazione di divertimento che traspare dalle note è solo una parte della visione di questo ultima fatica, una visione che rende già a prima vista Anonymous il miglior cd Hardcore di quest'anno.
Drew York con questa prestazione sia a livello tecnico che interpretativo dimostra a mio modo di vedere di essere il miglior singer Hardcore in circolazione. La prestazione è mastodontica e maestosa, come una attore, recita il copione, interpreta, dona colore e ancora più attitudine alle trame caotiche ma ordinate del riffing. Gli Stray From The Path ti trasportano letteralmente dentro il loro mondo in un turbine di emozione che non puoi lasciar andare via, semplicemente rimani incollato, annichilito, divertito e stupito dalla scorrevolezza di tutto, dalla forza e dalla dinamica. Sembra un'altro genere, forse solo i Converge hanno questa abilità di rendersi così vari e dinamici all'interno di un genere oramai canalizzato o verso l'estremizzazione dei Breakdown o verso l'estremizzazione melodica o tutte e due assieme.
Vorrei trovare una traccia meno bella, vorrei intravedere difetti, ma non ce n'è per nessuno, non hanno sbagliato un cazzo, questa è una pietra miliare dei nostri tempi, un cd che cambierà la storia della band e parla uno che s'è divorato Rising Sun.
Sul tetto del mondo.


Mark : 8.5/10



Modern Life is War – Fever Hunting


Year: 2013
Genre: Hardcore, Punk, Melodic Hardcore
Record Label: Deathwish Inc.
Sounds Like: Converge (Old)
Reviewed By: Alberto Orbi
Sentence: Punk? Where?

Oggi vado a recensire un album che non mi ha per niente entusiasmato, ma dal quale alla fine non mi aspettavo grandi cose. Il brutto del dover scrivere una recensione di un album che non hai apprezzato è il non sapere cosa scrivere per non cadere nella monotonia e senza stroncare un album dicendo sempre le stesse cose che a volte sono pure infondate (True Metal docet). I Modern Life is War sono una delle band della scena Hardcore Punk americana più famose. Rilasciando album notevoli come “Witness” hanno acquisito una grande notorietà a livello mondiale. Adesso, dopo essersi sciolti nel 2008, tornano insieme ed incidono questo nuovo “Fever Hunting” che purtroppo è tutto tranne che un “Ritorno Trionfale”. Parto dal presupposto che non amo questo genere ma quando è fatto bene riesce a trasmettermi molte emozioni.. Cosa che non è riuscito a fare questo nuovo Full-Length dei MLIW. Rispetto al suo predecessore ha molte meno idee e molto spesso durante l’ascolto del disco, si ha la sensazione di ascoltare un’unica canzone dallo schema fisso. C’è da dire che ormai non sono più una band di ragazzini che vanno a fare concerti distruggendo locali e urlando al mondo il loro disprezzo per la politica o cose analoghe. Infatti c’è da riconoscergli di aver cercato di ridimensionare il proprio stile, provando a fare un disco un po’ più studiato e profondo. Non è tutto da gettare via. Ci sono canzoni che ho apprezzato e degne di nota come “Brothers in Arms Forever” oppure “Dark Water”, ma per il resto, la Track List non offre molte canzoni che ti spingono a continuare l’ascolto del CD. Forse hanno da chiarirsi un po’ le idee dopo uno stop durato diversi anni, ma questo “Fever Hunting” mi ha dato la sensazione di essere solo un disco per dire: “Hey ragazzi siamo i Modern Life is War, siamo ancora vivi e siamo di nuovo insieme!”. Confido in un release migliore nei prossimi anni.


Mark : 6.5/10



Hierophant - Great Mother : Holy Monster


Year : 2013
Genre : Black Metal, Hardcore, Doom
Record Label : Bridge Nine Records
Sounds Like : Young And In The Way, Torch Runner, Dead in The Dirt
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Holy Monster...

Satana avrebbe paura degli Hierophant, il sound abissale ed apocalittico del gruppo raggiunge nuove vette cristalline col secondo Great Mother : Holy Monster. I nostri abbandonano le vie di mezzo e tutto lo sludge viene buttata mantenendo una impalcatura naturalmente Hardcore e favore di brevi sprazzi Doom concentrati per la maggiore nelle ultime due canzoni. La creature mistica creata questa volta ha più armi della precedente, è essenzialmente diversa e più acida, anche lo stesso tipo di produzione ne marca i lati più selvaggi.
Le note sono ancora più fredde ed esse penetrano fino alle ossa con degli acme da brividi, per l'appunto, durante tutta la tracklist ma riservando nella parte centrale qualcosa che è descrivibile come "MANNAGGIALPORCODIDIOQUANTOE'BELLO".
Son of the Carcinoma, Son of Egotistic Love e Son of the Public Castration fanno il bello più bello, senza levare niente ad una tracklist ultra-galattica e fornitissima di eventi riusciti, delle poche canzoni a disposizione, solamente 8, non una non è un piccolo capolavoro ma la perizia chirurgica del trio sopra citato è disarmante per la bellezza consecutiva, una serie di riff uno più ammaliante dell'altro, la ferocia.
La più mid tempo Son of Four-Hands Way assesta le menti e placa i terremoti, la più doomy Son of the Black Mirror possiede un main riff che resuscita i morti ed evoca demoni da altre dimensioni. Pensare che il cd non abbia un intro e parta subito a 2000 con Son of the New Faith, poi, non fa altro che rendere sessualmente eccitante non che erotico l'ascolto die sso più, più, più e più volte sino alla perdita dei sensi.


Mark : 8.5/10



Depravation - II: Maledictvm


Year: 2013
Genre: Black-Hardcore
Record Label: Dark Omen Records
Sounds Like: Integrity, Celeste
Reviewed by: Edoardo De Nardi
Sentence: Quite Good!

I Depravation ci vengono spacciati come un gruppo black metal, ma la definizione risulta quantomeno riduttiva dopo aver ascoltato il loro album d’esordio “II: Maledictvm”, visto che in realtà l’anima del gruppo trova la sua giusta collocazione in ambiti sicuramente più vicini all’hardcore metalizzato ed al metal-core più muscolare di chiara scuola americana. Rispetto infatti a The Secret, Hierophant e tutti quei gruppi che ultimamente hanno dato vita a quella pericolosa miscela tra atmosfere black e attitudine hardcore molto in voga al giorno d’oggi, i Depravation mantengono sempre abbastanza scisse le due componenti, andando così a realizzare un lavoro meno complesso, ma perlomeno non standardizzato e comunque di facile fruizione. Partendo dalla negatività degli Integrity, si aggiunge in questo caso una bella dose di melodie e fraseggi infernali ed anneriti, sempre alternati però a riffs iper-ritmati e basati sempre intorno a dei mid-tempos pesanti e ribassati. Più che la furia iconoclasta di realtà norvegesi e svedesi, in “II: Maledictvm” è più spesso presente l’attitudine “in your face” di gruppi come gli Hatebreed, sempre però pronta a mutarsi in atmosferici arpeggi devoti alla nera fiamma, un esempio su tutti la malignità di “Filth”. “Wrath” conferma nel concreto quanto detto, aprendosi con un tipico incipit black per poi rivelarsi come un pezzo incazzoso al punto giusto, con la voce acida del singer che vomita apocalittici testi su presunte vendette divine. Quando necessario, la band sa anche tirare il freno a mano per rallentamenti al limite del doom-sludge molto piacevoli, creando forse le parti dove più naturalmente vanno ad unirsi i due emisferi intorno ai quali ruota la loro proposta musicale (“Opaque”). Le chitarre sono abili nel rinnovare costantemente il risultato partendo sempre dagli stessi ingredienti, mentre il drumming regolare e quadrato è sicuramente l’elemento che più avvicina i tedeschi al versante “–core” della loro musica. Una volta capito il funzionamento dei pezzi, il disco regalerà poche sorprese all’ascoltatore, ma sicuramente una manciata di pezzi genuini ed onesti: si capisce che i Deprivation, a differenza di fin troppi colleghi nel settore, hanno pensato principalmente a scrivere brani solidi e ben strutturati, piuttosto che nascondersi dietro un’immagine da “molto fumo e niente arrosto”. Nello scorrere della tracklist, il lavoro si fa sempre più plumbeo, andando a giustificare l’iniziale identificazione del gruppo, presentando addirittura qualche accenno di blast-beat e spedalate di doppio pedale che non ti aspetteresti, mentre un basso profondo e pulsante copre sempre molto bene le frequenze basse del platter. Abbastanza convincenti sin dal primo impatto, le canzoni sapranno tuttavia far crescere il loro valore con il passare degli ascolti, soprattutto dopo che i pezzi inizieranno a girare nella testa dell’ascoltatore. Di fronte alla pletora di bands che, scoperta in seguito al successo dei gruppi Southern Lord la formula “black-core”, hanno creato un movimento praticamente tutto uguale a sé stesso, i Deprivation, pur con qualche ingenuità compositiva, sono riusciti a mantenere una propria personalità, rimanendo legati più ai vicoli di strada fumosi che non alle fredde lande scandinave: vedremo se in futuro saranno capaci di caratterizzare ulteriormente la loro personalità, andando magari a strutturare una scaletta più variegata ed imprevedibile.


Mark: 7/10    



Jungbluth - Part Ache


Year : 2013
Genre : Hardcore, Chaotic Hardcore, Screamo
Record Label : Halo Of Flies
Sounds Like : Touchè Amorè, Young And In The Way
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Acheode

Praticamente il sound è quello dei Touchè Amorè, niente di più e niente di meno, meno Math e Chaotic, più aspri e velenosi come gli Young And In The Way e di rinculo con qualche movenza più groovy alla Dead in The Dirt. Come avrete capito questo debutto è riservato ad una cerchia di pubblico ben precisa e non tenta di scavalcare i grandi nomi ma semplicemente di mettersi in mostra. Le grandi abilità del gruppo risiedono tutte nel songwriting generale dell'album, far sembrare l'opera un unico pezzo di 28 minuti, calibrare i melmosi stacchi con psicotiche dissonanze fino a raggiungere i limiti cacofonici di pezzi da maestro come Looks Like Freedom e Angebot / Nachsage. Un cd che nei suoi 28 minuti non sbaglia niente, breakdown intelligenti, potenza, acidità, ruvidità. Tutte caratteristiche perfettamente plasmate e mature sin dal debutto, sarà curioso vedere dove andranno a finire questi ragazzi tedeschi.
Grandi aspettative.


Mark : 7.5/10





Defeater - Letters Home


Year : 2013
Genre : Hardcore
Record Label : Bridge Nine Records
Sounds Like : heavy rain in a dark day
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Dear John...

Cosa può darti più la musica dell'emozione, della pelle d'oca? Trasmettere sentimenti è la missione e i Defeater hanno dato prova di grande cuore. Alla faccia di tutta la tecnica del mondo e di tutte le evoluzioni, il loro Hardcore non suona moderno. E' schietto, selvaggio, tagliente, molto diretto.
Il concept (potrei sbagliarmi, mandatemi feedback se ne sapete di più) dell'album riguarda le lettere che si mandano le persone durante i periodi di guerra, lontani da casa e riguardo tutti i relativi problemi dalla distanza, alla paura, all'amore. Partendo già dal fatto che liricamente è un'opera d'arte, musicalmente il cd sceglie la strada del minimalismo. Non si è voluto mettere sul piatto chissà quale base tecnica o geniale, niente sperimentazioni, si gioca sul classico, su un terreno quasi facile per chi è nato nell'hardcore. Allora se il coefficiente di difficoltà è basso però si lavora sull'ispirazione e sul sentimento ed è qui che i Defeater fanno un centro clamoroso a dir poco. La scelta controcorrente di rimuovere strati all'hardcore per renderlo ancora più Old, diretto, l'innata capacità di farti entrare in testa e ricordare tutti i Chorous dopo due ascolti. Le sottigliezze, i piccoli cambi, i brevi arpeggi, la forza del muro di Gain.
La genialità nel riscoprire la forza nuda e cruda di una proposta spesso avallata da contro-tempi, progressioni o breakdown insipidi, no, qui si guarda veramente al Core, al nucleo, ed è forse la cosa che rende più freschi ed avvincenti i Defeater.
Capolavori come Bastards e Hopeless Again sono da conservare nel cuore, nonostante un finale di cd sempre più lento che potrebbe stancare l'ascoltatore il tutto è molto calibrato e sino a No Saviour si ha veramente la sensazione di oscillare ed essere trascinati con facilità quasi disarmante attraverso questo relativamente breve cd di 34 minuti. La conclusiva Bled Out tira fuori tutta la componente melodica del gruppo e da degna chiusura ad una tracklist stranamente varia. La forza dell'ispirazione e la forza del cuore, del sentimento, della passione spesso riescono ad oltrepassare gli standard della musica odierna che impone super produzioni e breakdown.
I Defeater col metal non ci fanno un cazzo, ancor meno coi breakdown d'oggi giorno, parlano con la musica e l'importante è che il concetto arrivi il più velocemente possibile all'ascoltatore.
Per come stanno le cose l'obiettivo è pienamente raggiunto.
Una prova da incorniciare.


Mark : 8.0/10



Centuries - Taedium Vitae


Year : 2013
Genre : Melodic Hardcore, Crust, Hardcore, Black Metal
Record Label : Southern Lord
Sounds Like : The Secret, All Pigs Must Die, Negative Standards
Reviewed by : Edoardo
Sentence : A new age of Melodic and Dark Hardcore

Ci sono momenti in cui ci vuole del sano misantropismo per ripulirsi la vita e la mente. In quei momenti band come All Pigs Must Die e The Secret diventano i tuoi migliori amici e riversano al posto tuo colate di odio e fiumi di magna pregni di note oscure e dissonanze. Da annoverare tra le stesse band del genere, sempre su Southern Lord, dalla Florida, i Centuries. Ebeh? Sti cazzi no?
La collezione dei loro split, demo ecc chiamata Broken Hymns mi ha fatto scoprire ed apprezzare tale band ma il soggetto della recensione è finalmente l'album di debutto "Taedium Vitae".
Hardcore sbarazzino, fugace, in perfetto compromesso tra l'acidità del Black Metal e il sapore salmastro dello Sludge. Sembra proprio di sentire i primissimi lavori degli All Pigs Must Die inoltre v'è questo stile di cantato così fortemente tagliente e graffiante che non può non rimandare ai nostrani The Secret. Tutte caratteristiche derivabili da altre band ed infatti l'unica pecca del gruppo è una non troppo marcata personalità ma finchè i risultati sono sulla scia di Pessum Irae e Gelu mannaggia al clero chi se ne fotte, c'è il Groove di Metus e Servisse. La spinta emotiva verso l'oblio e la perversione è continua e tutto è meditato dalla folta nebbia di Gain che non lascia intravedere luce in fondo al tunnel. La carica melodica è ridotta all'osso ma essenziale, funzionale, geniale e amabilmente selezionata per rendere le canzoni memorabili ed assimilabili. Questo retrogusto Melodic Hardcore che fa da cornice al tutto è come una maschera introspettiva del gruppo che mostra d'essere cattivo, affamato e struggente ma che sotto sotto nasconde dolore e passione. Un misto di emozione difficilmente spiegabile e da riproporre su musica ma che tanto difficile non è sembrato agli Hardcorers Floridiani Centuries. Un merito, un plauso enorme per questa trasposizione melodica del gruppo che farebbe bene a mettere su ogni traccia anche in dose minimali poichè è l'unico punto di distinzione dalle altre band della scena. Se questo è solo l'inizio e la band è attiva dal 2008 sono sicuro che i prossimi passi lasceranno esterrefatti tutti. Consiglio fortemente di trovarsi la collezione citata in apertura Broken Hymns poichè anch'essa contiene una serie di perle di notevole spessore.
Taedium Vitae è desolazione, 9 tracce vicinissime alla perfezione, emozionanti e vibranti che traslocano il tuo cervello in un'altro mondo, un mare nostrum di ritmiche Hardcore, urli lancinanti e taglienti melodie che non può passare inosservato, alla fine del viaggio ci si rende sempre più conto che questo è uno dei cd più seminali dell'anno e che sopratutto si tratta dell'ascesa di una band che potrebbe scrivere pagine importanti dell'Hardcore mondiale soppiantando il già "old" stile di The Secret, Hierophant e APMD, l'hardcore melodico questa volta viene dagli inferi.


Mark : 9/10



Buried in Verona – Notorious: Reloaded


Year: 2012
Genre: Metalcore/Hardcore
Record Label: Artery Recordings
Sounds like: Bring Me The Horizon (Suicide Season), The Ghost Inside
Reviewed by: Alberto Orbi
Sentence: Open your close Mind

L’Australia è diventata ormai una delle fucine di Hardcore/Metalcore più influenti del mondo.Basti pensare a band del calibro di The Amity Affliction o anche dei Parkway Drive. L’ingresso dei Buried in Verona nella “Hall of Fame” del ‘Core australiano non è ancora ultimato anche perché questo “Notorious” è un album che si distacca molto dal precedente “Saturday Night Sever” dove i BIV presentavano uno stile di metalcore molto massiccio in stile Miss May I, che in molti casi approdava quasi al Deathcore. Il cambio di genere è stato causato anche dai recenti cambi di Line-up e i nuovi membri hanno portato nuove influenze nella band. L’album è ben strutturato e variegato e come ogni album Metalcore/HC che si rispetti, si apre con un brano dirompente ovvero  “I Am Hate” in cui si avverte il netto cambio di stile da parte della band di Sidney. Successivamente si passa a canzoni come “Four Years” dove troviamo uno di quei tipici ritornelli che ti entrano in testa dopo un solo ascolto. Addentrandoci dentro il disco ci imbattiamo in “Lionheart” che è una sorta di calmiere. Inoltre consiglio a tutti di leggere il testo di questa canzone, che a me ha colpito particolarmente. Ma i Buried in Verona non si concedono troppo tempo per le smancerie e ripartono alla carica con una bella sferzata di Hardcore offerta dal brano “Couldn’t give 34 fucks”. Il resto del disco scorre piuttosto bene, senza troppe banalità e con melodie ben definite. Degna di nota è l’ottava traccia del CD ovvero “Perceptions” che è una delle canzoni che più ho apprezzato di “Notorious”. Facendo un punto della situazione direi che l’idee sviluppate dalla nuova formazione dei BIV sono ottime. Riprendono diverse influenze per offrire dischi freschi che cercano di non annoiare bensì far divertire l’ascoltatore. Dopo questa uscita attendo con ansia un nuovo Full-Length per vedere quanta voglia ci sia di far buona musica da parte dei Buried in Verona, sperando che questa line-up rimanga stabile almeno per un po’!


Mark: 7.5/10



Sworn In - The Death Card


Year : 2013
Genre : Hardcore, Mathcore, Metalcore
Record Label : Razor and Tie
Sounds Like : Emmure, Liferuiner, Meshuggah, The Secret
Reviewed by : Edoardo
Sentence : The Death's Chords

Gli Sworn In ci dono chiaro e tondo che c'è ancora motivo per essere incazzati, ce lo sputano in faccia con un Hardcore sbarazzino, minimale a volte, tagliente e ribassatissimo. Cori in clean alternano le dissonanze e le strofe velenose, il più delle volte la chitarra rigira il suo andare su scale dissonanti e accordi aperti in stile The Secret. Riprende l'incedere terribilmente tetro dei Liferuiner ma ci aggiunge quella foga di Emmure e Meshuggah che vuole distruggere l'ascoltatore tra dissonanze paranoiche e breakdown low tone.
The Death Card è un album maturo e di sicuro spessore, ricco di parti ispirate e influenze interessanti, non mancano nemmeno i singoli su cui puntare. Non manca a mio modo di vedere nemmeno la personalità poichè alcuni tratti caratteristici sono riusciti ad assestarli, qualche arpeggino e ritornello più sporco riescono ad entrare in mente e a marchiare la band, quelle classiche canzoni che partano in stile Emmure e sfociano in un chorus degno dei più malvagi The Secret.
Per tutti gli amanti del Metalcore più pessimista, cupo e nichilista, un must per tutti gli amanti delle band sopracitate.


Mark : 7+/10



Harm's Way - Blinded


Year : 2013
Genre : Hardcore, Death 'n' Roll, Sludge
Record Label : Deathwish Inc.
Sounds Like : Nails, Entombed
Reviewed by : Edoardo
Sentence : To Ride Shoot Straight And Speak The Truth

L'evoluzione del combo di Chicago è mastodontica. Partiti come Grindcoreres, accostati poi al noise, finiti per veleggiare tra l'hardcore con stacchi sludge, catapultati dai Nails in quella realtà Hardcore moderna ai limiti del Black, tra il Doom e uno Sludge cavernicolo e muscolare. Ora la band compie il salto di qualità necessario ed incorpora quegli elementi Swedish e Death 'n' Roll che gli servivano per colpire il centro con una foga ed una energia degne di un barilotto di dinamite. Non abbandonano i fasti di Isolation ma ci aggiungono quel più che va ad aumentare il bagaglio culturale del combo. Si evolve anche il lato eclettico e doomy ancora più ricercato, paranoico e atmosferico. Praticamente il gruppo giunge con quest EP alla più totale consacrazione, avvenuta in buon parte nel precedente lavoro e compiuta a dovere con Blinded. Dalla melanconica e ruvida Frontal Lobe, alla muscolare Mind Control fino al semi mid tempo Blind Stare che bacia alla perfezione lo stile degli Entombed tra Inferno e Uprising il combo dimostra di sapere utilizzare ed essere a conoscenza dei propri mezzi.
Ragazzi io aspettavo da anni una formazione che sapesse raccogliere un po' di eredità Entombiana e gli sapesse aggiungere qualcosa che non siano il solito riffone Swedish in sedicesimi. La cattiveria Hardcore e il grezzume dei riff (mai stati geni di tecnica) rende onore agli Harm's Way che con questa prova si sono definitivamente superati con una serie di uscite tutte in escalation!
Da panico.


Mark : 7.5/10




All Pigs Must Die - Nothing Violates This Nature


Year : 2013
Genre : Hardcore, Black Metal, Death n Roll
Record Label : Southern Lord
Sounds Like : Nails, Hierophant, The Secret
Reviewed by : Edoardo
Sentence : SEITAN UILL BI MAI GAID

God Is War fu la ciliegina sulla torto dopo EP e Split di tutto rispetto. Un cd che ha catalizzato l'attenzione di tutti sulla band del Massachusetts. Se avete in mente le ultime fatiche dei nostrani The Secret e Hierophant sappiate che avete già inquadrato perfettamente lo stile della band. Si potrebbero considerare quasi figli dei Nails ma influenzati da tutte quelle band europee che diedero il via a il "black metal" ma ogni descrizione risulta vana, gli APMD sono ODIO.
Nothing Violates This Nature riesce a mettere i puntini sulle I del precedente album. Se una delle colpe spesso attribuite al gruppo era quello di non avere un trademark preciso su quest'ultima fatica la band riesce a limare i dettagli e costruire una solida base d'appoggio a tutto quel Hardcore misto a Sludge, parti Black e Death 'n' Roll. Avete presente i Deathspell Omega e tutte quelle dissonanze acute, stridule, acide, paranoiche, ecco prendete quel lato dei Deathspell e immergetelo nel gradiente acquoso del compulsivo incedere della band. Troverete quindi negli episodi più fulminanti  (Of Suffering e Faith Eater) e non queste sezioni claustrofobiche e taglienti, un nuova visione del genere ed una acquisizione di dettagli che la band a questo della sua carriera DOVEVA fare. Insomma, si sono guadagnati quel mezzo punto in più che non gli diedi su God Is War.
Colate di odio si riverseranno nei vostri timpani.


Mark : 8/10



WHILE SHE SLEEPS – THIS IS THE SIX


Year: 2012
Genre: Hardcore
Record Label: Search and Destroy Records
Sounds Like: Hatebreed, Architects
Reviewed by: Alberto Orbi
Sentence: Punch me I bleed.

Immaginatevi il ragazzino che a scuola vi bulleggiava continuamente.
Immaginatevi di dargli una bella lezione e cercate di immaginare anche l’adrenalina che vi scorre nelle vene in quel momento. Ecco, questo è ciò che "This is the Six" trasmette all’ascoltatore a primo impatto. Qui si parla dell’album che è stato capace di spodestare  gli Architects dal trono dell’Hardcore europeo e mondiale. Album studiato a fondo proprio per far intendere di che pasta sono fatti gli inglesi While She Sleeps. Nonostante il nome apparentemente dolce, questo album offre una violenza che ricorda molto i vecchi Hatebreed. Batteria martellante, cori, scream ben sostenuti e chitarre granitiche è il mix giusto che ha fatto vendere così tanto questo album che però, oltre a lasciare a bocca aperta per la cattiveria dei Riff, impressiona anche per le melodie ricercate sia dal punto di vista della chitarra che degli intermezzi di Pianoforte azzeccatissimi. Punto forte di questo album sono i testi. Nessuna banalità ma solo la cruda realtà. Uno specchio dell’anima di ogni singolo membro della band. Esperienze di vita colte attimo dopo attimo, canzone dopo canzone. L’album si apre con una delle canzoni più Hardcore dell’intero CD “Dead Behind the Eyes”, che fa capire subito dove si va a parare; poi altre canzoni belle pesanti come la Title Track, "The Plague of a New Age" e "Until the Death" fanno il resto. I ragazzi di Sheffield poi si lasciano andare in canzoni dal tono malinconico ma allo stesso tempo cariche di energia come “Our Courage, Our Cancer” e “Love at War”. Infine l’album si chiude con “Reunite”:Un commovente mix di cori a cappella accompagnati dal pianoforte di Sean Long. Mi verrebbe da dire <<La calma dopo la tempesta>>. "This is the Six" non è il semplice album Hardcore a cui tutti siamo abituati, bensì quasi un racconto d’introspezione capace di trasmettere molto all’ascoltatore. Senza dubbio una delle migliori uscite del 2012, provare per credere.

                                                                   
Mark: 8.5/10



My Distance - Tomorrow Will Become Today


Year : 2013
Genre : Hardcore
Record Label : Indeilirum Records
Sounds Like : Comeback Kid, Sick of It All, The Ghost Inside
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Get What You Give (cit.)

Gli Aquilani My Distance non sembrano voler cambiare il mondo, fanno quello che hanno amato probabilmente per anni. Devo dire che 32 minuti di questo Hardcore sono una prova importante per me ma alla fine del viaggio posso almeno dire di non essermi annoiato. Qualche punta vincente tra un tupa ed un'altro tupa c'è. Lo sbercio del cantante non è monocorde ed in alcuni tratti riesce pure a dare una vera interpretazione al tutto. Il problema come al solito è nelle solite strofe : batteria up tempo, chitarra che fa accordi in ottave come se non ci fosse un domani, voce sporca uguale alle altre 300 strofe.
La fortuna vuole però che i My Distance non siano degli sprovveduti e qualche breakdown melodico ci sia, qualche chorous simpatico idem non che degli stop n go malvagi per pogare.
L'idea che mi son fatto è che nonostante la band su cd non riesca a spiccare chissà per quale personalità, a pungere, rimanendo nella media delle band Hardcore, live invece riesca ad avere diversi punti in più.
Calibrando bene l'alternarsi delle varie parti e non dando mai in pasto stacchi e aperture se non c'è bisogno i Nostri conquistano quel minimo di varietà che carica il colpo grosso prima di spararlo.
Il cd non si può dire non ispirato, soffre di retorica in certi punti e i clichè qualche volta sono pesanti, ma nel complesso se ami queste sonorità saprai trovare un punto di sicurezza buono. A leggere "Hardcore/Punk" sul loro Facebook mi ero già spaventato, fortuna vuole che tutta questa melodia suffusa li renda più verosimili ai The Ghost Inside che ai Comeback Kid, il che secondo me è una enorme qualità.


Mark : 6.5/10



Liferuiner - Future Revisionist


Year : 2013
Genre : Hardcore/Melodic Hardcore
Record Label : InVogue (North America), Transcend (UK / EUR)
Sounds Like : Texas in July, Absvrdist, Obey The Brave, Ocean Grove
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Good Stuff

I Canadesi Liferuiner quest'anno ci regalano un Future Revisionist che penso metterà d'accordo molti.
Se il sound tipicamente Melodic Hardcore con quegli accenni Hatebrediani alla Obey The Brave ci stanno tutti, quando si vuole qualcosa di più "bad ass" ci sono canzoni come Fissure in cui si rispolvera il sapore Texas in July con qualche cavalcata in più, leggermente più arzigogolati e spediti.
Visto che però giustamente c'è chi pensa che l'hardcore melodico e felice sia da checche Despair e Vacant mettono su qualche melodia più tetra ed oscura che può vagamente ricordare gli Absvrdist senza però tener conto dell'incedere molto più violento di quest'ultimi.
Come avrete capito il cd non vive di una brillante personalità ma se ascoltato col giusto spirito regala qualche perla. Peccato per alcuni episodi sotto tono (Harvest/Famine e Savages) che abbattono un po' il tiro della tracklist. Ultimo episodio da menzionare è il riff alla Cancer Bats in mezzo a Feeling/Meaning, grande scelta, ci sta a pennello.
Insomma qualora faceste a gara a collezionare band melodic hardcore valide, loro fanno al caso vostro.


Mark : 7/10



Kvelertak - Meir



Year: 2013
Genre: Hardcore/ Punk Rock / Black Metal
Record label: Roadrunner records
Sounds like: Cancer bats
Reviewed by: Alberto
Sentence: Punk rock ist krieg.

Chi si è perso il grandissimo debut album dei Kvelertak nel 2010, corra subito a sentirlo!
Si parla di un album particolarissimo, pieno di sfumature, dove si viene a contatto con una particolare "fusione" di black metal e punk rock.
Sì, ma questa è la recensione del secondo disco.
Giusto...
Meir è un disco che, diciamo, si aspettava con ansia.
La band norvegese infatti, ancora una volta con il mitico Kurt Ballou dei Converge dietro il mixer, ha dato luce a un album di puro ibrido tra black e punk rock!
Bella roba direte voi!
Sì, ma si tratta di bella roba per chi non ha sentito il primo album!
Abbiamo infatti qui, un semplicissimo "seguito" di quello che fu Kvelertak, niente più, niente meno.
Infatti ritroviamo sempre quello spiccato accento hard rock/punk rock misto all'hardcore, tipico di band come i Cancer Bats (le atmosfere create dalla band sono quasi le stesse della band di Toronto), solo con una particolare vena Black Metal, che si sente parecchio grazie alle vocals del cantante Erlend Hjelvik, e sopratutto in tracce come "Trepan" o "Snilepisk", dove al minuto 2.05 ci troviamo avanti a un vero e proprio stacco black.
Il resto dell'album è si e no un mix di quello che già si era sentito nel primo, pezzi allegrotti come "Spring Fra Livet" o "Evig Vandrar", alternati a momenti molto hard rock come in "Kvelertak" in cui sembra di ascoltare gli AC/DC in versione 2013, o come in "Bruane Brenn" scelta come singolo di lancio del nuovo album.
Degna di nota la tripletta “Nekrokosmo”-“Undertro”-“Tordenbrak”, che dimostrano che la band sa anche essere più "riflessiva" e sa anche lavorare a pezzi di durata più lunga rispetto ai loro standard.
In conclusione, Meir non è un brutto album, anzi, ma bisogna ammettere che alla fine, salvo le atmosfere black un po' più presenti, suona molto come il primo disco della band.
E bisogna dire sopratutto, che un album del genere suona con i "controcoglioni" grazie al lavoro del buon Ballou, che si sà, quando è dietro al mixer, è capace di fare miracoli.


Mark : 6/10



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