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Vildhjarta - Thousand Of Evils [EP]


Oscuri e taglienti.Nessuno riesce a proporre questo mix di groove meshugghiano e ambient tranne che i Vildhjarta,giovanissima band svedese,pioniera insieme a TesseracT,della tanto amata e odiata corrente musicale “Djent”,figlia dei Meshuggah e dell’album “Nothing”.
Li avevamo lasciato con l’eccellente debutto “Måsstaden” del 2011,uscito sotto Century Media,label che,da un paio d’anni a questa parte,sta accogliendo sotto il proprio tetto,tutti i maggiori esponenti di questo neonato genere,come Tesseract,Monuments e Periphery.
Il debutto,permise alla band di avvalersi del titolo di migliore band emergente dell’anno da parecchie riviste e siti metal e,di conseguenza,si cominciò a tenere d’occhio questao giovane e promettente gruppo svedese.
Band quasi di culto tra gli amanti del genere,con la parola THALL come un motto  messo in circolazione dalla stessa band fin dagli inizi della sua carriera musicale con l’EP “Omnislash”,creato per descrivere il proprio genere musicale.
Dopo “Måsstaden”,cominciò a circolare sul web una frase:”Thousand Of Evils”.Un album?Un EP?Una canzone?
Subito dopo,piccoli teaser che mostravano nuovo materiale,apparvero su Youtube facendo crescere in modo esponenziale la curiosità per questa nuova release.Poi arrivò la conferma:”Thousand Of Evils”sarebbe stato un EP di 8 tracce.Fu cosi che il nuovo pezzo estratto dall’EP,”Dimman” venne rivelato e,al contrario di quanto ci si aspettasse,si presentò come una canzone in versione acustica del caratteristico “THALL” proposto dai Vildhjarta.Io,personalmente fui incuriosito in maniera enorme e,onestamente,fui anche un pò dubbioso sulla qualità dell’EP.
Poi ascoltai per intero “Thousand Of Evil” e,le mie orecchie,eiacularono.La prova del 9 per i Vildhjarta,è stata ampiamente superata.L’EP è fino ad ora,insieme ad Altered State dei TesseracT,uno dei migliori concentrati di musica djent del 2013.
C’è groove,atmosfera,breakdown a dir poco memorabili e originalissimi,sperimentazione e nessuna paura di proporre quello che i Nostri hanno ben chiaro in mente.
Tutto l’intero Ep è degno di nota:un continuo fluire di ottima musica che non lascia mai spazio alla monotonia e alla banalità.Produzione  sempre a cura del chitarrista e compositore principale Daniel Bergström,al pari dei più moderni studi di registrazione con un tocco cupo sulle chitarre secondo me voluto apposta per accentuare la componente “oscura” del disco.
I due cantanti,si alternano in modo molto ben misurato,introducendo anche delle clean che non guastano assolutamente la furia dissonante proposta dalle chitarre.
Una grande e piacevolissima riconferma,superata a pieni voti, da una delle band del panorama moderno che ha veramente qualcosa da trasmettere e da esprimere e che con questa piccola nera ma preziosa gemma ce ne da la prova definitiva.
THALL

Year:2013
Genre:Djent/Progressive/Ambient/THALL
Label:Century Media records
Sounds Like:Meshuggah,Ion Dissonance
Reviewed by:Francesco Tinella
Sentence:7.5/10


Watain - The Wild Hunt


Year:2013
Genre: Black Metal
Record Label: Century Media Records
Sounds Like : Dissection, Fields Of The Nephilim, Dark Fortress
Reviewed by: Giulio Valeri
Sentence: They ride on...

La Svezia è stata sempre un passo indietro rispetto alla Norvegia in ambito black. Mentre i loro cuginetti nei fiordi sperimentavano a più non posso, gli svedesi preferivano infatti rimanere ancorati ad un black metal canonico, salvo rarissime eccezioni (mai scordarsi dei Diabolical Masquerade), rappresentato con tutti gli onori del caso da gruppi come Marduk, Setherial, e Dark Funeral. Un giorno di 15 anni fa però, arrivò sulle scene un nuovo gruppo di giovani blackster con un monicker che prendeva ispirazione da un brano dei Von, storico gruppo underground statunitense, i Watain appunto. Rispetto ai loro ben più esperti colleghi, i 3 di Uppsala dimostrarono uscita dopo uscita di saper creare sempre qualcosa di nuovo e emozionante, cosa che li portò un paio d'anni fa a diventare una dei più importanti gruppi black di oggi. Li avevamo dunque lasciati con l'uscita del bellissimo “Lawless Darkness”, album che li valse il grammy svedese e una fama ormai consolidata in tutto il mondo. Inutile quindi dire di come le aspettative e la curiosità per questo “The Wild Hunt” siano a livelli vertiginosi. Le danze vengono aperte da “Night Vision”, un brano strumentale e suggestivo che proietta subito l'ascoltatore nell'oscuro universo sonoro targato Watain, in cui compare per la prima volta nella musica dei Nostri, uno strumento tanto insolito nel black, quanto decisamente azzeccato per l' atmosfera che si aveva l'intenzione di creare, e cioè la fisarmonica (l'intro di Dawnrazor dei Fields Of The Nephilim vi dice niente?). Se con i tre brani “De Profundis”, “Black Flames March e “All That May Bleed” Danielsson e soci confermano quanto fatto nel precedente lavoro, a partire dalla solenne “The Child Must Die”, arricchiscono la loro proposta con elementi impensabili prima d'ora, includendo nella nuova uscita un piccolo capolavoro che risponde al nome di “They Rode On”, ballad (sì, avete letto bene: ballad!) favolosa e vicinissima alla musica dei Fields Of The Nephilim, in cui Danielsson dimostra di essere perfettamente a suo agio anche con le clean vocals. Il disco prosegue poi alternando brani aggressivi e furiosi ad altri più cadenzati e solenni, tra cui spiccano la riuscitissima “Outlaw” e la conclusiva “Holocaust Dawn”, che con le sue soluzioni atipiche (stiamo parlando di ritmiche che imitano una sorta di sinistro carillon in alcune parti) si pone come l'ideale finale di un disco che sarebbe meglio non lasciarsi scappare per nessuna ragione al mondo. Insomma, i Watain puntano sempre più in alto, infischiandosene dei puristi con le orecchie foderate di prosciutto e dando l'ennesima prova di non sbagliare mai un colpo. Certo, hanno il brutto vizio di ripetere pochissime volte dei riff riuscitissimi, troncandoli senza pietà in favore di altri altrettanto validi, cosa che può dare fastidio, ma su cui si può facilmente soprassedere. “The Wild Hunt” è in definitiva un disco molto più accessibile del suo predecessore, meno prolisso, e che segna un'importante svolta per una delle poche band ad avere avuto il coraggio di infrangere tabù che nei circuiti black giravano da troppo tempo. Difficile ignorarli.


Mark: 8.0/10



Iwrestledabearonce - Late For Nothing



Year: 2013
Genre: Post Hc / Mathcore
Record label: Century Media
Sounds like: The Tony Danza Tapdance Extravaganza
Reviewed by: Alberto
Sentence: mmappeta!


Come si può non amare una band che si chiama "Navoltahofattoabotteconorso"?

Seriamente, i 5 giovini, armati di una nuova cantante, hanno recentemente sfornato questo "Late For Nothing" e, detto sinceramente, non è che ci fosse tutta sta necessità.
Il cambio della vocalist si fa sentire, parecchio, non che la nuova non sia brava, ma la vecchia aveva un timbro molto più dolce e azzeccato (e poi la nuova è brutta in culo).
Già dal primo ascolto, la prima cosa che si nota è che la band ha "copiato" paroparo lo stile dei cari vecchi tony danza tapdance extravaganza, stessi identici passaggi ultrafrenetici, con tapping diminuiti armonizzati e tutte ste belle cose.
Ma tutto sommato, il disco merita e, anche se ci sono parecchi buchi, è un ascolto piacevole, parecchio.
Alcuni pezzi come "Snake Charmer" possono risultare noiosi alla lunga, però alla fine tutto si riprende grazie ad altre piccole perle, come "Boat Paddle", "Mind the gap" o "Carnage Asada", che è un vero e proprio pezzo Math, ricco di riff intricati, chitarre stra sincopate e altre belle cose che all'ascoltatore medio del genere fanno sempre piacere.
Con "That's A Horse Of A Different Color", si identificano immediatamente le ormai "classiche" chitarre 8 corde che tanto vanno in questo periodo, mentre con gli ultimi 3 pezzi, inizia la vera e propria "follia": "I'd Buy That For A Dollar" potrebbe essere un pezzo dei Tony Danza, PALESE, "Inside Job" è un signor pezzo post-hc e infine "It Don't Make Me No Nevermind" è una buona unione delle varie influenze della band, che conclude per bene il disco.
Insomma, sto disco è un mega minestrone di varie robe, mathcore, parti stra melodiche, post-hc, ci si trova di tutto.
Ma ripeto, era necessario fare questo disco? No, ma alla fine è un disco che se capita di sottofondo, non si skippa, poichè suona bene sottosotto, e gli intermezzi melodici rendono l'ascolto meno pesante e più fluido.


Voto 6.5/10



Watain - The Wild Hunt


Year:2013
Genre: Black Metal
Record Label: Century Media Records
Sounds Like : Dissection, Fields Of The Nephilim, Dark Fortress
Reviewed by: Giulio Valeri
Sentence: They ride on...

La Svezia è stata sempre un passo indietro rispetto alla Norvegia in ambito black. Mentre i loro cuginetti nei fiordi sperimentavano a più non posso, gli svedesi preferivano infatti rimanere ancorati ad un black metal canonico, salvo rarissime eccezioni (mai scordarsi dei Diabolical Masquerade), rappresentato con tutti gli onori del caso da gruppi come Marduk, Setherial, e Dark Funeral. Un giorno di 15 anni fa però, arrivò sulle scene un nuovo gruppo di giovani blackster con un monicker che prendeva ispirazione da un brano dei Von, storico gruppo underground statunitense, i Watain appunto. Rispetto ai loro ben più esperti colleghi, i 3 di Uppsala dimostrarono uscita dopo uscita di saper creare sempre qualcosa di nuovo e emozionante, cosa che li portò un paio d'anni fa a diventare una dei più importanti gruppi black di oggi. Li avevamo dunque lasciati con l'uscita del bellissimo “Lawless Darkness”, album che li valse il grammy svedese e una fama ormai consolidata in tutto il mondo. Inutile quindi dire di come le aspettative e la curiosità per questo “The Wild Hunt” siano a livelli vertiginosi. Le danze vengono aperte da “Night Vision”, un brano strumentale e suggestivo che proietta subito l'ascoltatore nell'oscuro universo sonoro targato Watain, in cui compare per la prima volta nella musica dei Nostri, uno strumento tanto insolito nel black, quanto decisamente azzeccato per l' atmosfera che si aveva l'intenzione di creare, e cioè la fisarmonica (l'intro di Dawnrazor dei Fields Of The Nephilim vi dice niente?). Se con i tre brani “De Profundis”, “Black Flames March e “All That May Bleed” Danielsson e soci confermano quanto fatto nel precedente lavoro, a partire dalla solenne “The Child Must Die”, arricchiscono la loro proposta con elementi impensabili prima d'ora, includendo nella nuova uscita un piccolo capolavoro che risponde al nome di “They Rode On”, ballad (sì, avete letto bene: ballad!) favolosa e vicinissima alla musica dei Fields Of The Nephilim, in cui Danielsson dimostra di essere perfettamente a suo agio anche con le clean vocals. Il disco prosegue poi alternando brani aggressivi e furiosi ad altri più cadenzati e solenni, tra cui spiccano la riuscitissima “Outlaw” e la conclusiva “Holocaust Dawn”, che con le sue soluzioni atipiche (stiamo parlando di ritmiche che imitano una sorta di sinistro carillon in alcune parti) si pone come l'ideale finale di un disco che sarebbe meglio non lasciarsi scappare per nessuna ragione al mondo. Insomma, i Watain puntano sempre più in alto, infischiandosene dei puristi con le orecchie foderate di prosciutto e dando l'ennesima prova di non sbagliare mai un colpo. Certo, hanno il brutto vizio di ripetere pochissime volte dei riff riuscitissimi, troncandoli senza pietà in favore di altri altrettanto validi, cosa che può dare fastidio, ma su cui si può facilmente soprassedere. “The Wild Hunt” è in definitiva un disco molto più accessibile del suo predecessore, meno prolisso, e che segna un'importante svolta per una delle poche band ad avere avuto il coraggio di infrangere tabù che nei circuiti black giravano da troppo tempo. Difficile ignorarli.


Mark: 8.0/10



Orphaned Land - All Is One



Year: 2013
Genre: Middle Eastern Folk Metal
Record Label: Century Media
Sounds like: Blackmore Night's metting Helloween
Rewieved by: Giorgio
Sentence: Still interesting among the genre

Nel panorama un po' affolato di gruppi con scarse idee, ma molti strumenti strani del Folk Metal gli Orphaned Land si distinguono sempre per il loro stile particolare e in un certo senso unico che viene dalla loro provenienza geografica. La particolarità del gruppo israeliano è sempre stata quella di inserire temi tipici della tradizione medio-orientale nella loro musica. Seppur al giorno d'oggi siamo bene lontani dall'iniziale commistione di elementi tipicamente Death Doom col folk, miscela resta molto convincente, aiutata da una produzione pressoché cristallina e una grande capacità di arrangiamento. Strumenti elettrici e acustici si sfidano tra loro a suon di scale arabe, in modo compatto e l'output risulta decisamente credibile e coeso. Di grande rilievo sono inoltre gli intermezzi corali che rendono epica la proposta musicale del combo israliano, si senta anche solo la titletrack (e opener) All Is One per rendersene conto.
A coronamento di una carriera pressoché priva di passi falsi All In One è decisamente un buon disco, molto godibile anche a un semplice ascolto distratto, ma non per questo banale. Infatti se da un lato l'ascolto è facilitato dalla non eccessiva pesantezza delle parti propriamente Metal, che lo rende adatto "a tutti", la grande capacità di arrangiamento degli Orphaned Land lascia aperte le possibilità a tantissimi ascolti: a ogni ascolto si riesce a scoprire qualcosa di nuovo, un passaggio di basso, un arpeggio di pianoforte, che al primo ascolto magari non avevano colpito. Da non sottovalutare neanche la forza del messaggio che gli Orphaned Land affidano alla propria musica: un messaggio di pace e speranza che viene da chi la guerra e il terrorismo li ha vissuti realmente sulla propria pelle.


Mark: 7.5/10



Dark Tranquillity - Construct


Year : 2013
Genre : Melodic Death Metal
Record Label : Century Media Records
Sounds Like : Dark Tranquillity
Reviewed by : Edoardo De Nardi
Sentence: Total Tranquillity!

Dark Tranquillity, anno 2013. Dopo ben 22 anni di carriera in cui i Nostri hanno definito, rimodellato ed adesso sconvolto le coordinate stilistiche del cosìdetto melodic death metal, ci troviamo tra le mani la decima uscita discografica della band, edita dalla ormai fedelissima Century Media che pubblica con continuità i dischi della band dallo storico “Projector” del 1999 e per la quale il quintetto di Gothenburg rappresenta sicuramente la punta di diamante del proprio roster.
Prendendo come metro di paragone proprio alcuni dei full-lenght più celebri ed acclamati dai fans, come “The Gallery”, il sopracitato “Projector” o “Haven”, risulta impossibile non registrare un profondo cambio stilistico che, da alcuni album a questa parte, sta interessando il processo compositivo degli svedesi, sempre più propensi verso il “melodic” e sempre meno verso la componente death metal del proprio sound. Già alcuni spunti di “Fiction” e molte parti del precedente “We Are The Void” ci avevano mostrato la fascinazione subita dai Dark Tranquillity verso lidi radiofonici e soprattutto elettronici, con numerosi momenti dediti a vere e proprie atmosfere algide o futuristiche, accompagnate però nel sottosuolo sempre dall’anima più dura e gagliarda della band. “Construct” invece, ci presenta un lotto di canzoni assolutamente votate alla melodia nel senso più “mainstream” del termine, con buona pace per tutti gli appassionati della prima ora che amavano le ritmiche telluriche ed aggressive dei primi lavori. Oggi, di ritmico è rimasto ben poco, delle prime, indimenticabili partiture delle canzoni degli esordi rimane solamente un vago sentore nei momenti più concitati del cd, invero molto sporadici e contenuti.
Si parte con una doppietta iniziale emblematica di quanto detto fin’ora: “For Broken Words” tenta di giocare su di un’atmosfera sinuosa e sensuale con risultati alterni, mentre “The Science Of Noise”, dopo una partenza che lascia ben sperare, si arena rapidamente sull’ennesimo mid-tempo che caratterizzerà ogni canzone dell’album. Dopo di questi è il turno di “Uniformity”, primo singolo di “Construct” sentito in Rete già da qualche tempo: anche in questo caso, i Dark Tranquillity giocano l’intero brano su melodie e refrain facilmente memorizzabili, affidando alla calda voce di Mikael Stanne il grosso del lavoro. Si tratta tuttavia di un singolo abbastanza piacevole e delicato, apprezzato sicuramente dai fans dell’ultima ora del quintetto svedese. I toni si fanno più concitati ed incazzosi nelle successive “The Silence In Between” e “Apathetic”, ma si tratta di accelerazioni effimere, in quanto, dopo pochi secondi di rabbia musicale, si torna alla solita minestra riscaldata, così come in “Endtime Hearts” e “State Of Rust”, forse le due canzoni più vicine al vecchio stile della band, ma comunque profondamente influenzate dal nuovo corso stilistico. Chiudono il discorso “Weight Of The End” e “None Becoming”, che sulla falsariga dei brani iniziali, ci portano con dignità al termine di questo “Construct”. Nei quarantadue minuti di musica proposti, i Dark Tranquillity ci presentano del materiale certamente manieristico ed un po’ spompato, che per uso melodico delle chitarre e quasi totale assenza di comparto ritmico, ricorda più un gruppo (melodic) black metal che non una delle prime icone del “Gothenburg-sound” dei tempi che furono: ciònonostante, non si può negare l’indubbia classe e maestria con la quale questi svedesi concepiscono, scrivono e pubblicano musica che, per gli innumerevoli band-clone di Stanne e soci, rimane solamente un lontano miraggio.


Mark: 6,5/10


Tesseract - Altered State


Year : 2013
Genre : Progressive Metal, Djent
Record Label : Century Media
Souns Like : Skyharbor
Reviewed by : Edoardo
Sentence : This is not Metal

Non voglio fare il rompi palle della situazione, ma si può veramente considerare ancora questa musica Metal? Metal è quella roba nata con i Black Sabbath, Iron Maiden e soci, evoluta, estremizzata, distrutta in tutto quello che poteva significare con l'avvento di una band chiamata Meshuggah. Probabilmente nemmeno loro si sarebbero aspettati di poter demolire il concetto di Metal aprendo le porte ai mondi dell'elettronica, pop e altre influenze che mai prima della band svedese, nemmeno per sbaglio,avevano toccato il genere. Persino il Metalcore dei Trivium sembra a distanza di anni molto più "true" di quanto proposto da Tesseract, Periphery e mille cloni vari.
Quindi Metal è semplicemente avere chitarre distorte? Se si, allora possiamo ancora confermare che se pur odiate il genere, i Tesseract fanno Metal. Anche se non ce ne frega un cazzo di quello che fanno però è utile cercare di capire dove porta la strada presa dalle menti, le influenze, insomma, antropologia spicciola.
Comunque, il secondo cd dei Tesseract si è fatto aspettare, cambi di line up, specialmente dietro il microfono, tante preview, assaggini, EP, singoli. Il pasto bello pronto, servito e completo ce lo mettono su Youtube e quindi non ho potuto fare a meno di mettere in play tale video più e più volte.
Innanzitutto è un cd organico, forse omogeneo a tal punto da poterlo considerare come un'unica immensa traccia suddivisa in capitoli. Canonicamente non si sposta da quanto fatto in precedenza, sono più maturi, molto meno matematici, molto più melodici...molto Skyharbor...Anche se è facile intuire chi ha influenzato chi.
I 50 minuti saziano, completano il giro e non sembrano inaccessibili, molte parti è ovvio vanno assimilate con pazienza ma se preso come dicevo io, tutto d'un fiato, come una unica traccia, senza lo stancante stress di ricordasi ogni traccia di nota in nota, Altered State regala grandissimi momenti d'enfasi. O'Hara non fa rimpiangere Tompkins, si, in diversi tratti ci sento un po' di manomissione a livello di studio con una voce un po' "compiuterizzata" ma si tratta di pochi tratti. Ottima la trovata non più rivoluzionaria ma sempre vincente del Sax.
Se proprio vogliamo fare i precisi il singolo Nocturne ed Ecplise non che Singularity e Calabi Yau (non me la sono inventata) regalano i momenti più confortanti e vivi del cd che mai punta all'offendere, accarezza lievemente i momenti più duri per tornare sempre sui propri passi. Nonostante una produzione veramente potente che esalta il basso e magari un po' troppo il rullante l'atmosfera palpabile è riflessiva e distensiva, emotiva e catartica in ogni suo passaggio.
I Tesseract hanno distrutto il concetto di riff, hanno disintegrato qualsiasi prassi di "struttura" e regalato ancora una volta un gran CD.Instancabile ed imperterrito sono sicuro che la creatura regalerà ai fan ancora momenti di grande gioia. A differenza dei Periphery che si in se hanno concetti di struttura, riff, ritornelli, assoli ecc i Tesseract tendono a farne a meno essendo classificabili essenzialmente come una band Progressive e basta, Metal? Ma si dai.
Il processo di implosione della macchina inglese è veramente un fenomeno da seguire con ansia ed angoscia, trepidanti aspettative e sogni. Come sapranno distruggere i concetti musicali che per ora abbiamo avuto nel futuro? Già oggi sembrano molto più vicini per come intendono la musica agli ultimissimi Cynic che al vero e proprio Djent, quindi più che una band sono una creatura in evoluzione che va studiata e seguita poichè è forse da qua che passa il futuro di quello che noi oggi ci ostiniamo a chiamare Metal.


Mark : 8.5/10



Heaven Shall Burn - Veto



Year : 2013
Genre : Metalcore/Melodic Death Metal
Record Label : Century Media Records
Sounds Like : Heaven Shall Burn
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Another Strike!
After all these year, we ask, at bands like HSB only to be themselves.
The result is what you expect, the content is what you expect, there's no need to write about this CD.
Veto it's another great CD of the german band, another great work of their discography.
If you may find that some part of this CD are old and used a lot of times (the mini-solo at the beginning of "Land of the Upright Ones", for example) some things look good and become more affective, thought the triplet riffs harmonized with rhythmic solos are been used from them by a long time. Electronic effects are still used, which isn't bad, given the fact that is well used.
The tracklist has 2 interesting point: the cover of "Valhalla" by Blind Guardian, in which the famous singer of the band is a guest and Beyond Redemption, the instrumental closing of this CD that shows all the love for the '90 swedish Melodic Death Metal and Doom.
"Antagonized", "Die Stürme rufen Dich" and "Godiva" are well written, energic and arrogant.
The already-single song "Land of The Upright", together with the other 3 song written just above, are the essential tracks of the CD, those that are worth to be listened in a live, those for why the CD has been written.
I hope you won't get angry, but "53 Nations" and "Fallen" are songs that don't affect positively or negatively the album, they had been written just for increasing the listening time of the CD.
So, this work it's pretty good, there are a few thing that have already been used before, but the guys pay attention at trying something new.


Mark : 7/10



Heaven Shall Burn - Veto


Year : 2013
Genre : Metalcore/Melodic Death Metal
Record Label : Century Media Records
Sounds Like : Heaven Shall Burn
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Another Strike!

Si chiede dopo tanti anni di carriera a band come gli HSB solo di essere se stesse.
Il risultato quindi è quello che vi aspettate, il contenuto è quello che vi aspettate, non c'è quasi bisogno di recensirlo.
Veto è l'ennesimo cd vincente della band tedesca, l'ennesimo cerchio perfetto della loro discografia. Se da un lato certe trovate hanno il peso degli anni nelle loro spalle (vedersi il mini assolo all'inizio di Land of the Upright Ones) altre sembrano stare bene in piedi e prendere sempre più forza nonostante siano anni che i riff ternzinati armonizzati con soli ritmici vengono eseguiti dai loro e molti altri (vedi intro di Hunters Will Be Hunted). Si da ancora un certo peso all'elettronica ed il che non guasta visto che è sapientemente dosata.
C'è da dire che la tracklist rivela un paio di punti inaspettati come la cover dei Blind Guardian "Valhalla" in cui lo storico cantante della band fa da guest e Beyond Redemption, la strumentale in chiusura che fa intravedere tutto l'amore per la scena svedese anni 90 in campo di Melodic Death Metal e Doom.
Arroganti, sfacciate ed intraprendenti sono Antagonized, Die Stürme rufen Dich e Godiva non che il già singolo Land of the Upright Ones, le tracce citate sono quelle che danno il quid in più essenziale al cd, quelle che vale la pena sentirle live, quelle per cui il cd è stato scritto.
Non me ne vogliano i fan ma 53 Nations e Fallen sono canzoni puramente di contorno che non incidono ne negativamente ne positivamente nel complesso finale, aiutano ad aumentare il minutaggio del lavoro e basta.
Lavoro di mestiere, svolto con classe, ispirati e anche se un pizzichino scontati sempre sull'attenti pronti almeno all'interno di ogni cd di non riproporre mai la stessa cosa.


Mark : 7/10



Finntroll - Blodsvept



Year: 2013
Genre: Folk Metal
Record Label: Century Media
Sounds Like : Trollfest, Finsterforst, Korpiklaani
Reviewed by: Giulio Valeri
Sentence: Il divertimento è assicurato!

A distanza di 3 anni da “Nivelfind”, una delle più importanti band del panorama folk torna a intrattenerci con undici nuovi brani: si parte quindi subito e senza troppi indugi con i riff nervosi e sincopati della titletrack, per poi passare ad episodi che alternano passaggi scanzonati ad alcuni più solenni (“Ett Folk Förbannet”, “När Jättar Marschera”). Proseguendo nell'ascolto, si avrà poi modo di imbattersi in uno dei brani più coinvolgenti del disco con “Mordminnen”, forte di un'intro
che non farebbe di certo fatica ad inserirsi come opener di uno spettacolo teatrale o di varietà
grazie al sapiente utilizzo degli ottoni (sentire per credere!). Se “Rösets Kung” si lascia apprezzare sin da subito grazie ad un ritornello più che efficace, l'enigmatica e ispirata “Skövlarens Död” dimostra come i troll finlandesi siano capaci di donare alla propria proposta un alone di mistero, rinunciando momentaneamente  alla loro controparte più goliardica.
I tempi si accelerano notevolmente nella rapinosa “Skogsdotter”, dove è possibile rintracciare alcune reminescenze bal-sagotthiane, mentre con “Häxbrigd”, “Två Ormar” e “Fanskapsfylld” i sette optano nuovamente per il puro intrattenimento con una disinvoltura a dir poco invidiabile di questi giorni. Il tutto si conclude con il suggestivo epilogo “Midvinterdraken”, dove chi ascolta non mancherà di essere avvolto e stregato da riuscitissime atmosfere con quel tocco di epicità che non guasta mai. “Blodsvept”quindi non fa altro che confermare che i Finntroll, fautori di una proposta che esalta, coinvolge e diverte senza scadere nelle ridicole soluzioni di alcuni loro colleghi, godono ancora oggi di ottima salute.


Mark: 7/10




Necrowretc - Putrid Death Sorcery



Year:2013
Genre: Death Metal
Record Label: Century Media
Sounds Like : Death, Sepultura (old), Anal Vomit, Dismember, Nihilist
Reviewed by: Giulio Valeri
Sentence: Non male davvero

Dopo alcune demo e una serie di Ep i francesi Necrowretch approdano su Century Media con questo primo full-lengh. Come si può evincere dal titolo, il duo è dedito a un death metal old school senza compromessi, che non disdegna soluzioni molto vicine al black, soprattutto per quanto riguarda la performance vocale di Vlad. Per tutti i 35 minuti di “Putrid Death Sorcery” le nostre orecchie saranno quindi travolte da undici brani assai frenetici e curati sotto ogni punto di vista, a partire dall'ottima produzione. Il drumming e i riff si mantengono su ritmi serratissimi, concedendosi alcuni rallentamenti di tanto in tanto, dove emerge tutto il gusto dei nostri nel ricreare atmosfere oscure e sinistre per mezzo di un lavoro chitarristico decisamente azzeccato. Nel caso in cui necessitiate di un po' di sana ignoranza musicale senza troppe pretese per sfogare la vostra rabbia repressa o per concedervi una tregua da ascolti più impegnativi, questo è sicuramente il disco a cui rivolgersi. A maggior ragione poi, se siete assidui frequentatori di queste sonorità. Un ultimo plauso va infine all' artwork, vera e propria delizia per gli occhi .


Mark: 7.5/10



Voivod - Target Earth


Year : 2013
Genre : Avant-Garde Thrash Metal
Record Label : Century Media Records
Sounds Like : A space travel in the middle of a nuclear and biologic war!
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Still the best!

C'è chi ha pensato che con la morte di Piggy il gruppo sarebbe caduto ma invece è qua, vivo e pimpante, difficile era immaginare un album migliore di Katorz ma a scanso di illusioni ottiche siamo nel medesimo livello di qualità se non poco oltre.
E' un piccolo miracolo che vede oramai tutti i componenti avere i capelli bianchi ma lunghi, il colpo di frusta viene da una ritrovata e spiccata vena thrash in molte tracce, oramai se ne era perso il sapore ma quel più di acceleratore oggi posiziona i Voivod, grazie anche al rinnovato logo, tra le più avanguardiste che realtà della scena musicale, anzi, mi verrebbe da dire ancora poichè la band canadese mai si è smossa dal guardarsi in avanti e nello sperimentare ottenendo a mio parare sempre ottimi risultati.
Target Earth quindi amplia lo spettro d'azione di un Infini "minimalista" sotto il punto della durata media delle canzoni, non cambia il mood molto catchy di concepire le canzoni e non cambia molto nemmeno la produzione.
Il duo iniziale Title track/Kluskap O'Kom possiede ottimi chorous non che sezioni puramente jazzate da panico, l'abilità compositiva unita ad un estro stilistico unico mettono sul riflettore ogni strumento, anche il basso di Newsted. Le linee vocali di Shane sono sempre penetranti ed accattivanti e come sempre si intersecano bene con i contorti riff dei nostri.
Da sottolineare anche il duo da quattordici minuti Mechanical Mind+Warchaic che resuscita in qualche modo quell'antica rabbia di Killing Technology.
Corps Étranger si presenta quella col riffing più vecchia maniera ma riesce a conquistare anche se diciamo quella meno ispirata.
Conclude Artefact che ricorda l'anima più rockeggiante degli album vicini ad Angel Rat, traccia molto atmosferica e dilatata con una struttura ritmica che mette in evidenza un tour de force alla doppia cassa e nei sedicesimi del basso.
Concludo dicendo che a parare mio ha un'altra stoffa rispetto Infini, ha la grinta e la botta di Katorz ma in più sa ritornare alle radici per risperimentare e ampliare il concetto musicale. Totale.


Mark : 8/10



Evocation - Illusions of Grandeur


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Melodeath
Sentence : 100% OLD SCHOOL SWEDISH DEATH METAL [7.5]

C'è una enorme differenza tra chi un genere lo scrive per passione oggi e chi lo ha creato. Gli Evocation nel 1991 c'erano ma 3 anni dopo si sono sciolti. Ritornano nel 2005 e da li dopo un cd si sono accasati su Century Media che gli ha permesso di produrre il tesoro nascosto che non avevano potuto costruire negli anni d'oro del genere. Queste canzoni quindi ci narrano un periodo, ci descrivono l'aria e la passione di chi ha visto suonare i primi Entombed, di chi ha visto i Carnage e gli Edge of Sanity sollevarsi dal nulla. Si potrebbe dire che è il classico cd Melodeath in stile Svedese, si potrebbe, ma mi pare veramente un insulto per chi era la, molti dei recensori che hanno trattato questo album non c'erano, non erano nemmeno nati o erano in fasce (me compreso) quindi mi sembra questo un giudizio realmente inopportuno. La dedizione e passione mostrata in questo Illusions of Grandeur non può non colpire l'animo di chi è cresciuto con i Dismember e le decine di band di Dan Swano. Gli Evocation sono lo spirito degli anni 90 che viaggia ancora, molte delle band di allora, molte di quelle da me citate, non esistono più, ma loro invece ci sono e ci danno tra le mani un album dal valore inestimabile, un masterpiece nella dimensione attuale della scena, un'ottimo lavoro se si parla nel complesso generale tra presente e passato. 10 tracce ricche e ben costruite, adornate da una produzione PERFETTA che ne esalta il gusto Swedish, peccato per qualche tastiera inopportuna, ma per il resto è un cd senza sbavature.
Esaltante.



Grave - Endless Procession of Souls + Bonus Tracks



Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Death Metal
Sentence : [8.0]

É un onore per me poter dire la mia su una band che ha scritto la storia dello Swedish death metal!
Da fan vi dico che vederli dal vivo ne vale sempre la pena, sia per i loro show infuocati, sia per l’affabilità , l’umiltà e la devozione che hanno verso i loro appassionati che li seguono.
Firmano sempre fino all’ultimo autografo senza fare torto a nessuno scambiando volentieri anche due chiacchiere. Ricordo ancora di quando parlai per oltre venti minuti con Ola e Ronnie delle nostre band preferite….ma torniamo al disco in questione,come solito della loro lunga carriera risalente al lontano 1988 anche questo disco è molto sporco nella produzione,aggressivo,mai una caduta di tono e coinvolgente.
Quello che manca?assolutamente niente,solo che non propone nulla di nuovo,ma questa non è una novità direi,dato che sono fedelissimi al loro stile e non hanno la minima intenzione di cambiare.
Vogliamo parlare invece delle cover che ci propongono come bonus track?bene,iniziamo da killing technology dei Voivod che la rappresentano in versione più violenta e meno sperimentale dell’originale, ma sempre fedele, quella degli Anthrax stesso discorso di prima,e mesmerized dei Celtic Frost oserei dire che è quasi uguale all’originale se non fosse per la voce che è leggermente differente ma comunque molto bella e apprezzabile dato che si impegna a rifarla con lo stesso timbro vocale(cosa non da tutti i cantanti death metal). Un lavoro godibile ed apprezzabile dal primo all'ultimo secondo.
[Giacomo Spike Cipollaro]



Nachtmystium - Silencing Machine‏


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Black Metal
Sentence : A Dark Devolution of Evolution  [8.0]

Personalmente non mi aspettavo nulla di buono da Blake Judd e da i suoi Nachtmystium, e prima di parlare veramente di Silencing Machine mi sento l’obbligo di fare un piccolo preambolo:
Dopo’’ Instinct:Decay’’ del 2006 i nostri Blackster passano con la Century Media Records, una grossa etichetta indipendente americana e dopo un ep in pieno stile Nachtmystium vediamo l’uscita di ‘’Assassins: Black Meddle Part I’’, un disco che segna un sostanziale cambiamento, un sound più attento a certe atmosfere rock psichedeliche moderne con una produzione molto più pulita,  Assassins in pratica è una sorta di evoluzione, ma poi, l’anno seguente (2008) esce un ep che ricalca in maniera sommaria la vecchia strada e difatti viene pubblicato con la precedente etichetta. L’anno dopo invece fanno uscire un altro full length sempre con la Century Media, ‘’Addicts: Black Meddle Part II’’ dove le influenze rock psichedeliche si fanno molto più forti, rallentando il tiro in molti brani e  con un uso ancora più massiccio di elettronica che con Blake Judd e compagnia ci stà tutta, statici loro ,non lo sono mai stati.
Ora indipendentemente dai giudizi personali e dal gusto ,sembrava che i Nachtmystium volessero cambiare radicalmente strada. Fin qui tutto regolare, ma, prima dell’uscita di Silencing Machine avevano fatto uscire tra il 2010 e il 2012 un live album, uno split con i Murmur (bellissimo e consigliato, ma assolutamente sul vecchio stile) e un singolo. Già un singolo, ‘’As Made’’ (questo non è consigliato) da il suono molto tendente all’industrial rock  e altamente semplicistico, sicuramente il loro pezzo peggiore, e lì ammetto di aver sperato che quello non fosse il primo assaggio del prossimo disco.
Per fortuna mi sbagliavo.
Con Silencing Machine abbiamo l’erede naturale di quello che è stato ‘’Instinct:Decay’’, e non di ‘’Addicts: Black Meddle Part II’’ e nemmeno del suo predecessore, diciamo che l’evoluzione è stata ridimensionata, il suono generale è molto più ruvido dei lavori antecedenti , il tutto aiutato da una produzione eccelsa che ha fuso le due facce della medaglia, niente suona come finto e niente si fa fatica a sentire, è tutto chiaro perfettamente quanto basta, un lavoro davvero ottimo in sede di studio.
L’elettronica è praticamente assente o almeno non ricopre ruoli d’importanza nei vari brani e quando si è trattato di pestare i nostri non si sono tirati indietro.
L’album và ascoltato dalla prima all’ultima traccia possibilmente con gli occhi chiusi, non ci sono reali singoli, i pezzi sono tutti validissimi e tutti ti portano nello stesso posto, nei meandi oscuri della propria mente. 

Gran disco.Un passo indietro , forse, ma fatto veramente bene.

Ora dopo tutti questi elogi, a cosa è servito in realtà il preambolo iniziale? I Nachmystium sono secondo me una band molto molto inteligente, sia a livello musicale che di marketing. Da quattro anni a questa parte hanno provato con tutti quei strani album sperimentali ed ep e split vecchio stampo a sondare il terreno, e, avendo avuto una risposta negativa con certe sperimentazioni hanno deciso di abbassare il tiro (e magari tornare a picchiare di più). Ora questa cosa si può prendere in due maniere o schifando il modo , permettetemi il termine, paraculo con il quale agiscono oppure gondendosi la loro sempre (o quasi) ottima musica.
Prendete per mano Blake Judd e andate con lui, sempre se avete coraggio.

[Paolo Lombardi]



Monuments - Gnosis


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Djent/Mathcore/progressive
Sentence : 70% Static [7.0]

Anche la Century Media sembra arrendersi al Djent e promuove anche lei una realtà non più underground del genere. I Monuments vengono da Londra ed il loro background è puramente progressive, improntato sul moderno ma comunque ricordando a volte un po i cari Dream Theather, la band dimostra una discreta maturità e sicuramente un talento tecnico invidiabile ma manca di costanza. Le prime due canzoni Admit Defeat e Degenerate segnano l'apice del cd, apice che viene sfiorato poi solamente in Regenerate e Empty Vessels Make The Most Noise. Alcune uscite in Doxa e 97% Static lasciano un po l'amaro in bocca per una certa impersonalità, a volte sembrano un po smarrire il senso del proprio essere progressivi. In Denial sembrano poi prendere a piene mani dalla discografia dei Periphery.
Insomma, i cari Monuments non azzeccano proprio tutto ma bisogna riconoscere che il sound nella maggior parte delle canzoni è personale e ben riconoscibile, ricchi di idee e ben studiati i brani non potranno non piacere alla miriade di fan del djent sparsi per il pianeta terra. The Contorsionist e Periphery risultano lontani ma non irraggiungibili.



Grave - Endless Procession Of Souls


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Death Metal
Sentence : [S.V.]

Chi conosce i Grave sa già come sarà questo cd, in piena linea con gli ultimi lavori, marcio e pieno di mid-tempo, diventati per chi scrive le uniche cose decenti che riescono a fare.
Burial Ground e quest'ultimo Endless Procession Of Souls presentano pare-pare le stesse problematiche. Il riffing è un po troppo scuro e nascosto, quasi a voler celare il fatto che la roba proposta è evidentemente già usata, e le strutture utilizzate sono alquanto ripetitive, cioè, Burial Ground e Endless Procession Of Souls sono due album praticamente identici tra di loro ma che mischiano le carte, invertono l'ordine dei riff e cose simili.
Per la dose thrashy una volta c'era Liberation e ora abbiamo Perimortem (plagio assassino verso gli Slayer) e per i Mid tempo epici Burial Ground ed ora Epos, per l'assalto in stile Asphyx Outcast ed ora Flesh Epistle.
Questo è quello che i fan vogliono sentire e quello che i Grave vogliono suonare, puro Death Metal old school, senza compromessi.
Tutti contenti alla fine dei conti, ma già da Burial Ground avvisavo gli ascoltatori che alla lunga, scavando nella discografica, magari sentendosi il cd 2-3 volte di file, magari mettendo in fila nella playlist proprio gli ultimi 3 cd potrebbe scendere un certo tepore, una noia subdola dovuta alla staticità ed alla incapacità di reinventarsi senza snaturarsi, essere i Grave ma comunque saper regalare qualcosa di fresco (chi ha detto Asphyx???).
Questo cd merita esclusivamente per Epos e Disembodied Steps, le uniche due canzoni che hanno veramente senso di esistere ed essere state scritte. Mi astengo dalla votazione perchè non valuto due volte lo stesso cd (riferimento a quanto scritto in apertura).



Morgoth - Cursed To Live


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Death Metal
Sentence : Alive! [6.0]

Dimostrazione della rinascita della band che ha portato il Death Metal in Germania, terra mai fortunata sotto questo genere con pochissimi veri gruppi validi nella scena. I Morgoth poi furono un fulmine, due album in 3 anni poi uno stop per ritornare altri 3 anni dopo con un lavoro semi industrial, punk, n'ammerda, chiamato appunto "chiediamo scusa ai fan" tradotto alla buona.
Insomma se i Morgoth si sono riuniti è perchè c'è qualcuno che illegalmente ha postato i video loro su youtube e ha permesso di scaricare i loro oramai introvabili lavori.
Elogiato per l'ennesima volta il download (ill)legale parliamo di questo Cursed To Live. Esso prende canzoni da i loro due EP dell'89 e 90 e da ovviamente i primi due lavori della loro discografia. Nonostante l'anzianità di nascita, ben 1985, un anno dopo i Death per dire le influenze del gruppo sembrano molto palesi, cioè, sia i Death che gli Obituary fondamentalmente costituiscono le basi dei Morgoth, Selected Killing (Death) e Body Count (Obituary) ne costituiscono una prova.
Pregni delle classiche scale ed accordatura in D Isolated,Sold Baptism e appunto Body Count vengono riproposte con fedeltà pressochè identica a quella del passato, ottima la condizione di Grewe che regge bene l'ora di musica proposta.
Il live è consigliato solo ai Fan di vecchia data, ai neofili si consiglia ovviamente la proposta da studio, ottimo per far riprendere un po di ossigeno al nome, un po di visibilità e qualche denaro.



Grave - The Dark Side Of Death


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Death Metal
Sentence : Stop this Suffering [4.0]

C'erano ampi segnali, anzi delle onde radio devastanti, che preannunciavano il fatto che i Grave erano e sono cotti a puntino. Belli e bravi a rimarcare le orme con devozione, Ola è un Guitar-Master dell'old school scandinavo ma da tempo non scrive UN riff degno di nota. Roba cotta, bollita, sentita da almeno 20 anni, ci sono band neofile del genere che propongono di meglio.
In questa mini collezione The Dark Side Of Death troviamo due canzoni dal prossimo cd, una cover degli Asphyx (Vermin) non che roba live da Into The Grave e altri spezzoni cd e EP rimasterizzati.
Per quanto reiguarda il nuovo materaile, beh, vien quasi da ridere. Perimortem (Post Mortem?) è un chiaro tributo agli Slayer e le coordinate del pezzo son appunto thrash, quelle di Show no Mercy, un po più ribassato nell'accordatura ma siamo in quel ramo. Passion Of The Weak è il tipico pezzo con stacchi e rallentamenti dei Grave, niente di eccezionale, poca roba veramente. L'unica cosa riuscita, ironia, è la cover degli Asphyx, ma sarà forse per merito degli Asphyx?
Inutile commentare l'altro materiale, più ascolti si danno e peggiore è la sensazione, odore di declino.



Architects - Daybreaker


Label : Century Media Records
Year : 2012
Genre : Metalcore/Post Hardcore
Sentence : Nice work [6.5]

I ragazzi sono veramente bravi. Tecnicamente ben preparati ed anche a livello di song writing non scherzano, hanno un buon feeling progressive e denotano una buona capacità interpretativa. Unico limite della proposta è la staticità di esse che ci regala 11 canzoni molto simili tra loro, vuoi anche perchè il cantate non ha grande dinamicità dietro il microfono e l'uso delle clean vocals appare un po' forzato.
Una proposta buona e ben costruita ma che sembra troppo macchinosa, tutte le canzoni sicuramente sono ispirate ma viaggiano sempre con gli stessi clichè e modelli. Outsider Heart è forse l'unica canzone che veramente esce dal coro per un modo di fare molto più Metalcore e meno Hardcore.
Consigliato agli amanti del genere.



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