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Red Fang - Whales and Leeches


Sin dal loro debutto nel 2008 i Red Fang si erano imposti come uno dei gruppi migliori nello scenario dello Stoner Rock/Metal nella vena degli allora defunti Kyuss. Con un riffing sanguigno quanto basta per sconfinare di tanto in tanto nel Metal condito dalle tipici voci riverberate e alienanti era quasi ovvio che fosse così. D'altronde se già l'omonimo del 2008 era buono il secondo disco Murder the Mountains resta secodo me il loro capitolo migliore, anche se non smuoveva troppo il sound dal predecessore. Da un lato infatti non si può dire che i Red Fang siano dei grandi innovatori, ma quello che fanno lo sanno fare assai bene e dove peccano in inventiva recuperano in feeling (e preciso che è proprio in questo senso che il migliore è secondo me Murder The Mountains). Infatti anche con Whales and Leeches il sound non si sposta da un millimetro, ma diverte e incanta come sempre e fa scappocciare, il che è effettivamente quello che un si aspetta quando lo si mette nello stereo.
Dai detrattori la critica è scontata, a me invece personalmente piace pensare che i Red Fang siano consci di quello che fanno in modo positivo cioè che il loro incedere stilemmico sia sentito e non giusto un escamotage commerciale per vendere qualche disco. In soldoni a me covincono appieno, quantomeno se non per gridare al capolavoro per mettere su la discorafia in loop e non stancarmi al secodo passaggio. Complice è sicuramente la produzione possente che tiene su l'impalcatura di riff in modo egregio sia nelle parti più veloci che in quelle più lente tendenti al doom. Brani come Dawn Rising col suo retrogusto Sludge è poi un must-listen e si consacra a mio avviso come il brano migliore del disco.  

Year: 2013
Genre: Stoner Rock/Metal
Record Label: Relapse Records
Sounds like: Kyuss, Melvins
Rewieved by: Giorgio
Sentence: Grosso rockerolle
Mark: 7.5


Erra - Augment


Il 2013 sta regalando grandi scoperte e piacevoli riconferme.Gli Erra rientrano nello spettro delle piacevoli riconferma.Già con il precedente “Impulse” risalente al 2011,questa giovane band ha fatto riecheggiare il proprio nome nel progressive metalcore,insieme anche a band come gli Elitist e Mureau,creando un mix molto tecnico e curato di melodie e groove,con lavori di chitarra molto interessanti ed ispirati.
Ora,nel 2013,di nuovo sotto l’ala della Tragic Hero Records,i nostri sfornano il nuovo e atteso album “Augment”,un lavoro pregno di tecnica,melodie e ricco di un trademark proprio della band che va via via consolidandosi.
Stessa formula quindi,molto ispirata e più matura del precedente disco.Livello tecnico indiscutibilmente  curato e ricercato,con clean vocals che si rifanno molto sia nella struttura che nel timbro vocale a quelle di Spencer Sotelo dei Periphery,che in alcuni tratti fa chiedere realmente se Spencer abbia lasciato i Periphery per migrare negli Erra.Niente da dire sulla produzione,molto cristallina e nitida ma con un basso a tratti poco udibile.
Una pecca invece,a mio avviso molto rivelante è la durata del disco.Infatti più di 50 minuti di metalcore ultra strutturato tendono non poco a far calare l’attenzione dell’ascolto,non riuscendo a far cogliere appieno ogni minima sfumatura che questo “Augment” ha da offrire,costringendo l’ascoltatore a riascoltare più volte il disco e magari,a spezzettare l’ascolto dello stesso in più parti per consentire di digerirlo meglio.Se quest’album fosse durato una quindicina di minuti in meno,il risultato finale sarebbe stato molto più godibile.
Piacevoli influenze di varie band,si notano in tutto il disco come quella dei Veil of Maya In “Hybrid Earth”, senza comunque essere mai troppe esplicite.
“Augment” è un disco luminoso,curato e indubbiamente di ottima fattura ma,con la pecca  di avere un minutaggio pari a quello di un disco post-metal e,di contenere delle vocals un po’ troppo Soteliane e a tratti poco personali.Comunque sia, gli Erra,hanno dato vita ad un ottimo prodotto musicale che riconferma una band che potrebbe intercalare nella sua musica molta più personalità,che si rivela già ad un livello molto buono e che,sicuramente,resta un punto di riferimento nel progressive metalcore odierno.

Year:2013
Genre:Progressive Metalcore
Record Label:Tragic Hero Records
Sounds Like:Elitist,Mureau
Reviewed By:Francesco Tinella
Mark:7+/10



Top 5 Albums (October 2013)






La rubrica storta : THIS IS THALL!


Da una costola dei Textures l'Olanda ci regala un'altro gran gruppo da aggiungere tra le schiere del Djent/Progressive Metal.
Gli Illucinoma formati dal nuovo chitarrista dei Textures Joe Tal è il classico gruppo che gli amanti dei Vildhjarta non farebbero faticare a definire "really THALL". La band ovviamente possiede un'ottima produzione ed il song writing risente molto del monochitarrismo con ritmiche spesso nevermoriane e sterzate filo metalcore ma comunque molto progressive e particolarmente djentose nel suono.
La band risulta un'ottimo crossover atto a mischiare tutto quello che oggi va più di moda nello stortume più vario. Un gran bel mix che richiama a se tutta una moltitudine di fan a cui non interessa sentire precisamente djent, mathcore o kebabcore ma a cui semplicemente piace sentire accenti alla cazzo di cane ed accordi dissonanti fino alla morte. Un velo di blast (rintracciabile nella favolosa intro di Pickled Punch) e qualche parte più melodica stile Vaura per chiudere il tutto. Io mi ci gioco un testicolo che questo EP farà scoppiare le ernie a qualche Thallhead a forza di headbanging o qualunque pratica sia solita usare dai Djentleman vari durante l'ascolto di materiale musicale d'alta qualità.


Essere la storia che scrive la storia parlando di storia - Hail of Bullets / III: The Rommel Chronicles




Per tutti coloro i quali vale l 'immagine qua accanto esposta consiglio vivamente di cambiare recensione.
Gli Hail Of Bullets tra gli Asphyx ed altro ci hanno messo per partorire il nuovo album, ben 4 anni, ma con cognizione di causa. Se da una parte la forza del gruppo era la prepotenza del Revival essendo essi stessi il Revival dall'altra già dal secondo cd si era capito che proporre album uno uguale all'altro non ha il ben che minimo senso.
Allora la band ha deciso di fermarsi per riuscire a costruire un sound ancora più personale e distaccato sia dai Bolt Thrower che dagli Asphyx. Accentuando la sezione solista e le armonizzazioni, cercando di captare un certo mood di intendere il riffing death metal, cogliendo alcune peculiari tonalità la band di Van Drunen e soci è riuscita come negli Autopsy del comeback a trovare una formula assolutamente nuova ed inedita che non esisteva prima nelle proprie corde. L'assenza del "sentire novità" in un genere come nel Death Metal senza snaturare il tutto con breakdowns vari è diventa una sorta di ricerca di El Dorardo tra costanti camuffamenti di band meno note o scopiazzamenti nemmeno tanto velati. Ci vuole qualcuno che proponga qualcosa di talmente personale ma profondamente Death da non poter lasciare nessun interlocutore muto, e qui gli HoB hanno STRAVINTO.
Se pensiamo al minuto finale di DAK, all'intro di Pour le Merite ed a tutta Death of a Field Marshal ci accorgiamo di non aver veramente mai sentito niente del genere negli HoB anche se già On Divine Winds cercava di accentuare il lato melodico, su quest'ultimo capitolo viene totalmente enfatizzato ed estremizzato portando ad un nuovo acme la musica del quintetto olandese.

Perfino meglio del brillante debutto e persino di quel Death....The Brutal Way che aveva monopolizzato i miei ascolti per mesi e mesi all'uscita di esso. Più curato, fresco, tecnico, meglio prodotto ed essenzialmente più ispirato. Un album ampiamente confrontabile coi due precedenti date le somiglianze e le influenze ma si rischia di sminuire e non capire la portata di questo nuovo parto.
Tutte le caratteristiche del combo vengono esaltata come in una giusta mescolanza di sapori grazie ad un mastering e missaggio curatissimo e perfetto ad opera del grande maestro Dan Swano oramai titano indiscusso del sound Swedish/Death Metal del nord europa.
Altra carta vincente va data a Van Drunen che riesce a portare non solo una grande partecipazione emotiva ma anche una buona dose di cultura in un genere spesso denigrato ed impuzzolentito da band i cui membri forse hanno la terza media (con rispetto parlando). Vedere tra Gorguts e Hail of Bullets un po' di sana maturità e conoscenza trasposta su di un genere così rude ed elitario è una prelibatezza che veramente pochi possono assaggiare e cogliere a pieno. Uno perchè la gente non legge i testi, due perchè non tutti ascoltano Death Metal.
Quindi, come ogni qual volta Van Drunen mette becco su qualcosa, bisognare stare zitti ed ascoltare, qui c'è la storia del Death Metal che prosegue e scrive le sue pagine nel secondo millennio. Il divario tra loro e tutti è sempre più incolmabile.
Chapeaue!



Year : 2013
Genre : Death Metal
Record Label : Metal Blade
Sounds Like : Asphyx, Bolt Thrower
Reviewed by : Edoardo
Mark : 9.5/10



Toxic Holocaust - Chemistry of Consciousness



EEEEEEEEEEEH!!!!!!!!!
EEEEEEH!!!!!
EEEEH!!!
EEH!!
EH!
eeeh!
...eeeh....
..........eeh........
.....................eh....................

Ecco il mio entusiasmo ad ogni canzoni di questo Chemistry of Consciousness.
Joel Grind l'ho visto nascere musicalmente parlando e Overdose of Death fu uno dei miei album più seminali nella forma mentis da Metalhead. Ci vuole però forza e vigore per mantenersi freschi col Thrash Metal ma sopratutto nel 2013. Quindi Conjure and Command si faceva ben vedere con qualche rallentone in più, parti anche sludge in certe attimi ed i soliti assalti alla Celtic Frost/Primi Bathory. Purtroppo di questi rimandi più atmosferici c'è veramente poca traccia in questo album che punta al caro vecchio impatto dilaniante del primo ascolto per poi perdersi vorticosamente in una tracklist folta di nullità. Non c'è niente nemmeno al livello di Bitch o I Am Desease, i cali in certe parti delle canzoni sono mostruosamente evidenti, dove il Ride e riff tendenzialmente groove si dovrebbero unire più di una volta si crea il vuoto cosmico.
Forse l'unica vera Hit del cd è Rat Eater sia per l'intro che per in generale una struttura non scontata.
La forza del personale sound costruito di cd in cd col duro lavoro dietro il mix e nella scelta di una strumentazione potente però non riesce a sostenere canzoni come International Conspiracy dagli evidenti e troppo opprimenti confronti con i più antichi maestri del genere.
Un cd da relegare solo ai veri Die Hard Fans e che non ci regala nemmeno un paio di canzoni per il Best Of... (il prossimo). Ancora una volta si rimarca il fatto che il primo trittico della loro discografia si attesta sempre più in alto rispetto alle recenti uscite.
Verso il declino??

Year : 2013
Genre : Thrash Metal, Speed Metal
Record Label : Relapse Records
Sounds Like : Celtic Frost, Bathory, Venom, Motorhead
Reviewed by : Edoardo
Mark : 6.0/10


Sepultura - The Mediator Between Head and Hands Must Be the Heart


Ultimamente mi sorprendo anche io di certe band e certi cd.
Mai mi sarei aspettato una presa di coscienza da parte di Kisser. Buttato via tutto quel merdoso thrashcore da disagiati delle favelas senza ne capo ne coda con tupa tupa no-sense. Kisser decide che è giusto riproporre un po' di sano Thrash/Death Made in Sepultura catapultando la band nel 1991 ma attualizzandola e personalizzandola con il suo tocco. Kisser finalmente dimostra di non essere il classico ottimo chitarrista senza idee e costruisce un album coi fiocchi.
Innanzitutto va riconosciuta l'impronta personale che ha voluto dare al lavoro, partendo dalla copertina alla scelta del nome molto emblematica, a queste vengono accostate canzoni velenose, un muro di gain cattivo e un tupa tupa selvaggio e mai scontato. Il basso ,ovviamente suonato da Kisser, risulta anche esso un'ottimo elemento di spessore e in più parti riesce a far da vero pilastro supportando bene gli assoli.
Lode alla produzione che è riuscito a coprire le vistose mancanze di Green e a far accentuare la strapotenza delle chitarre che quando vanno in palm muting hanno quel "von von von von" che te lo fa venire duro subito.
Il bilanciamento, poi, tra up e mid tempo è perfetto ed il culmine del malessere giunge su Grief dove l'hardcore si mischia con la veemenza del Death Metal e ci aggiunge tratti ancora più marcatamente Doomy, un pezzo angosciante e graffiante che dimostra il grandangolo mentale di Kisser e la sua poliedricità (dimostrata tra le altre cose sull'intro di The Vatican e sulle ritmiche animalisce e filo-lamb of god di Tsunami). Il disco risulta in molti tratta addirittura vistosamente tecnico non solo nei virtuosismi ma anche con una sezione ritmica da Oscar. La batteria ci regala movenze e patterns da panico che la rendono quasi da Chaotic Hardcore in certi tratti, sembra che dietro le pelli ci sia il batterista dei Mastodon, roba che ti porta al delirio (IGOR VAI A FARE LA TECNO).
La coincidenza astronomica e temporale di mille fattori a fatto si che finalmente i Sepultura rispolverassero un po' di onore su questo maltrattato nome.
Chi ad oggi tenterà di criticare i Sepultura e non si è mai ascoltato Manipulation Of Tragedy non sa di cosa parla.
Bentornati sedicesimi alla Troops Of Doom (tra l'altro l'intro viene citata nell'intro di Bliss Of Ignorance, altro gran colpo di classe).

Year : 2013
Genre : Thrash Metal, Death Metal
Record Label : Nuclaer Blast
Sounds Like : Lamb Of God, Cavalera Conspiracy
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7.5/10



Soulfly - Savages



-attenzione questa recensione contiene linguaggio, scurrile, blasfemo ed odio Raziale (nel senso contro il senatore Razzi eh!)-

Madonna puttana non mi possono dire le webzine che questa è la solita minestra riscaldata, no cazzo, non accetto una così poca professionalità, una superficialità allarmante per fare i lecchini alla Nuclear Blast, basta cazzo, BASTA.
Giuro che non comprendo come cazzo è possibile che Cavalera abbia tirato fuori Prophecy e Dark Ages, due lavori sovraumani che davano l'idea di lungimiranza, grandezza, peculiarità del gruppo. Oggi i Soulfly sono un minestrone di tutto e niente, un'insieme di niente misto al niente. Parti Death, qualcosa di groove, due mila assoli (forse l'unica cosa bella del cd) e poca, pochissima sostanza. Ma non è la forma che preoccupa quanto la sostanza.
Dio cerbero ma come cazzo si può chiamare una canzone Ayatollah Of Rock 'N' Rolla? Ma che cazzo succede? Ma Cavalera ha idea di cosa fa o cosa scrive? Secondo me butta su 4 riff, forse anche meno, riff a cazzo, A CAZZO, poi dice a Rizzo "mettici 4000 assoli per allungare il brodo". Poi i ritornelli...i ritornelli....giuro che nel 2013 non sopporto i ritornelli che ripetono solamente il titolo della canzone, è una mancanza di rispetto nei confronti della nostra intelligenza.

"Everywhere is bloodshed
Wasteland bloodshed
Everywhere is bloodshed
Wasteland bloodshed
Bloodshed wasteland
Bloodshed wasteland
Bloodshed"

Ma Madonna merda ma ci prendi per fessi? Ma è questo un prodotto professionale? Poi non voglio infierire su una copertina scelta sul catalogo degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti, degli scarti delle vecchie copertine di Nuclear Blast.
Non mi si può dire che è la stessa broda quando invece di cd in cd cambia tutto per non cambiare niente, da Conquer in poi solo cacca, solamente cacca.
Cioè se vi dico che mi annoia Master Of Savagery potete solo immaginare il ribrezzo degli 8 minuti di El Comegente.
Ma porco diavolo, questi ci prendono per il culo, non hanno voglia di fare più un cazzo, ne di suonare, ne di scrivere testi in inglese, scegliere una copertina, scegliere un tema alle proprie canzoni, lavorare in modo seriamente.
Detto questo ovviamente lo schifo non si avvicina minimamente a quello dei Megadeth e Avenged Sevenfold, schifo di classe.

Year : 2013
Genre : Groove, Thrash Metal, Death Metal
Record Label : Nuclear Blast Records
Sounds Like : No words...
Reviewed by : Edoardo
Mark : 4/10

 

Dance Gavin Dance - Acceptance Speech



HANG ON! HANG ON!
DON'T LOSE COMPOSURE NOW!
HANG ON! HANG ON!
FEED INTO THE MIRACLE
DON'T BE FUCKING CYNICAL

Quando un cd al di la di una tracklist fenomenale ti lascia dei VERI singoli, quelli che non ti scorderai mai più, quelli belli nel testo, nella musica, melodicamente di un'altro pianeta,è questo che lo rende speciale. Leggi i testi e ti innamori di un modo di scrivere fiabesco ma attaccato alla realtà, scopri che esistono band "post" Hardcore che incorporano elementi crossover come il funky ed il jazz e non disdegnano qualche parte rap qua e la, li han fatto tua fine.
I Dance Gavin Dance non li ascolto da molto ed infatti prima di fare questo cd mi son voluto sentire bene l'ultimo capitolo e i singoli prima ma posso affermare con buona certezza che questo Acceptance Speech è il loro culmine musicale. Sempre colpiti da cambi di line up sopratutto dietro il microfono, il nucleo base formato dal batterista ed il chitarrista Will regge ed il nuovo duo vocale vince. Concorrenti dell'ex singer Kurt Travis ora in forze nei A Lot Like Birds (altro gruppo da mille ed una sega) la lotta a distanza continua ed il primo colpo dell'anno lo sferrano i DGD ed ovviamente va a segno.
La storia del robot coi capelli umani è da applausi e standing ovation, da menzionare anche Turn Off The Lights, Curve e Doom and Gloom. L'immediatezza della proposta intrinseca però di tecnica e classe è la dimostrazione che si possono unire tratti e attitudine diverse tra loro facendole coesistere in maniera perfetta (cosa che i Protest The Hero non hanno capito). Ogni canzoni possiede un proprio spessore, una propria storia ed evoluzione, non che una interpretazione originale ed avvincente. Si sente in maniera pressante il fatto che tutta la musica dei DGD è suonata con ardore e prodotta con passione ed è un compito arduo far trasparire ciò, grazie ad una produzione ai limiti della perfezione ed ovviamente una strumentazione titanica il compito del gruppo nel far trasparire tutto quello che c'era da far trasparire riesce meravigliosamente. Alla fine però è meglio lasciare a loro il compito di farvi capire quanto in alto può arrivare questo stile di "neo realismo" fiabesco unito al "post" hardcore.

"Make this motherfucker golden
Make this motherfucker holy"

Year : 2013
Genre : Post Hardcore, Mathcore, ALL
Record Label : Rise Records
Sounds Like : Protest The Hero, A Lot Like Birds
Reviewed by : Edoardo
Mark : 8.5/10


Protest The Hero - Volition


E' più complicato di quanto pensassi.
Pronunciarsi su Volition è arduo, è un cd che ad un ascolto superficiale sembra perfetto ma che tremendamente col passare degli ascolti ti affonda con una idea che non avresti voluto mai sapere.
Partiamo coi dati tecnici : nel cd ci sono delle varie guest ma non ci è dato sapere quali semplicemente perchè sono persone normali che hanno comprato i pacchetti su indiegogo (vedersi la storia precedente su news varie). Troviamo quindi una ragazza con una voce cazzutissima in Drumhead Trial (forse anche su Plato's Tripartite) ed un tipo terrificante e raccapricciante su Underbite. Su Animal Bones troviamo un WE ARE, WE ARE, WE ARE STILL LIFE che richiama prepotentemente Sequoia Throne. C'è un buon riuso del growl ma continua giustamente a predominare un clean fortissimo. Non c'è dubbio che i più naturali eredi dei vecchi The Human Abstract siano a conti i fatti i Protest ed ancora una volta la band canadese da sfoggio di una tecnica veramente unica e praticamente scarna di qualsivoglia forma di "Metal".
La band ha deciso di buttarsi totalmente su quello che oggi è definito Post Hardcore ma inquadrandosi prepotentemente sotto la cerchia di Dance Gavin Dance e A Lot Like Birds, quella ristretta elite di band che utilizzano parti funky, blues e jazz intercalate nel contesto Hardcore. Poco male, anzi, questo progressivo cambio di direzione mi sta piacendo veramente molto portando i lidi di personalità del gruppo oltre qualsiasi aspettativa, poppettizzando i loro trademark ma allo stesso tempo mantenendo la loro complessità di fondo.
Per i nostalgici rimane A Life Embossed, la canzone che più rimanda al vecchio Fortress con progressioni maniacali e parti Mathcore da cardiopalma.
I Protest The Hero sono sempre loro ma ogni album ha una sua precisa identità, quest'ultima trasformazione della band ci regala un cd veramente facile sotto molti aspetti, forse anche troppo.
Mi spiego, lo spessore, la forza che si celava su Fortress non c'è. A parte C'est la Vie, dal 2008 la band non riesce a bissare i propri standard, per quanto ad un ascolto tutto risulta bello, melodico, vincente però non lascia 1/10 di quello che lasciavano canzoni come Spoils.
Nei Trivium lo vediamo con canzoncine come In Waves, scarne ma funzionanti, i Protest stanno facendo la stessa cosa ma con tonnellate di scale ed armonizzazioni in più. La tecnica e la bravura sopraffine di ogni componente purtroppo non leva il fatto che i pezzi dei PTH non rimangono. La gente parlerà tra 15 anni ancora di Bloodmeat, di Clarity rimarrà il bel ricordo quel mese e mezzo all'uscita del cd. La gente si ascolta la canzone "oh figo" "dai ganzo" "che bomba". Passato il mese e mezzo nessuno più si inculerà la canzone ma il fan medio dei PTH ancora si cerca Bloodmeat e si vede quella cazzo di figata di video. Cerco di spiegarmi al meglio che posso per rendere l'idea di quello che sento e provo perchè nonostante l'oggettiva bellezza di tutto, TUTTO il cd non c'è niente che mi trascina agli stessi livelli di quel cazzo di capolavoro inarrivabile di Fortress. Qui, anzi, non c'è manco una canzone al livello di C'est La vie ma almeno non ci sono gli orrori in stile Moonlight e Termites.
Tutto questo per dire che hanno pareggiato i conti con Scurrilous, bene o male. Ora, tirando le somme si può continuare ad essere stupiti per i PTH che pare abbiano già raggiunto l'apice al secondo cd e sembrano impossibilitati a fare altrettanto una seconda volta?
Non oserei mai dire che i Protest fanno canzoncine stupide ma stanno provando a strapparmelo dalla bocca...

Year : 2013
Genre : Progressive, Hardcore, Post Hardcore
Record Label : Independent
Sounds Like : A Lot Like Birds, The Human Abstract, Between The Buried And Me
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7/10



Krimh - Explore


Kerim Lechner detto Krimh si è fatto conoscere al grande pubblico come “erede” di Vitek,storico e immortale batterista dei Decapitated,scelto dal leader della band,Vogg,per dirigere l’arduo lavoro di batteria dell’altrettanto arduo e tanto atteso seguito di “Organic Allucinosis”.Fu cosi che arrivò “Carnival Is Forever”,massacrato dalla critica ma,che a me piacque moltissimo,non  ai livelli del precedente sia chiaro ma,sicuramente,di buona fattura.Una cosa sola non fu massacrata:il lavoro di Krimh dietro le pelli.Infatti,sebbene il ragazzo abbia riprodotto fedelmente alcune parti di batteria scritte da Vitek,per alcuni pezzi, Krimh ebbe un po’ di carta bianca per esprimere la sua creatività,cosa che gli riusci’ pienamente. Per quelli come me che conoscevano Krimh già da tempo grazie al suo profilo Youtube,non fu altro che una riconferma del grande talento di questo ragazzo austriaco.
Poi,nel settembre del 2012,arrivò una notizia che mi fece cadere dalla sedia: Krimh lascia i Decapitated.
I Decapitated avevano perso  l’erede di Vitek…tristezza a palate.Il ragazzo,comunque, aveva  già ben chiaro in mente il suo prossimo lavoro.
Quasi un anno dopo,infatti,Krimh annuncia di avere quasi terminato i lavori del suoi primo album solista “Explore” ,e lancia su Indiegogo una campagna di raccolta fondi per promuovere l’album che verrà in seguito rilasciato senza il controllo di alcuna etichetta discografica.Il traguardo viene raggiunto e superato e, il 26 settembre,”Explore” approda on-line.
Una sola parola può descrivere l’abum: spettacolare.Un lavoro strumentale colmo di tecnica,groove,personalità e grinta. Krimh,non si limita a curare il lavoro di batteria ma anche quello di ogni altro singolo strumento presente nel disco.Tutto,ma proprio tutto  di questo “Explore”,esclusa la produzione(al limite della perfezione,curata in collaborazione con un suo amico)è opera di Krimh. Il lavoro non si incentra completamente su una dimostrazione tecnica di batteria(a livelli stellari)ma anche da una notevole capacità e padronanza dell’uso della chitarra e del basso.E’ un disco diretto,senza nessun assolo arzigogolato ma di puro e sano esempio di metal moderno,con influenze Technical Death e Black,suonato in maniera impeccabile.Inutile dire quale traccia spicca sulle altre perché,l’intero lavoro,merita soltanto di essere apprezzato e lodato.Il  valore di questo disco è assolutamente soggettivo ma è imprescinbile il fatto che questo ragazzo ci sappia veramente fare creando un album strumentale,che sarebbe risultato ugualmente spettacolare anche se ci fossero state presenti delle vocals.Se volete sentire un disco senza prese per il culo,filler o roba del genere,,fate vostro “Explore” e tenete d’occhio questo ragazzo,perchè  in futuro sentirete parlare sicuramente di lui,e magari chissà,come batterista di una famosa band.

Year:2013
Genre: Metal/Technical Death/Instrumental
Record Label:Unsigned
Sounds Like:Decapitated
Reviewed by:Francesco Tinella
Mark:8.0/10



Gigan - Multi-Dimensional Fractal Sorcery and Super-Science


Progetto che giunge ad una sua maturità. Dopo un fortunato debutto, a mio parere non tanto fortunato dal punto di vista qualitativo, il trio di Chicago ci riprova mischiando le carte in tavola.
Molto meno blast, molta più atmosfera, l'influenza pesante di Origin e Cattle Decapitation viene a meno in diverse tracce (Cosmic Triangular Communications, Beneath The Sea Of Tranquility) a favore di uno spirito arcaico e più oscuro, corteggiatore di insane dissonanze e psichedelie degne del mio miglior combo black  metal francese (Blut Aus Nord/Deathspell Omega). C'è da stupirsi se questa volta i vari "piri piri" sono razionalizzati in precisi momenti e non sempre sono accompagnati da blast. Un cd molto maturo che riesce a rimanere in mente dopo qualche ascolto ma che ci consegna una serie di patterns che si da subito si stampano in mente. Per tutto il resto ci vuole pazienza, ancora una volta trovare main riff è una impresa da scalatore di montagne. Probabilmente il duo che rimane più impresso è Electro-Stimulated Hallucinatory Response-Mother Of Toads. Le canzoni più dirette e più "ripetitive". La vecchia scuola torna un po' in soccorso del gruppo con qualche leggero richiamo ai Gorguts di From Wisdom To Hate. Il gruppo di Lemay viene meno citato rispetto al passato, il tutto per far entrare più derivazioni dei Deathspeel Omega (e qualche citazioni progressive dei Dysrhythmia dell'ultimo albuim) e questo non solo nelle chitarre, ma anche nel cantato. Troviamo infatti spesso uno scream parlato molto simile a quello del combo francese non che un growl acido e molto catartico che sembra più recitare che cantare le folli liriche proposte.
Ottima sorpresa quella dei Gigan, una bande che ha capito finalmente che fare "piri-piri" col blast per 4 minuti ti trancia i coglioni, bravi "i 'mi cocchi".

Year : 2013
Genre : Avant-Garde, Technical Death Metal
Record Label : Willowtip
Sounds Like : Deathspell Omega,Dysrhythmia, Gorguts, Origin
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7.5/10


Fates Warning - Darkness in a Different Light


Fa sempre piacere quando una band che è stata ferma per diversi anni, torna sulle scene con un album degno di nota (Cosa che tutti speriamo per un’altra band.. Vero Necrophagist?). Infatti, proprio come i Necrophagist appena citati, i Fates Warning, band prog metal ormai affermata dal tempo e dalla critica, erano ormai fermi dal 2004 quando ci lasciarono col loro “FWX”, album di tutto rispetto che apprezzai anche se non completamente. Adesso i Fates Warning sono tornati con questo “Darkness in a Different Light” che riprende un po’ il discorso lasciato in sospeso con “FWX”. Già dal titolo del disco si intuisce, che stiamo per essere catapultati nel mondo del prog, ma ci viene mostrato sotto “un’altra luce” appunto. Questa uscita era la più attesa dai fanatici del progressive insieme ovviamente al self-titled rilasciato dai Dream Theater. Se i Dream Theater ci mostrano il lato più virtuoso e malato di questo genere unito ovviamente ad un mix di emozioni di vario tipo, i Fates Warning ci “semplificano” le cose mostrandoci la parte più melodica senza tralasciare comunque la parte “metal” e i virtuosismi musicali. L’ingrediente segreto di questo Cd è proprio l’equilibrio. All’inizio del disco veniamo travolti da una canzone bella massiccia come “One Thousand Fires”, seguita da altre tracce che ti danno la possibilità di scatenarti e di scapocciare davanti al pc come un matto durante l’ascolto, come “Into the Black”, ma allo stesso tempo ci rilassiamo (per modo di dire) in tracce dal valore sentimentale davvero notevole come “Lighthouse”. Nel complesso questo è un album davvero ben studiato. I nove anni di pausa che si sono presi hanno dato i loro frutti, proponendoci un full-length maturo e compatto, cosa assai rara al giorno d’oggi. In conclusione faccio un inchino a questi veterani del prog che finalmente sono tornati con un bagaglio musicale rinnovato ma che accontenta anche i nostalgici.. Darkness in a Different Light, stampatevelo in mente!

Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Record Label: Inside Out Records
Sounds Like: Dream Theater, Lost in Thought
Reviewed by: Alberto Orbi
Mark: 7.5/10

Tills döden skiljer oss åt - Acacia


David Gold è morto. Tuttavia non è morto invano. Da soli i dischi dei Woods of Ypres restano come un monumento nella storia del Metal, lasciando un monito su un certo modo di fare Black Metal melodico con molti elementi malinconici che direi è quasi unico. È chiaro allora come i Woods of Ypres siano un gruppo plausibilmente destinato a diventare un faro ispiratore per molti altri. Gli Acacia di cui vi parlerò in questa recensione sono secondo me tra questi. Nel loro debutto discografico Tills döden skiljer oss åt il filone che si segue è decisamente quello dei Wood of Ypres con alcuni elementi più personali. In primo luogo la durata dei brani estremamente lunga (media oltre i dieci minuti). Nel complesso si può dire che funzionino, ma alle volte ci si perde un po' nelle eccessive variazioni arrivando a comprendere scarsamente il perché non siano stati spaccati in più parti. Detto questo bisogna notare anche come la componente melodica negli Acacia sia estremamente eccentuata, soprattutto nelle parti cantate in pulito che vedono l'alternarsi di voce maschile e voce femminile e possono ricordare anche i Funeral. La scelta di intervallare le voci solo nelle parti pulite fa sì che venga a mancare l'effetto Beauty and the Beast che negli ultimi anni era decisamente abusato in campo Gothic/Doom evitando la sensazione manieristica che avrebbe altrimenti attanagliato una scelta di questo tipo. Gli intermezzi acustici sono forse un po' troppo prolungati essendo non eccessivamente elaborati concettualmente. Qua e là si ode un retrogusto Death Doom, ma nelle parti più corpose un gelido Black Metal di stampo svedese come fu quello dei Woods of Ypres tiene il banco condito da urla lancinanti.
Tirando le somme gli Acacia tirano fuori un buon disco con belle idee anche se non privo di sbavature. Nonostante la complessità dei brani Tills döden skiljer oss åt riesce a tenere alta l'attenzione dell'ascoltare sebbene andando avanti nel disco si possa notare un certo ammorbidimento del sound (tranne che sul finale). Complice una produzione molto attenta che sa esaltare nel modo giusto le varie anime del gruppo benché molto diverse Tills döden skiljer oss åt è un ascolto godibile e coinvolgente, forse solo un po' lungo. L'ombra dei Woods of Ypres si staglia alta su tutto il lavoro, ma va bene così, comunque è il primo disco e le idee ci stanno. Quello che si può dire è che Tills döden skiljer oss åt fa venire voglia di rimettere mano ai Woods of Ypres con la giusta esaltazione e la consapevolezza che non tutto è stato invano.

Year: 2013
Genre: Melodic Black Doom Metal
Record Label: Art of Propaganda
Sounds like: Woods of Ypres, Funeral
Rewieved by: Giorgio
Mark: 7.5/10


Protector - Reanimated Homunculus


Chi non muore si rivede. Praticamente tutti avevano dato ormai per dispersi i tedeschi Protector, scomparsi dal circuito ormai venti anni fa dopo l’uscita di “The Heritage”, ultimo di una serie di album dove la band aveva messo in mostra un thrash-death furioso e molto veloce, soprattutto se considerato gli standard dell’epoca. “Golem” ed “Urm The Mad” infatti hanno rappresentato per molti thrasher dei solidi punti di riferimento per il metal di fine anni ’80, immischiato in quel periodo con le prime forme di death metal e musica estrema in generale. Il gusto per il versante più pesante del metal rimane intatto anche a distanza di tutti questi anni, ed il nuovissimo “Reanimated Homunculus” è qui per dimostrarlo in pompa magna: 37 scintillanti minuti di rabbia e violenza, nonostante, è giusto dirlo, lo smalto e la freschezza non sia più quella di due decenni fa. La prima grande differenza rispetto al passato risiede soprattutto nelle radici extra-thrash metal presenti nella proposta: se, come detto, il death metal era sicuramente il metro di paragone più calzante per descrivere le derive più estreme dei Nostri, oggi è impossibile invece non notare l’evidente influenza che i tedeschi hanno subito dal black metal e, più precisamente, da tutte quelle realtà più o meno moderne che hanno proficuamente associato ai tempi e allo spirito del thrash l’ossessività, il “casino” e la feralità del nero metallo. Abbastanza inspiegabilmente il singer Martin Missy è passato dalla voce profonda in simil-growl delle prime uscite ad una tonalità acida ed urlata, molto vicina alle screams vocals del black, per un risultato però convincente e mediamente credibile. Il riffing si è fatto meno fulmineo, ma comunque ispirato e sugli scudi, improntato più verso una infernale malignità che non verso la pesantezza quadrata del death metal. In ogni caso, a prevalere, sono le galoppate thrash di cui l’album è abbondantemente intriso, pur senza privarsi di interessanti rallentamenti e soluzioni un po’ più studiate che donano freschezza e longevità a “Reanimated Homunculus”. Le note dolenti, più che nel songwriting, vanno ricercate primariamente nelle scelte in fase di produzione e registrazione, in un discorso legato soprattutto al sound generale del disco: paradossalmente infatti, nonostante la qualità offerta sia quantomeno competitiva rispetto alle recenti uscite dei grandi nomi teutonici del genere, per quanto riguarda i suoni ci sembra sia stato combinato un bel pastrocchio, con chitarre poco incisive a causa dell’assenza di frequenze medio-basse nella resa sonora, mentre la batteria, forse tentando di adeguarsi alle moderne produzioni del settore, suona finta e male equalizzata tra le sue varie parti. Nel complesso “Reanimated Homunculus” ci riconsegna dei Protector ancora agguerriti ed affamati, forse un po’ imbolsiti dall’età ma comunque ancora carichi e consci di come suonare ed addirittura rinnovare la loro consolidata proposta: una resa sonora più generosa avrebbe sicuramente amplificato l’impatto che le nuove canzoni riescono a sprigionare, nonostante qualche passaggio trito e risentito di troppo. Un album onesto, che pur senza rievocare i fasti dei tempi che furono, non li fa rimpiangere, il che è già un ottimo risultato per questa band vissuta sempre nell’ombra dei soliti eroi nazionali, Destruction, Kreator e Sodom su tutti.

Year: 2013
Genre: Thrash-Black Metal
Record Label: High Roller Records
Sounds Like: German Thrash, Destroyer 666
Reviewed By: Edoardo De Nardi
Mark: 6,5/10  


Circles - Infinitas


No dai,non si fa cosi.Non potete fare capire cosi palesemente,che siete una band da EP.
Poveri Circles.Mi aspettavo un grande album da voi e,invece ,siete caduti nel djent più anonimo e imbarazzante.Peccato.
Il primo EP,”The Compass” aveva fatto rizzare le orecchie a tutto lo scenario djent con il suoi groove catchy e le melodie sognanti,e ovviamente ci si aspettavano gran cose da questi australiani.Adesso arriva il primo album “Infinitas” e,le alte aspettative,vengono spazzate via sin dal primo ascolto.Una vera delusione.Riff già sentiti dai Periphery,dai Monuments e da non so quante altre band,melodie che non riescono ad essere propriamente tali,una produzione che non rende giustizia alle chitarre.Non vi sto nemmeno a dire quali riff sono palesemente copiati perché,sono talmente tanti,che farei fatica ad elencarli.Scoprite anche la spudorata copia di un riff di New Millemium Cyanide Christ dei Meshuggah in “Responses”,cioè vabbè cose proprio imperdonabili.Il cantante poi,ha tentato di accentuare certe componenti growl,fallendo miseramente in quanto,non c’entrano veramente niente con il loro stile.
Si capisce subito che si farà fatica ad arrivare in fondo alla tracklistanche se,le tracce che raggiungono la sufficienza,sono state scelte (apposta?)come singoli per presentare l’album.
“The Compass”,invece, era brillante,energico ed emotivo cosa che “Infinitas” non di degna nemmeno di rasentare.Se questo album fosse uscito un paio di anni fa,forse avrebbe avuto qualche possibilità di far risuonare il nome “Circles” nello scenario djent,ma niente.
Davvero un gran peccato.M’avete deluso.Con voi non ci parlo più.Non avete retto il peso di un full-lenght. Tornate a fare EP.

Year:2013
Genre:Progressive/Djent
Record Label:Basick Records
Sounds Like:Corelia,Skyharbor
Reviewed By:Francesco Tinella
Mark:5.5/10


Orbweaver - Strange Transmissions From The Neuralnomicon


Ci vuole logica, io dico.
Allora, non tutti i cd si affrontano allo stesso modo, non tutti i cd hanno le stesse finalità. Ci sono band come i Gigan, i Gorguts o questi Orbweaver che puoi cercare di assimilare in centomila ascolti ma che alla fine la questione di base rimane : ti devi ascoltare tutto l'album per capire che vogliono dire.
Nel caso dei Gigan si parla di follia, roba da virtuosi, seghe sugli strumenti e intermezzi spaziali per gli Orbweaver....vale lo stesso discorso.
Il fatto che gli Orbwaver però non siano i Gigan la dice lunga, infatti nel combo troviamo l'ex chitarrista solista, cloni? Cloni. Con un pochino meno classe, un pizzico di groove in più ma giusto una spruzzata di 2 minuti in 30 di musica. Alti e risonanti i richiami agli Atheist e a tutto quel Death metal colmo di Jazz che alla fine dei conti ha rotto un po' il cazzo. Voi e queste mode da checche smanettatrici che alla fine del pezzo non ci fate capire un beneamato cazzo. Il cd passa, lo ascolti, ti stupisci e poi torni alla tua vita, almeno a me succede così, se devo rimanere sorprese di qualche tecnicismo, di dissonanze e parti in controtempo ho l'onore di poter ascoltare l'ultimo dei Gorguts, sai com'è...
Onore agli Orbwaver di aver creato un cd che penso solo 20 persone nel mondo potrebbero creare ma allo stesso modo la gente che riuscirà a pieno a comprendere ed apprezzare questo lavoro non sono tantissime. Ribadisco che rispetto i Gigan c'è un pelino di vecchia scuola in più ma a conti fatti siamo la, poco più poco meno, anzi, i Gigan che recensirò tra qualche giorno forse sono anche più fastidiosi.
Quest'anno tra Gorguts, Ulcerate e Gigan si vedrà chi è il capo delle avanguardie estreme

Year : 2013
Genre : Technical Death Metal, Avant-Garde
Record Label : Primitive Violence
Sounds Like : Gigan, Atheist, Gorguts
Reviewed by : Edoardo
Mark : 6.75/10


Vision Bleak - Witching Hours


I Vision Bleak sono un ottimo esempio su come fare ottima musica, rimanendo sconosciuti ai più. Ad oggi, il duo bavarese formato da un membro degli Empyrium  infatti non ha mai sbagliato un colpo, proponendo all'ascoltatore sempre ottimo materiale. Per chi non li conoscesse, Schwadorf e Konstanz sono gli artefici di un gothic metal (definizione assai riduttiva per il gruppo in questione) coinvolgente e molto teatrale, in cui la letteratura e la filmografia a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo vengono trasposte in musica in modo esemplare. Inutile dire quindi che i riferimenti ai vari Poe e Lovecraft sono scontati. Eppure, nonostante il mondo del metal sia disseminato da una moltitudine di gruppi che omaggiano gli scrittori in questione, i Vision lo fanno in una maniera unica ed eccezionale, sfruttando in primo luogo la mefistofelica e istrionica voce di Kostanz, semplicemente perfetta per un progetto simile e che tanto ricorda personaggi del calibro di Andrew Eldritch. “Witching Hours”, si pone sin da subito come ideale prosecutore del precedente “Set Sail To Mistery”, includendo al suo interno tutti gli ingredienti con cui i pochi che li seguono hanno imparato ad apprezzarli, ossia riff coinvolgenti (“A Witch Is Born”, “Hexenmeister”), ottime atmosfere (“The Blacksberg Rite” che grazie ai suoi flauti ci fa tornare in mente i grandi brani composti dagli Empyrium) e ritornelli di gran efficacia ( memorabili quelli di “Cannibal Witch” e della solenne “Valkyrie”).In parole povere l'ennesimo centro da parte di un gruppo che di sicuro meriterebbe più attenzione da parte di tutti gli estimatori del metal che fa delle connessioni con la letteratura il suo punto di forza. Che la caccia alle streghe abbia inizio!

Year:2013
Genre: Gothic Metal
Record Label: Prophecy Productions
Sounds Like : An harder, darker, faster and eerier version of Sisters Of Mercy and Empyrium
Reviewed by: Giulio Valeri
Mark: 7.5



Anteater - Oxygen


Prova muscolare e di carattere quella proposta per il debutto degli Anteater, quintetto tedesco fiero porta bandiera dello stile coniato da Young And In The Way. Come sempre va più di moda al microfono troviamo una donzella e la prestazione non è deprecabile, anzi, in molti tratti riesce a sollecitare spiriti animaleschi, una giusta profondità, un graffio simile al JohnTardy dei migliori tempi.
22 minuti sono pochi ma c'è una discreta varietà che aiuta a degustare il tutto più e più volte senza problema, abili nel mischiare saggiamente e mai eccessivamente il blast beat e tutte le parti più Black a favore di un non-so-che di oscuro non ben identificato. Proposta comunque lontana dalla personalità ma decisamente incline alla strapotenza live, molti tratti basterebbe immaginarli in un contesto d'attività live per renderci conto che per quanto la produzione sia ottima, molte di queste parti riescono a dare la vera botta solo una volta sul palco e col gain a palla.
Lavoro egregio e senza sbavature, giusto un paio episodi di assestamento per riflettere e respirare (Never Seen A Sailor e Costa Del Sol - Silhouettes) per tutto il resto troviamo una ampia gamma di modi di dare ceffoni agli ascoltatori senza stancarsi mai. Perfetti i bilanciamenti tra i mid tempo e le parit più sostenute, e le parti marcatamente black ,come detto, sono funzionali e funzionanti.
Da seguire con interesse.

Year : 2013
Genre : Hardcore, Black Metal, Screamo
Record Label : Farblos Records, Phobiact Records
Sounds Like : Young And In The Way, Touchè Amorè
Reviewed by : Edoardo
Mark : 7/10


The Browning - Hypernova


Potrei iniziare dicendo che,gruppi come i The Browning,o li ami o li odi.Ma in questo caso,questa frase,non avrebbe senso perchè,gruppi come i The Browning,non ce ne sono.Quindi,in modo più corretto,dico che i The Browning,o li ami o li odi.
Fin dai loro primi EP,questa band americana,portò dietro di se una foltissima schiera di fans deathcoriani e non che vedeva nella loro musica,un nuovo,fresco e originale approccio al Deathcore.Indubbiamente,i fan,ci vedevano chiaro.Nel bene o nel male,i The Browning avevano creato un sottogenere a sè che fu subito etichettato come “Electronicore” o,in maniera molto più semplice,Deathcore con musica da discoteca,dubstep e trance.Tamarri?Certo!
Ora li ritroviamo nel 2013 con un nuovo album,uscito sempre sotto Earache,intitolato “Hypernova”.
E’ cambiato qualcosa?No!
Tamarri?Sempre di più!
“Hypernova” procede sulla coordinate ben identificabili del debutto,ricreando la stessa e concertata formula che tanto fu elogiata e massacrata dalla critica.Un disco esplosivo,senza nessun calo,sempre e comunque tamarro. Produzione perfetta per il loro stile che esalta tastiere,chitarre e batteria in modo uniforme e corposo.
Ma perché i The Browning,in un modo o nell’altro,hanno attirato attenzione su di sè?Perchè non vengono completamente denigrati dal mondo metal per la loro componente quasi House che li caratterizza?Perchè cazzo miscelare musica da discoteca,al metal?Il discorso secondo me,è un altro.
La musica dei The Browning,è unica e,in quanto tale non è da considerare come house al servizio del metal o viceversa. Le due componenti sono imprescindibili.Metal e elettronica,nella formula musicale di questa band operano in perfetta simbiosi.Non è possibile separare le due componenti.E’ impossibile pensare che I The Browning suonerebbero meglio senza quella componente electro che li caratterizza.La loro creazione è un perfetto ibrido sperimentale unico e indivisibile,ed è questo, a mio avviso,il motivo per cui ai The Browning viene sempre prestata,indirettamente ,attenzione .I puristi non lo ammettono ma,secondo me,sotto sotto,lo sanno.
Sicuramente,d’ora in poi quasi sicuramente,alcune band cercheranno di proporre questo mix musicale,ma ci sarà poco da fare: The Browning,resteranno sempre il caposaldo di questa perfetta simbiosi tra metal e musica elettronica.

Year:2013
Genre:Deathcore/Electronic
Record label:Earache Records
Sounds Like:Enter Shikari,Breackdown Of insanity
Reviewed By:Francesco Tinella
Mark:7.5/10


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