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Inner Nocturne - Gates of Immortality


Year : 2013
Genre:  Symphonic Black Metal
Record Label: Unsigned/Independen
Sounds Like :   Limbonic Art e primi Emperor
Reviewed by: Giulio Valeri
Sentence: Interessante, ma consigliato solo ai fan del genere

“Gates of Immortality” è il primo album degli Inner Nocturne, una one mand band polacca che si occuperà di portare l'ascoltatore nelle profondità del black metal sinfonico. Questo viaggio sarà però molto lungo, visto che la durata media di ogni traccia si aggira intorno agli otto minuti per un totale di settanta. Nonostante sia abbastanza piacevole, il cd in questione non è di certo un capolavoro: intendiamoci, i riff e le idee impiegate per ricreare atmosfere notturne sono valide, seppur non strabilianti. Ovviamente i synth sono presenti con svariati effetti ( tra i quali citiamo glockenspiel, carillon, archi e cori), ma sono fiacchi  e a volte fin troppo deboli per una release di questo tipo. Sebbene il risultato finale sia piuttosto convincente e simile a quanto proposto dai Limbonic Art in “Moon in the Scorpio”, siamo quindi ben lontani dai risultati degli ultimi Dimmu Borgir, che presentano tracce completamente soffocate da tastiere e orchestrazioni,
rappresentanti in questo senso il rovescio della medaglia dell'approccio degli Inner Nocturne. Tra i brani più riusciti del disco dobbiamo comunque segnalare “Stellar Sabbath”, una breve traccia strumentale che ricorda molto gli esiti compositivi raggiunti da Michiru Yamane per le colonne sonore della popolare serie di videogiochi Castlevania . Un ultimo e grande complimento va infine all'artista che si cela dietro il bellissimo artwork di un disco sicuramente interessante per i fan del genere, anche se non propriamente memorabile.



Mark: 6,5/10





AevLord - The Nomad's Path



Label: Indipendent
Year: 2012
Genre: Symphonic Black Metal
Sentence: [7.5]

Devo ammettere che non me lo aspettavo. I miei primi approcci a "The Nomad's Path", terzo parto di questi bravi francesi, mi avevano lasciato abbastanza scocciato, facendomi pensare di avere a che fare con il classico dischetto di symphonic/melodic black di puro mestiere. Provo molta soddisfazione nello scrivere che non è affatto così. I nomi che potremmo fare per discorrere di un lavoro del genere sono Arcturus e Diabolical Masquerade, entrambi simboli  di un black per nulla ortodosso che ha cambiato pelle e si è sviluppato, spingendo il proprio sguardo verso nuove frontiere.
 In "The Nomad's Path" su un'efficace impalcatura chitarristica cresce e si snoda un ottimo lavoro di tastiera, privo di stucchevoli coroni e degli altri elementi tipici del symphonic più canonico e banale. Per tutta la durata del disco la fa da padrone uno sviluppato gusto melodico tutto francese che riporta alla mente in più frangenti l'eccellenza degli Arcturus. Su un altro versante, la scioltezza dell'operato delle chitarre ed il susseguirsi di momenti sempre sorprendenti e gustosi ci fa ricordare i Diabolical Masquerade di "Nightwork". La produzione professionale è un valore aggiunto che aumenta la godibilità del lavoro. Forse sarebbe opportuno buttar giù i nomi di alcuni pezzi che vale la pena cercare: "The Marvelous Gems", "Lost In Despair", “Raging Storm” ed "His Majesty Pharaoh", giusto per nominare i miei preferiti. Fidatevi e cercate di procurarvi questo disco: se vi piace la particolarissima proposta musicale delle formazioni citate, credo di poter affermare che non rimarrete delusi.
 Alla luce di tutte queste considerazioni positive, l'ascolto di "The Nomad's Path" è decisamente consigliato. La qualità della musica proposta è evidente e lascia presagire succosi sviluppi. Bravi davvero.
[Matteo Ciani]



Helioss - The Forthcoming Darkness



Label : Indipendent
Genre : Symphonic Black Metal
Year : 2012
Sentence : [6.5]

Dalla Francia escono sempre gruppi quantomeno interessanti e gli Helioss sono uno di questi. Ultimamente mi accosto al black metal con diffidenza, i suoi cliché e le sue intemperanze mi hanno abbastanza stancato. Resta però uno dei sottogeneri del metal che più ha mutato aspetto e ragion d'essere e questa sua innata flessibilità lo rende in grado di partorire realtà degne di ascolto.
Gli Helioss sono un duo che ci propone l'ennesimo tentativo di black metal sinfonico. Quel che subito salta all'occhio è la scarsa linearità delle composizioni, qualità loro assicurata dalla varietà del lavoro chitarristico e dall'uso misurato delle tastiere, nient'affatto preponderante ed invadente come troppo spesso accade.
L'ascoltatore non potrà non accorgersi di una certa difficoltà degli Helioss nell'unire le varie linee melodiche all'interno di ogni pezzo e nel rendere organica e scorrevole ogni canzone. La musica è godibile, certamente; il problema risiede nella mancanza di omogeneità e di una scintilla che dia il tocco magico in grado di far decollare il disco. Sono assenti quella coralità tipica del black sinfonico e  quell'elemento di coesione che - almeno per chi scrive - ha reso unici e folli dischi come "Drudenhaus" degli Anorexia Nervosa. Inoltre può destare perplessità l'approccio "poco black" alla chitarra: non è però un difetto, considerando che il lavoro chitarristico (anche in fase solistica) è una delle componenti di maggior pregio in "The Forthcoming Darkness". Da ultimo si può rilevare come probabilmente una tracklist più ridotta avrebbe assai giovato al risultato finale.
Nonostante tutto, la proposta degli Helioss resta interessante e degna di considerazione negli episodi chiaramente più riusciti come "The Worm Inside", "From Buddah To The Cross", "The Legion Of Pariahs" e "The Dance Of The Vampire". La convinzione che questi ragazzi possano raggiungere risultati migliori resta, così come la promozione. Quest'ultima è del tutto assicurata dall'originalità della proposta.
[Matteo Ciani]



Saturnian - Dimensions



Label: Indie Recordings
Year: 2012
Genre: symphonic black metal
Sentence: [5.0]

Nel metal, si sa, è difficile slegarsi dai grandi nomi: nel caso del black sinfonico sono i Dimmu Borgir a rivestire il ruolo di musa ed i Saturnian ne seguono attentamente ogni parola. La performance del cantante è fortemente debitrice nei confronti di Shagrath, senza però risultare altrettanto incisiva e graffiante. Le tastiere e la voce femminile, croce e delizia di questo tipo di black, si mettono in gioco con risultati piacevoli (Aphotic). Le chitarre fanno quel che devono, né più meno: siamo al limite del minimo sindacale ma tant'è, purtroppo in gran parte del black sinfonico va così. L'elemento chitarristico e quello tastieristico vengono fusi insieme con una certa naturalezza che in qualche frangente (la succitata Aphotic, Into Etherea, The Immaculate Deception) mi ha riportato alla mente la classe dei Carach Angren. Il problema di Dimensions è che tutti questi elementi sono già stati ripoposti con esiti ben più pregevoli! Cosa dovrebbe spingere un ascoltatore occasionale a metter su il disco in questione quando ha a portata di click l'intera produzione dei Dimmu Borgir, la formazione alla quale questi Saturnian si sono rifatti arrivando ai limiti del plagio ed oltrepassandoli? Francamente non vedo un motivo valido per promuovere una release di quasi un'ora (l'ascolto risulta stancante) i cui unici momenti degni di interesse sono occasionali melodie accattivanti ed evocative come quelle dell'intro Construct: Illusion o dell'intermezzo Traces Of The Past, tanto per fare due nomi. Insomma, rimandati con una certa irritazione, non c'è bisogno di altri cloni. La musica andrebbe composta quando si hanno idee: è evidente che non è questo il caso.
[Matteo Ciani]



Bologna Violenta - Utopie e piccole soddisfazioni


Label : Wallace Records
Year : 2012
Genre : Avant-Garde Metal
Sentence : Symphony of Destruction [7.5]

Nicola Manzan nel 2005 mette in piedi il progetto solista denominato Bologna Violenta. Il progetto in questione vede il parto terzo nel gennaio di quest'anno con il qua presente Utopie e piccole soddisfazioni.

"Nessuna citazione da film in questo nuovo album, dove è la musica a farla da padrone, e solo poche parole a sottolineare che dietro alle grandi utopie che muovono il mondo, sono le piccole soddisfazioni a rendere migliore la nostra vita."

I 21 pezzi del lavoro presentano una vasta gamma di influenze e quindi di soluzioni, più orchestrali e potenti, Finale - con rassegnazione, ed altre che mettono insieme Metal,Noise e qualche sentimento un po nichilista alla Cripple Bastards, Sangue in bocca, Piccole soddisfazioni,Mi fai schifo.
Ma il maggior pregio di questo lavoro è proprio la musica classica, le parti orchestrali, perfettamente dentro un concetto potente ed onirico che richiama cori e sezioni più Sci-Fi, dove anche i riff più -core trovano un senso ed uno sbocco che non è necessariamente violento ma sempre potente, incalzato spesso da una batteria schizofrenica e martellante.
In effetti è un po una bestemmia definire questo Metal nonostante l'influenza ci sia (Costruirò un castello per lei ha qualche richiamo ai Septic Flesh tra sinfonia e batteria). Nel contesto generale sono minuzie, forse è la batteria quella a dare l'accento più metal al lavoro grazie a qualche galoppata e trovata Grindcore.
Nel complessivo il lavoro di Nicola risulta fortemente personale ma sopratutto originale nel contesto nazionale. I 30 minuti del lavoro sono abbastanza per riuscire ad apprezzare ognuno dei brani anche se dato il gusto nello scegliere le melodie mi aspetterei lavori più complessi in futuro e non solo smitragliate da 40 secondi.





Make Them Suffer - Neverbloom


Label : Roadrunner Records
Year : 2012
Genre : Symphonic Deathcore
Sentence : Deathcore Apocalypse [8.0]

Lasciate a casa ogni qual si voglia pregiudizio o conclusioni quali "è la solita roba con un po di tastiere sopra", quando si scrive un cd bello lo si scrive indipendentemente dal genere.
I Make Them Suffer (più noti per i Cannibal Corpse che per altro, fino ad ora) sono un giovane gruppo che reinterpreta il genere più in voga del momento.
NESSUN gruppo Deathcore possiede una ragazza che suona il pianoforte e che fa a volte i cori in clean vocals.
La bellezze delle melodie scelte e dei suoni voluti è di gran gusto, l'intro Prologue sembra veramente presa da un film, per non parlare di quelle usate in Chronicles e Weeping Wastelands. La band riesce ad amalgamare l'uso del pianoforte in modo strepitoso dimostrandosi anche ottima nella fase di arrangiamento generale, poche band oggi si possono permettere canzoni vicine ai 7 minuti nel genere, molti di coloro che si cimentano in questo non superano i 3' per dire. L'abilità compositiva viene supportata da un'ottima qualità e quantità di idee portando a vari climax nelle canzoni, punti focali su cui orientarsi, siano esse una melodia di piano o un brackdown. La formula è ben rodata e viene applicata con omogeneità tale che il loro stesso stile diventi un trademark generale. Unico appunto il fatto che si poteva usare di più la stupenda voce della pianista, ma sarà per la prossima volta.
Personali, potenti ed innovativi



Carach Angren - Where the Corpses Sink Forever


Label : Season of Mist
Year : 2012
Genre : Symphonic Black Metal
Sentence : Another Season of Mist Goal! [8.0]

Il terzetto olandese Carach Angren arriva al terzo cd a distanza di due anni dall'ultimo Death Came Through a Phantom Ship con un contratto per Season of Mist (Atheist, Cynic, Morbid Angel, Septic Flesh ecc ecc). Il contratto ha ben influito nello stimolo compositivo dei nostri e nella produzione del lavoro in generale vista la qualità del Full qua proposto.
Personali come sempre nei temi che trattano leggende e storie di fantasmi e spesso leggende che trattano storie di fantasmi, comunque, l'arsenale sinfonico di questo Where the Corpses Sink Forever fa paura ai nostri FA. La disarmante prestazione di Viole e Violini viene più spesso seguita da archi e trombe che riempono il muro di suono dei nostri. Le incursioni di piano sono spesso frequenti data la presenza in formazione di un addetto al lato sinfonico. Le orchestrazioni quindi sono in generale il punto di maggior forza del gruppo dato l'alta bravura nel saperle gestire ed interpretarle. Interpretazione eseguita in maniera degna anche dal cantante e strumentista generale del gruppo che si destreggia bene anche in clean vocals cupe o passaggi con tonalità più gutturali.
La sezione ritmica è solida e potente e non si lascia mai troppo spesso andare in blast beat fini a se stessi.
La produzione come dicevo è molto buona e riesce a far entrare tutti gli strumenti nello spettro sonoro del cd senza sacrificarne nessuno, nemmeno il basso.
La qualità poi in se del cd aiuta a consolidare le ottime impressioni su esso, le composizioni sono a volte articolate in più parti che si uniscono tra loro con passaggi di archi e stop 'n' go.
Un uso molto sapiente dei mid tempo quindi aiuta le canzoni a venire fuori in maniera potente dando un grande senso di pienezza e coralità ma comunque andando a colpire l'ascoltatore al primo turno.
Sopra tutte The Funerary Dirge of a Violinist, Spectral Infantry Battalions e Little Hector what Have You Done? (che ricorda i Pirati dei Caraibi nelle orchestrazioni).
E' vero che la band coi Septic Flesh ha moltissimo a che vedere ma nonostante questo riesce a ritagliarsi con il cantato una sfera personale.
Insomma se amate Dimmu Borghir, Fleshgod Apocalypse e i greci sopra citati questi Carach Angren vi saranno graditi assai.




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