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Fleshgod Apocalypse - Labyrinth


Year : 2013
Genre : Brutal Death Metal, Symphonic, Technical Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Septicflesh
Reviewed by : Edoardo
Sentence : non rompete il cazzo

Ora non mi dite che le chitarre non si sentono mannaggia il clero, se poi per voi le chitarre devono essere la base del metal al 100%, beh c'è chi la pensa diversamente, il riff portante o l'atmosfera non è detto che debbano farla le chitarre, possono essere un semplice accompagnamento o supplemento.
Molti più Mid tempo marziali, meno blast, decisamente il 50% in meno di Agony, e quindi non bacate la minchia anche qua.
Non sembrano i Rhapsody per Dio, che cazzo vi passa nella mente, al massimo possono essere grandi debitori dei Septicflesh ma le due band adottano stili diversi, il Fleshgod più orchestrale-teatrale, quasi da Soundtrack, i secondi più Goth ed "ecclesiastico".
Detto questo ora per voi sono gusti, vi piacciono i Fleshgod o non vi piacciono, vi prego di non cacarmi con fantastorie immaginarie.
Labyrinth sin dal titolo ha come preciso intento di entrare nelle teste, di essere diretto, farsi capire, 3 parole sono già troppe, le stesse tracce levano persino l'articolo, la maggior parte sono monoparola, un cd che deve fare classifica e stamparsi, devi ricordare i titoli con facilità. Molto, molto commerciale come pensiero ma non è una colpa, solo una osservazione.
Lo stile è cambiato, molto cambiato, stiamo più vicini ad Agony ma anche a Mafia (SI). L'uso di Paolo come corista è centellinato e usato il più delle volte (non tutte) bene. Di Agony si riprende l'uso della corista Veronica portata su molte più tracce. Si aggiunge inoltre l'incipit teatrale di The Forsaking aggiungendo marzialità, tempio scanditi dal piano, un cantato più recitato anche da Tommaso e parti leggermente meno "allegre" e più tetre. La solennità di Agony così avvincente e poweriana è stata tralasciata a favore di una epicità melodrammatica e struggente in cui ogni canzone ti fa immaginare l'eroe inginocchiato, ferito, brandire la spada in attesa del proprio rivale, una immagine che rimanda molto anche al concept lirico, il tutto molto Greco e direi Omerico nelle atmosfere.
Per quanto riguarda la tracklist trovo che la prima parte sino a Pathfinder non abbia praticamente difetti, l'ascolti di un fiato e dici "va bene non c'è niente da discutere, non devo mettere nemmeno la penna nel foglio del compito".
Da The Fall of Asterion in poi secondo me s'è gestito un po' male la tracklist, la canzone prima citata non è l'apice del cd ma non si può manco dire brutta, è una di quelle in cui appaiono più le chitarre ma incomincia a farsi sentire il peso di una struttura forse un po' standard e ripetuta, i cori di Paolo incominciano ad essere quelli, come gli assoli di Cristiano, molto simili tra loro. Bene, benissimo, direi solo le chitarre ritmiche, il resto è buono. La strumentale Prologue poteva essere annessa ad una traccia, così spaiata non ha molta utilità, magari si erano stancati di fare cd da 10 tracce come i colleghi Hour Of Penance di qualche tempo fa? A parte cazzate la canzone ha il solo difetto di spezzare un acme di tensione ben costruito sino a quel tempo.
Under Black Sails dura ben 7 minuti e mezzo e anche qui la forza standardizzata delle tracce si fa sentire, il brano si fa piacere per per tante piccole cose come le citazioni beethoviane di piano verso i 3 minuti, un break molto In Honour Of Reason rielaborato in chiave più symphonic, un assolo finalmente non power di Cristiano (mi pare il secondo o il terzo del brano) e un finale sulla grande scia dell'intro, molto soundtrack.
Labyrinth come ogni cd dei Fleshgod conclude autocitando il titolo dell'album, ancora una volta una traccia di piano però accompagnata del finale da qualche inserimento sinfonico che lascia la traccia sfumare su se stessa come a far capire la fine dell'impresa.
Agony aveva dalla sua la totale novità, qualche "errore" di inesperienza ma si apprezza molto facilmente dalla prima all'ultima traccia, Labyrinth non è stato creato per questo, è secondo me creato per i singoli, e di contorno aggiunge canzoni facenti parte di un concept, il tutto molto bello, onirico, spettacolare.
La debolezza a mio modo di vedere sta in una tracklist troppo bella, perfetta nella prima metà ed una seconda non allo stesso livello e magari un po' troppo facilona in certi parti, come a dire "tanto queste cose le facciamo così, riproponiamole cosà e va bene". Niente è brutto, per me si parla di discernere l'eccellenza dal buono, non il buono dal sufficiente.



Mark : 8/10




Carcass - Surgical Steel


Year : 2013
Genre : Melodic Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Carcass
Reviewed By : Edoardo
Sentence : Heartwork

-facciamogli sentire super virtuosismi melodici "blblblblblblblblblblblgnagnagneeeeeoooooooo" (w le onomatopee)
- qui infiliamoci il riffone lento super smielato, dai, è la title track!
- dobbiamo iniziare bene, facciamo le prime 2 canzoni da meno di un minuto
- l'ultima traccia deve durare di più
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- che facciamo qua?
- assolo
- la granulazione oscura dei mulini satanici
- 6226961

Dio mio preferirei seguire una lezione di chimica che scrivere questa recensione, ma va fatta.
I Carcass nel 2013, semplicemente 17 anni dopo Swansong. Cose utopiche, e vien da pensare che se l'ultimo cd Necrophagist risale al 2004 possiamo aspettare benissimo il 2021 per il prossimo lavoro.
Surgical Steel è atteso come la venuta del Cisto.
La critica con una sola canzone s'è divisa tra inutilità della proposta, canzone da urlo, una merda totale. Non oso immaginare con un intero album.
A livello di stile riprende fortemente il periodo Necroticism-Heartwork cosa che tutti volevano ed era l'unica cosa sensata da poter fare una volta tornati sulle scene. La mia impressione generale è che prima di fare questo cd la band avesse collezionato ottime idee, veramente ottime, ma non abbastanza per portare in auge un cd stellare. Un esempio eclatante è Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard che presenta delle grandissime parti soliste, armonizzazioni epiche e qualche chorus intelligente ma tutto il resto è due coglioni enormi : tutte le strofe e l'ultimo terzo della canzone fanno venire il sonno pesante non che presenta a 5.44-5.52 un chiaro tributo a Heartwork.
Andando con calma ed ordinatamente troviamo che le prime due canzoni durano manco 2 minuti a testa, la prima è un'intro (1985 è l'anno in cui si formò il primo nucleo dei Carcass sotto il nome di Disattack -vedi http://www.metal-archives.com/bands/Carcass/14 ) evitabile od incorporabile nella seconda. Thrasher's Abattoir non ha senso di vedere la luce nel mondo poichè parto da qui dicendo che ho visto ogni canzone di questo cd nell'ottica "aveva senso pubblicarla? Ha senso per la storia musicale dei Carcass?" al fine di valutare se facevano meglio a starsene a casa oppure veramente passare in studio e registrare questi 47 minuti.
Cadaver Pouch Conveyor System riscatta i primi quattro pessimi minuti con una prova sufficientemente convincente anche se allungata con parti evitabili e poco sincere. Con un crescendo notevole si passa A Congealed Clot Of Blood e The Master Butcher's Apron che a mio modo di vedere è una delle due tracce veramente da ricordare di questo cd. Arrivati quasi a metà cd si ha la sensazione che si stia migliorando piano piano. Specialmente per le ultime due canzoni citate valeva la pena spendere tempo e quindi fin qui si può essere discretamente soddisfatti dell'operato.
Successivamente troviamo Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard  (già trattata) e The Granulating Dark Satanic Mills. Ok, nome stupido, MA CHE CAZZO DI CANZONE HANNO TIRATO FUORI? PORCO IDDIO??? L'heartwork dei giorni nostri, un classico del Melodic Death che va veramente visto come il diamante del cd.



Allo stesso modo la pubblicazione non prende d'improvviso senso per 2-3 canzoni riuscite bene. Meglio continuare a parlarne prima di esultare...

Unfit For Human Consumption è una traccia onestissima, degna di qualche riff intelligente e strofe dal sapore Thrashy, niente male, anche qui ci troviamo d'inanzi ad una canzone ben studiata e ricca di spunti propositivi. Dopo ciò ti trovi di fronte la title track e pensi "dai dai cazzo potete confermarvi!!!" ed invece 316 L Grade Surgical Steel è la traccia peggiore del cd, fatta con 4 riff buttati la, uno più brutto dell'altro, il main riff è abominevole, agghiacciante, nemmeno Bon Jovi lo avrebbe messo in una sua canzone. Ripugnante e pacchiano fino al midollo, attenti a non rigettare parte del fegato una volta finita la canzone. 5 minuti e 20 fatti con cosa? COSA????? Madonna, un pallottola sulle palle avrebbe fatto più piacere.
Captive Bolt Pistol la conosciamo tutti e secondo me è il terzo grande pezzo insieme a The Master Butcher's Apron e The Granulating Dark Satanic Mills di questo cd.


AIUTATEMI A CAPIRE A CHI HANNO PLAGIATO IL RIFF DELLA STROFA DI Mount Of Execution. Questa canzone metà è un plagio e metà è fatta d'assoli, DUE MARRONI... (il riff di chiusura è simile a questo)




Ed alla fatidica domanda "aveva senso registrare quest cd?" la risposta è...
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Ma vaffanculo alla fine si...

Ok, ci sono parti largamente evitabili e che fanno salire la criminalità ma tutto sommato è pienamente sufficiente ed anzi ci regala tre pistoloni da spararsi a raffica e senza sosta per i prossimi mesi.
Nonostante l'impegno titanico di Jeff e Bill di scrivere un cd che fili e funzioni dall'inizio alla fine anche mancando di solidità e contenuti ci sono parti in cui è realmente troppo evidente come sia stato effettivamente tirato la, così a caso,che con la prima idea in mente si abbia completato le canzoni.
Anzi, come detto, è capitato che si partisse da un paio di intuizioni clamorose per poi contornarle con il vuoto cosmico assoluto. Affianco a ciò troviamo però esempi di lucida follia e classe, eleganza e maestria nel song writing, un lotto di canzoni (A Congealed Clot Of Blood, The Master Butcher's Apron, The Granulating Dark Satanic Mills, Unfit For Human Consumption, Cadaver Pouch Conveyor System e Captive Bolt Pistol) ben sostanzioso che merita l'ascolto a prescindere, A PRESCINDERE. Perchè d'altronde sono i Carcass e io vi dico che nonostante qualche incazzatura vale la pensa sentirselo.


Mark : 6.5/10



Children of Bodom - Halo Of Blood


Year : 2013
Genre : Melodic Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : The First 3 Cds
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Finally a good work!

Quello che Halo Of Blood rappresenta è sicuramente quanto di meno scontato ci si potrebbe aspettare dal combo finnico. La band riprende a mani basse quello che fu il suond di un tempo per atmosfere, scelta di scale, andamento dei riff meno tritellato e continuo, tastiere a far da sfondo, contorno di alta classe a volte ma mai in iper evidenza. Quasi un andamento Thrash in alcune tracce. Quasi un senso vago di quel vecchio Death Metal con cori rudi e prepotenti e niente canticchiate finocchie dell'ultima ora. In molti tratti si percepisce una spinta quasi Hardcore vecchio stile per irriverenza e sfrontatezza dei riff a questa viene alternata la solita maestria delle asce che si dilettano in duelli solistici (per me orribili) ma fatti bene e ben inseriti nel contesto del cd.
Annichilente l'inizio di Dead Man’s Hand On You che sembra quasi resuscitare i vecchi Sentenced, poi però arriva la solita band da party, quelle canzoni vuote e frivole che fanno scendere il cd come non dovrebbe. Il contrasto pare ancora più evidente visto che le ultime 3 tracce sembrano uscite dal cd precedente e stridono ardentemente con i lavori più "sofisticati" di Bodom Blue Moon (The Second Coming) e Scream For Silence (che deve moltissimo agli In Flames delle ultime annate). In generale anche la title track, meno l'opener, fortemente Transference per un crescendo notevole e fortemente improntato sul passato.
Un cd con un vero carattere, una vera storia, un filo, idee, forze dopo 2-3 album assai forzati è venuto il momento in cui essere baciati dagli Dei per i COB, perchè un'altro fallimento (almeno per me) come l'ultimo avrebbe reso la band la cosa più inutile, seccante, frivola e banale del Metal.
Loro si che hanno smacchiato il giaguaro!


Mark : 6.75/10



Immolation - Kingdom Of Conspiracy


Year : 2013
Genre : Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : The God's Fist on your face!
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Omniscience

Ci vorrebbe una disquisizione filosofica.
Gli Immolation sono senza se e senza ma la band più importante nel Death Metal di oggi, per la vecchia guarda rappresenta la garanzia di lavori puramente Death, senza contaminazioni. Suonano potenti e nitidi, produzioni sempre al limite della globale perfezione. Si dimostrano inoltre sempre i Re della sezione ritmica con Vigna che disegna come se fosse un pittore trame che si legano, mischiano, scompaiono, ricompaiono, volano, fluttuano e colpiscono sempre ed in ogni dove per il Groove.
Armonizzano tutto quello che si può armonizzare, i duelli solistici si sprecano e le dissonanze guidano la funesta marcia del cd.
Non ci sarebbe poi tanto nemmeno da stupirsi dopo un Majesty and Decay (il loro miglior lavoro per me) e un EP come Providence che hanno segnato quellao che può benissimo definirsi una seconda primavera per la band di NY.
Però a me il cuore dice una cosa.
Sarà che bissare certi successi è difficile ma questo Kingdom of Conspiracy sembra molto meno esaltante del capitolo precedente, vuoi perchè sappiamo ora alla perfezione dove vogliono andare a parare i nostri ,l'esplosione atomica di M'n'D è solo un ricordo, vuoi perchè sono gli Immolation e oltre certi canoni come dicevo non vanno mai. Aimè però la dura verità è che questo full sembra abbastanza prevedibile. Tra le poche note di sorpresa troviamo delle ritmiche vocali devastanti in Indoctrinate dove in nostro Ross si districa in una serie di strofe contorte sotto un riff marziale, attento e molto ispirato.
Keep The Silence se pur inizi in modo QUASI IDENTICO a Swallow the Fear (come quella di All That Awaits Us per In Human Form) riesce ad inventarsi delle ritmiche assai complesse e belle. L'intro di The Great Sleep assai inerente al filone di Close To A World Below sia in termini di Title Track che di cd.
Se pur ci troviamo difronte ad un cd poco esplosivo ma soltanto perfezionista di quello che poteva esse il sound (forse troppa tecnica? mmm credo di si) se pur aspettarsi l'ennesima rivoluzione ed evoluzione era impensabile non era così prevedibile il fatto che la band si mettesse a suo completo agio su certi schemi a volte eccessivamente ridondanti e che essi riuscissero a levare una certa fluidità alle parti.
Poi alto la le mani a dire che gli manca l'ispirazione, semplicemente gli evidenti, grandi, soffocanti plausi delle uscite precedenti gli hanno fatto ben pensare di poter comunque dare un lavoro di qualità puntando su certi trademark, anche abusandone pur che si rimanga nell'accettabile. Pur che si riesca a far sembrare non muffose le solite scale che il duo d'asce usa da venti anni 20.
Forse il compito più difficile era proprio cercare di mantenere gli stessi standard, opera non facile sopratutto se stai su MAJOR e i tempi son quelli per tutti, anche se ti chiami Immolation. Mancano quei guizzi che dici "maremma bona che botta!" (canzoni come A Glorious Epoch). Abbiamo quindi raccolto in questo Kingdom Of Conspiracy un lotto di canzoni validissime e solide che rinforzano le basi senza rivoluzionare niente, anzi guardando molto più verso gli scenari Close To A World Below e Unholy Cult per le atmosfere scelte.


Mark : 7/10


N.B. : Il voto è da rapportare al 9 preso da Majesty and Decay e non al senso globale del Death Metal poichè converrete anche voi che NESSUNO ora della vecchia scuola sta al pari degli Immolation, ne ora ne lo sarà mai.



Arsis - Unwelcome



Year: 2013
Genre: Melodic Death Metal
Record Label: Nuclear Blast
Sounds Like: Children Of Bodom, Arsis
Reviewed by: Edoardo De Nardi
Sentence: (Un)welcome back!!!

Torna con un nuovo parto discografico James Malone, da sempre indiscusso master mind della compagine americana Arsis, giunto con il presente “Unwelcome” al ragguardevole traguardo della quinta release in full-lenght, licenziata anche stavolta dalla tentacolare Nuclear Blast. Rispetto al recente passato, rappresentato dal precedente “Starve for the devil”, sembra che stavolta il gruppo abbia riacquistato quella compatezza e quella vena arcigna che aveva permesso al quartetto di attirare l’attenzione un po’ di tutti qualche anno fa, compresa appunto quella della mastodontica etichetta tedesca, lasciando un po’ in disparte le velleità più “easy listening” ben presenti nelle ultime releases. Chi infatti ricorda ancora un Malone tamarrissimo ed iper-melodico nel video di “Forced to Rock” dovrà completamente riadattarsi al nuovo stile del cantante, oggi più che mai concentrato su partiture aggressive e canzoni dal forte piglio death metal, riportando alla mente in più occasioni l’ottimo esordio a nome “A Celebration Of Guilt”. Del debut album i Nostri sembrano riprendere largamente un utilizzo costante e “a tappeto” della doppia cassa, delle scream vocals nuovamente indiavolate e soprattutto una qualità chitarristica finalmente ritrovata dal chitarrista americano. Non mancano certamente le classiche “sviolinate” melodiche che hanno spesso portato gli Arsis ad uno scomodo paragone con i compagni di scuderia Children Of Bodom, ciononostante in “Unwelcome” esse risultano discrete e ben inserite, mai troppo eccessive e non legate alle solite progressioni da manuale che rendono i moderni cd melo-death fondamentalmente tutti uguali. Si percepisce invece una certa ricerca anche in materia di melodie, nonostante le carte migliori il gruppo se le giochi quando decide di puntare spudoratamente sul versante metal della loro proposta, con blast-beat a ripetizione, riffs ultra-plettrati ed una pasta sonora compatta e pesante.
“Carve My Cross” rappresenta in questo senso probabilmente la migliore canzone dell’album, ma anche la centrale “Let Me Be The One” non scherza affatto, con le sue ripartenze fulminanti ed un break centrale dal vago sapore black. Come detto, convincono un po’ meno gli episodi dove si cerca a tutti i costi la strizzata d’occhio ad un pubblico meno “underground” rispetto al target principale della band (Choking on Sand), ma sono sicuro che in questo, anche l’etichetta abbia giocato un ruolo centrale e non trascurabile. Un plauso infine va alle parti solistiche di Malone, vero e proprio “guitar-shredder” alla vecchia maniera, capace però di creare assoli sentiti ed emotivi e non semplici successioni di sbrodolamenti iper-tecnici dalla dubbia resa musicale. Ascolto piacevole, che certo non cambierà le regole ed i connotati del genere, ma che ci presenta una band tornata prepotentemente agli standard qualitativi di quasi 10 anni fa, che certo non è poco.


Mark: 7/10




Amorphis - Circle


Year : 2013
Genre : Progressive Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Amorphis of the last CD
Reviewed by : Edoardo
Sentence : This is great!

Non apprezzai il cd precedente a questo, troppo folk, troppo blando e ragionato, non colpiva.
Ora, con Circle gli Amorphis tornano a fare il botto con un cd di tutto rispetto, con botta, energia e come al solito elementi progressivi a non finire. Questa volta la band Finldandese riesce a trovare la giusta mescolanza di tutte le influenze lasciando al folk poche canzoni (Narrowpath la più evidentemente influenzata) e mettendo quel pestume, quel grasso alla chitarre che non guasta mai in canzoni come Hopeless Days e Shades Of Gray che ti fanno fare headbanging. Tutto insieme, tutto mescolato, ritornelli bellissimi, non un ritornello brutto, da cantare a squarciagola e qui tutti i Lyric video di presentazione al cd hanno fatto il loro perchè fino a qualche tempo fa non sapevo una parola, dico una, di qualsiasi canzone degli Amorphis.
Orientaleggiante in Shades Of Gray (molto Kamelot), in salsa Dream Theater in Mission, Folk in Narrowpath, quasi neoclassici in Nightbird's Song, Melodic Death Metal allo stato puro in Into The Abyss.
Le anime in questo Circle sono tantissime, ogni canzone è una storia a parte, una avventura da intraprendere che sarà difficile scrollarsi di dosso, questo Circle è proprio una avventura nei meandri Finlandesi, tra il Progressive Metal, al Melodic Death Metal al Folk, un viaggio itinerante che splende di luce propria poichè gli Amorphis possono benissimo dirsi i massimi esponenti della musica Heavy della terra dei Laghi, applausi a scena aperta.



Mark : 7.5/10



Orchid - The Mouths of Madness



Year: 2013
Genre: Retro Hard/Stoner Rock
Record Label: Nuclear Blast
Sounds like: 70ies
Rewieved by: Giorgio
Sentence: Il finale di una barzelletta di Berlusconi su Rosy Bindi

Purtroppo a certa gente non gli puoi dire niente. Puoi passare tutto il disco in avanti e indietro infinite volte a cercare una nota fuori posto, un pezzo che convince poco, una qualunque cosa che possa risultare stonata e non ci riesci. Con gli Orchid è decisamente così. Già Capricorn era stato una prova di quelle notevoli, ma adesso con il secondo full The Mouths of Madness secondo me vanno su un livello anche superiore. Il Doom nel senso moderno del termine su The Mouths of Madness si sente abbastanza poco (tolta forse un po' Silent One e The Loving Hand of God che con i dovuti distinguo sembrano uscite da un disco dei primi Black Sabbath), nel senso che quando le riviste o i classificatori catalogano gli Orchid come Doom non significa che son come i Reverend Bizarre. Tuttavia le bordatine in stile Stoner restano presenti, ma quello che si sente davvero e che fa da padrone lungo tutto il disco è l'atmosfera anni '70 perfetta e maestosa.
Pezzi come l'opener/title-track Mouths of Madness, Nomad o Mountains of Steel sono decisamente da manuale, si piantano in testa senza essere banali per niente, ma anzi riescono ad incantare coi loro riff magnifici e i ritornelli sognanti tendenti allo Space Rock (qualcuno ha detto Planet Caravan?). L'ombra dei Black Sabbath è sempre là ovviamente, inamovibile, anche se per l'appunto non sono tanto i Black Sabbath dell'omonimo o di Paranoid quanto forse più quelli di Vol.4 o del semi-prog di Sabbath Bloody Sabbath. Ci sta anche una bella punta di Led Zeppelin qua e là (a occhio direi quelli di III e IV fondamentalmente) e anche lì non hai modo di sbagliarti. Lo dico in modo chiaro e tondo: io un disco come The Mouths of Madness non posso che amarlo con tutto me stesso, perché va a solleticare in modo perfetto le mie tendenze retrò. Gli amanti delle novità a tutti i costi gli potranno muovere infinite critiche, perché è chiaro che ogni tanto gli Orchid fanno anche del citazionismo (anche se non è che siamo al post-moderno applicato alla musica ancora, né si sconfina nel plagio) che a molti potrà non piacere, ma se ascoltandolo vi piacerà non pensate di riuscire ad ascoltarlo una volta sola! Gli ingredienti per andare in palla ci stanno tutti: io infatti temo dovrò disintossicarmi, altrimenti starò fuori dal giro delle recensioni per parecchio!


Mark: 8.5/10



HYPOCRISY - END OF DISCLOSURE




Year: 2013
Genre: melodic death metal
Record label: Nuclear Blast
Sounds like: Hypocrisy dal disco omonimo in poi
Reviewed by: Matteo
Sentence: tutto quello che potreste aspettarvi dagli Hypocrisy!

 Finally, here we are standing in front of one of the most attended CD of the 2013. The twelfth Hypocrisy's work seems to follow the same line of the last three band's CDs. Yeah, "End of Disclosure" follows the style created on the base of the ideas of Peter Tägtgren in 2004. You will find fast and kicking tracks, such as "Tales of Thy Spineless" and "When Death Calls", where the riffs flows in an impressionant easily, and songs slower like the titletrack "The Return", strongly based on the creation of atmosphere, like in "Hypocrisy" and "The Arrival" CDs.
There are also pieces like "Hell is where I stay", though and monolitic like "A Taste of Extreme Divinity" songs. "End of Disclosure" is full of refrains and melodies that will fit in your head and you eventually make you whistle them. In my opinion "44 Double Zero" is the perfect example. And we should talk about Peter's voice, which (as usual) is great: the growl is deep and warm and the scream is sharp and strong. Both will let you amazed. Peter's classic screams are made for give you a charge. Let me tell you how I found intresting one thing: the interesting and funny reminiscences in Amon-Amarth style in "The Return" and "Living Dead", the last hit on the digipack edition.
In a few words, a success. I can say that I'm very happy for writing this, given the fact that at the first listen I wasn't so happy. "Nor a refrain and neither a riff that you can remember", that's what I tought.
On "End of Disclosure" there's nothing more to say: if you have always liked Hypocrisy, you will like this too. Another confirmation from a coerent band, which have always tried to improve and find new ideas to make unique their work. Keep on guys, you're rolling!

Mark: 8/10


Thy Art Is Murder - Hate


Year : 2013
Genre : Deathcore/Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Job For A Cowboy, Oceano, Behemoth
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Why Nuclear Blast is so Blind?

In molti si sono chiesti come cazzo hanno fatto questi australiani ad accasarsi su Nuclear Blast. Sarà che la terra dei canguri è sempre più ricca di nomi di spicco a livello internazionale e lo scouting conta non poco in queste etichette ma sorge veramente il dubbio se non ci fosse di meglio in giro. I precedentemente recensiti Dark Sermon si che meritano attenzioni da Major, sound robusto e ben strutturato, per i Thy Art Is Murder sarebbero forse meglio un tirocinio su Relapse, Napalm o Sumerian Records.
A parte le logiche di mercato Hate è un cd che poco è criticabile, rimanda fortemente ai nomi sopracitati e questo ne limita l'espressione, arido è il contenuto emotivo del cd, ma ha botta e poco gli importa dove attacca, come offende o quante volte ripete le stesse azioni. E' un cd molto muscolare e che gioca su una sezione ritmica sempre contorta ma tagliente, armonizzazioni e parti soliste allo stesso modo sono ben calibrate e certi giochi stile JFAC in cui si rallenta il mood delle canzoni riescono perfettamente.
Generalmente si potrebbe parlare dei TAIM come una band che da il meglio di se nei classici Mid Tempo, tra echi Behemothiani per voce e scelta armonica e richiami a tutto il Deathcore più Death Oriented made in USA ce n'è per stare allegri e gustarsi il cd N volte fino allo sfinimento. E' divertente e leggero, non un ascolto impegnativo, non un ascolto che ti lascia chissà quale morale o che richiede quale attenzione.
Le uniche critiche come dicevo sono da rivolgersi ad una personalità troppo nascosta ed ancora acerba, la band è evidentemente in difficoltà su questo punto di vista e nonostante cerchi di creare qualche colorata armonizzazione un po' più epica del solito il risultato comunque finisce sempre per rimandare a gente più esperta.
Senza voler fare i puntigliosi rimandiamo giudizi più netti al prossimo capitolo per capire se sono una delle tante band che...oppure hanno veramente qualcosa da dire nel mondo.


Mark : 7/10




Dark Sermon - In Tongues


Year : 2013
Genre : Deathcore/Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : The Black Dahlia Murder, Job For A Cowboy
Reviewed by : Edoardo
Sentence : We can just pray...

La Nuclear ci ha visto lunghissimo, da Tampa il quintetto qua presente dal nome Dark Sermon, salvo follie suicide alla The HAARP Machine in cui il gruppo si sfalda, dovrebbe diventare una delle punte di diamante del Deathcore mondiale. Deathcore manco tanto, cioè, come nel caso di JFAC e TBDM il loro Core è una pura ostentazione al groove ma di base c'è un Death Metal nemmeno tanto velatamente vecchia scuola di assoluta matrice scandinava. Di base se vogliamo c'è anche un appeal Thrashy molto stile Testament che fomenta più non posso, un po' come i DevilDriver più tirati, grandi passaggi ritmici, incastri deliranti, sezione solista intelligente e una quantità indefinita di riff.
In Tongues è stato lanciato a soli 4 anni dalla fondazione della band ma è già un Must per chi conosce il genere, mostra una maturità ed una raffinatezza non che una eleganza compositiva da Rock Star. La capacità di inabissarsi in tutte le soluzioni possibili ed immaginabili, dal mid tempo terremotante di Imperfect Contrition a quello più atmosferico e Machine Head-Style di The Tree Of New Life sino al singolo tutto corsa e pestoni di Hounds.
In Tonguesn mostra muscoli e testa, un connubio che pochissime band oramai possiedono e che in ancor meno sanno gestire in un 50 e 50 da applausi e standing ovation dall'inizio alla fine, un dischetto che a posteriori verrà ricordato come l'inizio dell'ascesa. Intano noi ci siamo prenotati tra quelli del "ve lo avevamo detto".


Mark : 8/10



Hypocrisy - End Of Disclosure



Year: 2013
Genre: melodic death metal
Record label: Nuclear Blast
Sounds like: Hypocrisy dal disco omonimo in poi
Reviewed by: Matteo
Sentence: tutto quello che potreste aspettarvi dagli Hypocrisy!

 Ed eccoci al cospetto di un altro dei ritorni più attesi del 2013. Il dodicesimo parto degli Hypocrisy si assesta sulle coordinate stilistiche tracciate dalla band da tre dischi a questa parte. Già, “End Of Disclosure” è forte delle idee messe in musica dalla creatura di Peter Tägtgren dal 2004 in poi. Troverete brani veloci e mazzolanti come “Tales Of Thy Spineless” e “When Death Calls”, ove i riff si susseguono con una naturalezza impressionante, ed episodi più lenti quali la titletrack e “The Return”, palesemente incentrati sulla costruzione dell’atmosfera, in questo suggeriti da dischi come “Hypocrisy” e “The Arrival”. Non mancano nemmeno momenti più pachidermici come “Hell Is Where I Stay”, tosto e monolitico alla stregua di molti pezzi di “A Taste Of Extreme Divinity”. Nemmeno a parlarne, “End Of Disclosure” è pieno di ritornelli e melodie memorabili che vi entreranno in testa e che vi ritroverete a canticchiare più e più volte. Per me “44 Double Zero” è stato davvero deleterio in tal senso! Menzione di merito per la voce di Peter, ma questo si poteva immaginare: il growl è profondo e caldo e lo scream lancinante ed incisivo. Al solito, no? Entrambi vi pettineranno come hanno fatto in molti altri frangenti, non preoccupatevi. Gli adorabili urlacci di Peter sono qui apposta per farci gasare. Mi si consenta una breve osservazione: sono assai curiose e divertenti le reminescenze amon amarthiane in “The Return” e “Living Dead”, la legnata finale dell’edizione in digipack.
Insomma, un disco pienamente riuscito. Sono molto contento di poter scrivere queste righe, considerando che l’impressione ricavata dai primi ascolti si era rivelata tutt’altro che positiva. “Non un ritornello o un riff che ti entra in testa!”, ecco cosa avevo pensato. Era da parecchio che non tornavo così sui miei passi! Chiusa la parentesi, su “End Of Disclosure” c’è poco altro da dire: se avete sempre apprezzato gli Hypocrisy, fatelo vostro. Ennesima conferma da una band coerente, che quasi mai si è adagiata sugli allori e che è sempre stata in grado di trovare novità e sorprese in grado di rendere unici i propri lavori. Avanti così, inarrestabili!


Mark: 8/10




HATEBREED - THE DIVINITY OF PURPOSE




Year : 2013
Genre : Hardcore Metal
Record Label : Nuclear Blast (!!!)
Sounds Like : Lamb Of God, Terror
Reviewed by : Alberto
Sentence : Final Round... Fight!


Like my friend Matteo says, the new CD of Hatebreed "makes your hand shake", in sense that it really makes you violent, makes you go down on the streets, stop the first bastard that stares too much at you and knock him down for then break his head with your fists.
Jamey Jasta and his team, after they have signed up with the Nuclear Blast, propose us this new "The Divinity of Purpose", a pure Hc album like the Hatebreed means it, no half-ways and no bullshits.
All the 12 tracks, included "Before the fight ends you", which is one of the "slowest" of the album, give you a load of energy.
The work behind this album is impeccable; like almost every Hatebreed album, they came right at their purpose: throw to you a load full of violence, right to the teeth.
The title track, together with the first release of "Put it to the Torch", are probably the tracks that stand out in this exceptional album, due to sound power that only the Hatebreed knows, that power which can trasmute a the queit and little lamb in us, in an angry bull.
"Own your world" tells us perfectly the point of view of the band, "we own the fuckin' world tonight!" they say, remembering us that the HC scene is their propriety, that they are at the top of the HC and probably nobody will take their place.
Another great stylish album for the band! This MUST absolutely be in your discography and Mp3.


Mark : 8/10


Suffocation - Pinnacle of Bedlam


Year : 2013
Genre : Brutal Death Metal, Deathcore
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Exodus, Suffocation
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Damn Good.

Blood Oath è un cd Deathcore. Poche storie, non venite a cacarmi troppo il cazzo, sarà stato difficile accettarlo ma è così. Deathcore fatto bene, grandi soluzioni tecniche ma più snelle rispetto i precedenti cd, non stiamo parlando di cose meno tecniche perchè Blood Oath è 10 volte più complesso strumentalmente di Suffocation o Souls to Deny. Si tratta di un approccio meno chiuso e aspro che ha caratterizzato tutte le uscite sino a Suffocation, il loro riffing si è aperto a maggiori armonizzazioni, scale e arzigogoli poco consoni al loro stile, un tentativo se vogliamo di uniformarsi al Death Metal del momento. La fortuna fu che il comparto -Core era già in loro, anche un deficiente capisce che ,ascoltandosi la discografia, i veri padri del Death Metal constacchi Hardcore sono loro, d'altronde NY non può non far venire una certa voglia di stacchi metallaci!
Pinnacle of Bedlam.
Si amplia un carattere solista mai così prolifico nella band di Mullen e soci, gli assoli di Eminent Wrath e As Grace Descends sono molto ispirati e catartici di momenti sorprendentemente catchy. Infatti non si perde il groove e una canzone come My Demise live dovrebbe nuocere moltissime vittime.
Il carattere Hardcore questa volta viene accompagnato da assaggi Thrashy e filo Exodus, As Grace Descends e Purgatorial Punishment presentano infatti un paio di riff a testa che potrebbero benissimo venir integrati in T.A.E. parte 3.
Si sente meno Deathcore e provare ancora a fare paragoni con i Despised Icon sembra eccessivo ma in certi tratti le assonanze sembrano assai evidenti.
Pinnacle of Bedlam è un bel cd alla Suffocation, riesce a dare qualche tocco in più al sound dei nostri mai stati statici e ha saputo mettere insieme 25 anni di musica senza sembrare riverente a vecchi o nuovi cd.
I Suffocation per quanto non possano sempre sembrare coerenti sono sempre ispirati e riescono a mettere insieme bene o male 40 minuti di ottimo Death Metal. La forza sta nel non ripetersi mai due volte, in un comparto ritmico che ancora fa venire la pelle d'oca e che riesce a spiazzare sempre gli ascoltatori.
Elogiare i Suffocation pare una cosa scontata ma questi ultimi due cd sono sintomo di una band più che mai impiantata nel panorama Death Metal moderno e che ha preferito spaziare che rimanere ancorati ai vecchi stili. Deicide, Obituary e Grave non hanno mai saputo affrontare la realtà e per questo secondo me meritano di scomparire nonostante continuino a fare bene o male lavori decenti. I Cannibal Corpse insegnano che si può suonare moderni e old school, freschi ma non venduti con album d'alta classe uno dietro l'altro anche se non sempre pienamente ispirati, al contrario i Suffocation risultano freschi ed innovativi, sempre cambiati, sempre in eccesso, sempre al top.
E' vero che poi delle canzoni dei nuovi album ne fanno sempre 1 o 2 o meglio nessuna live e qui mi verrebbe da mandarli a cagare però ci si può sempre gustare l'ultimo album dei Suffocation che in fin dei conti è sempre il solito fottuto ottimo album
Ps : l'operazione di rievocazione di Breeding The Spawn è quasi ultimata, con una canzone a cd, ne serviranno altri 4-5 ma ce la faranno.


Mark : 7.5/10



Hatebreed - The Divinity Of Purpose



Year : 2013
Genre : Hardcore Metal
Record Label : Nuclear Blast (!!!)
Sounds Like : Lamb Of God, Terror
Reviewed by : Alberto
Sentence : Final Round... Fight!

Come dice il mio amico Matteo, il nuovo disco degli Hatebreed "fa veni' il prurito alle mani", nel senso che incita la violenza gratuita, lo scendere in strada, fermare il primo trucido che ti guarda male e rompergli la testa a furia di cazzotti in fronte.
Jamey Jasta e il suo team, dopo aver firmato per la Nuclear Blast, ci propongono questo nuovo "The Divinity Of Purpose", album di puro Hc per come gli Hatebreed lo intendono, senza compromessi, senza fronzoli e stronzate inutili.
Tutte le 12 tracce, compresa "Before the fight ends you" che è una delle più "lente" dell'album, caricano in un modo assurdo.
Il lavoro dietro quest'album è impeccabile; come quasi in tutti i loro album la band arriva dritta al punto, ovvero a tirarti una bella testata nei denti, senza troppi giri di parole.
La title track, assieme al primo singolo rilasciato "Put It To The Torch", sono probabilmente i pezzi che più spiccano in questo ottimo album, grazie a una carica mostruosa, a quella formula che solo gli Hatebreed conoscono, che è capace di trasformare il tranquillo agnellino che c'è in noi in un toro incazzato nero.
"Own Your World" spiega alla perfezione il modo di vedere della band, "we own the fuckin' world tonight!" dicono, ricordandoci che ormai il mondo dell'hc è nelle loro mani, che ormai sono nell'olimpo dell'hc e che difficilmente qualcuno potrà staccarli dal loro trono.
Un altro album in grande stile quindi per la band! Da avere assolutamente nel proprio lettore mp3.


Mark : 8/10



Soilwork - The Living Infinite


Year : 2013
Genre : Melodic Death Metal
Record Label : Nuclear Blast Records
Sounds Like : Soilwork
Reviewed by : Antonio Lo Fiego
Sentence : Great Comeback!

Dopo un interessante ritorno sulle scene tre anni fa con The Panic Broadcast, disco di buona fattura dopo una serie di passi falsi, i Soilwork di Bjorn Speed Strid tornano a far parlare di se con due estratti dal prossimo album The Living Infinite. Ovviamente da due canzoni non si possono già tirare delle somme sulla fattura della nona fatica degli svedesi, ma ad un primo ascolto di Spectrum of Eternity e This Momentary Bliss possiamo dire che finalmente qualcuno ha tirato di nuovo le palle fuori. Forti di una ottima produzione, questi due singoli sono due belle botte ai timpani, un perfetto mix di death melodico dai classici sentori scandinavi. In particolare Spectrum of Eternity, per quanto potrebbe essere vista come un classico singolo da promo, mi ha fatto godere ben più di una volta grazie a dei riff diretti e bene incastrati tra di loro, senza inutili riempitivi blandi. Un nitro ben costruito (le cui orchestrazioni mi ricordano colonne sonore di Burtoniana memoria) danno subito idea di come la canzone si svolgerà. Particolarmente ispirata è la prova vocale di Speed, incisivo sia sulle parti harsh sia sui momenti puliti, di impatto e ben congegnati. Da notare anche la buona prova dietro alle pelli di Dirk Verbeuren, un drumming preciso sebbene in alcuni (piccoli) momenti un pò scontato. Se anche il resto degli altri brani si manterrà su questo livello possiamo finalmente godere del ritorno dei Soilwork di Steelbath Suicide e di The Chainheart Machine.


Mark : S.V.



Destruction - Spiritual Genocide


Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Thrash Metal
Sentence : more Evil than before! [7.0]

Se Day of Reckonng fu un cd abbastanza piatto e demotivante per chi scrive, nessuna traccia a mio parare, nemmeno la titletrack, meritava il best of, questo Spiritual Genocide invece si può giocare le sue carte almeno alla pari con i Cd del 2000- . Si sa inoltre che quando hai una folta discografia bisogna sempre trovare il capello, non si può generalizzare, queste band si sono specializzate negli ultimi anni a lavori di mestiere abilmente mascherati, vedi Megadeth.
E' qui che Spiritual Genocide se vogliamo in parte vince, a distanza di un anno col precedente lavoro mostra una carica ben diversa e un maggior numero di idee. Se i ritornelli di Hate is my fuel e The Demon is God erano la banalità su musica qua almeno si tenta di spiazzare l'ascoltatore, senza riuscirci molte volte, ma a almeno ci si prova. Under Violent Sledge e Cyanide ci mostrano una band motivata e che sa giocare anche con forme ritmiche abbastanza tecniche e non col solito ritornello mono parola o con la frase ad effetto sparata e mai più ripresa. Questa volta pare proprio che le cose siano state fatte bene, studiate, non buttate a caso.Il riffing c'è da dire che a tratti è veramente elementare ed insopportabile (City Of Doom è 4 note) ma tant'è che la carica del terzetto iniziale anche se subitissimo si perde in un mare di canzoni anonime ogni tanto si risolleva grazie a qualche ancora di salvezza come la sopracitata Under Violent Sledge (il pezzo con più doppia cassa nella storia del Thrash) e Carnivore.
Bocciate la cover de Saxon, To Dust You Will Decay (chorous orripilante e riffing scritto sicuramente in un momento di sbronza collettiva, un aborto) e No Signs Of Repentance che mostra un ritornello ridicolo, se non lo volevano fare potevano benissimo ometterlo, una roba indegna, la traccia si nota solo per la sezione solista.
Ecco, ora scrivendo mi viene proprio in mente che gli assoli in questo cd sono ben calibrati, mai usati a caso e sempre ben armonizzati e studiati.
In sostanza un bel lavoretto anche se con le sue tracce deboli ma in sostanza godibile senza troppe pretese...il giorno in cui gli Slayer faranno un cd così saremo tutti già morti.



Wintersun - Time I



Label: Nuclear Blast
Year: 2012
Genre: Symphonic Metal/Melodic Death Metal
Sentence: [7.0]

Otto anni di attesa, ovvero miracoli in casa Nuclear Blast: quel che è successo in tutto questo tempo ha dell'incredibile. Attorno a "Time I" si è creata un'attesa spasmodica ai limiti della psicosi collettiva, con esiti grotteschi come i sample con 10 secondi di canzone, una vera presa per i fondelli. Insomma, il proverbiale fumo senza arrosto (che doveva ancora uscire dal forno).
Per chi scrive, "Wintersun" è un disco ben riuscito che si destreggia egregiamente tra sfuriate sinfoniche e metalliche in stile Ensiferum e Rhapsody Of Fire ed un lavoro chitarristico che tocca i lidi del melodeath e mette in risalto un marcato gusto melodico. Quindi i motivi per interessarsi all'uscita di questo “Time I” c'erano tutti. E così si arriva al giorno fatale dell'ascolto. Cos'è che ci si trova davanti? Una colonna sonora. Tastiere, chitarre acustiche, melodie delicate e leggere: tutto quel che ci si poteva aspettare dai Wintersun ed anche di più - alcuni diranno troppo. Questi elementi si fondono in maniera gradevole e riuscita ma nessuno assurge al ruolo di protagonista o è particolarmente memorabile. La chitarra, elemento trainante del debutto , è relegata in secondo piano e assolutamente non incide nell'economia di "Time I" come aveva fatto invece in quella di "Wintersun". Stesso discorso per la batteria di Kai Hahto: tanto spumeggiante ed incisiva nel disco precedente, tanto piatta ed anonima qui, complice anche una produzione tutt'altro che arrembante. Il basso non è pervenuto, ma la cosa - chissà perché - non mi sorprende (ricordatevi sotto quale etichetta è uscito questo lavoro).
"Time I" non è certo brutto. Ma nemmeno il capolavoro della storia del metal con il quale tanta - troppa - gente crede di avere a che fare. È un pentolone strabordante di elementi sinfonici con passaggi chitarristici mutuati dal debutto ma privi dell'incisività necessaria. Il fatto che il disco in analisi ricordi una colonna sonora è un’arma a doppio taglio: da un lato è piacevole perché l’ascolto ci immerge in 40 minuti di musica godibile che scorre con facilità, dall’altro è un problema perché l’insieme risulta troppo omogeneo e privo di scosse. "Time I" è un dischetto carino di symphonic metal (data la massiccia presenza di orchestrazioni & co, quest'etichetta mi pare d'obbligo) nel quale la componente propriamente metal è abbastanza ridotta. Insomma, dietro i pacchi di cori, tastiere, chitarrine e tutto il resto si nasconde un lavoro semplice da "capire": leggendo i pareri in giro, sembra di avere a che fare con un disco di una complessità straordinaria. Niente di più lontano dalla realtà. Per l'ascoltatore accorto non sarà difficile non farsi ingannare dalla caratteristica pomposità e dall'apparente complessità del symphonic à la Nuclear Blast: se cercate i Wintersun articolati e da gustare riff dopo riff, cercateli nell'omonimo debutto, non qui. Di complesso non c'è proprio niente. È il caso di dire che l'abito non fa il monaco. "Time I" rimane comunque un ascolto gradevole per i fan della band e del symphonic in generale, perciò la quantificazione numerica della mia disanima mi pare più che sufficiente. Non resta che aspettare il secondo capitolo per vedere cosa tirerà fuori Jari dal suo cilindro magico.
[Matteo Ciani]


Sylosis - Monolith


Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Thrash Metal/Metalcore
Sentence : Boring [5.0]

Sylosis, band troppo presto etichettata come astro nascente del Metal UK nonostante le prove sotto Nuclear Blast pare non avere i valori necessari a pubblicare cd su una grande label. La preparazione tecnica del combo è realmente eccellente, tutti gli strumentisti si comportano in modo egregio e sfornando riffing anche di difficoltà sopra la media del Thrash.
Quello che i Sylosis continuano a non riuscire a fare è staccarsi dall'alone Metallica/Machine Head delle loro composizioni, troppo derivata pare ancora la prova anche a questo giro, troppo ancora c'è da imparare. Monolith si presenta come un album estremamente complesso ed architettato a dovere, ricco di sezioni e tantissimi cambi, riff e atmosfere. Purtroppo tutta questa quantità di materiale viene veramente dosata male e sfocia nelle pessime e scialbe Fear The World,What Dwells Within, Behind The Sun e All Is Not Well, ma potrei benissimo aggiungerci The River e la title track se non fosse per un paio di passaggi da pelle d'oca. Cosa si salva di questo Monolith e perchè? Out From Below è la composizione più lunga e quella che detiene i migliori riff del cd, le migliori armonizzazioni e la migliore struttura. Peccato che non si ripetano molto alcuni bridge veramente devastanti ma sta di fatto che la traccia funziona molto bene.
Dalla 1 alla 8, dobbiamo aspettare così tanto per trovare qualcosa che possa far presa, A Dying Vine a parte l'intro e la sua successiva ripetizione è una buona canzone dal tiro cinico e grooveggiante, architettata veramente in modo sublime ne esalta la parte solista. Born Anew chiude il cd in modo canonico ma convincente, nonostante qualche richiamo di troppo ai Machine Head riesce a colpire per immediatezza e scorrevolezza.
Cosa non va quindi nelle altre tracce? I tempi del cd sono estremamente pacati per la maggior parte della sua durata, fa veramente fatica ad esplodere, i colpi che dovrebbero dare il KO ti sfiorano a malapena, non si intravede la cattiveria nemmeno lontano un miglio nei riff di Fear The World per dire. La struttura di alcune di esse poi non rende giustizia alle reali potenzialità, tante sezioni lanciate e mai riprese, staticità in certi tratti veramente inopportuna e per finire un cantato quasi totalmente inespressivo tant'è che le parti migliori del cd sono senza esso, sembra messo perchè ci deve stare ed a tratti risulta fastidiosamente copiato nello stile ai cari Machine Head.
Un dato che rende bene l'idea del cd, 4 intro su 10 sono composte da arpeggi : Out From Below, Fear The World, What Dwells Within (queste persino di fila) e poi Monolith. Un cd che offre canzoni ricchissime ed articolatissime ma che tra di loro sgomitano e rendono il risultato finale stoppaccioso non che annoiante in alcune sezioni.



Tankard - A Girl Called Cerveza



Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Thrash Metal
Sentence : [8.0]

Dei Tankard penso si possa parlare solo bene : festaioli e molto,molto simpatici!
Pensate che il loro nome lo scelsero semplicemente dopo aver guardato il dizionario e trovato una parola definita come “boccale di birra”!
Attivi sin dal lontano 1984,pionieri del thrash metal vecchia scuola della Germania,si sono distinti dai loro colleghi nazionali per la loro originalità musicale,e anche per le copertine dei loro album sempre molto divertenti!
A Girl Called Cerveza non fa eccezione,rispecchia appieno il discorso fatto prima,quindi nulla di nuovo ma sempre piacevole e festoso come al solito. Richiama a se i trademark che hanno sempre distinto la band con una formula che col passare degli anni si è solamente tecnicizzata quanto basta e pulita grazie alle produzioni moderne, lo stretto necessario per sembrare attuale ma rimanere ancorata al sound anni 80.
Quindi in conclusione dico : “ BIRRA,BIRRA,BIRRA “ !!!
[Giacomo Spike Cipollaro]



Ektomorf - Black Flag


Label : Nuclear Blast
Year : 2012
Genre : Thrash/Groove Metal
Sentence : Scary like a pussycat [S.V.]

Zoltan caro mio, nessuno più crede che tu sia veramente incazzato, che tu voglia la guerra, sangue e distruzione, nessuno crede nemmeno più che gli Ektomorf possano essere una band da tenere in considerazione. Ti sei giocato tutte le carte, sei su Nuclar Blast ed ogni tuo album è un fallimento musicale, un tentativo di copiare Soulfly e Korn in maniera becera e acerba. Una band underground messa sul piedistallo di una Major per niente. La produzione poi è si ben ruvida ma per niente nitida, basso e chitarra sembrano due trattori. Le idee come al solito si riciclano di canzone in canzone e di album in album, guardasi dopo l'album acustico l'uscita di una canzone come 12 Angels, era realmente necessaria? (Anche se fuori contesto potrebbe essere la cosa migliore del cd). Era necessaria la cover dei Foo Fighter The Pretender? Non sei intonato e la riuscita strumentale è ridicola, l'incontro vocale tra growl e pulito nell'ultimo ritornello fa accapponare la pelle. Concludo con quello che forse fa più veramente ridere, la tracklist

01. War Is My Way
02. Unscarred
03. The Cross 
04. Cut It Out
05. Black Flag 
06. Private Hell
07. 12 Angels
08. Enemy 
09. Fuck Your God 
10. Never Surrender
11. Sick Love
12. Feel Like This
13. Kill It 
14. The Pretede


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