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Fates Warning - Darkness in a Different Light


Fa sempre piacere quando una band che è stata ferma per diversi anni, torna sulle scene con un album degno di nota (Cosa che tutti speriamo per un’altra band.. Vero Necrophagist?). Infatti, proprio come i Necrophagist appena citati, i Fates Warning, band prog metal ormai affermata dal tempo e dalla critica, erano ormai fermi dal 2004 quando ci lasciarono col loro “FWX”, album di tutto rispetto che apprezzai anche se non completamente. Adesso i Fates Warning sono tornati con questo “Darkness in a Different Light” che riprende un po’ il discorso lasciato in sospeso con “FWX”. Già dal titolo del disco si intuisce, che stiamo per essere catapultati nel mondo del prog, ma ci viene mostrato sotto “un’altra luce” appunto. Questa uscita era la più attesa dai fanatici del progressive insieme ovviamente al self-titled rilasciato dai Dream Theater. Se i Dream Theater ci mostrano il lato più virtuoso e malato di questo genere unito ovviamente ad un mix di emozioni di vario tipo, i Fates Warning ci “semplificano” le cose mostrandoci la parte più melodica senza tralasciare comunque la parte “metal” e i virtuosismi musicali. L’ingrediente segreto di questo Cd è proprio l’equilibrio. All’inizio del disco veniamo travolti da una canzone bella massiccia come “One Thousand Fires”, seguita da altre tracce che ti danno la possibilità di scatenarti e di scapocciare davanti al pc come un matto durante l’ascolto, come “Into the Black”, ma allo stesso tempo ci rilassiamo (per modo di dire) in tracce dal valore sentimentale davvero notevole come “Lighthouse”. Nel complesso questo è un album davvero ben studiato. I nove anni di pausa che si sono presi hanno dato i loro frutti, proponendoci un full-length maturo e compatto, cosa assai rara al giorno d’oggi. In conclusione faccio un inchino a questi veterani del prog che finalmente sono tornati con un bagaglio musicale rinnovato ma che accontenta anche i nostalgici.. Darkness in a Different Light, stampatevelo in mente!

Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Record Label: Inside Out Records
Sounds Like: Dream Theater, Lost in Thought
Reviewed by: Alberto Orbi
Mark: 7.5/10

Damned Spring Fragrantia - Divergences


"C'era una volta una band chiamata Meshuggah.Un giorno,Meshuggah,incontrò un gruppo chiamato Ion Dissonance.Fecero sesso.Nacquero i Damned Spring Fragrantia."

Italianissimi e incazzatissimi,I DSF,sfornano il loro debut "Divergences" sotto l'ala protettrice della Basick Records,label che,ultimamente,non ne sbaglia una in ambito di uscite discografiche(vedi The Algorith,Uneven structure).
Pochi fronzoli: math, progressive e djent sono l'elemento portante di questo solidissimo album di debutto.Un muro imponente di 8 corde,riempie il plattern costantemente,pesantemente e ossessivamente,lasciando comunque intravedere piccoli sprazzi melodici ben intercalati con un lavoro strumentale molto corposo e dinamico con dissonanze e groove da manuale.
Le vocals però,sono soffrono un bel po’ di monotonia e di pochissima variazione,tuttavia, la produzione del disco,è davvero eccellente in quanto,dona alle 8 corde davvero molto impatto sonoro,cosi come la batteria.
I clichè che richiamano gli Ion Dissonance e Meshuggah sono inevitabili,ma non troppo stereotipati.
“DMZ”,a mio parere, la migliore traccia del disco in quanto incarna perfettamente la formula che i Nostri vogliono proporre,resta comunque il fatto che,nel calderone musicale underground  italiano,i DSF,insieme a pochi altri riescono ad elevarsi una spanna sopra alla media che possiamo ritrovare nell’ambito metal italiano.
Pescando a piene mani dal panorama musicale moderno,i Damned Spring Fragrantia,riescono a rielaborare
il “già sentito” riuscendo ad instillare in questo debutto,una formula ben pensata e dalla grandi potenzialità.
Avanti cosi,siete gli Ion Meshuggh-ance italiani!

Year:2013
Genre:Math Metal/Progressive
Record Label:Basick Records
Sounds Like:Ion Dissonance,Meshuggah
Reviewed by:Francesco Tinella
Sentence:7.5/10




LARS BAUER - SONIC SKETCHES


Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Record Label: Unsigned
Sound Like: Jeff Loomis,John Petrucci,Joe Satriani
Reviewed by:Francesco Tinella
Sentence: A Good Start

Io non smetterò mai di dirlo:la vera musica di qualità,la si trova nell’underground.
Davvero un ottimo lavoro questo “Sonic Sketches” di Lars Bauer,chitarrista olandese che mette alle stampe il suo primo disco solista,costituito da ottimo progressive metal,djentoso quanto basta e,nel suo insieme, molto ben calibrato.Lavoro autoprodotto,ma di una qualità musicale che spazza via in un minuto,tutte le band(o meglio “band”) che tentano di cimentarsi nella creazione di musica progressive(o meglio “progressive”).Le ritmiche,non sono per niente banali.Sono creative,fresche,fluide  cosi come gli assoli ben pensati,ben intercalati e ben riusciti.Le influenze che si notano,sono rimandabili a Jeff Loomis,Petrucci,Satriani ma senza mai sfociare in un prodotto musicale stereotipato.La sezione ritmica,consta in un basso molto udibile(anche se statico)e in un lavoro di batteria programmato per mezzo di una drum machine.Ciononostante anche essa risulta abbastanza “naturale” nel suo complesso con un pattern molto  fluido.Lars Bauer riesce a rendere abbastanza personale un lavoro che mette le sue radice in un genere  molto stereotipato,che ha sempre bisogno di uscite che donino un ondata di freschezza ad un genere che inizia ad essere un tantino stantio.Un ottimo inizio.


Mark: 7/10



JAMES LABRIE - IMPERMANENT RESONANCE


Year:2013
Genre:Progressive Metal
Record Label:InsideOutMusic
Sounds Like: Circus Maximus,Redemption,Dream Theater
Reviewed by: Francesco Tinella
Sentence: Squadra che vince non si cambia.

The work of a soloist guitarist, usually, it's a manifestation of personal virtuosism only for a selfish goal that will be forget soon. But if we take a singer with almost 25 years of experience in a storic band, and we put him in a band together with musicians that aren't his normal groupmates, what will we get? A pretty good work, looking at James LaBrie's third work.
Together with good and famous musicians, the italian Marco Sfogli at the guitar, the swedish Peter Wildoer (Darkane) at the drum, Matt Guillory at the piano/keyboard and Ray Riendeau at the bass, James LaBrie seems to propose again the same formula of "Static Impulse". A modern and melodic metal, full of groove, good refrains and a bit of growl (by Wildoer) with a ending result that's not bad.
A good production, clear and powerful, like Sfogli's work in this album, even if, in "Slight of Hand" and "Letting Go" we could hear something that he has already made in other productions abd we could say "I think I've already heard this one..."
Rhytmically, Wildoer has filled that empty left on Darkane's last album, filling this work with creativity and groove, avoiding passages that would have been boring.
James's voice it's not the leading of this album. In his CDs, the music is the leader, and James' voice fill the backgroud. But his voce is still appreciated by those that liked Dream Theater since the beginning.
This CD it's not a pastime between a Dream Theater's work and another, but a really soloist project.


Voto:7+/10



James LaBrie - Impermanent Resonance


Year:2013
Genre:Progressive Metal
Record Label:InsideOutMusic
Sounds Like: Circus Maximus,Redemption,Dream Theater
Reviewed by: Francesco Tinella
Sentence: Squadra che vince non si cambia.

I dischi da solista rappresentano un po’ una categoria a sé.
Il lavoro solista di un chitarrista, in genere, è una manifestazione di virtuosismo fine a se stesso che eccetto pochissime eccezioni, finisce nel dimenticatoio molto presto. Ma se prendiamo, invece, un cantante con quasi venticinque anni di esperienza alle spalle con una band storica, e lo mettiamo al microfono insieme a musicisti che non sono i suoi storici compagni, cosa ne esce? A giudicare dal terzo lavoro solista di James LaBrie, il risultato è molto buono.
Circondato da musicisti degni di nota, come il nostrano Marco Sfogli alle chitarre,lo svedese Peter Wildoer (Darkane) alle pelli, Matt Guillory alle tastiere e Ray Riendeau al basso, James laBrie riconferma la stessa formula proposta con il precedente “Static Impulse”.Un Metal Moderno e melodico,ricco di groove, ritornelli sognanti e sprazzi di growl(eseguiti da Wildoer) con un risultato complessivo molto godibile.
Una produzione molto limpida e corposa, cosi come il lavoro eseguito da Sfogli sull’intero disco, anche se, alcuni momenti “djentosi” (“Slight Of Hand”, ”Letting Go”) fanno calare leggermente il suo livelli di ispirazione nel “già sentito”.
Ritmicamente, Wildoer,ha colmato il vuoto che ha lasciato nell’ultimo disco dei Darkane,riempiendo di creatività e groove,molti passaggi che altrimenti sarebbero risultati abbastanza smorti.
Tuttavia,James,ha la capacità di passare in secondo piano. Nei suoi dischi, infatti, la musica fa da padrona proiettando involontariamente il cantato di James in secondo piano. Ciononostante, il suo livello canoro, è sempre quello che i fan d’annata amano sin dai primordi dei Dream Theater: unico ed inconfondibile.
Non un passatempo tra un lavoro dei Dream Theater ed un altro,ma un vero e proprio progetto solista molto valido. Squadra che vince non si cambia e James l’ha capito molto bene.


Voto:7+/10




Scale The Summit - The Migration

Year : 2013
Genre : Progressive Metal
Record Label : Prosthetic Records
Sounds Like : Exivious, Dream Theather, The Ocean, Animal As Leaders
Revieweed by : Edoardo
Sentence : Over the Edge

Scrivere dei Scale The Summit è un po' come scoprire l'acqua calda.
Ci sarebbero da dire tante ovvietà come che sono incredibili musicisti dotati di tantissima ispirazione e che hanno saputo ricreare uno stile proprio riconoscibile con un minimo di attenzione. La loro musica strumentale oramai è un trend tanto che una label come la Prosthetic, non il top per uscite del genere contando che tiene più gruppi Death che altro, ha fatto a gara per accaparrarsela. Stilisticamente non ci sono differenze rispetto  gli altri cd ma troviamo degli snodi essenziali che secondo me puntano a far diventare The Migration quel tassello, quel coronamento a cui la band tendeva.
La produzione rispetto agli altri lavori è molto più limpida e cristallina, oserei dire che assieme a quella di Leveler dei ABR è il cd che ho sentito prodotto meglio da tantissimo tempo. Suoni caldi, profondi ma allo stesso tempo potenti, veramente una chicca. Questo cd ha proprio un suono bello e scusate la banalità delle parole ma non c'è altro modo per dire che sentire questo cd fa bene alle orecchie.
Se poi vogliamo che conti anche l'aspetto visivo quello di The Migration è uno dei artwork più toghi che  siano stati mai concepiti, cioè, troppo oltre, mi ricorda un po' il paesaggio di Shadow of The Colossus ed il che è una cosa come 10.000 punti in più per quanto mi riguarda.
Bisogna dire che sono tecnici, bravi, vari, esperti ecc? Penso proprio di no.
Il cd è stupendo, rilassante, evocativo e prende come pochi, trascinante.


Mark : 8.0/10



Psychofagist with Napalmed - Songs of Faint and Distortion


Year : 2013
Genre : Free Non Jazz Power Violence Sonata
Record Label : Memorial Records
Sounds Like : Psychofagist
Reviewed by : Edoardo
Sentence : INSANE.

Ho recensito quasi ogni lavoro di questi ragazzi dai 7'' agli EP, posso dire quindi di averle sentite un po' di tutti i colori col passare degli anni. Ricordo ora con una certa nostalgia il periodo in cui militava in formazione Luca Mai che con quel suo Sax faceva sembrare la band un incrocio genetico tra Mombu, Converge e Bologna Violenta traviato da pesantissime droghe. La band si ritrova sempre come un terzetto ed ad avere come principale cantante il bassista Marcello che un giorno gentilmente spiegherà questa folle ed insana scelta.
Le differenze con Il Secondo Tragico sono macroscopiche semplicemente a partire dagli strumenti utilizzati (Il secondo tragico si basava essenzialmente tutto sul Sax), ora il sound appare più scarno, epilettico, crudo e fangoso. Prima era semplicemente schizzato, un opera folle che non aveva un filo se non la totale dissonanza di ogni cosa. Un capolavoro visionario a mio modo di vedere. Songs of Faith and Distortion ridimensiona come detto il sound facendolo arrivare ad essere omogeneo pur non perdendo la costante jazz e dissonante degli strumenti. Lo 7'' di mezzo Unique.Neglegibile.Forms presenta più assonanze con il grind di quest'ultimo cd che col precedente.
Una evoluzione non rapida ma profonda che cambia le carte in tavola ma essenzialmente non la qualità poichè l'album per gli amanti dei Le Scrawl apparirà sempre e comunque in tributo forse non voluto d'amore a quel tipo di sonorità così "crossover".


Mark : 7.5/10



Leprous - Coal


Year: 2013
Genre: Progressive Metal
Record Label: InsideOut Music
Sounds Like: Devin Townsend, Ihsahn
Reviewed by: Edoardo De Nardi
Sentence: The Gift Of Synthesis

Tornano a cadenza regolare i norvegesi Leprous, che dopo due anni dal precedente “Bilateral” rilasciano il nuovo, ambizioso “Coal” sempre per InsideOut Music e sempre patrocinati dal loro padrino artistico Ihsahn, geniale mastermind dei mai troppo compianti Emperor. Se le gesta soliste del compositore di “In the Nightside Eclipse” rappresentavano per le releases precedenti un ottimo metro di paragone con il quale misurare la musica dei Leprous, oggi le cose sono parzialmente cambiate, a partire dal mood generale che permea l’album: abbandonate quelle derive schizofreniche che caratterizzavano i brani di “Bilateral”, con repentini passaggi da parti aggressive ad altre dal cuore tenero e melodico, oggi la band sembra aver decisamente incupito il proprio songwriting, sviluppando allo stesso tempo il loro lato più morbido ed orecchiabile. Le strutture dei brani rimangono certo imprevedibili e cervellotiche in alcuni frangenti, tuttavia è stato notevolmente attutito quell’estro smaccatamente “progressivo” che rendeva il cd precedente di difficile ascolto iniziale. I Leprous di oggi invece propongono melodie soprattutto vocali che rimangono impresse sin dai primissimi ascolti, senza che questo renda prevedibili o scontate le stesse. Talvolta le sbilenche armonizzazioni del cantante possono risultare alquanto stucchevoli, è innegabile tuttavia l’indubbia maestria che dimostra nel creare sempre vocals ricercate e mai banali, come nel caso dell’intrigante singolo “The Cloak”. Chitarristicamente, Tor Oddmund Suhrke e Oystein Landsverk giocano molto con l’alternanza di pieni e vuoti musicali, creando in più occasioni delle ritmiche suggestive ed avvolgenti (“Foe”, “The Valley”), facendo la voce grossa in rari frangenti, come in “Chronic”, e prediligendo per il resto dei brani un tono misterioso ed enigmatico che dona alla formula dei Leprous nuovi ed inattesi sviluppi, già in realtà fiutati in “Bilateral”, ma che rischiavano di rimanere schiacciati dalla mole di materiale presente allora.
Canzoni come “Echo” e soprattutto “Salt” chiariscono egregiamente il concetto, dichiarando apertamente l’abbandono di strutture complesse a tutti costi in favore di canzoni più lineari, di pezzi più compatti, scanditi dal drumming quasi tribale di Andersen. Probabilmente questa nuova evoluzione dei Leprous potrà non convincere quelli che più avevano amato l’eclettismo musicale dimostrato in precedenza, l’unione così audace di generi così distanti tra loro: sulla lunga distanza però, questo “Coal” dimostra una coerenza ed un’unità di intenti che simboleggiano esplicitamente una crescita artistica innegabile per i cinque norvegesi. A volte il troppo stroppia, e capire questo limite rappresenta certamente un evoluzione per un gruppo come questo.


Mark: 7.5/10



Tesseract - Altered State


Year : 2013
Genre : Progressive Metal, Djent
Record Label : Century Media
Souns Like : Skyharbor
Reviewed by : Edoardo
Sentence : This is not Metal

Non voglio fare il rompi palle della situazione, ma si può veramente considerare ancora questa musica Metal? Metal è quella roba nata con i Black Sabbath, Iron Maiden e soci, evoluta, estremizzata, distrutta in tutto quello che poteva significare con l'avvento di una band chiamata Meshuggah. Probabilmente nemmeno loro si sarebbero aspettati di poter demolire il concetto di Metal aprendo le porte ai mondi dell'elettronica, pop e altre influenze che mai prima della band svedese, nemmeno per sbaglio,avevano toccato il genere. Persino il Metalcore dei Trivium sembra a distanza di anni molto più "true" di quanto proposto da Tesseract, Periphery e mille cloni vari.
Quindi Metal è semplicemente avere chitarre distorte? Se si, allora possiamo ancora confermare che se pur odiate il genere, i Tesseract fanno Metal. Anche se non ce ne frega un cazzo di quello che fanno però è utile cercare di capire dove porta la strada presa dalle menti, le influenze, insomma, antropologia spicciola.
Comunque, il secondo cd dei Tesseract si è fatto aspettare, cambi di line up, specialmente dietro il microfono, tante preview, assaggini, EP, singoli. Il pasto bello pronto, servito e completo ce lo mettono su Youtube e quindi non ho potuto fare a meno di mettere in play tale video più e più volte.
Innanzitutto è un cd organico, forse omogeneo a tal punto da poterlo considerare come un'unica immensa traccia suddivisa in capitoli. Canonicamente non si sposta da quanto fatto in precedenza, sono più maturi, molto meno matematici, molto più melodici...molto Skyharbor...Anche se è facile intuire chi ha influenzato chi.
I 50 minuti saziano, completano il giro e non sembrano inaccessibili, molte parti è ovvio vanno assimilate con pazienza ma se preso come dicevo io, tutto d'un fiato, come una unica traccia, senza lo stancante stress di ricordasi ogni traccia di nota in nota, Altered State regala grandissimi momenti d'enfasi. O'Hara non fa rimpiangere Tompkins, si, in diversi tratti ci sento un po' di manomissione a livello di studio con una voce un po' "compiuterizzata" ma si tratta di pochi tratti. Ottima la trovata non più rivoluzionaria ma sempre vincente del Sax.
Se proprio vogliamo fare i precisi il singolo Nocturne ed Ecplise non che Singularity e Calabi Yau (non me la sono inventata) regalano i momenti più confortanti e vivi del cd che mai punta all'offendere, accarezza lievemente i momenti più duri per tornare sempre sui propri passi. Nonostante una produzione veramente potente che esalta il basso e magari un po' troppo il rullante l'atmosfera palpabile è riflessiva e distensiva, emotiva e catartica in ogni suo passaggio.
I Tesseract hanno distrutto il concetto di riff, hanno disintegrato qualsiasi prassi di "struttura" e regalato ancora una volta un gran CD.Instancabile ed imperterrito sono sicuro che la creatura regalerà ai fan ancora momenti di grande gioia. A differenza dei Periphery che si in se hanno concetti di struttura, riff, ritornelli, assoli ecc i Tesseract tendono a farne a meno essendo classificabili essenzialmente come una band Progressive e basta, Metal? Ma si dai.
Il processo di implosione della macchina inglese è veramente un fenomeno da seguire con ansia ed angoscia, trepidanti aspettative e sogni. Come sapranno distruggere i concetti musicali che per ora abbiamo avuto nel futuro? Già oggi sembrano molto più vicini per come intendono la musica agli ultimissimi Cynic che al vero e proprio Djent, quindi più che una band sono una creatura in evoluzione che va studiata e seguita poichè è forse da qua che passa il futuro di quello che noi oggi ci ostiniamo a chiamare Metal.


Mark : 8.5/10



Amorphis - Circle


Year : 2013
Genre : Progressive Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Amorphis of the last CD
Reviewed by : Edoardo
Sentence : This is great!

Non apprezzai il cd precedente a questo, troppo folk, troppo blando e ragionato, non colpiva.
Ora, con Circle gli Amorphis tornano a fare il botto con un cd di tutto rispetto, con botta, energia e come al solito elementi progressivi a non finire. Questa volta la band Finldandese riesce a trovare la giusta mescolanza di tutte le influenze lasciando al folk poche canzoni (Narrowpath la più evidentemente influenzata) e mettendo quel pestume, quel grasso alla chitarre che non guasta mai in canzoni come Hopeless Days e Shades Of Gray che ti fanno fare headbanging. Tutto insieme, tutto mescolato, ritornelli bellissimi, non un ritornello brutto, da cantare a squarciagola e qui tutti i Lyric video di presentazione al cd hanno fatto il loro perchè fino a qualche tempo fa non sapevo una parola, dico una, di qualsiasi canzone degli Amorphis.
Orientaleggiante in Shades Of Gray (molto Kamelot), in salsa Dream Theater in Mission, Folk in Narrowpath, quasi neoclassici in Nightbird's Song, Melodic Death Metal allo stato puro in Into The Abyss.
Le anime in questo Circle sono tantissime, ogni canzone è una storia a parte, una avventura da intraprendere che sarà difficile scrollarsi di dosso, questo Circle è proprio una avventura nei meandri Finlandesi, tra il Progressive Metal, al Melodic Death Metal al Folk, un viaggio itinerante che splende di luce propria poichè gli Amorphis possono benissimo dirsi i massimi esponenti della musica Heavy della terra dei Laghi, applausi a scena aperta.



Mark : 7.5/10



Fallujah - Nomadic [EP]


Year : 2013
Genre : Progressive Deathcore
Record Label : Unique Leader Records
Sounds Like : Vaura, Cynic, Contortionist, Vildhjarta
Reviewed by : Edoardo
Sentence : A dramatic Sleep...

Beh, sarò curioso di vedere durante il tour US con i Suffocation la faccia dei fan Old School agli echi dei sempre più Djent Fallujah. In luce dopo un primo album decisamente entro i ranghi del Deathcore più tecnico e arzigogolato la band pare voler puntare sempre più sulle mode del momento accostando le loro atmosfere all'ambient puro e duro. Tutto questo vuoto lasciato tra gli schemi di una canzone e l'altra, 3 di cui una praticamente vuoto in se, Silent dal nome stesso si erige come spettro di quello che nessun ascoltatore del genere vorrebbe mai sentire.
Troppi Synth, poca energia, pochissima voce, nemmeno uno stralcio di cattiveria, come un cavallo sedato la macchina da guerra oramai diventata ex, un militare in pensione diciamo, dal nome Fallujah stanzia in riva alla desolazione. Il vuoto presto incomberà e si troveranno difronte, sia per una fama da cattivi sia per una etichetta molto poco avversa a certe sonorità, a dover sloggiare e farsi indipendenti se non che la Sumerian Records li preservi dall'anonimato dandogli un ceffone per svegliarli.
Sarò tornato da una giornata un poco dura ma qui gli sbadigli si susseguono all'infinito, vedete un po' voi se riuscite ad apprezzare meglio.


Mark : 5.5/10




Nero di Marte - Nero di MArte



Year : 2013
Genre : Progressive Metal
Record Label : Prosthetic Records
Sounds Like : Gojira, Neurosis
Reviewed by : Edoardo
Sentence : It is all I want
Finally, like a chimera, a radious of light shines in all the shadows around the word "innovation".
These guys "Nero di Marte", also known before as "Murder Therapy", got ingaged by the american record, for a such a jump in the innovation means that behind the italian monicker must be a lot of things. It's so, despite the no-mainstream appearances we find a explosive music. If you have ever liked Neurosis (more acid and more violent) and the reflexive violence of Gojira and if you like all the bands like Gorguts, then this band will be perfect for you.
It's progressive metal, but inside there are a lot of influences and atmospheres that are impossible to be classified, it's impossible to not wonder "what the hell is this?" while listening to this CD.
The title track shows a compositional skill that only the Gorguts of "Obscura" have shown before, with macabre webs fixed on dark chords and ambient interludes.
If "Convergence" and "Drawn Black" are the singles from which it is impossible to escape, "Resilient" and "Anoptikon" are "mathematical" tracks with distorted times and accents that remind the italian "Sunpocrisy" and with a very perfect vocal interpretation, and this is becuase Sean is maybe one of the most talented guitarist/singer in Italy, both in style and ideas. In his vocal range we can find influences of Gojira and Neurosis, which also are the band from where the "Nero di Marte" find all the hardcore ardor and the interpretation of the semi-clean parts.
This is a tough CD, it's not of easy-listen (especially for those crazy about the 80's-90's) and it will take a bit of patience for like it, but then it becomes simply amazing.

Mark : 9/10


Nero di Marte - Nero di Marte


Year : 2013
Genre : Progressive Metal
Record Label : Prosthetic Records
Sounds Like : Gojira, Neurosis
Reviewed by : Edoardo
Sentence : It is all I want

Finalmente, come una chimera, un raggio di luce pervade la penombra musicale che si aggirava intorno al tanto desiderato termine "innovazione".
I Nero di Marte prima conosciuti come Murder Therapy senza nemmeno fare i convenevoli vengono presi dalla casa discografica americana, per un salto così nel nuovo vuol dire che dietro il monicker italiano ci deve essere tanta tanta roba. Così è, nonostante le apparenze poco mainstream si cela una scelta musica esplosiva. Se vi sono sempre piaciuti i Neurosis più acidi e violenti, se avete amato la violenza riflessiva dei Gojira e siete estimatori di tutti i gruppi simil Gorguts questo gruppo sarà per voi l'apice del piacere.
Progressive Metal per non sbagliarci ma dentro ci sono una serie di influenze e atmosfere che difficilmente sono classificabili, impossibile è sentirsi il cd senza domandarsi che diamine sia!
La title track mostra una abilità compositiva che solo i Gorguts di Obscura avevano lasciato intravedere con macabre tele fissate su oscuri accordi e intermezzi ambient che tutto sono meno che distensivi.
Se Convergence e Drawn Black sono i singoloni da cui è impossibile sfuggire, Resilient e Anoptikon sono tracce più matematiche e meno incentrate sull'ascoltatore, si ingarbugliano facilmente in loro stesse e ipnotizzano con i loro tempi storti, un uso degli accenti che ricorda gli italiani Sunpocrisy e una interpretazione vocale da 10 e lode, Sean d'altronde è forse uno dei più talentuosi chitarristi/cantanti che ci sono in italia sia a livello di idee che come stile. Nel suo range vocale si possono riscontrare influenze dei gruppi sopra citati, Gojira e Neurosis sono praticamente il bacino da cui attinge il nostro per la foga hardcore e l'interpretazione delle parti semi-clean.
Un cd che non adatto ai deboli di cuore o alla gente fissata con il ventennio 80's-90's, ci vuole un poco di pazienza ma una volta assimilato diventa imprescindibile.


Mark : 9/10




Astral Display - Prometheus


Year : 2013
Genre : Mathcore/Djent
Record Label : Indipendent
Sounds Like : Periphery, Tesseract, Meshuggah, Textures, Monuments, Volumes, Mnemic
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Fotocopie

Da Mosca arrivano i paladini del Djent più freddo del pianeta, non musicalmente parlando eheh.
Gli Astral Display sono un bel gruppetto che ha in se le perfette doti tecniche e vocali per fare ottimamente il genere, quello che li frena è una totale scopiazzatura di tutto l'operato. Impossibile che non vi vengano in mente i Periphery o gli Mnemic, per non parlare degli ultimi arrivati Skyharbor e i Tesseract, band accomunate da Mr. Tompkins e anor di cronaca questa band possiede un cantante che ha le palle quadrate per emulare in degno modo La voce del Djent.
Prometheus in poco più di 28 minuti diverte e fa passare bene il tempo, tutti i secondi a disposizione sono sfruttati per il meglio e anche l'ispirazione è ad alti livelli.
Come dicevo c'è il freno a mano in alcuni tratti poichè è troppo marcata l'influenze di una o dell'altra band, mi verrebbe da dire che gli ultmissimi Mnemic sono la band più vicina per il sound proposto a questi Russi.
Beh, un piacevolissimo intermezzo tra un disco dei Periphery ed un'altro...


Mark : 6.5/10



Fanthrash - Duality of Things


Label : Rising Records
Year : 2011
Genre : Thrash Metal/Progressive
Sentence : Too late! [6.0]

I Fanthrash arrivano direttamente dagli anni 80 ma riescono a formalizzare la loro musica solo nel 2011 con questo Full. La loro formula non si discosta molto dai modi e stili di Sepultura e Kreator con qualche avvento  più prog di canzoni quali Under The Open Sky che donano una varietà al lavoro. Purtroppo è roba un po scontata e sentita ma nel contesto funziona, badino però a fare strutture ben più convincenti e potenti perchè nella prima metà del cd si susseguono le stesse cose canzone dopo canzone e anche le idee dietro i riff sembrano pare pare di minuto in minuto. Manca l'estro e l'inventiva nel fare del thrash che possa emergere, questo cd mostra un lavoro di mestiere e d'esperienza ma che nulla toglie o aggiunge al genere. Lo stile vocale lavora troppo su una modulazione monocorde che non riesce a dare vivacità alle parti, ottimo e scintillante per le parti teatrali ma poco arzillo per quanto riguarda ritornelli d'impatto o parti catchy.




Behold The Arctopus - Horrorscension


Label : Black Market Activities
Year : 2012
Genre : Progressive Metal
Sentence : No one can Understand [7.0]

Tolti i puntini dal nome, gli ci son voluti ben 5 anni, ecco tornare i New yorkesi più tecnici della grande mela.
Colin Marston fa il triplo salto carpiato con avvitamento andando a pubblicare quest'anno il suo secondo cd, l'altro coi Dysrhythmia, roba che annienta la sua media di un cd ogni 24 milioni di anni. Ma si sa che questi virtuosi della chitarra e anche del basso in questo caso, hanno tempi di progettazione musicale dilatatissimi visto che le composizioni richiedono un buon periodo di tempo per essere eseguite correttamente e necessitano altrettanto tempo però una digestione completa a livello di arrangiamento.
Horrorscension non vuole strafare, propone 28 minuti di musica annichilente e controversa, perversa e maniacale, una continua rincorsa ai contro tempi e al 7/4, un omaggio a tutto quello che viene definito technical con passaggi che farebbero appendere la chitarra al chiodo pure ai Meuzner.
Non provate nemmeno a pensare di poter assimilare canzoni come l'opener Disintegore e Monolithic Destractions, mettetevi l'anima in pace ed apprezzate l'orecchiabilità thrasheggiante di Deluge of Sores e i tempi ariosi ed atmosferici di Horrorsentience. Di questi 28 minuti non si butta via proprio nulla, esplorate tutte le possibilità, analizzate le variazioni, e scelte le componenti vincenti non resta che dire che non è possibile che non ci sia un frangente, un 30 secondi, che non riescano a colpirvi in questo Horrorscension.
Un cd per pochi, forse pochissimi, la musica strumentale è tutt'altra questione, altro che Viremia!



Cynic - The Portal Tapes


Label : Season of Mist
Year : 2012
Genre : Progressive Rock
Sentence : Resurrection Macabre [5.5]

Un breve Breefing : I Portal furono la band Post-Cynic di Reinert e Masvidal i quali avevano intenzione di entrare nel mercato mainstream con una formula ricercata e leggera, un progressive di stampo rock con voce femminile. Il progetto dura dal 94 al 95 con la sola uscita di questo The Portal Tapes che rimase a prendere polvere, ignorato e inabissato nel dimenticatoio, nessuna label volle promuoverlo. Oggi però ci pensa la Season of Mist a far resuscitare la band. I Cynic tra EP, raccolte e ristampe stanno facendo uscire un lavoro all'anno (!!) ma non tutto può essere ai livelli atomici di Carbon Based Anatomy. The Portal Tapes non è un lavoro brutto ma semplicemente molto molto introverso. Mi spiego meglio : non è catchy ma è leggero, inutile per i metallari, troppo complesso per chi vuole sentire del rock da classifica. Il cd in se non è male, è personale e molto ricercato, gli incontri vocali tra Masvidal e Aruna Abrams (diventata ora diva Pop) poi sono qualcosa di veramente sublime. Il lavoro di chitarra e Synth ovviamente è da mozzafiato e riesce a sorprendere non poco in certi momenti. Quello che manca è una svolta a questo cd, un momento di risveglio, dopo un paio di ascolti cade nel soporifero più totale. Poco brio, molta atmosfera, ma zero energia. Ecco quindi che le ottime doti di tutti i componenti vengono affossate da un song writing poco fluido e mai congeniale a tutti i casi, insomma, un cd da sentire nei momenti di studio, una volta ogni tanto, si lascia apprezzare ma prolungarsi dinanzi a questo significa volersi male.



Over Your Threshold - Facticity


Label : Metal Blade Records
Year : 2012
Genre : Progressive Death Metal
Sentence : Cool Job [7.0]

Si potrebbe dire senza se e senza ma che gli Obscura hanno fatto colpo nello scenario Death mondiale, sempre più band incarnano il loro sound, tra queste i  Tedeschi (guarda caso) Over Your Threshold si fanno notare e vengono accolti dalla Metal Blade Records che pare voglia offrire una alternativa al combo capitanato da Kummerer.
La band non si sposta molto dai soliti nomi, Atheist e Death non che Pestilence, gli Over Your Threshold  nascono da madre e padre identici a quelli degli Obscura. La band ha il merito di aver creato un album valido, molto ampio con grandi progressioni e tantissime idee, magari non originali ma la varietà e la scorrevolezza di questo lavoro sono sicuramente da lodare. Un bell'ascolto per tutti coloro sanno apprezzare un determinato sound. Ancora acerbi in certi tratti e troppo Obscura-Oriented ma non si pretende il colpo grosso al primo assalto. Antic e Self Exhibition risultano per me le migliori del lotto, ma non c'è una marcata differenza, la tracklist è molto omogenea.Per chi volesse sentirsi Cosmogenesis V.2.0.



From IsraHell With Love - Compilation 2012



Label : GlobMetal Promotions
Year : 2012
Genre : All
Sentence : [6.5]

La Global Metal Promotion è una etichetta che promuove, se non si fosse capito, band israeliane. Già di per se questo è un'ottimo arrivo e c'è da dire che la qualità in alcune tracce è da livello europeo, i Dagor Dagorath si impongono bene con un black metal melodico abbastanza personale e ricercato su melodie più Kamelottiane che super Orchestrali, non male anche i Melodeathster Spiteful.
La compilation non offre band eccessivamente amatoriale ma nemmeno niente di supremo, carino per esempio il progressive macchiato di Thrash dei Dead on Impact, peccato solo per la voce.
Insomma, siamo difronte ad una compilation golosa perchè viene da un paese che non ti aspetti faccia metal, a voi l'ascolto.



Dysrhythmia - Test Of Submission


Label : Profound Lore Records
Year : 2012
Genre : Progressive Metal
Sentence : Test Of Gorguts [7.5]

I Gorguts, ops, scusate, i Dysrhythmia si presentano 3 anni dopo l'ultimo cd con Test Of Submission.
La band solida dei propri trademark mette sempre più da parte i virtuosismi a favore del gioco ritmico e degli intrecci di chitarra. Il tumultuoso sound prodotto è oramai una caratteristica dei nostri che sempre più si avvicinano ai lidi moderni e del Djent senza mai toccarli ma accennando solamente una spiccata dote nel giocare nei contro tempi. The Line Always Snaps e In Secrecy andranno sicuramente nella top 10 delle migliori canzoni prog dell'anno, lampante dimostrazione di come poter trasmettere passione senza un cantante. Gli artisti sono maturati e cotti a puntino, dopo 10 anni hanno la padronanza e la sicurezza nei mezzi degna del migliore Petrucci. Ancora una volta la band non riesce ad incanalare però una forza d'impeto in tutti i suoi brani molti dei quali rimangono solo buona espressione tecnica, fluidi e piacevoli ma che non colpiscono nemmeno dopo gli ascolti. Ai Dysrhythmia non manca un cantante o doti tecniche, semplicemente quello che vogliono fare spesso finisce ai confini dell'incomprensibile. Una band che ha un modo di vedere il prog tutto suo con i suoi pregi e difetti ma che ad ogni assalto non manca mai il bersaglio. Altra cosa da rivedere è la produzione che annienta ogni minimo cenno di aggressività della batteria con dei suoni troppo fiacchi e spenti, ottimi invece quelli delle chitarre, il basso ancora è troppo isolato.



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