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Dance Gavin Dance - Acceptance Speech



HANG ON! HANG ON!
DON'T LOSE COMPOSURE NOW!
HANG ON! HANG ON!
FEED INTO THE MIRACLE
DON'T BE FUCKING CYNICAL

Quando un cd al di la di una tracklist fenomenale ti lascia dei VERI singoli, quelli che non ti scorderai mai più, quelli belli nel testo, nella musica, melodicamente di un'altro pianeta,è questo che lo rende speciale. Leggi i testi e ti innamori di un modo di scrivere fiabesco ma attaccato alla realtà, scopri che esistono band "post" Hardcore che incorporano elementi crossover come il funky ed il jazz e non disdegnano qualche parte rap qua e la, li han fatto tua fine.
I Dance Gavin Dance non li ascolto da molto ed infatti prima di fare questo cd mi son voluto sentire bene l'ultimo capitolo e i singoli prima ma posso affermare con buona certezza che questo Acceptance Speech è il loro culmine musicale. Sempre colpiti da cambi di line up sopratutto dietro il microfono, il nucleo base formato dal batterista ed il chitarrista Will regge ed il nuovo duo vocale vince. Concorrenti dell'ex singer Kurt Travis ora in forze nei A Lot Like Birds (altro gruppo da mille ed una sega) la lotta a distanza continua ed il primo colpo dell'anno lo sferrano i DGD ed ovviamente va a segno.
La storia del robot coi capelli umani è da applausi e standing ovation, da menzionare anche Turn Off The Lights, Curve e Doom and Gloom. L'immediatezza della proposta intrinseca però di tecnica e classe è la dimostrazione che si possono unire tratti e attitudine diverse tra loro facendole coesistere in maniera perfetta (cosa che i Protest The Hero non hanno capito). Ogni canzoni possiede un proprio spessore, una propria storia ed evoluzione, non che una interpretazione originale ed avvincente. Si sente in maniera pressante il fatto che tutta la musica dei DGD è suonata con ardore e prodotta con passione ed è un compito arduo far trasparire ciò, grazie ad una produzione ai limiti della perfezione ed ovviamente una strumentazione titanica il compito del gruppo nel far trasparire tutto quello che c'era da far trasparire riesce meravigliosamente. Alla fine però è meglio lasciare a loro il compito di farvi capire quanto in alto può arrivare questo stile di "neo realismo" fiabesco unito al "post" hardcore.

"Make this motherfucker golden
Make this motherfucker holy"

Year : 2013
Genre : Post Hardcore, Mathcore, ALL
Record Label : Rise Records
Sounds Like : Protest The Hero, A Lot Like Birds
Reviewed by : Edoardo
Mark : 8.5/10


Protest The Hero - Volition


E' più complicato di quanto pensassi.
Pronunciarsi su Volition è arduo, è un cd che ad un ascolto superficiale sembra perfetto ma che tremendamente col passare degli ascolti ti affonda con una idea che non avresti voluto mai sapere.
Partiamo coi dati tecnici : nel cd ci sono delle varie guest ma non ci è dato sapere quali semplicemente perchè sono persone normali che hanno comprato i pacchetti su indiegogo (vedersi la storia precedente su news varie). Troviamo quindi una ragazza con una voce cazzutissima in Drumhead Trial (forse anche su Plato's Tripartite) ed un tipo terrificante e raccapricciante su Underbite. Su Animal Bones troviamo un WE ARE, WE ARE, WE ARE STILL LIFE che richiama prepotentemente Sequoia Throne. C'è un buon riuso del growl ma continua giustamente a predominare un clean fortissimo. Non c'è dubbio che i più naturali eredi dei vecchi The Human Abstract siano a conti i fatti i Protest ed ancora una volta la band canadese da sfoggio di una tecnica veramente unica e praticamente scarna di qualsivoglia forma di "Metal".
La band ha deciso di buttarsi totalmente su quello che oggi è definito Post Hardcore ma inquadrandosi prepotentemente sotto la cerchia di Dance Gavin Dance e A Lot Like Birds, quella ristretta elite di band che utilizzano parti funky, blues e jazz intercalate nel contesto Hardcore. Poco male, anzi, questo progressivo cambio di direzione mi sta piacendo veramente molto portando i lidi di personalità del gruppo oltre qualsiasi aspettativa, poppettizzando i loro trademark ma allo stesso tempo mantenendo la loro complessità di fondo.
Per i nostalgici rimane A Life Embossed, la canzone che più rimanda al vecchio Fortress con progressioni maniacali e parti Mathcore da cardiopalma.
I Protest The Hero sono sempre loro ma ogni album ha una sua precisa identità, quest'ultima trasformazione della band ci regala un cd veramente facile sotto molti aspetti, forse anche troppo.
Mi spiego, lo spessore, la forza che si celava su Fortress non c'è. A parte C'est la Vie, dal 2008 la band non riesce a bissare i propri standard, per quanto ad un ascolto tutto risulta bello, melodico, vincente però non lascia 1/10 di quello che lasciavano canzoni come Spoils.
Nei Trivium lo vediamo con canzoncine come In Waves, scarne ma funzionanti, i Protest stanno facendo la stessa cosa ma con tonnellate di scale ed armonizzazioni in più. La tecnica e la bravura sopraffine di ogni componente purtroppo non leva il fatto che i pezzi dei PTH non rimangono. La gente parlerà tra 15 anni ancora di Bloodmeat, di Clarity rimarrà il bel ricordo quel mese e mezzo all'uscita del cd. La gente si ascolta la canzone "oh figo" "dai ganzo" "che bomba". Passato il mese e mezzo nessuno più si inculerà la canzone ma il fan medio dei PTH ancora si cerca Bloodmeat e si vede quella cazzo di figata di video. Cerco di spiegarmi al meglio che posso per rendere l'idea di quello che sento e provo perchè nonostante l'oggettiva bellezza di tutto, TUTTO il cd non c'è niente che mi trascina agli stessi livelli di quel cazzo di capolavoro inarrivabile di Fortress. Qui, anzi, non c'è manco una canzone al livello di C'est La vie ma almeno non ci sono gli orrori in stile Moonlight e Termites.
Tutto questo per dire che hanno pareggiato i conti con Scurrilous, bene o male. Ora, tirando le somme si può continuare ad essere stupiti per i PTH che pare abbiano già raggiunto l'apice al secondo cd e sembrano impossibilitati a fare altrettanto una seconda volta?
Non oserei mai dire che i Protest fanno canzoncine stupide ma stanno provando a strapparmelo dalla bocca...

Year : 2013
Genre : Progressive, Hardcore, Post Hardcore
Record Label : Independent
Sounds Like : A Lot Like Birds, The Human Abstract, Between The Buried And Me
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7/10



Iwrestledabearonce - Late For Nothing



Year: 2013
Genre: Post Hc / Mathcore
Record label: Century Media
Sounds like: The Tony Danza Tapdance Extravaganza
Reviewed by: Alberto
Sentence: mmappeta!


Come si può non amare una band che si chiama "Navoltahofattoabotteconorso"?

Seriamente, i 5 giovini, armati di una nuova cantante, hanno recentemente sfornato questo "Late For Nothing" e, detto sinceramente, non è che ci fosse tutta sta necessità.
Il cambio della vocalist si fa sentire, parecchio, non che la nuova non sia brava, ma la vecchia aveva un timbro molto più dolce e azzeccato (e poi la nuova è brutta in culo).
Già dal primo ascolto, la prima cosa che si nota è che la band ha "copiato" paroparo lo stile dei cari vecchi tony danza tapdance extravaganza, stessi identici passaggi ultrafrenetici, con tapping diminuiti armonizzati e tutte ste belle cose.
Ma tutto sommato, il disco merita e, anche se ci sono parecchi buchi, è un ascolto piacevole, parecchio.
Alcuni pezzi come "Snake Charmer" possono risultare noiosi alla lunga, però alla fine tutto si riprende grazie ad altre piccole perle, come "Boat Paddle", "Mind the gap" o "Carnage Asada", che è un vero e proprio pezzo Math, ricco di riff intricati, chitarre stra sincopate e altre belle cose che all'ascoltatore medio del genere fanno sempre piacere.
Con "That's A Horse Of A Different Color", si identificano immediatamente le ormai "classiche" chitarre 8 corde che tanto vanno in questo periodo, mentre con gli ultimi 3 pezzi, inizia la vera e propria "follia": "I'd Buy That For A Dollar" potrebbe essere un pezzo dei Tony Danza, PALESE, "Inside Job" è un signor pezzo post-hc e infine "It Don't Make Me No Nevermind" è una buona unione delle varie influenze della band, che conclude per bene il disco.
Insomma, sto disco è un mega minestrone di varie robe, mathcore, parti stra melodiche, post-hc, ci si trova di tutto.
Ma ripeto, era necessario fare questo disco? No, ma alla fine è un disco che se capita di sottofondo, non si skippa, poichè suona bene sottosotto, e gli intermezzi melodici rendono l'ascolto meno pesante e più fluido.


Voto 6.5/10



Asking Alexandria - From Death To Destiny


Year : 2013
Genre : Post Hardcore
Record Label : Sumerian Records
Sounds Like : madonna lo schifo
Reviewed by : Edoardo
Sentence : madonna lo schifo

PREMESSA : HO AMATO ALLA FOLLIA RECKLESS AND RELENTLESS

Detto questo posso dire che questo From Death To Destiny è veramente un aborto a cielo aperto.
"Ragazzi dobbiamo consegnare un album"
"Madonna che sega, io non ho voglia"
"Si, lo so, però dobbiamo"
"Dai scrivi qualche breakdown alla cazzo di cane, poi riprendiamo qualche riff dal passato, ma anche se riusiamo riff simili chissene, tanto l'importante è la voce"
"                                          " (L'afonia del cantante)

Prendono gli strumenti compongono il cd in una ventina di giorni, ci aggiungono due mila basi in studio, creano un singolone sicuramente coordinato con gli studios della Sumerian (The Death Of Me) e ne fanno due versione, una anche per la Radio. Riuscito, discretamente riuscito, non ci si può lamentare.
Il resto è un filler, scarti dei passati cd, citazioni di se stessi, stereotipati, omologati già da band con 30anni di carriera che fa sempre quello da una vita.
Di attacchi come quello di Run Free ce ne staranno 80 nella loro discografia. Poison è la VERSIONE BRUTTA DEGLI ATTILA (PORCO DIO E' POSSIBILE). Moving On è la canzone più brutta mai scritta dal gruppo,  roba degna di far parte di Hail To The King.
Ma i ritornelli? Dov'è la voce? Dov'è l'epicità. Sono TUTTI chiaramente sussurrati, parlati e rialzati, super autotunati, un po' di decenza almeno nel non darlo così a vedere però...
Parlare poi di riff è un insulto, non c'è un cazzo di riff bello, solo breakdown scopiazzati da loro stessi e qualche riffettino Hardcore sempliciotto. Forse un paio di Sweep ma nemmeno tanto riusciti, voglia zero, giusto per scrivere un cd così, perchè sì, ma non ce ne frega un cazzo.

Per carità, Believe e White Line Fever, sono decenti ma sarebbero stati i filler di album passati e non le punte di diamante, se si può parlare così di loro. Un po' come i 30STM se non ci fossero stati i mega studios a fargli la produzione e delle super orchestrazioni questo cd avrebbe avuto lo stesso spessore di un foglio di carta.
Vago, tirato a caso, stucchevole, aspro. Predestinati allo scoppio.


Mark : 4/10



Like Moths To Flames - An Eye For An Eye


Year: 2013
Genre: Deathcore, Post Hardcore
Record label: Rise Records
Sounds like: Un tumore alle orecchie
Reviewed by: Alberto
Sentence: E pensa' che i Periphery se li so pure portati in tour.

Parliamo chiaro gente, sto disco non merita nemmeno di essere scaricato.
Inizialmente prende, se uno partisse con l'idea che magari si tratta di un ep composto solo dalle prime tre tracce, si potrebbe quasi dire che è un signor disco, "A Feast For Crows" è una figata, classico pezzo metalcore, batteria che fa "Tuppa-tuttupa" per tutta la strofa, ritornello frocissimo, ultratrascinante e super fomentone, prende l'ascoltatore, gli da un cazzotto in faccia e poi con la faccia piena di lacrime gli dice che lo ama (riflessioni filosofiche random ispirate dalla parte strumentale, perdonatemi), insomma il pezzo è molto avvincente, di quelli che restano in testa e di fanno dire "cazzo, da oggi in poi se dovrò scrivere un pezzo di sto genere dovrò ricordarmi di strutturarlo sullo stile di questo" o cose simili.
Ma cazzo, n'attimo, io sto parlando della SECONDA traccia!
I problemi iniziano da sta cristo di "The Common Misconception", ci sono altri 3 PEZZI, TRE CRISTOIDDIO, che sono LA COPIA di sto pezzo nelle strofe! RITMICHE 0-000-0-000-0-000-0 E IL CRISTO DI LEAD CHE è UN CRISTO DI ARPEGGIO DI UN SEMITONO, NNAGGIALCLEROMALEDETTO, roba da infilarsi due pali stradali nelle orecchie e usarli come cotton fioc!!!
Proprio la più totale povertà nel riffing.
Il resto del disco, salvo "In Dreams" che è un misto tra i "Chunk! No! Capitan Chunk!" e i "Paramore" per le vocals in certi passaggi, caruccia anche questa per la formula generale molto orecchiabile, o "I Solemnly Swear", che suona come il 90% dei pezzi metalcore moderni che sembrano un breakdown eterno solo un po' più velocizzato, ma che ha un bel ritornello, è un cristo di schifo.
Delusione totale, partendo poi dal fatto che ero "fomentato" all'idea di dover recensi' 'sto disco, poichè i Periphery si so portati sti fessi dietro durante uno degli ultimi tour.


Mark : 4/10



Lighthouses - Black Letter Days


Year : 2013
Genre : Post Hardcore
Record Label : Little Hart Records
Sounds Like : Liferuiner,Being As An Ocean
Reviewed by : Edoardo
Sentence : I'm not sure....but...

Non vorrei essere prevenuto ma sembra che tutto sia leggermente artefatto. Non nel senso che non sanno fare quello che suonano ma nel senso che è deciso altamente a tavolino per sembrare Core, di moda, giovanile e Post. Nonostante buone idee e trovate le canzoni si spengono come un fiammifero senza ossigeno, così, d'un tratto, senza molto senso. Lo stesso continuum della tracklist non ha un vero risvolto, le canzoni lente si intervallano con canzoni lente. Lo scream è usato poco e non c'è di base un vero sound finale poichè la tracklist risulta pure discretamente eterogenea.
Si vuole fare fortemente il verso per lo stile delle canzoni ai Being As An Ocean ma si ha 1/1000000000 del Pathos e della carica emotiva, le parti più crude vorrebbero invece essere accostate ai Liferuiner più emotivi, ma niente. Nonostante qualche riff degno di nota ci sia (We Know ) le canzoni NON HANNO SENSO, finiscono tutte nel nulla, dopo una strofa o un ritornello, non ce se le gode nemmeno, è assurdo, mai sentita una cosa del genere. Come rovinare delle belle idee nel peggiore dei modi.
Piccoli Hardcorers crescono...


Mark : 5.5/10




Sleeping With Sirens - Feel


Year : 2013
Genre : Post Hardcore
Record Label : Rise Records
Sounds Like : The Darkness under Meth
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Feel like a Girl

So che i miei fan vorrebbero vedere cd distrutti moralmente pieni di insulti o magari più recensioni di gruppi Death underground ma così mi va. Gli Sleeping With Sirens che se ne dica sono un gruppone per la scena Post Hardcore ed una delle punte di diamante della Rise Records. Feel è il loro ultimo album che non cambia niente da quello proposto in precedenza. Feel è un album ispirato e ben strutturato con un title track attenta ad evitare vistosi cali dovuti ad una eterogeneità di contenuti dato che non tutte le tracce sono allo stesso livello qualitativo, anzi, in mezzo al cd si rischia un po' di assopimento ma tutto viene salvato da Congratulations. Lo stile vocale di Kellin Quiin è oramai il trademark più forte ed ancora una volta è lui il primo attore della release. Se dal punto di vista formale il cd funziona alla stragrande e vince perchè è questo che i loro fan vogliono e questo hanno ricevuto io avrei un paio di obiezioni da fare.
Il cd ha lo spessore di una suola di scarpa, un cd molto leggero e poco pretenzioso che diverte ma non ti lascia dentro niente, cioè più volte mi è capitato durante l'ascolto di distrarmi e divagare. L'altra obiezione va fatta in complessivo a brani che in alcuni tratti finiscono per assomigliarsi. Nonostante qualche esempio di redenzione dal peccato (Free Now e These Things I've Done) il modo con cui vengono affrontati è praticamente lo stesso sempre, cambia l'ordine degli addendi ma non il risultato finale.
Detto ciò però è impossibile non levare che qualitativamente il cd regge, e anche bene, ancora una volta gli Haters dovranno aspettare.


Mark : 7/10



Chunk! No, Captain Chunk - Pardon My French


Year : 2013
Genre : Crossover/Post Hardcore
Record Label : Fearless Records
Sounds Like : College Punk meets Djent
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Pardon my readers....

I C!NCC sono forse quello che mancava alla scena Post Hardcore da tempo, qualcuno che avesse in se l'anima del Punk Rock collegiale, che potesse portare in auge quello stile 90's che mi ha cresciuto mantenendo però uno scheletro Groove e potente. Un grande plauso va alla personalissima trovata che da qualche anno questa band francese porta avanti, questo ottimo mix di più moderno Hardcore, guardabile anche come Djent in certi tratti, alternato alla sfrontatezza del Punk più easy e canterino è qualcosa che all'orecchio di molti risulta come qualcosa di nuovo e rivoluzionare pur non essendo di per se tale.
Ma tant'è che ancora una volta la band con Pardon My French ci fa cantare, ci fa esaltare nei breakdwons, ci fa urlare e divertire, poichè un cd pieno di sentimenti è sempre un ottimo cd, se poi volete pensare solo al black metal, alla morte, alla misantropia, fate pure. Quello che il Metal (?????) moderno passa è anche questo, crossover, mischiare generi distanti, riprendere mode, reinventarle, passare il tempo a parlare di cazzate per divertire, giuro, questo cd se avesse un difetto se non il tempo cronologico di rilascio lo avrei detto ma mi trovo dopo tantissimi ascolti ancora a voler pogare, a sentire carica ed adrenalina. Unici (?).


Mark : 8/10



The Ocean - Pelagial


Year : 2013
Genre : Post Metal/Post Hardcore
Record Label : Pelagic records, Metal Blade Records
Souns Like : Twenty Thousand Leagues Under the Sea
Reviewd by : Edoardo
Sentence : Another Masterpiece.

Quasi mi vien da pensare che recensire un gruppo del genere è superfluo, rimane per chi sa ascoltarli, per gli altri è un gruppo invisibile, troppo poco metal, troppo poco hardcore, poi quel Rossetti che non si sa bene se vuole fare growl o pulito. Canzoni da 9 minuti, progressioni, digressioni, deliri.
Pelagial doveva essere un cd strumentale e questo è testimoniato da una versione di esso come per i precedenti due lavori totalmente senza voce. Poi però arriva sempre Rossetti, resuscitato per l'occorrenza e tornato in attività dopo un anno di stop.
Dover venire dopo Heliocentric e Antropocentric è per un cd come entrate in sostituzione a Messi, bisogna dare il 120%, Pelagial da il 120%. Differenza sostanziale rispetto il passato è un uso molto minore di archi e fiati, meno clean vocals e un approccio più Metal in generale alle canzoni.
Infatti possiamo constatare come la band sia stata influenzata da Mastodon (Bathyalpelagic II: The Wish In Dreams) e dal Djent (il finale di Bathyalpelagic III: Disequilibrated) non che da un pizzico di istinto Black Sabbath nelle tracce più lunghe e nel clamoroso main riff di Hadopelagic I: Omen Of The Deep.
Al contrarioBathyalpelagic I: Impasses e Benthic: The Origin Of Our Wishes ci fanno rivedere i fasti dei due album precedenti.
I due Leviatani ,invece, Hadopelagic II: Let Them Believe e Demersal: Cognitive Dissonance come Anthropocentric o The Origin of Species nei rispettivi cd danno quel tocco in più di sublime classe compositiva, roba aliena e totalmente estraniante che non pensi sia possibile comporre.
Il livello di arrangiamento è come sempre oltre ogni soglia, si possono permettere di ripetere riff all'interno dei trittici Bathyapelagic e Abyssopelagic come se tutto scorresse verso un unico mare.
Il cd infatti si digerisce come un'opera completa ed organica, tutta unita e sorretta dal concept lirico non che atmosferico e ribadisco ATMOSFERICO.
Poichè se sempre dei The Ocean si tratta, le atmosfere e i climi disegnati in Pelagial sono totalmente differenti da quelli filosofeggianti e blandi di Heliocentric o da quelli frenetici e schizofrenici di Anthropocentric. La capacità di trasformare il sentimento in nota è una proprietà di pochi eletti e il caro Nido sicurmente la possiede.
Dopo diversi ascolti posso dire con certezza che questo cd sta bene in pari con il duo -centric, e ringrazio Dio di dare sempre ispirazione agli uomini giusti.
Nel senso più ampio di metal, forse, stiamo parlando della migliore band attualmente con gli strumenti in mano.


Mark : 9/10



Arkham Awaits - Meridian


Year : 2013
Genre : Post Hardcore
Record Label : Independent
Sounds Like : The Ocean, Haste the Day, Vanna, Hopesfall
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Batman Begins!


Presupposti ottimi per la band canadese Arkham Awaits. Si espone alla scena Post Hardcore come una di quelle a cui piace fare la cose più alla vecchia maniera, mettendo quindi l'hardcore vero, non 12 mila breackdowns ed armonizzando con cura. Quindi non siamo difronte a semplicioni dell'elettronica e Riff stoppati a manetta, se è questo che intendete per Post HC.
Meridian presenta una band già matura e nelle tre canzoni a disposizione si fanno largo diverse sensazioni positive sulla natura tecnica e melodica del combo, dovrebbero saper gestire meglio le infinite  idee, con l'iniziale The Seer una band media ci avrebbe scritto minimo 3 canzoni. Non dico che devono fare le cose semplici, per carità, quello che fanno va oltre gli standard, semplicemente gli consiglio di tagliare certi arpeggini, stop, meditazioni che non aggiungono o tolgono nulla alla canzone in se. Per il resto è un lavoro ottimo, coi controcazzi.



Mark : 7/10



Ocean Grove - Outsider


Year : 2013
Genre : Post Hardcore/Metalcore
Record Label : Independent
Sounds Like : Meshuggah, Obey The Brave, Hatebreed, We Came As Romans
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Really Particular

Facile sbagliarsi scrivendo Ocean Groove, ma questi sono gli Ocean Grove, gli "oceano boschetto". Nome particolare per una proposta particolare, la band dimostra una poliedricità ed una mescolanza di influenze realmente singolare. Passano da i riff Djentosi in stile Meshuggah al Metalcore di Obey The Brave/Hatebreed e tutto quel filone post 90's.
Questi Australiani sanno coinvolgere con una proposta altamente in your face ma studiata e rilegata, farcita, imbottita di studio. Poche volte mi è capitato di sentire un EP che dimostrasse una capacità così netta nell'unire muscoli e cervello.
Canzoni corte come ci si aspetta da un certo Hardcore ma un andamento Djent che non si collega al Math regala freschezza anche a momenti un po' troppo abusati come nel finale di Reality Shift
Dimestichezza anche nel Melodic Hardcore è rintracciabile sia in Intervention che in Presence of Mind, la migliore canzone e la più lunga che questo primo EP ci da in pasto. Cambi di scena totalmente inaspettati, digressioni che ricordano i We Came As Romans (!!!) e mi pare questa la strada giusta per i nostri, la forza della voce pulita del bassista è sicuramente un elemento da sfruttare, tanta, tantissima roba. Andando avanti e miscelando tutti gli elementi in modo più sapiente potremmo ritrovarci grandi cose in futuro.


Mark : 7/10



The Circle Ends Here - The Division Ahead



Year: 2013
Genre: Post Hc / Post Rock / Sludge
Record label: Memorial Records
Sounds like: Being As An Ocean, God Is An Astronaut, Gojira
Reviewed by: Alberto
Sentence: not bad

Nell'ultimo anno, parecchie band con ottime capacità sono uscite allo scoperto dal panorama italiano, e i "The Circle Ends Here" fanno parte di queste.
Attiva nell'underground italiano dal 2009, la band ha rilasciato il 21 Febbraio il nuovo disco "The Division Ahead", dall'anima post rock incattivita e imbastardita, grazie a influenze più pesanti che richiamano in alcuni tratti ai Gojira di Mr Duplantier.
La band infatti, è capace di ricreare le tipiche atmosfere cupe e sofferenti dei God Is An Astronaut, rendendole però cattive e tristi grazie alle vocals di Johnny Lonack, caratterizzate da un pesantissimo scream alternato a parti in pulito.
Con pezzi come "Rift" o "Nescience", scopriamo infatti il lato più hardcore della band, dove i componenti si destreggiano in ritmiche incalzanti ma allo stesso tempo molto cupe, mentre "Remiss", "Porcelain" e "Monument" scopriamo l'anima più melodica, quasi progressive, della band, che crea atmosfere tristissime e sofferenti, sopratutto in "Monument", la distruzione e il dolore si riescono quasi a toccare e un velo di maliconia ricopre l'ascoltatore.
La band quindi ha partorito un buon lavoro, riuscendo ad equilibrare in un buon modo le varie influenze e creando un album niente male e con un ottimo impatto, dove l'unica pecca può essere la leggera ripetività in vari pezzi, che però viene compensata dalle emozioni che la band riesce a trasmettere all'ascoltatore.


Mark : 7/10



Cult of Luna - Vertikal


Year : 2013
Genre : Post Metal, Industrial, Post Hardcore
Record Label : Indie Recordings
Sounds Like : Cult of Luna
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Ne è valsa la pena...

5 anni, tanto si è dovuto attendere per il nuovo parto dei Cult of Luna, di mezzo ci avevano lasciato 3 DVD e un milione di imitatori ma l'originale lo sappiamo tutti come è.
Gli Svedesi non sono minimalisti quando fanno una cosa la fanno in grande e l'ora e 10 di questo Vertikal la si sente tutta, pesa tutta sulle proprie spalle e non passa un secondo che non faccia respirare aria densa e fredda. Vertikal suona più simile a Far Beyond che a Eternal Kingdom, più ruvido e scosceso, più cambi repentini e una maggiore attenzione all'industrial.
Vertikal fa ritornare, scusate il gioco di parole, al vertice i nostri, forti anche di un semi flop come quello dei Neurosis che stanno un poco perdendo colpi, i Cult of Luna hanno preferito aspettare perchè non si possono permettere come i loro cugini americani di scrivere materiale anche quando non si ha nient'altro da dire, forse sta qui la vera differenza trai gruppi.
Ancora una volta la ridondanza fa da sfondo ad un gioco di effetti sempre perfetto e magistralmente orchestrato, gli intrecci ritmici sono come sempre intelligenti e mai scontati, le trame di Synchronicity (un nome una garanzia) trasportano in lidi cibernetici e futuristici grazie agli elementi sopra descritti e con un pizzico di abilità narrativa da parte di Rydberg riesce pure ad offendere nelle sue parti più acide, da notare come una delle tracce più articolate.
Se vogliamo però parlare di complessità, se vogliamo parlare di un traccia che nessun'altro sarebbe in grado di scrivere, quella è senza dubbio Vicarious Redemption, 19 minuti di folgorante ingegno musicale. Il monolite è una delle opere più affascinanti della loro discografia, complesso ed articolato si immerge un paio di volte in digressioni quasi del tutto ambient salvo poi ritornare con fame insaziabile ad opprimere l'ascolto con una vagonata di lente e calibrate note. L'espressività del brano vale l'intero cd.
Ovviamente il singolone I, The Weapon è posto in apertura e fa fare subito bella figura al cd, cd che mostra anche un lato più soft in Mute Departure, a mio parere l'altro singolo di questo cd con una buona scelta melodica che rende scorrevole l'ascolto nonostante gli 8 minuti. Perfetto a mio giudizio l'uso breve ma inteso di un parlato narrativo che aiuta a distendere i nervi e rende ancora più pesante ed infinito il baratro seguente, un brano da incorniciare.
Non vi voglio tediare ancora con la descrizione delle altre tracce ma spero che il messaggio chiave sia passato, questo cd è una bomba, da riascoltare sino alla nevrosi. Quando si ha qualcosa da dire i Cult of Luna lo dicono, un passo in avanti con più di un occhio al passato.

Mark : 8.5/10


Gaza - No Absolutes In Human Suffering



Label: Black Market Activities
Year: 2012
Genre: Post-Hardcore
Sentence: A mortal mix [7.5]

Nei momenti in cui mi stufo di ascoltare metal solitamente mi metto ad ascoltare Hardcore e derivati a palla e in questo periodo in cui ho un attimo meno stimoli del solito per ascoltare metal e similia sono incappato in questo micidiale gruppo americano. I Gaza sono un gruppo di recente formazione (2004), ma hanno all'attivo già tre dischi. Il loro stile è tendenzialmente una sorta di crust/grindcore con pesanti influenze mathcore e qua e là una bella punta di Sludge (su questo disco meno che nel precedente He Is Never Coming Back). La ferocia degli strumentisti nel tirare su muri di suono disturbanti e malati è veramente notevole, conditi da una voce sempre feroce al punto giusto. Forse rispetto al precedente si lascia da parte anche qualche "raffinatezza" math in favore di uno stile più diretto e decisamente più d'impatto.
La cosa che ritengo veramente ammirevole è come riescono a districarsi tra tutte le varie influenze e a far passare per naturali alcune soluzioni che vedono alternarsi riff di matrice estremamente diversa. Un grosso debole l'ho il non troppo celato crust di This We Celebrate. Soprattutto lasciano quasi sconvolti i (rari) passaggi melodici che si potrebbero pensare incollati a caso invece nell'anatomia finale dei pezzi sono estremamente logici. A tal proposito il finale della seconda This We Celebrate che dopo tre minuti di martirio sonoro cede il posto ad una parte estremamente drammatica mette i brividi, così come anche il finale di Not With All The Hope In The World. Il disco poi offre una chiusa invidiabile con il trittico Winter in Her Blood, Skull Trophy e Routine and Then Death. Soprattutto quest'ultima risulta assai strana per il tempo lentissimo e la delicatezza dell'arpeggio finale con cui si chiude il disco. Che sia il pentimento in punto di morte dei Gaza? Chi può dirlo, quello che posso dire e che No Absolutes In Human Suffering è un disco che svolge il suo lavoro in modo egregio.
[Giorgio Gubbiotti]



Rise Above Dead - Stellar Filth


Label : Shove Records (it), Moment of Collapse records (d), Forever True records (It)
Year : 2012
Genre : Post Hardcore/Sludge
Sentence : Is not Stellar [6.0]

Spesso capita che se si legge la critica prima del cd ci si può fare una idea del cd sbagliata esaltandolo essendo influenzati da altre scritture, nel mio caso avviene tutto il contrario. I Rise Above Dead sono stati ben esaltati nel territorio nazionale ma personalmente non trovo nella loro proposta un Quid vincente.
Stiamo parlando di un Hardcore di matrice Neurosis che richiama a se tutti gli elementi distintivi della band Post per eccellenza. Le cadenze ed il riffing seguono precisamente i dettati dei maestri e non riesce mai ad uscire da canoni già scritti.
Allo stesso tempo il riffing divaga su mari oscuri e torbidi in atmosfere spesso per niente penetranti, l'uso delle due chitarre è quasi vano, non si crea un muro di suono e le note scivolano via senza toccare. Colpa anche di una produzione che da il giusto e perfetto suono alle chitarre ma che non permette ad esse di andare oltre ed avere potenza.
Nella tracklist poi si scorgono punti deboli come qualche vuoto tra una canzone e l'altra non che qualche inizio stentato ed in retromarcia, un cd che finisce per essere Doom per motivi di pachidermicità e stantia agonia, un male che si percuote e colpisce l'ascoltatore, e si, l'impatto emotivo c'è, ma si scivola dopo poco nella ripetizione e si perde l'acme. Le canzoni andrebbero strutturate in maniera più varia e cauta senza abusare della pazienza di chi ascolta che spesso potrebbe volere oltre a passeggiate melodiche anche qualche corsa.
Oltre ai gusti personali va rivista la sostanza ed in parte la forma, quello che di buono c'è è una preparazione tecnica di buon livello e una qualità audio invidiabile. Il cd offre spunti interessanti qualora spersonalizzati dell'alone Mastodontiano e Neurosis e coperti da un velo più peculiare.




Neurosis - Honor Found In Decay


Label : Neurot Recording
Year : 2012
Genre : Post Hardcore/Post Metal
Sentence : A Broken Heart [5.5]

Criticare i Neurosis è penso una delle cose che nessuno fino ad oggi ha mai fatto.
Ci penso io, non vi preoccupate.
Amo Through Silver In Blood e ritengo molti dei suoi successori siano cd visionari, l’ultimo Given To The Rising , per dire, era decisamente troppo lungo e dilatato ma aveva un bel carattere e soprattutto metteva bene in mostra un song writing mostruosamente complesso.
Honor Found In Decay è forse il loro cd meno hardcore di sempre, estremamente 70's per la scelta degli effetti, estremamente ridondante e riflessivo, praticamente ambient in molti tratti.
Le urla prolungate ed incessanti dell’opener We All Rage In Blood vengono successivamente abbandonate nelle altre canzoni per da spazio alla psichedelia dato che come detto c'è un improvviso interesse per quel climax space rock 70's, un po progressive un po ambient.
All Is Found...In Time, come Bleeding The Pigs, a parte qualche arpeggio è batteria e synth, grande carestia d'idee in questi due episodi.
Raise The Dawn è una pachidermica marcia finale liberatoria e opprimente allo stesso tempo ma troppo tardi arriva per risollevare i morali del cd.
My Heart For Deliverance riunisce gli elementi citati ma fa quasi ridere per l'interpretazione vocale data e il riffing quasi southern, una sorta di ballata malinconica velata d'hardcore, 'na schifezza.
Stiamo quindi sempre descrivendo una evoluzione e conoscendo la band non poteva essere altrimenti dopo 5 anni, non lasciano mai due volte lo stesso segno, si sa, e qui si riconfermano, ma l’approccio su questo nuovo lavoro pare veramente troppo rudimentale, dopo At The Well (assoluta Hit del cd) non vale quasi più la pena proseguire l’ascolto.
Se vogliamo trovare un pregio a Honor Found In Decay sta nel fatto che si ascolta abbastanza bene, molto più scorrevole di altri lavori.
5 anni di assenza per 7 tracce è il sintomo che qualcosa nella band non funziona più come prima, un po’ di svogliatezza e noia, un po’ la voglia di fare il compitino, un po’ la passione per i progetti esterni della band (il cd solista di Scott Kelly, e Jason Roeder alla presa con i vari tour degli Sleep).
Questi non sono i migliori Neurosis.



I.C.O - Le Stelle : A Voyage Adrift




Label : Supernatural Cat
Year : 2012
Genre : Post-Hardcore/Mathcore
Sentence : "This is the answer to the ultimate human question..." [7.0]

Prima di entrare in contatto con i ragazzi della Supernatural Cat per un'intervista agli Ufomammut che spero vedrete tra poco tempo pubblicate su queste iperpagine (godetevi questa gustosa anticipazione) non ero mai entrato in contatto con questa realtà del post-hardcore italiano che sono gli I.C.O., sigla stante per Incoming Cerebral Overdrive e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla proposta musicale del quintetto pistoiese. Da un lato mi aveva incuriosito la nota nel comunicato stampa allegato all'uscita del disco in cui si diceva della partecipazione al progetto sia in sede di composizione che di registrazione di questo nuovo disco, Le Stelle: A voyage adrift da parte di Urlo e Poia degli Ufomammut.
Tuttavia se vi aspettate gli Ufomammut avete decisamente sbagliato strada. Infatti gli I.C.O. si muovono tra linee che vanno tra il Post-Hardcore e il Mathcore con riff di matrice  Hardcore ultrastorti, insierti acustici, un basso pompatissimo e veramente curato tutto condito da linee vocali assai varie. La voce rappresenta a mio avviso uno dei punti di forza del disco per l'estrema versatilità, dal pulito allo scream hardcore, effetti corali, la voce guida l'ascoltatore attraverso questo viaggio interstellare in dieci tappe, ognuna col nome di una diversa stella, verso l'ignoto, vissuto in chiave personale e problematica.
Nel disco a farla da padrone sono le atmosfere violente come quelle dell'opener Mizar o di Adhara, ma non mancano gli stacchi più intimisti come l'intro di Kochab destinata comunque a sfociare in un oceano di aggressività o il toccante finale di Polaris. Pressoché perfetta la pachidermica chiusura Rigel, lunga quanto bella che mette alla prova l'ascoltatore con il suo falso finale.
[Giorgio Gubbiotti]




The Contortionist - Intrinsic


Label : Season of Mist
Year : 2012
Genre : Djent/Post Metal/Deathcore
Sentence : The Secret [8.0]

Non ho dubbi che la proposta dei The Contortionist diventerà un must tra gli amanti del Djent. Arrivati come appunto band di mezzo tra il Djent e il Deathcore la band di Indianapolis corre veloce e dopo 2 anni fa sbucare questo Intrinsic. Riconosciute le doti tecniche del gruppo va dato atto ad esso di aver creato un sound peculiare e personale, un Deathcore che non si lascia mai andare allo stacco pachidermico senza una ragione, un Deathcore aperto, pulito ed atmosferico, sinergico e potente, se vogliamo può ricordare qualche atmosfera di One dei Tesseract ma l'interpretazione data è maggiormente Post.
Il punto chiave del cd è appunto un modo di fare più Post rispetto a molti altri colleghi ,si matematico e ragionato, ma spesso l'arpeggiare in modo fluido e l'uso dei Synth ridà molto al quel contesto, chitarre crunchy, sezioni dilatate, momenti puramente ambient ed ipnotici. Il growl è personale ma è un punto bianco in un mare di nero, Johnatan Carpenter riesce col suo pulito a far trasparire grandi emozioni, sicuramente in stile Tompkins ma nella sua semplicità traspare un buona naturalezza, cosa che spesso viene trascurata da effettistica varia e tune up.
Il cd è lento e rilassante, ma non stancante, molto tranquillo e mai eccessivamente brodoso, psichico ed ipnotico. Un cd da mettere quando si studia o magari ci si vuole rilassare, uno dei migliori parti Djent dell'anno!


Under City Skylines – Destinations


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Post Hardcore/Metalcore
Sentence : [5.5]

Dal nulla appaiono questi Under City Skylines, band della Virginia che ci propone per l'ennesima volta il connubio Metalcore-Post Hardcore.
Dobbiamo precisare che ormai diventare innovativi è impossibile, anche perché ci sono decine e decine di gruppi che fanno queste cose oramai da un paio d'anni a questa parte e hanno esaurito tutto il concetto di "novità" presente nella mescolanza dei due generi, anche se tutto sommato nel metalcore si potrebbe fare ancora qualcosa di più.
Entrando nei dettagli : un growl cattivo accompagnato da una voce pulita stile rock di oggi, miscuglio che ci stà alla grande con riff pesanti e incisivi e drums che lascia un po' a desiderare. Anche se c'è da dire che le tracce si assomigliano molto (Inception, che sarebbe l'intro e Footprints escluse).
Che dire, tutto sommato non è orribile ma per dire se la band in questione rimarrà nelle menti di qualcuno o nella storia c'è da ascoltare il loro prossimo lavoro sperando che abbia più personalità e dinamicità.
[Marco Gattini]



Glass Cloud - The Royal Thousand


Label : Basick Records
Year : 2012
Genre : Post Hardcore
Sentence : No one growl from the Lion [6.5]

I Glass Cloud potrebbero sembrare a prima vista la solita band di ragazzi "leccati" che suonano con una telecaster, super power chord e ritornelli super pop ma....sono anche altro.
Il loro Post Hardcore è sporcato di metal qua e la, con richiami al metalcore e suite progressive di buon gusto. Si può dire quasi che la proposta proprio nel cd stesso col passare delle canzoni faccia sempre più attenzione al metalcore, partendo molto soft, ma comunque con una buon dose di tecnica, la band evolve il suo sound ,virando, aggiungendo man mano breackdown sempre più metal-oriented, il primo di tutti in Falling In Style.
Ottima l'effettistica scelta aiuta poi ad ampliare il muro di suono dei nostri, synth e compagnia si dimostrano ottimi alleati in certi frangenti in cui il breackdown da solo sarebbe alquanto noioso.
Counting Sheep e Ivy & Wine si dimostrano le migliori a giocarsi le carte, cori, post hardcore e metal trovano una buona convivenza ed un'ottima rapidità di presa, grande carisma e tanto fomento.
Peccato per la produzione che rende le chitarre un po troppo crunchy, un po ovattate ma generalmente buono per il lavoro che devono fare, risultano però troppo ruvide nei breackdown andando a fare da contrasto ai ritornelli leggiadri dei nostri, non capisco a cosa gli servano queste accordature così ribassate.
Enigma anche nelle composizioni che sono generalmente molto brevi sui 3 minuti, il che limita il potenziale tecnico e progressivo dei nostri come se i brani dovessero arrivare per forza al primo ascolto, tutti abbiamo capito perchè ma mi sarebbe piaciuto sentire qualche suite bella lunga, prog e con assolo annesso visto che le capacità ci sono, ma me ne farò una ragione.



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