Showing posts with label Technical Death Metal. Show all posts
Showing posts with label Technical Death Metal. Show all posts

Krimh - Explore


Kerim Lechner detto Krimh si è fatto conoscere al grande pubblico come “erede” di Vitek,storico e immortale batterista dei Decapitated,scelto dal leader della band,Vogg,per dirigere l’arduo lavoro di batteria dell’altrettanto arduo e tanto atteso seguito di “Organic Allucinosis”.Fu cosi che arrivò “Carnival Is Forever”,massacrato dalla critica ma,che a me piacque moltissimo,non  ai livelli del precedente sia chiaro ma,sicuramente,di buona fattura.Una cosa sola non fu massacrata:il lavoro di Krimh dietro le pelli.Infatti,sebbene il ragazzo abbia riprodotto fedelmente alcune parti di batteria scritte da Vitek,per alcuni pezzi, Krimh ebbe un po’ di carta bianca per esprimere la sua creatività,cosa che gli riusci’ pienamente. Per quelli come me che conoscevano Krimh già da tempo grazie al suo profilo Youtube,non fu altro che una riconferma del grande talento di questo ragazzo austriaco.
Poi,nel settembre del 2012,arrivò una notizia che mi fece cadere dalla sedia: Krimh lascia i Decapitated.
I Decapitated avevano perso  l’erede di Vitek…tristezza a palate.Il ragazzo,comunque, aveva  già ben chiaro in mente il suo prossimo lavoro.
Quasi un anno dopo,infatti,Krimh annuncia di avere quasi terminato i lavori del suoi primo album solista “Explore” ,e lancia su Indiegogo una campagna di raccolta fondi per promuovere l’album che verrà in seguito rilasciato senza il controllo di alcuna etichetta discografica.Il traguardo viene raggiunto e superato e, il 26 settembre,”Explore” approda on-line.
Una sola parola può descrivere l’abum: spettacolare.Un lavoro strumentale colmo di tecnica,groove,personalità e grinta. Krimh,non si limita a curare il lavoro di batteria ma anche quello di ogni altro singolo strumento presente nel disco.Tutto,ma proprio tutto  di questo “Explore”,esclusa la produzione(al limite della perfezione,curata in collaborazione con un suo amico)è opera di Krimh. Il lavoro non si incentra completamente su una dimostrazione tecnica di batteria(a livelli stellari)ma anche da una notevole capacità e padronanza dell’uso della chitarra e del basso.E’ un disco diretto,senza nessun assolo arzigogolato ma di puro e sano esempio di metal moderno,con influenze Technical Death e Black,suonato in maniera impeccabile.Inutile dire quale traccia spicca sulle altre perché,l’intero lavoro,merita soltanto di essere apprezzato e lodato.Il  valore di questo disco è assolutamente soggettivo ma è imprescinbile il fatto che questo ragazzo ci sappia veramente fare creando un album strumentale,che sarebbe risultato ugualmente spettacolare anche se ci fossero state presenti delle vocals.Se volete sentire un disco senza prese per il culo,filler o roba del genere,,fate vostro “Explore” e tenete d’occhio questo ragazzo,perchè  in futuro sentirete parlare sicuramente di lui,e magari chissà,come batterista di una famosa band.

Year:2013
Genre: Metal/Technical Death/Instrumental
Record Label:Unsigned
Sounds Like:Decapitated
Reviewed by:Francesco Tinella
Mark:8.0/10



Gigan - Multi-Dimensional Fractal Sorcery and Super-Science


Progetto che giunge ad una sua maturità. Dopo un fortunato debutto, a mio parere non tanto fortunato dal punto di vista qualitativo, il trio di Chicago ci riprova mischiando le carte in tavola.
Molto meno blast, molta più atmosfera, l'influenza pesante di Origin e Cattle Decapitation viene a meno in diverse tracce (Cosmic Triangular Communications, Beneath The Sea Of Tranquility) a favore di uno spirito arcaico e più oscuro, corteggiatore di insane dissonanze e psichedelie degne del mio miglior combo black  metal francese (Blut Aus Nord/Deathspell Omega). C'è da stupirsi se questa volta i vari "piri piri" sono razionalizzati in precisi momenti e non sempre sono accompagnati da blast. Un cd molto maturo che riesce a rimanere in mente dopo qualche ascolto ma che ci consegna una serie di patterns che si da subito si stampano in mente. Per tutto il resto ci vuole pazienza, ancora una volta trovare main riff è una impresa da scalatore di montagne. Probabilmente il duo che rimane più impresso è Electro-Stimulated Hallucinatory Response-Mother Of Toads. Le canzoni più dirette e più "ripetitive". La vecchia scuola torna un po' in soccorso del gruppo con qualche leggero richiamo ai Gorguts di From Wisdom To Hate. Il gruppo di Lemay viene meno citato rispetto al passato, il tutto per far entrare più derivazioni dei Deathspeel Omega (e qualche citazioni progressive dei Dysrhythmia dell'ultimo albuim) e questo non solo nelle chitarre, ma anche nel cantato. Troviamo infatti spesso uno scream parlato molto simile a quello del combo francese non che un growl acido e molto catartico che sembra più recitare che cantare le folli liriche proposte.
Ottima sorpresa quella dei Gigan, una bande che ha capito finalmente che fare "piri-piri" col blast per 4 minuti ti trancia i coglioni, bravi "i 'mi cocchi".

Year : 2013
Genre : Avant-Garde, Technical Death Metal
Record Label : Willowtip
Sounds Like : Deathspell Omega,Dysrhythmia, Gorguts, Origin
Reviewed By : Edoardo
Mark : 7.5/10


Orbweaver - Strange Transmissions From The Neuralnomicon


Ci vuole logica, io dico.
Allora, non tutti i cd si affrontano allo stesso modo, non tutti i cd hanno le stesse finalità. Ci sono band come i Gigan, i Gorguts o questi Orbweaver che puoi cercare di assimilare in centomila ascolti ma che alla fine la questione di base rimane : ti devi ascoltare tutto l'album per capire che vogliono dire.
Nel caso dei Gigan si parla di follia, roba da virtuosi, seghe sugli strumenti e intermezzi spaziali per gli Orbweaver....vale lo stesso discorso.
Il fatto che gli Orbwaver però non siano i Gigan la dice lunga, infatti nel combo troviamo l'ex chitarrista solista, cloni? Cloni. Con un pochino meno classe, un pizzico di groove in più ma giusto una spruzzata di 2 minuti in 30 di musica. Alti e risonanti i richiami agli Atheist e a tutto quel Death metal colmo di Jazz che alla fine dei conti ha rotto un po' il cazzo. Voi e queste mode da checche smanettatrici che alla fine del pezzo non ci fate capire un beneamato cazzo. Il cd passa, lo ascolti, ti stupisci e poi torni alla tua vita, almeno a me succede così, se devo rimanere sorprese di qualche tecnicismo, di dissonanze e parti in controtempo ho l'onore di poter ascoltare l'ultimo dei Gorguts, sai com'è...
Onore agli Orbwaver di aver creato un cd che penso solo 20 persone nel mondo potrebbero creare ma allo stesso modo la gente che riuscirà a pieno a comprendere ed apprezzare questo lavoro non sono tantissime. Ribadisco che rispetto i Gigan c'è un pelino di vecchia scuola in più ma a conti fatti siamo la, poco più poco meno, anzi, i Gigan che recensirò tra qualche giorno forse sono anche più fastidiosi.
Quest'anno tra Gorguts, Ulcerate e Gigan si vedrà chi è il capo delle avanguardie estreme

Year : 2013
Genre : Technical Death Metal, Avant-Garde
Record Label : Primitive Violence
Sounds Like : Gigan, Atheist, Gorguts
Reviewed by : Edoardo
Mark : 6.75/10


Ulcerate - Vermis




Ci sono bands nate per primeggiare, naturalmente vocate a dettare le regole del gioco ed i trend a cui, in seguito, si adeguano gli altri, quelli cioè che le regole e le mode preferiscono seguirle,sia pur con inventiva o semplicemente con doviziosa puntualità. Sin dai loro immondi albori, risalenti ormai ad una decina di anni fa, gli Ulcerate si sono schierati apertamente verso la prima categoria, dando vita insieme ad elementi come Portal ed in seguito Mitochondrion, a quella corrente abissale e psicotica dove il death metal primigenio viene stravolto in strutture, accordature e parti vocali allucinate, stranianti, emananti disagio ma allo stesso tempo pericolosamente attraenti all’ascolto.
C’è una sorta di ritualità dietro la band, che rilascia il nuovo “Vermis” rispettando la solita cadenza delle altre uscite precedenti, che ha da sempre manifestato un’attitudine schiva e restia alla luce mediatica del music business, preferendo rimanere rintanata nella sua tana sperduta in qualche anfratto della Nuova Zelanda covando con sempre maggiore perizia la propria personale e malatissima concezione musicale. Nel corso degli anni hanno affinato gli strumenti, hanno migliorato la mira e corretto gli sproloqui degli esordi, arrivando con “The Destroyers Of All” ad un livello tanto tecnico-esecutivo quanto soprattutto compositivo-concettuale da veri maestri del settore. Poteva sembrare quindi impresa ardua evolvere ulteriormente il discorso, sprofondare ancora più negli abissi infiniti della loro paranoia sonica, creare qualcosa di ancora innovativo ed inaudito, ed in effetti, nonostante con “Vermis” si cerchi davvero di dimostrare ancora qualcosa, gli Ulcerate siglano per la prima volta un album un pelo manieristico e “stanco” in diversi passaggi. Piuttosto che sviluppare ulteriormente l’aspetto atmosferico e siderale della loro proposta, il trio ha preferito concentrarsi sulla violenza brutale della musica, non discostandosi di molto da quanto fatto nel precedente lavoro ma perdendo un po’ dello smalto che lo caratterizzava. “Odium”, “Fall To Opprobrium” e l’inizio di “Weight Of Emptiness” servono solo da fugaci spartiacque rispetto alla furia totale delle altre tracce, che però, nel rispetto della tradizione, non perde nemmeno un minuto quella onnipresente vena allo stesso tempo melodica e desolante che pervade ogni loro composizione. “The Imperious Weak” paga dazio in maniera originale e non scontata ai seminali Immolation per l’uso delle dissonanze e dei tappeti ritmici, mentre in brani come la titletrack, “Confronting Entropy” e “Cessation” è possibile percepire ma mai carpire completamente l’influenza che la scuola americana, capeggiata dai Morbid Angel, ha esercitato sul combo neozelandese. Risulta impossibile infine, non citare i Deathspell Omega quale paragone più calzante per descrivere l’impatto devastante e caotico che nel complesso questa band riesce a sprigionare con gli strumenti: addirittura, potremmo quasi dire che gli Ulcerate rappresentano i “fratelli bastardi” dei francesi, che raggiungono gli stessi obbiettivi partendo però da radici differenti, per i primi ancorate saldamente alle origini death metal e per i secondi invece al sound primordiale del black metal. Come detto, svanito l’effetto sorpresa delle precedenti releases e grazie anche ad un minutaggio davvero consistente, “Vermis” rischia di risultare talvolta un po’ indigesto anche dopo diversi ascolti, dimostrando meno presa sull’ascoltatore che non in passato; detto questo, va comunque reso merito alla tenacia ed alla vena assolutamente innovativa che viene portata avanti senza sosta dalla band di Auckland col passare degli anni: il drumming di Saint Merat è sempre eccellente e fantasioso, la chitarra ed il basso non smettono mai di intessere fraseggi vorticosi in mezzo a ritmiche massicce e compatte, su cui la voce di Kelland vomita liriche di desolante disperazione. È il complesso, l’unione delle parti, che talvolta impedisce davvero di gridare al miracolo; ciononostante, non bisogna dimenticare che, alla faccia di qualche momento di defaillance generale, “Vermis” risulta comunque un paio di spanne sopra rispetto al livello medio delle uscite moderne di questo genere, ispirate peraltro proprio dalle gesta della band d’Oceania. Se avete amato i precedenti, fatelo vostro senza remore; se non li conoscete, “Vermis” non è il loro lavoro migliore, ma comunque un ottimo biglietto da visita per capire le loro inumane capacità artistiche.

Year: 2013
Genre: Avant-Garde, Technical Death Metal
Record Label: Relapse Records
Sounds Like: Deathspell Omega, Immolation
Reviewed by: Edoardo De Nardi
Mark : 6.5/10


Human Improvement Process - Deafining Dissonant Millennium


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal, Metalcore
Record Label : Memorial Records
Sounds Like : As They Burn, Becoming The Archetype, The Modern Age Slavery
Reviewed By : Edoardo
Sentence : WHY?

PIANGO perchè in Italia siete tutti ritardati.
Gli HIP hanno sbagliato alla grande...e ora vi spiego perchè.


Eravate bellissimi, stupendi, una delle poche band che sapeva fondere il Deathcore con il Melodic Hardcore, eravate l'avanguardia ed ovviamente in Italia siete rimasti incompresi ma dovevate lottare e continuare così, perchè ORA, sopratutto ora la gente capisce meglio il genere, nel mondo si sono aperte le frontiere, queste cose ora sono ricercate, il sound era personale, porco il Diavolo ORA dovevate far uscire un lavoro del genere.
Deafining Dissonant Millennium al contrario era il cd da far uscire in pieno apice del Technical Death Metal nel 2011 e non nel 2013. Madonna che rabbia, perchè ora che del Tech Death storto non se ne sbatte quasi nessuno c'è rischio che ancora una volta questa band vada nel dimenticatoio italiano, magari in altri stati piacerà e spero per loro di fare tour all'estero.
Deafining Dissonant Millennium purtroppo leva quello che amavo di questo gruppo per gran parte del sound, viene aggiunto troppo blast ed esso non da il minimo accenno di potenza al sound, anzi, lo indebolisce. Le parti elettroniche, strumentali, progressive e melodiche sono ridimensionate e i bellissimi ritornelli puliti idem.
Ovviamente non si può pretendere un cd uguale all'altro da parte della band, non contesto la natura della proposta, non chiedo un immobilismo stilistico, dico solamente che i tempi di intrapresa dei generi sono errati. Il cd è dal canto suo valido anche se possiede qualche difetto come il pre elencato blast inoffensivo.
Allo stesso modo invece i "tupa" di Artificial Savior ti stendono alla grande e il gioco di varietà ritmica è perfetto ed essenziale per creare la giusta atmosfera. L'altra nota un po' stonata è il cantato di stefano su certi growl più bassi in cui pare faccia difficoltà, in altro modo in tute quelle aperture melodiche e più atmosferiche avrei visto meglio i ritornelli in clean vocals anche per dare maggiore varietà.
La band si conferma matura dal punto di vista tecnico/strumentale, bravissimi con l'uso delle dissonanze, veramente il loro punto forte e distintivo, produzione ruvida ma nitida.
Non voglio ribadire oltre il concetto, il cd è bello e godibile, bastano 2 ascolti per farti stampare in testa le cose migliori, ma cazzo....che rabbia...


Mark : 7/10




Fleshgod Apocalypse - Labyrinth


Year : 2013
Genre : Brutal Death Metal, Symphonic, Technical Death Metal
Record Label : Nuclear Blast
Sounds Like : Septicflesh
Reviewed by : Edoardo
Sentence : non rompete il cazzo

Ora non mi dite che le chitarre non si sentono mannaggia il clero, se poi per voi le chitarre devono essere la base del metal al 100%, beh c'è chi la pensa diversamente, il riff portante o l'atmosfera non è detto che debbano farla le chitarre, possono essere un semplice accompagnamento o supplemento.
Molti più Mid tempo marziali, meno blast, decisamente il 50% in meno di Agony, e quindi non bacate la minchia anche qua.
Non sembrano i Rhapsody per Dio, che cazzo vi passa nella mente, al massimo possono essere grandi debitori dei Septicflesh ma le due band adottano stili diversi, il Fleshgod più orchestrale-teatrale, quasi da Soundtrack, i secondi più Goth ed "ecclesiastico".
Detto questo ora per voi sono gusti, vi piacciono i Fleshgod o non vi piacciono, vi prego di non cacarmi con fantastorie immaginarie.
Labyrinth sin dal titolo ha come preciso intento di entrare nelle teste, di essere diretto, farsi capire, 3 parole sono già troppe, le stesse tracce levano persino l'articolo, la maggior parte sono monoparola, un cd che deve fare classifica e stamparsi, devi ricordare i titoli con facilità. Molto, molto commerciale come pensiero ma non è una colpa, solo una osservazione.
Lo stile è cambiato, molto cambiato, stiamo più vicini ad Agony ma anche a Mafia (SI). L'uso di Paolo come corista è centellinato e usato il più delle volte (non tutte) bene. Di Agony si riprende l'uso della corista Veronica portata su molte più tracce. Si aggiunge inoltre l'incipit teatrale di The Forsaking aggiungendo marzialità, tempio scanditi dal piano, un cantato più recitato anche da Tommaso e parti leggermente meno "allegre" e più tetre. La solennità di Agony così avvincente e poweriana è stata tralasciata a favore di una epicità melodrammatica e struggente in cui ogni canzone ti fa immaginare l'eroe inginocchiato, ferito, brandire la spada in attesa del proprio rivale, una immagine che rimanda molto anche al concept lirico, il tutto molto Greco e direi Omerico nelle atmosfere.
Per quanto riguarda la tracklist trovo che la prima parte sino a Pathfinder non abbia praticamente difetti, l'ascolti di un fiato e dici "va bene non c'è niente da discutere, non devo mettere nemmeno la penna nel foglio del compito".
Da The Fall of Asterion in poi secondo me s'è gestito un po' male la tracklist, la canzone prima citata non è l'apice del cd ma non si può manco dire brutta, è una di quelle in cui appaiono più le chitarre ma incomincia a farsi sentire il peso di una struttura forse un po' standard e ripetuta, i cori di Paolo incominciano ad essere quelli, come gli assoli di Cristiano, molto simili tra loro. Bene, benissimo, direi solo le chitarre ritmiche, il resto è buono. La strumentale Prologue poteva essere annessa ad una traccia, così spaiata non ha molta utilità, magari si erano stancati di fare cd da 10 tracce come i colleghi Hour Of Penance di qualche tempo fa? A parte cazzate la canzone ha il solo difetto di spezzare un acme di tensione ben costruito sino a quel tempo.
Under Black Sails dura ben 7 minuti e mezzo e anche qui la forza standardizzata delle tracce si fa sentire, il brano si fa piacere per per tante piccole cose come le citazioni beethoviane di piano verso i 3 minuti, un break molto In Honour Of Reason rielaborato in chiave più symphonic, un assolo finalmente non power di Cristiano (mi pare il secondo o il terzo del brano) e un finale sulla grande scia dell'intro, molto soundtrack.
Labyrinth come ogni cd dei Fleshgod conclude autocitando il titolo dell'album, ancora una volta una traccia di piano però accompagnata del finale da qualche inserimento sinfonico che lascia la traccia sfumare su se stessa come a far capire la fine dell'impresa.
Agony aveva dalla sua la totale novità, qualche "errore" di inesperienza ma si apprezza molto facilmente dalla prima all'ultima traccia, Labyrinth non è stato creato per questo, è secondo me creato per i singoli, e di contorno aggiunge canzoni facenti parte di un concept, il tutto molto bello, onirico, spettacolare.
La debolezza a mio modo di vedere sta in una tracklist troppo bella, perfetta nella prima metà ed una seconda non allo stesso livello e magari un po' troppo facilona in certi parti, come a dire "tanto queste cose le facciamo così, riproponiamole cosà e va bene". Niente è brutto, per me si parla di discernere l'eccellenza dal buono, non il buono dal sufficiente.



Mark : 8/10




Revocation - Revocation


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal, Technical Thrash Metal
Record Label : Relapse Records
Sounds Like : Vio-Lence, Obscura, Pestilence
Reviewed by : Edoardo
Sentence : I love you but you're a little bit naive...

Pretendo troppo, diedi un 7 a Chaos Of Forms perchè mi aspettavo più che metà cd eccellente ma tant'è. Ritenevo anche Existence Is Futile il loro miglior lavoro ma dopo molti ascolti perde di brillantezza difronte a canzoni più DIVERTENTI come Beloved Horrifier e No Funeral. Dico così perchè porca madonna. Ok?
David Davidson è un mostro sacro della tecnica e lo dimostra ad ogni cd, ogni volta apprende e modifica il suo stile e lo arricchisce. Da EIF ha limato le suite progressive alla cazzo di cane e ha portato con se MOLTO più doppio pedale. Con Revocation si fa forgiatore di migliaia di riff con dissonanze, veramente, un cd così pieno mi ha quasi sconvolto. La ricerca melodica incessante di COF vede la propria fine a favore della ferocia di questo nuovo parto, ancora più Death e orientato verso il Death tecnico per essere precisi. Sia l'opener The Hive che The Gift You Gave presentano parti che potrebbero essere anche ricondotte agli Obscura. Ma non ci facciamo traviare, il concetto è che i Revocation mancano clamorosamente l'appuntamento col successo eclatante da troppo tempo. Se solo Chaos in Form fosse durato 3 canzoni di meno. Qui l'hanno fatto ma purtroppo hanno anche voluto allungare la durata media delle canzoni (e vaffanculo dove lo mettete?) e ovviamente cosa sono rispuntate fuori? Sezioni strumentali infinite che GRAZIE AL CELO non rompono il cazzo più di tanto con orpelli jazz/progressive. Molto più tosti e gagliardi i nostri, e ci volevano un po' di palle a questo giro. Meno assoli (bruttarelli a dirla tutta) e molta più forza nel riffing che fa groove con le infinite dissonanze possedute.
Certo è che puoi avere groove ma le canzoni dei Revocation che si avvicinano ai 6 minuti fanno paura, molta paura. La gestione della tracklist qui viene fatta in modo oculato e dopo 3 bei pipponi ti spari Invidious e Spastic che insieme all'opener e la già citata The Gift You Gave sono il quartetto di canzoni per il quale vale la pena sentirsi il cd. Certo 4/10 è ancora troppo poco, si dovrebbe almeno puntare ad avere come media canzone come Harlot o Invidious e non far si che siano le punte d'eccellenza dei propri cd. Tanto bene poi l'EP dell'anno scorso, fu un boccata d'aria tanto che mi gasai assai nel breve minutaggio. Alla fine un cd come si deve non lo faranno mai perchè gli serve più tempo e meno mazzi, meno tour sopratutto, magari meno note e più cuore ma Davidson non scrive così, fateci il callo.Sempre cd stupendi a metà, contenti voi, contenti tutti.

Ps : fatto sta che rimangono insieme agli Exodus e i Vektor tra le ultime band thrash che vale la pena ascoltarsi oggi giorno...

P-ps : se facevate uscire le canzoni dell'EP in questo cd non era meglio? Vi fa schifo scrive i capolavori e quindi ve lo meritate TUTTO.




Mark : 7/10



Gorguts - Colored Sands


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record Label : Season Of Mist
Sounds Like : The Quest for Equilibrium is finally done
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Master of all dissonances

Attesi come la venuta del Cristo Suicmez. Il ritorno dei francofoni Gorguts dalla verde terra candese è stato annunciato e smentito una decina di volta, una preview nel 2005, l'oblio, indiscrezioni, qualche show e poi tutto così velocemente. Ufficialità, data del cd, rilascio di canzoni ed ecco qua Colored Sands. Il concept del cd questa volta si incentra sulle sabbie colorate che i monaci tibetani sono soliti architettare per creare dei mosaici, argomento stupido? Tanto stupido quanto personale ed intelligente mi verrebbe da dire.
Ma di cosa stiamo parlando? Colored Sands viene esattamente 12 anni dopo From Wisdom To Hate, 15 anni dopo Obscura. Qualcuno potrebbe pensare che il tempo cambia e muta le persone, ma lo scultore di legno Luc Lemay vorrei ricordarlo suonò musica che ci sembra innovativa alle orecchie già nel 1998, gruppi derivati come Ulcerate e Gigan oggi ci sembrano dei visionari e profeti dell'apocalisse e prendono ispirazione da suddetta band.
Stilisticamente questo nuovo cd è il naturalissimo successore di From Wisdom, possiede tutte le caratteristiche di esso, i riff pungenti e il groove arcigno, le atmosfere plumbee condite con marziali stacchi. In più troviamo un sound più spezzato e meno diretto, molto più progressive e degenerato. Straziante nel suo cambio, spezzettamento, decostruzione e inversione di marcia di qualsiasi tipo di struttura, sotto l'aspetto formale delle tracce siamo tornati ad Obscura con toni decisamente più elusivi e parti schizoidi. Di Obscura trattiene la scelleratezza e la visione apocalittica. Va avanti rispetto entrambi i cd sia per produzione sia per l'uso di Synth ed effetti che arricchiscono canzoni e ci regalano uno dei migliori intermezzi della storia (The Battle of Chamdo). Riesce persino a riprendere l'antico sapore dei Morbid Angel con una palese citazione di God Of Emptiness in Ember's Voice. La monolitica Absconders non è la Clouded di turno, anzi la traccia nella sua ipnoticità rimane assai ariosa e poco soffocante, tremendamente ridondante e stordente ma più volte ci delizia con passi di poche note contornati da un basso in evoluzione e batteria minimale. Unendo l'incedere marziale ad aperture di sollievo possiamo anche qui constatare un cambiamento, se pur leggero, nello stile di Lemay che non strizza più l'occhio al Doom catatonico di Illuminatus o The Quest for Equilibrium ma guarda alle nuove marce funeree della band con animo più sbarazzino e groove, il gioco di ritmiche ed accenti si fa molto più studiato e meno caotico, meno lasciato al frastornamento e più guidato verso lo scapocciamento.
Parlando di qualità fino all'intermezzo non sbagliano mezza nota, un capolavoro dietro l'altro. Enemies of Compassion cala un po' il ritmo, anche Ember's Voice non è un masterpiece ma il finale e la citazione ai Morbid Angel regalano quel sussulto di varietà che serviva. Absconders dura 9 minuti ma per quanto ben riuscita non prende proprio per scelte logistiche e tecniche quanto la prima parte della tracklist.
Reduced To Silence con un balzo di reni riesce a stupirci per la varietà e la sfrontatezza delle scelte, arpeggi più pacati e stacchi più calmi e ambient, giochi di dissonanze realmente perfetti e l'integrazione del basso avviene in modo spiccatamente intelligente negli interludi, leggermente superiore ad Ember's Voice.
Con questo che voglio dire? Voglio dire che questo cd stilisticamente è ancora più tecnico, vario, arzigogolato, studiato e chi più ne ha più ne metta di From Wisdom, possiede più idee di esso ma non è un cd che punta al groove brutale (ZERO BLAST) e dissonante come quest'ultimo. Colored Sands preferisce darti in pasto qualche riff memorabile e portante che te puoi associare ad ogni canzone, a volte anche un paio, e nel mezzo ci mette una serie di scale, orpelli ritmici, solisti, stacchi, marce e cori che incoronano tutto il grande lavoro fatto con epicità e sorprendente pragmaticità. Quando un gruppo assolda elementi così tecnicamente preparati spesso si finisce su lidi pura esecuzione strumentale ma tutt'altro succede nei nuovi Gorguts. La forza di questo gruppo, la forza indescrivibile e sovraumana del gruppo di Lemay sta proprio nel rendere concreto, solido, sensibile, un lavoro tecnico dotato di un arrangiamento mostruoso e titanico che niente e nessuno può minimamente raggiungere. Se solo avessero mantenuto questo spirito più coinciso e diretto della prima parte anche nella seconda avremmo probabilmente avuto il cd del secolo, invece, come giusto che sia, hanno voluto osare e sperimentare ancora un po', in barba a chi vuole il singolo poichè di parti memorabili il cd è pieno ma da come sempre sappiamo i Gorguts sono anche e sopratutto un gruppo di sperimentazione e riflessione. Costruire leviatani di oltre 7 minuti diventa un obbligo nel momento in cui vuoi andare oltre uno standard di struttura, se vuoi esplorare nuovi lidi e forme di riff, sia nelle strutture che nel cantato, che ci tengo a sottolineare riesce ancora una volta ad INTERPRETARE ogni parte con grande intelligenza senza avere chissà quali doti tecniche se non l'amore per la propria musica ed un timbro cresciuto e valorizzato in personalità.
Frustatemi e lapidatemi per il voto.


Mark : 8.5/10



Deeds Of Flesh - Portals To Canaan


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record Label : Unique Leader Records
Sounds Like : Arkaik, The Zenith Passage
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Portal to Perfection!

Questo è l'album più difficile da fare di tutta la storia del Brutal Death Metal.
Partendo dal presupposto che tutti i loro cd sino a Of What's mi sono sempre stati indifferenti, cioè, belli, ma non è che se avevo voglia di Brutal andavo ad ascoltarmi i Deeds of Flesh. Avevano rielaborato in uno stile personale i Suffocation ma sempre Suffocation restavano. Comunque, Of What's è una vera rivoluzione, diventano per la prima volta una band definibile Technical Death. Spinti secondo me sotto la scia dei Decrepith Birth che in quel momento andavano molto. Poi il nostro Lindmark ebbe sotto contratto diverse realtà del tempo molto interessanti e secondo me rimase colpito ed impressionato dalla quantità di fan che generava quel genere così ostico e quasi cacofonico. Allora perchè non far diventare i Deeds of Flesh una macchina da guerra contro la concorrenza? Assoldato un certo Ernald Caspersen....niente? (Nel cd che secondo me ha reso di più di tutta la sua carriera) al basso la formazione si avvalse di quel nucleo essenziale in più che poteva permettere di erigere una band come i Deeds quasi come un terzetto di chitarre visto che il 50% della sezione solista se la spartivano basso e chitarra.

Il cd però venne stroncato da moltissimi fan e qualche critico un po' purista non vedendo di buon occhio tutte queste nuove influenze e queste complicazioni per molti non necessarie.
Il buio ed il baratro trattennero i DoF per anni e band come The Zenith Passage e Arkaik riuscirono ad emergere con materiale qualitativamente eccelso tanto che i figli più diretti di Of What's, gli Arkaik vennero messi sotto contratto da Linkmark e metà della line up del secondo cd Reflection Within Dissoance ora fa proprio parte dei Deeds, cioè, ingaggiati dal loro stesso capo. Ora il leader Craig Peters e Ivan Manguia sono in pianta stabile nella band.
Il Colpo degli Arkaik fu un duro colpo per Lindmark poichè vide che 2-3 anni dopo l'uscita di Of What's band generate su quello stile andarono alla grandissima, riuscirono a tirar fuori capolavori e i plausi dalla critica fioccarono.
Anni per meditare e capire che forse precedere troppo i tempi nella maggior parte dei casi genera isolamento nella scena, vuoi poi perchè segni nella tua etichetta band come gli Hour Of Penance, il lavoro e tutto, la famiglia, i tempi si dilatano in modo illimitato.

PORTALS TO CANAAN : Craig Peters mente degli Arkaik venne assoldato prima di Metamorphignition per portare a termine Portals To Canaan. Quello che Lindmark volle è mettere la potenza solista del giovane chitarrista sotto le sue impenetrabili e serrate ritmiche. Aggiungere la spinta del basso di Maiunga autore di ottime prove anche coi Brain Drill ed infine aggiungere argomenti Sci-fi alle sue liriche. Insomma, ha riunito probabilmente tutto quello che mi piace nel Brutal ora come ora, sopratutto gli Arkaik (ahahah).
Portal To Canaan quindi è una naturale evoluzione dei Deeds Of Flesh? Secondo me la band è diventata molto più simile ai suoi "cloni" che a se stessa, questa deriva è data dal fatto che il genere per una vecchia mente come quella del loro Leader rimane spesso ancora su standard old school e per rinnovarsi ci vuole gente giovane. L'apporto degli Arkaik è evidente perchè i tapping funambolici di Xeno-Virus senza Peters difficile che sarebbero stati eseguiti poichè nella loro discografia non mi pare esistano tapping usati in modo ritmico. L'intermezzo orchestrale di è un'altra scelta singolare per il gruppo (Caelum Hirundines Terra / The Sky Swallows The Earth). Tutto questo cd suona in modo molto particolare, meno Deeds of Flesh di quanto ci si potesse aspettare ma estremamente potente, accattivante, esauriente. Alieni, bombardamenti ritmici, momenti sci fi inclusi dialoghi che sembrano provenire dal Cyber Spazio. Giuro su Dio che ogni cazzo di cd con queste qualità mi fa letteralmente venire. Il carattere a volte neomelodico di certe assoli, quasi evocativo, invece secondo me ricorda più che gli Arkaik i recentissimi e bravissimi The Zenith Passage che di alieni ci si intrappano il cervello. In più Lindmark in qualche momento riesce a metter su ritmiche vocali come una mitraglia il che ricordando ancorano una volta gli Zenith che di rappare sul Brutal se ne intendono. Insomma due mila nuovi motivi per amare i "nuovi" DoF.
Vuoi poi quel sapore marcatamente Brutal 90's che manca nelle band di oggi o altri fattori che non riesco a cogliere questo cd sembra un film sui marziani della seconda metà del 900 con grottesche navi spaziali, effetti speciali basilari, dialoghi ridotti all'osso e scene deliranti. Se le cose che sto dicendo ve lo fanno diventare duro sappiate che l'ascolto cd potrebbe essere dannoso per i vasi sanguigni dei paesi bassi.
A livello puramente musicale, d'ispirazione, le 8 tracce + intermezzo sono il numero sufficiente di brani per assaporare e capire, senza stufarsi, le nuove miracolanti idee poichè ogni fottuta canzone porta con se una decina di riff più armonizzazioni e menate varie, code, intermezzi, un vero bordello. Un concentrato di follia.
Che poi non sarebbero manco 8 poichè Orphans Of Sickness è ripresa da un vecchio cd.
Comunque nonostante il breve numero di tracce questo cd vince, vince e vince. Dimostrarsi quantomeno pari a gente che viene molti anni dopo di te e usa le tue cose per creare nuova musica che piace molto più della tua deve essere durissimo. Avvalendosi anche di stratagemmi quasi illegali come comprasi i migliori artisti del roster della sua etichetta (lui può) Lindmark e la macchina da guerra dei Deeds sono riusciti a mettersi al paro con un salto triplo carpiato con avvitamento ed entrata in acqua senza schizzi annientando qualunque maldicente del precedente Of What's ed alzando un dito medio contro la critica del tempo.


Mark : 8/10


Wormed - Exodromos



Year: 2013
Genre: Technical Death, Brutal
Record Label: Willowtip Records
Sounds Like: Origin, Ulcerate
Rewiewed by: Edoardo De Nardi
Sentence: Towards Infinite and Beyond!

Terra dedita prettamente a sonorità solari e mediterranee come heavy e power metal, ogni tanto anche la Spagna riesce tuttavia a giocarsi assi decisamente interessanti anche in ambiti estremi, soprattutto death metal. Oltre agli inossidabili Avulsed, vero e proprio orgoglio nazionale per gli amanti delle sonorità senza compromessi, anche i Wormed sono riusciti ad attirare intorno al proprio nome un interesse piuttosto vivo fin dagli esordi del gruppo, risalenti al debutto “Planisphaerium”uscito nel 2003. Dopo ben 10 anni dal debut, i Wormed oggi riescono sul mercato discografico con il nuovo “Exodromos”, edito dalla Willowtip, sinonimo di garanzia in fatto di uscite brutali e tecniche al punto giusto. Nonostante la lunga assenza dalle scene, i Nostri tornano con un impatto grafico e concettuale fondamentalmente invariato, concentrando la loro proposta intorno ad un brutal death tecnico ed altamente futuristico, tanto nelle liriche e nelle graphics, che nella successione pazzesca ed “aliena” di alcuni riff. Rispetto al disco di debutto però, si segnala una maggiore coesione di fondo ed un’interessantissima quanto proficua ripresa di alcune strutture soprattutto metriche di chiara derivazione classic death metal, che donano ai brani quella solidità e quella stabilità spesso assente in bands tutta velocità e poca sostanza. Sin dall’iniziale “Nucleon” invece, i Wormed dimostrano esplicitamente un inventiva ed una versatilità negli arrangiamenti davvero notevole e distintiva, capace di rendere molto distinguibili se non proprio tutti i singoli brani, quantomeno lo stile caratteristico del gruppo. Le ritmiche ultra-compresse di “ The Nonlocality Trilemma”, i malsani rallentamenti di “Tautochrone” e le dissonanze esasperate di “Multivectorial Reionization” mettono in mostra senza offrire il fianco a critica alcuna, l’indubbia consapevolezza con la quale i Wormed riescono a rendere il concetto fantascientifico legato alla loro musica. Moderni quanto gli Origin, eppure più pesanti di questi ultimi, gli spagnoli hanno creato un Alien terrificante, hanno sprigionato una energia tangibile pronta a scatenarsi ad ogni ascolto, senza però dimenticare di inserire nel loro mostro sonico alcuni rallentamenti e soluzioni alternative che, se da un lato come detto richiamano ad alcuni costrutti tipici per i primordi del genere (“Stellar Depopulation”), d’altra parte permettono di intravedere già degli spunti succulenti sulla vena che potrebbe prendere in futuro il materiale della band (“Darkflow Quadrivium”, “Xenoverse Discharger). In conclusione, si tratta di un disco di assoluto valore, un'altra uscita di rilievo per un anno davvero intenso in quanto ad uscite del settore; sicuramente richiederà più di qualche ascolto per poter essere assimilato a dovere, ma proprio in questo rivela una longevità ed una profondità creativa veramente “spaziali” e fuori dal comune. Il Lato Oscuro, stavolta, ha vinto alla grande.


Mark: 8/10




Pyrithion - The Burden of Sorrow


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record Label : Metal Blade Records
Sounds Like : Allegaeon, Aegeon, Origin, Psycroptic
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Sick Stuff

Già di per se il fatto che i chitarristi degli Allegaeon formassero un gruppo Death Metal dovrebbe mettere sull'attenti ogni essere umano sulla terra, il loro Drop E sta diventano legge. Aggiungeteci poi una voce di tutto rispetto come quella degli As I Lay Dying che per la cronaca qua sfoggia un appeal tutto meno che Metalcore e allora avrete quel mix letale che gli amanti di Psycroptic e Origin aspettano da tempo.
Le due band sopracitate formato il tappeto di base sopra il quale il sound dei nostri si sviscera con chitarre arzigogolate e sempre molto groovy, se prendente Entity e gli unite Symbols of Failure probabilmente quello che uscirà fuori sarà questo demo dal titolo The Burden of Sorrow.
Se The Invention of Hatred è già un singolone cantato in mezzo mondo grazie anche ad un Lyric Video da sborrata istantanea, Bleed Out ne mostra il carattere più groovy e arcigno.
Rest In The Arms Of A Paralyzed Beast invece inizia come una canzone degli Allegaeon, arpeggino classico, chitarra ritmica dissonante, breve stacco e tritello iniziale da ammazzarsi il collo dove riff tutti vorticosi e circolari si snocciolano uno dopo l'altro lasciando macerie dietro di se.
E' vero che le altre due canzoni non sono minimamente paragonabili ad Invention of Hatred ma mi viene   in mente che alla fine è un Side Project, che siamo solo all'inizio e non si può ancora parlare in modo definitivo della band. Per ora i risultati sono ottimo, oh.


Mark : 7.5/10



Lecherous Nocturne - Behold Almighty Doctrine


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record Label : Unique Leader Records
Sounds Like : Amon, Deicide, Marduk
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Greenville is good for Metal

Concittadini dei Nile condividono con loro un paio di membri tra cui il noto Chris Lollis ed alla batteria tra il 2004 ed il 2006 hanno avuto Dallas Toler Wade.
I Lecherous Nocturne sono un gruppo oramai in giro da una decade ed accasato su Unique Leader da almeno 5 anni, la band si destreggia su un Death Metal di pura matrice Hoffmaniana, i parallesismi tra questa uscita e l'ultima dei fratelli sotto il nome di Amon è netta ed evidente. Riff sparati a velocità assassine, vorticosi e pieni di scale arzigogolate, il tutto sotto una batteria incessante e quasi sfiancante per costanza.
A far respirare ci stanno un'intro ed un'outro molto soft non che un intermezzo di piano ben studiato e perfettamente consono alla realtà musicale. Da elogiare una produzione che non lascia indietro nessuno e nonostante i suoni non siano moderni fa ben intravedere un basso che segue le chitarre sin nei minimi dettagli.
La stessa produzione mette bene in evidenza il cantato di Lollis che libero dagli strumenti sfoggia una prestazione d'alta interpretazione in Ouroboros Chains, Bring The Void e Lesions From Vicious Plague ma in generale in tutto il lavoro dietro il microfono è pregevole e mai scontato.
Da annotare un accenno a venature black metal che adornano canzoni come Archeopteryx, sinistre e maligne, degne dei Marduk più Heavy e meno blastosi.
Behold Almighty Doctrine è un album maturo e sufficientemente caparbio da farsi amici sia i Blackster che i Deathster non che destare qualche sorriso in chi ama l'ex band dei fratelli Hoffman. Un salto di qualità che vale un bel voto ai nostri e un augurio a non farci aspettare un'altro lustro per una prova di forza come questa!


Mark : 7/10





Cognizance - Inquisition



Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record label : Indipendent
Sounds Like : Ophidian I, Obscura, Necrophagist
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Brilliant!!!

Oh si! Come ci siamo!!!!
Il gusto melodico è pronto e servito, perizia tecnica ineccepibile, growl cavernoso e profondo, batteria abbastanza vera da non destare vomito all'ascolto.
Tutti gli elementi sono presenti, i Cognizance ci dimostrano che si può ancora fare Technical Death Metal in modo moderno e personale, tanta armonia e melodia che niente a che vedere con lo stile neoclassico revisionista di Obscura e Ophidian I ma che in comune con le band citato hanno influenze e attitudine compositiva per una certa branca del Techno Death. Cosa hanno quindi di diverso? Un approccio sicuramente più progressive per come lo si intende oggi, più matematico e meno aleatorio, rigorosi virtuosisti figli dei Loomis e dei Suicmez e non di qualche Malmesteen dei poveri tirato su alla meno peggio.
Qualche breve assaggio dei The Faceless più antichi condisce poi una portata di tutto rispetto che se farà cambiare le grafiche e il logo in qualcosa di più moderno ci porterà tra le mani una delle band più promettenti del generi, pochi cazzi ci stanno da fare, questo EP parla chiarissimo.


Mark : 7/10



Beyond Creation - The Aura




Year: 2011
Genre: Technical Death Metal
Record Label: PRC Music
Sound like: Obscura, Atheretic
Reviewed by: Antonio Lo Fiego
Sentence: Fucking good job!


Ok, chiariamo due cose. Più di un anno fa, nel 2011, esce The Aura, il primo Full Lenght dei Beyond Creation, band presente dal 2005 ma che ha inciso un primo demo solo nel 2010. Album estremamente sottovalutato, o per meglio dire, osservato in una maniera che non meritava a causa della grande quantità di uscite di quel periodo, Obscura in primis.
I quattro canadesi hanno confezionato 10 tracce di indiscutibile qualità, che tutti gli amanti del death tecnico e dalle venature progressive dovrebbero ascoltare e già possedere. Basta vedere l'opener per capire che in Canada hanno dei coglioni di titanio e poca voglia di intro noiose.
Tutto l'album scorre su questo filone, tracce direttissime, estremamente accurate dal punto di vista dell'arrangiamento e della ricerca del suono. I Beyond Creation hanno mandato a quel paese il cantato pulito, in favore di un growl gutturale ma chiaro e comprensibile e scream graffianti ma mai abusati. Inoltre da far notare è la scelta del basso fretless. Il bassista è l'ex-Augury Dominic "Forest" Lapointe, considerato (giustamente) il Jeroen Paul Thessling del Canada. La sua incredibile tecnica e l'interessantissimo gusto musicale portano le linee di basso a parte quasi principale della ritmica, non confinandolo ad un mero strumento ritmico.
L'incredibile solidità dell'album è dovuta ad un interesse più verso all'aspetto ritmico che all'aspetto solistico, per quanto presente. Non c'è l'interesse infatti per infiniti lead autocelebrativi oppure parti estremamente intricate e fini a se stesse. Anche la batteria è completamente riuscita. Il batterista Guyot Begin-Benoit riesce a districarsi in pattern classici da death metal (blast beat, graviti e simili) ma trova nelle parti pulite una vena catchy e groovy invidiabile. Quindi un drumming estremamente variegato e mai noioso.
Ennesimo punto a favore è la produzione, estremamente di qualità, dove ogni strumento trova il suo posto senza intaccare il resto.
Da ascoltare assolutamente Omnipresent Perception che figura uno degli assoli di basso più memorabili della storia del technical death, gli interludi Chromatic Horizon ed Elevation Path e la meravigliosa The Deported.
Cazzo, voglio essere canadese pure io.


Mark: 8.5/10



Oblivion - Called to Rise


Year : 2013
Genre : Technical Death Metal
Record Label : Self-Released
Sounds Like : Suffocation, Arkaik, Nile, Cannibal Corpse
Reviewed by : Edoardo
Sentence : Massive Power from the Stars

Questo è meglio del Natale.
Il cd di Nick Vasallo e soci è per me stato atteso come l'avvento del nuovo Messia e tale è arrivato. La band della Bay Area si è messa in piedi da sola e da sola si è prodotta, forte di una buona pubblicità e di una ottima capacità gestionale è riuscita ad arrivare sulla bocca di molti grazie anche ad ottimi video promozionali e veri e propri videoclip.
Contro tendenza è una copertina abbastanza semplice, senza squartamenti, ufo, distruzioni atomiche, molto diretta e catartica. Contro tendenza non è il Death Metal proposto che raccoglie l'eredità di band come Suffocation e Nile e la porta avanti, infatti questo Called to Rise è un po Suffocation (dei Suffocation) mischiato a Black Seeds of Vengenace, suoni, ritmiche, strutture, cori, qualche scala qua e la ricorda molto entrambi i cd.
Called to Rise però non è un cd perfetto, le influenze e le abilità musicali (sopratutto quelle di Nick Vasallo) sono state gestite un po frettolosamente e male, le ultime due tracce di archi a fare virtuosismi potevano essere inserite nel contesto generale del cd o meglio come intro a qualche canzone ed invece sono state messe fuori coro all'ultimo. Anche la versione strumentale di Black Veil of Justice non ha chissà quale senso.
Il resto delle tracce si mette bene in mostra, i singoli Reclamation, Black Veil of Justice non che Multiverse, Annunaki e  Between suns of light sono delle bombe atomiche pronte ad esplodere ed infiammare l'ascolto ogni volta. Esse sono accompagnate da degni cavalli come Reigns of Fire che mostra tutto il lato Neo melodico di Nick Vasallo (direttore d'orchestra) e Binary Souls che ne denota se non ci si fosse fatto caso ad una innata abilità nel chorous.
Sono senza dubbio una delle band più promettenti mai nate in ambito estremo negli ultimi anni ma il loro cd non è perfetto, molto bello e divertente, abbastanza personale (si può migliorare molto su questo lato) e coinvolgente. Acquisto ed ascolto sono consigliatissimi!

Mark : 7.5/10




Imperium - Sacramentum


Label : New Division Records
Year : 2012
Genre : Brutal Death Metal
Sentence : Mother of all War... [7.5]

Dall'Inghilterra ecco a voi uno dei gruppi rivelazione del 2012!
Gli Imperium sono una giovane formazione dedita al Brutal Death Metal moderno, quello plasmato e modellato da Nile, Hate Eternal e Behemoth ma che ha saputo in solo Full catalizzare nuove mosse e costruire un sound personale.
Mescolando elementi non nuovi come stacchi pachidermici alla Nile e Sfuriate molto simile a quelle del maestro Erick Rutan il combo è riuscito grazie ovviamente ad una ispirazione sovrana a vincere il jeckpot ed a portare a casa il massimo risultato possibile.
Sacramentum è composto da 9 tracce di cui una intro e un intermezzo a spezzare il cd, 7 tracce quindi quelle che veramente contano, di queste 7 tracce non si butta via niente, nessun riff è brutto, tutto è veramente vincente e stupisce la continuità e la bravura nel creare strutture per niente lineari con una marea di riff. La difficoltà tecnica dei brani è alta non solo per la grande varietà e il numero di idee ma anche per via di certi passaggi ritmicamente complessi e studiati, un lavoro che si può fare solo sudando ore ed ore in sala prove. Si nota infatti un affiatamento da livelli Cannibal Corpse, ogni strumento riesce a valorizzare l'altro, anche la voce, posta in primissimo piano è quasi onnipresente e lascia pochi spazi alle chitarre per concentrarsi su se stesse ma in quei brevi momenti le asce si lanciano in duelli solisti di pregevolissima fattura o in stacchi atmosferici ottimamente orchestrati, insomma, pura libidine.
Cosa è che manca? Manca una produzione che sappia valorizzare più il guitar working, l'impressione generale è che ci siano tantissimi riff belli ma che non superino mai lo schermo e non riescano veramente a darti un cazzotto in faccia. Pecca anche la batteria con dei piatti un po troppo finti e un suono di rullante anch'esso plasticoso ma nel momento in cui verrebbero a trovarsi chitarre più grasse e spesse questo problema sarebbe tranquillamente sormontabile. Un'altra cosa che mi ha lasciato interdetto è la disposizione delle tracce, The Blackest Forest è una vera cannonata, porla in conclusione sembra un po uno spreco, ci avrei visto meglio Final Sacramentum o Eternal Imperium, al contrario dopo l'intro avrei messo Legion of Gemini, senza ombra di dubbio il pezzo più cattivo e tecnico di tutti, per me il top insieme a The Blackest Forest.
Detto che comunque sono "errori" marginali il cd non perde di bellezza ed anzi risulta ad ogni ascolto materiale fresco e che ha veramente qualcosa da dire, avanti legionari!



Inanimacy - Trascending Existence


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Technical Death Metal
Sentence : Brutal Till Death [6.5]

Debuttano con un EP incoraggiante gli Inanimacy. Il mucchio di influenze che li caratterizza è la base della buona riuscita del lavoro, di rado vi troverete così bene amalgamati Behemoth, Obscura e Deeds of Flesh.
Trascending Existence non stravolge le regole del genere ma regala un paio di tracce che si fanno ricordare, Warhead è ottimamente strutturata e il chorous vince, la scelta ritmica del growl è fomentante e le scale poste sotto essa spesso prendono versi quasi epici. Obsolete Entity si mostra quella più Technical in stile classico, Necrophagist e Dying Fetus vanno a braccetto ed ancora una volta l'intreccio di accenti tra chitarra e voci è superlativo. Da mensionare anche una sezione solista accorta e mai sbavata, non una nota in più se non necessario.
Meno brillanti ma non meno buone The Iceman e Sign of the Occultist, tutto sommato buone tracce ma prive di una vera natura, non levano e tolgono nulla al genere.
Potrebbero essere una sorpresa, per il momento confezionano un EP di cui poter andare fieri.




Infant Annihilator - The Palpable Leprosy of Pollution


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Techical Deathcore
Sentence : Ears Annihilator [6.5]

Errori di gioventù.
Niente più per questo debutto dei Infant Annihilator, The Palpable Leprosy of Pollution a parte delle imprecisioni dovute a scelte poco intelligenti riflette bene la rabbia del trio inglese e ne da una prova macabra e convincente. Lo stile è marcatamente quello del Low tempo Deathcore amato da Oceano e soci, ci si aggiunga qualche stravagante scala e sofisticheria tecnica alla Ring of Saturn/Brain Drilling e una batteria innaturale ed avrete The Palpable Leprosy of Pollution tra le mani. La pecca più grande deriva da una scelta di suoni per la batteria veramente infelice, il rullante ed il doppio pedale sono del tutto contraffatti ed alcuni pezzi in cui TUTTO va in 32esimi ti fa risalire gli acidi gastrici fino alla bocca tale è lo scempio, ma tant'è e ci si deve accontentare di quei 2-3 brani (Immeasurable Foetal Mutilation è inascoltabile) totali nell'album in cui si da prova di questa follia sonora.
Altra pecca se vogliamo è una eccessiva staticità del song writing che nelle tante tracce proposte spesso e volentieri ripete le medesime strutture.
Per essere un debutto è alla fine dei conti molto maturo e la seconda metà della tracklist ci mostra un volto molto più sofisticato della prima con dei rallentamenti anche atmosferici e ripartenze più Death Oriented.
Un gruppo come molti, giovani di belle speranze, meteore per ora, attori in un domani se sapranno trovare ed usare la testa in quei momenti in cui devi decidere se fare con le corsa con le tue gambe o doparti.



And The Kingdom Fell - The Seven Sounds


Label : Indipendent
Year : 2012
Genre : Technical Deathcore
Sentence : A Pathologic Case...[4.5]

Deathcore, non ci piove, tecnico si, molte sinfonie guerresche, stacchi un po Melodeath, ma ecco, da qui a definirsi Melodic Death Metal ce ne passa. Loro si definiscono così, come se avessero mai ascoltato Death Metal dei Dismember, anyway ci provano e ce la mettono tutta ma la musica dei And The Kingdom Fell anche se al debutto non convince.
Passi la produzione non perfetta ma bella pomposa, passi il cantante che ha lo scream e il growl di una donna (Darryil è un nome da uomo) passi anche lo stacco di basso di Slenderman che è IDENTICO a quello di Hammer Smashed face ma quello che non passa è l'insieme di riff stoppati e gutturalità annesse. Troppi, troppi stereotipi, troppo clichè, niente di fresco, niente che possa veramente dare un motivo per ascoltare questo gruppo se non la tecnica. L'unica cosa positiva dell'EP di debutto è un bassista che fa delle evoluzioni da virtuoso manco dovesse fare tripli carpiati in avvitamento, penalizzato un po dal suono troppo metallico ma ci si accontenta, un bel punto di partenza come d'altronde le orchestrazione poste tra le canzoni.
Rimandati ad una prova più personale e convincente.



Der Geist - The Pain We Don't Feel


Label : Tmina Records
Year : 2012
Genre : Technical Thrash/Death Metal
Sentence : Atheist Meets In Flames [7.0]

I siculi Der Geist sono praticamente i Coram Lethe di un paio di cd fa, forse un po più moderni e tecnici ma siamo la, il gusto del Melodeath si mescola e scompare tra le tinte progressive ed acide del Thrash/Death proposto, i cambi di tempo repentini e le digressioni soliste lasciano spesso poco spazio a lunghe riflessioni e il martellamento non si ferma mai. Difficile stabile con certezza il genere della band tale è il numero di influenze esposte su questo ottimo The Pain We Don't Feel. Iniziamo con dire che è un cd perfetto sotto il punto di vista formale, niente è sbagliato, non una nota e non una canzone fanno calare la tensione, cd omogeneo e curatissimo anche nella produzione, un lavoro d'alta classe.
Quello che potrebbe far storcere nasi è senza ombra di dubbio qualche influenza troppo marcata qua e là, il gioco di ritmiche tra basso e chitarra ricorda molto gli Atheist (sopratutto gli ultimi che sono più "semplificati"). Per quanto riguarda la fase solita stiamo praticamente attaccati al filone Death/Illogicist su alcune canzoni ed in altre invece per le sfuriate Thrash in stile Exodus Post TOTD. Per gli stacchi si fanno un po portavoce del trademark carismatico senza compromessi dei Fomento, Animals su tutte risponde a questa caratteristica. L'uso dei Synth ricorda un po gli In Flames senza dimenticare il lavoro fatto in un certo modo da Dan Swano nei suoi vari progetti. My Revenge per quanto bella pare rubata dall'ultimo lavoro degli Atheist e con questo chiudo.
Death tecnico e progressivo a 360 e Made in Italy, se siete schizzinosi per le influenze fate voi, qui il lavoro si è ampiamente apprezzato, bravi ragazzuoli.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...