Southwicked – Death’s Crown


Label: Abyss Records
Year : 2012
Genre: Old School Death Metal
Sentence: Who Said Cause Of Death ? (6.5)

Devo ammetterlo, mi sono avvicinato a questo album con delle buone aspettative, sapendo che si trattava del nuovo progetto dello storico Allen West, chitarrista solista nonché membro fondatore della leggenda band chiamata Obituary. Ho pensato che magari per questa nuova incarnazione musicale targata 2012 avrebbe in parte abbandonato il sound storico che lui ha contribuito a creare con capolavori come “Slowly We Rot” ma soprattutto con “Cause Of Death”, anche se va precisato che alla chitarra solista in quel disco non c’era Allen West ma un certo James Murphy. Manco per niente. Questo disco trasuda Old School da tutti i pori e questo progetto è stato concepito per suonare esattamente così, heavy old school death metal caratterizzato principalmente da mid tempos e riffoni quadrati dal sapore vagamente bluesy/southern . Le accellerazioni sono episodi abbastanza isolati purtroppo, visto che quando i Southwicked decidono di spingere sull’ accelleratore riescono benissimo nell’ intenzione di causare headbanging selvaggio. La voce è un classico growl piuttosto chiaro e intellegibile alternato a qualche high pitched scream che però non altera minimamente la monoliticità delle vocals. La produzione è piuttosto buona, decisamente in linea con gli standard del genere, le chitarre escono belle grosse e il suono del rullante è ottimo. Le chitarre hanno chiaramente un ruolo preminente ma è possibile seguire perfettamente le linee di basso anche negli episodi più heavy. Il grosso difetto di questo disco è la sua assoluta monoliticità e la assenza di ogni minima intenzione di esplorare soluzioni musicali che nn siano quelle uscite dai dischi degli Obituary dei primi del 90. Anche a livello lirico siamo di fronte alle solite tematiche di morte, omicidi, serial killer trite e ritrite. Titoli come Death’s Crown, Craving For Blood, Graveyard Of Bones francamente non impressionano più nessuno e risultano piuttosto banali. Il disco strappa comunque una sufficienza piena per la produzione e alcuni buoni riff che portano facilmente allo scapocciamento, anche se per poco. Mi sento di consigliarlo solamente a chi si ritiene un vero nostalgico di queste sonorità, anche se sinceramente “Darkest Day” degli Obituary del 2009 è decisamente su un altro pianeta, per quanto sempre di roba ultra derivativa e old school stiamo parlando. Insomma certe cose lasciamole fare ai veri maestri, nessuno sentiva la mancanza dell’ ennesima band clone di gruppi di oltre 20 anni fa.
[Betsy the Beast]



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